<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592</id><updated>2012-02-16T08:46:18.221+01:00</updated><category term='Gianpaolo Barra'/><category term='Assuntina Morresi'/><category term='Etica'/><category term='Famiglia'/><category term='Sul Comunismo'/><category term='Storia &apos;900'/><category term='Antonio Socci'/><category term='CL'/><category term='Benedetto XVI'/><category term='Eugenia Roccella'/><category term='è Vita'/><category term='Divorzio'/><category term='Tramonto'/><category term='AsiaNews'/><category term='Domenico Bonvegna'/><category term='Paesaggi'/><category term='Francesco Agnoli'/><category term='Nebbia in fondo alla valle'/><category term='Coraggio nella Fede'/><category term='Deus Caritas-Timone'/><category term='Socci'/><category term='Farina Renato'/><category term='Immagini'/><category term='Fiore'/><title type='text'>Agape</title><subtitle type='html'>In un momento di grande confusione tra cattolici, non solo tra cristiani, cerco di inserirmi nella comunicazione con questo strumento per dare voce alla mia fedeltà alla Chiesa e al Papa.
"Credo nella Chiesa Cattolica credo alla Chiesa Cattolica" 

(Don Mario Occhiena)</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>339</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-7056799312356240885</id><published>2011-12-27T19:26:00.000+01:00</published><updated>2011-12-27T19:26:20.848+01:00</updated><title type='text'>Padre Aldo Trento: Etsuro Sotoo in visita alla mia clinica | Tempi</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.tempi.it/padre-aldo-trento-etsuro-sotoo-visita-alla-mia-clinica#.TvoNqUtKsps.blogger"&gt;Padre Aldo Trento: Etsuro Sotoo in visita alla mia clinica | Tempi&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-7056799312356240885?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7056799312356240885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7056799312356240885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2011/12/padre-aldo-trento-etsuro-sotoo-in.html' title='Padre Aldo Trento: Etsuro Sotoo in visita alla mia clinica | Tempi'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-6035220218138004397</id><published>2010-09-15T21:56:00.000+02:00</published><updated>2010-09-15T21:56:15.716+02:00</updated><title type='text'>A Londra solo i matti possono ancora fermare il Papa. La Police sorveglia - [ Il Foglio.it › La giornata ]</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/6194"&gt;A Londra solo i matti possono ancora fermare il Papa. La Police sorveglia - [ Il Foglio.it › La giornata ]&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-6035220218138004397?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilfoglio.it/soloqui/6194' title='A Londra solo i matti possono ancora fermare il Papa. La Police sorveglia - [ Il Foglio.it › La giornata ]'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6035220218138004397'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6035220218138004397'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2010/09/londra-solo-i-matti-possono-ancora.html' title='A Londra solo i matti possono ancora fermare il Papa. La Police sorveglia - [ Il Foglio.it › La giornata ]'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-3283730192994001708</id><published>2010-09-15T21:51:00.000+02:00</published><updated>2010-09-15T21:51:54.096+02:00</updated><title type='text'>Il beato John Henry Newman - [ Il Foglio.it › La giornata ]</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/6188"&gt;Il beato John Henry Newman - [ Il Foglio.it › La giornata ]&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-3283730192994001708?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilfoglio.it/soloqui/6188' title='Il beato John Henry Newman - [ Il Foglio.it › La giornata ]'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/3283730192994001708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/3283730192994001708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2010/09/il-beato-john-henry-newman-il-foglioit.html' title='Il beato John Henry Newman - [ Il Foglio.it › La giornata ]'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-3711024545927932163</id><published>2009-10-18T01:09:00.001+02:00</published><updated>2009-10-18T01:09:22.808+02:00</updated><title type='text'>14 OTTOBRE 2009: NON PASSA LA LEGGE SULL’OMOFOBIA</title><content type='html'>“Gli approfondimenti”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 OTTOBRE 2009: NON PASSA LA LEGGE SULL’OMOFOBIA ED EMERGE L’INCOMPATIBILITA’ FRA IL PD E I CATTOLICI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo Lettonia, Portogallo e quasi tutti gli stati dell’USA anche il Parlamento italiano ha detto no alla legge sull’omofobia. Contemporaneamente dentro il PD è scoppiato quello che tutti già  sapevano, l’inconciliabilità  fra il maggiore partito italiano della sinistra e i cattolici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con 286 voti favorevoli e 222 contrari, quindi con una netta maggioranza, il Parlamento italiano ha votato l’incostituzionalità, affossando definitivamente, la proposta di legge presentata dal PD, primo firmatario l’On. Concia, unificata ad una analoga dell’Italia dei Valori, primo firmatario l’On. Di Pietro, tali proposte miravano ad introdurre nel codice penale il reato di omofobia. Una legge che se fosse passata avrebbe introdotto un nuovo reato, il mancato riconoscimento di un diverso orientamento sessuale in tutte le sue svariate forme sarebbe stato perseguibile penalmente. In altre parole, la sinistra voleva far passare  dalla finestra il riconoscimento giuridico dell’omosessualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facciamo qualche esempio dello scampato pericolo: diventando reato nessuno avrebbe potuto rifiutarsi di celebrare un matrimonio civile (anche religioso) di coppie dello stesso sesso. Nei seminari obbligatoriamente si sarebbero dovuti accettare anche omosessuali. Nessun tipo di “discriminazione” sarebbe stata accettata rispetto a persone di sesso diverso e quindi l’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso sarebbe stata imposta, pena una condanna per quanti non adempissero a questo dispositivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’educazione sessuale nelle scuole, anche elementari o materne, ma anche l’insegnamento delle scienze naturali e umane avrebbe dovuto prevedere l’esistenza di un terzo “genere”, con ovvi condizionamenti culturali nei confronti degli adolescenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono soltanto alcuni esempi che servono a dimostrare le richieste “ovvie” che la lobby omosessuale aveva già in mente di richiedere, appena la legge sarebbe stata approvata. Fra l’altro questa potente lobby è abituata a rilanciare attraverso forme di vittimismo e di presunta discriminazione, quando risulta più che evidente che nel nostro Paese si ha tanta tolleranza (ed è anche giusto) e tanta libertà verso coloro che vogliono vivere la loro vita come meglio credono. Ma un conto è fare quello che si vuole della propria vita a casa propria, un conto è imporla con la violenza ad altri. Ecco perché otto deputati del PDL (Mantovano, Lupi, Bertolini, Maurizio Bianconi, Saltamartini, Pagano, Vignali, Farina) si sono opposti affermando che "la discriminazione è un concetto ampio e da un concetto così esteso deriva uno spazio enorme di intervento penale. Se costituisse aggravante qualsiasi discriminazione o istigazione alla discriminazione per motivo di orientamento sessuale, la madre che cercasse di persuadere la figlia di non sposare una persona che manifesti un orientamento 'bisessuale', per esempio, rappresentandole i rischi per la formazione di un nucleo familiare stabile, rischierebbe l'imputazione di violenza privata, aggravata da discriminazione per motivo di orientamento sessuale. Conseguenze come questa, e altre ancora più aberranti, limiterebbero in modo inaccettabile sia la libertà di espressione del pensiero, sia la libertà e l'autonomia delle persone nell'esercizio dei propri diritti e nella regolazione dei propri interessi, violando i diritti fondamentali di libertà statuiti dagli artt. 21 e 30 della Costituzione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo questo intervento con una valutazione sulla democrazia. Il PDL è stato quasi compatto nel voto contro questa legge sull’omofobia ma non ha criticato quanti  hanno votato contro (ci sono stati 10 astenuti e 8 voti a favore della tesi sostenuta dalla sinistra). Il PD invece ha avuto 3 astenuti e appena un voto contrario all’omofobia, quello dell’On. Binetti. Ebbene la povera Paola Binetti è stata massacrata ! Ora che lei votasse contro la legge sull’omofobia era scontato, tutti conoscono la sua posizione di militante dell’Opus Dei, anzi quando la candidarono nel 2006 la sinistra si vantò di ciò per catturare i voti cattolici. Oggi invece cambiano rotta a dimostrazione che il Partito Democratico sta mostrando il suo vero volto e cioè che sui temi etici non c’è “trippa per gatti”. Chi non si allinea ai post-marxisti è fuori !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il futuro per i cattolici in quel partito si farà ancora più duro visto che, chiunque vincerà, sarà ostile alle tesi cristiane. Provo a spiegarmi meglio. Bersani vuole fare una versione rinnovata dell’Unione, con dentro tutti i neo-comunisti di Rifondazione e dintorni, rimasti fuori dal Parlamento. Marino vuole un laicismo spietato e attentissimo alla disciplina di partito sui temi etici. Franceschini dice di fare un partito moderato e leggero orientato a sinistra ma come si è letto sui giornali è stato il più violento contro la brava e stimatissima parlamentare teodem.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;… detto ciò, ognuno tragga le conseguenze !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandro Pagano&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-3711024545927932163?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/3711024545927932163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/3711024545927932163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/10/14-ottobre-2009-non-passa-la-legge.html' title='14 OTTOBRE 2009: NON PASSA LA LEGGE SULL’OMOFOBIA'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-3628288517594826771</id><published>2009-10-01T16:50:00.001+02:00</published><updated>2009-10-01T16:50:29.295+02:00</updated><title type='text'>La pillola Ru486: Quando si banalizza la vita</title><content type='html'>La pillola Ru486: Quando si banalizza la vita&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Rino Fisichella&lt;br /&gt;Arcivescovo presidente&lt;br /&gt;della Pontificia Accademia per la Vita&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è una triste tendenza che si sta imponendo poco alla volta in alcuni frammenti della cultura contemporanea: la banalizzazione. Dalla vita alla morte tutto sembra sottoposto a un mero processo semplificativo che tende a rinchiudere ogni cosa in un affare privato senza alcun riferimento agli altri.&lt;br /&gt;In questo modo, però, la coscienza si assopisce e diventa progressivamente incapace di giudizio serio e veritiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'applicazione della pillola Ru486 a tecnica abortiva è stata una via di ripiego per recuperare i capitali investiti dopo la verifica del fallimento per la sperimentazione che era stata prefissata. Già questo "banale" particolare la dice lunga sullo scopo di alcune ricerche che vengono fatte nei laboratori. Dimenticare che la scienza e la ricerca tecnologica devono avere come loro primo scopo quello di promuovere la vita e la sua qualità comporta un inevitabile slittamento con la conseguenza di porre al primo posto la sete di guadagno e non la salvaguardia della natura. I proclami sulla neutralità della scienza rimbombano in alcuni momenti particolari con il solo scopo di accreditare un prodotto piuttosto che per ricordare il valore fondamentale che la ricerca possiede. Non si può divenire complici di queste situazioni, denunciate con coraggio da Benedetto XVI nella sua ultima enciclica Caritas in veritate, quando in gioco vi è la vita umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'applicazione della pillola Ru486 a tecnica abortiva è stata una via di ripiego per recuperare i capitali investiti dopo la verifica del fallimento per la sperimentazione che era stata prefissata. Già questo "banale" particolare la dice lunga sullo scopo di alcune ricerche che vengono fatte nei laboratori. Dimenticare che la scienza e la ricerca tecnologica devono avere come loro primo scopo quello di promuovere la vita e la sua qualità comporta un inevitabile slittamento con la conseguenza di porre al primo posto la sete di guadagno e non la salvaguardia della natura. I proclami sulla neutralità della scienza rimbombano in alcuni momenti particolari con il solo scopo di accreditare un prodotto piuttosto che per ricordare il valore fondamentale che la ricerca possiede. Non si può divenire complici di queste situazioni, denunciate con coraggio da Benedetto XVI nella sua ultima enciclica Caritas in veritate, quando in gioco vi è la vita umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fermarsi alla sola analisi del rapporto costi e benefici per introdurre nel mercato la Ru486 è una posizione molto pilatesca sulla quale si dovrà riflettere per non cadere in altrettante forme di ipocrisia. Dovrà pur esserci un'autorità in grado di considerare i gravi rischi a cui le donne sono sottoposte nel momento in cui fanno ricorso a questo farmaco. Come ci si può sottrarre davanti al fatto che troppi casi di morte si sono verificati dopo l'assunzione di questo trattamento? Come non considerare gli aspetti etici che questa pillola comporta? Come trascurare l'impatto che avrà sulle giovani generazioni di ragazze che ricorreranno sempre più facilmente a questo uso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli interrogativi non sono affatto ovvi e obbligano a una risposta che si faccia carico di fornire argomenti per non rincorrere i soliti luoghi comuni. I sofismi, in questo caso, possono servire per una forma di personale soddisfazione, ma non convincono sulla drammaticità della situazione che deve essere affrontata. Inutile tergiversare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Ru486 è una tecnica abortiva perché tende a sopprimere l'embrione da poco annidato nell'utero della madre. Che il ricorso all'uso di questa pillola sia meno traumatico che sottoporsi all'operazione è tutto da dimostrare. Il primo trauma nasce nel momento in cui non si vuole accettare la gravidanza ed è proprio qui che si deve intervenire per aiutare la donna a comprendere il valore della vita nascente. L'embrione non è un ammasso di cellule né un po' di muffa come qualcuno ha avuto l'ardire di definirlo; è vita umana vera e piena. Sopprimerla è una responsabilità che nessuno può permettersi di assumere senza conoscerne a fondo le conseguenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'assunzione della Ru486, quindi, non rende meno traumatico l'aborto, solo lo rinchiude ancora di più nella solitudine del privato della donna e lo prolunga nel tempo. È necessario ribadire che quanti vi fanno ricorso stanno compiendo un atto abortivo diretto e deliberato; devono sapere delle conseguenze canoniche a cui vanno incontro, ma soprattutto devono essere coscienti della gravità oggettiva del loro gesto. L'aborto è un male in sé perché sopprime una vita umana; questa vita anche se visibile solo attraverso la macchina possiede la stessa dignità riservata a ogni persona. Il rispetto dovuto verso l'embrione non può essere da meno di quello riservato a ognuno che cammina per la strada e chiede di essere accolto per ciò che è: una persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Chiesa non può mai assistere in maniera passiva a quanto avviene nella società. È chiamata a rendere sempre presente quell'annuncio di vita che le permette di essere nel corso dei secoli segno tangibile del rispetto per la dignità della persona. Il cammino che si deve percorrere diventa in alcuni momenti più faticoso perché è difficile far comprendere che la via da seguire per mantenere il primato dell'etica non è quella di fornire con molta tranquillità una pillola, ma piuttosto quella di formare le coscienze. Questo compito è arduo perché comporta non solo l'impegno in prima persona, ma la capacità di farsi ascoltare e di essere credibile. La nostra opposizione a ogni tecnica abortiva è per affermare ogni giorno il "sì" alla vita con quanto essa comporta. Ciò significa ribadire il nostro richiamo all'urgenza educativa perché i giovani comprendano l'importanza di fare propri dei valori che permangono come patrimonio di cultura e di identità personale. Non potremo mai abituarci alla bellezza che la vita comporta dal suo primo istante in cui fa sentire di essere presente nel grembo di una madre fino al momento estremo in cui dovrà lasciare questo mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo motivo dinnanzi alla superficialità che spesso incombe permane immutato l'impegno per la formazione, così da cogliere giorno dopo giorno l'impegno per vivere la sessualità, l'affettività e l'amore con gioia e non con preoccupazione, ansia e angoscia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(©L'Osservatore Romano - 1 agosto 2009)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-3628288517594826771?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/3628288517594826771'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/3628288517594826771'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/10/la-pillola-ru486-quando-si-banalizza-la.html' title='La pillola Ru486: Quando si banalizza la vita'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-529077549730529407</id><published>2009-10-01T11:54:00.001+02:00</published><updated>2009-10-01T11:54:27.625+02:00</updated><title type='text'>Cari amici</title><content type='html'>di Antonio Socci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari amici, ormai Caterina è figlia, sorella e amica di tutti voi. Tantissimi di voi mi scrivono accoratamente per avere notizie di lei. Purtroppo in questi drammi le cose evolvono con enorme lentezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con angosciante e impercettibile lentezza. E talora c’è il rischio che evolvano verso il peggio anziché verso il meglio. O facendo passi avanti e passi indietro. Quindi si cammina sull’abisso…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non posso qui riportare un bollettino medico quotidiano, fatto di analisi e test che peraltro neanche io conosco, quindi – per quanto sia difficile – provo a riassumere. La sostanza è questa: la situazione neurologica di Caterina (se si sveglierà e in quali condizioni) è tutta aperta. Non ci sono certezze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ possibile tutto, dal peggio al bene, ma la situazione è obiettivamente grave. Ogni giorno siamo sospesi su una voragine, le nostre coronarie “ballano”, ed è chiaro che la Madonna ci chiede di affidarci completamente a lei. Con totale fiducia. Ce lo chiede anche facendoci sentire questo stupefacente abbraccio di un popolo accorato e bellissimo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sono interrogato su questo imprevisto e commovente sommovimento che – per l’emozione della storia di Caterina – ha coinvolto migliaia di persone, anche lontane dalla fede, inducendole ad implorare una grazia dal Cielo, talvolta anche a fare digiuni e offrire a Dio propri sacrifici, perché questa ragazza di 24 anni torni a vivere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi è tornato in mente quanto diceva santa Bernardette, nella sua semplicità: “la Madonna ama farsi pregare”. Perché la Madonna ama farsi pregare? La ragione è profonda: penso che sia perché pregare, aprendo il cuore a Lei, serve a noi, perché così può cambiarci e stringerci a sé, ottenerci grandi grazie e soprattutto convertirci. Farci ritrovare noi stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché infine impariamo ad affidarci totalmente a Lei, con fiducia totale, senza riserve, sospetti o timori. Perché ci accorgiamo di avere una Madre, immensamente buona. Che al Figlio può chiedere tutto, quindi che può tutto. E che è la mediatrice di tutte le grazie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi ha colpito fin dall’inizio che il dramma di Caterina sia cominciato il 12 settembre che era la solennità del Nome di Maria. E’ certamente un caso, ma mi è venuto in mente che una delle ultime cose su cui avevo lavorato, cioè il mio ultimo libro su papa Giovanni Paolo II, uscito a giugno, per uno strano presagio si conclude proprio con le parole “il nome della Vergine era Maria”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ infatti il testo della famosa e bellissima preghiera di Bernardo di Chiaravalle proprio sul “nome di Maria”, che avevo riprodotto sul finale del libro perché ci fa capire cosa significa questo affidarci alla nostra buona Madre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avendola scritta così recentemente l’ho subito ricordata. Bernardo parla del “nome di Maria” interpretandolo come “stella del mare”. Ecco le ardenti parole del grande santo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“O tu che sei immerso nelle vicissitudini della vita e, più che camminare sulla solida terra, hai l’impressione di essere sballottato fra tempeste e uragani: se non vuoi finire travolto dall’infuriare dei flutti, non distogliere Io sguardo dal chiarore di questa stella! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se insorgono i venti delle tentazioni, se t’imbatti negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se vieni assalito dalle onde della superbia, dell’ambizione, della calunnia, dell’invidia, della gelosia: guarda la stella, invoca Maria. Se l’ira, l’avarizia o le lusinghe della carne scuotono la navicella della tua anima: guarda la stella, invoca Maria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se turbato dall’enormità dei tuoi peccati, confuso per le brutture della tua coscienza, atterrito dal rigore del giudizio stai per venire risucchiato dal baratro della tristezza e dall’abisso della disperazione, guarda la stella, invoca Maria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei pericoli, nelle difficoltà e nei momenti di incertezza, guarda la stella, invoca Maria. Abbi il suo nome sempre sulle labbra, abbila sempre nel cuore e se vuoi ottenere l’aiuto della sua preghiera, non tralasciare di imitarne gli esempi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seguendo lei non andrai fuori strada, pregandola non dispererai, pensando a lei non sbaglierai. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ella ti sostiene non cadrai, se ella ti protegge non avrai nulla da temere, se ella ti guida non ti affaticherai, se ti sarà favorevole giungerai alla mèta e così potrai sperimentare tu stesso quanto giustamente sia stato detto: ‘e il nome della vergine era Maria’ “.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I santi hanno sempre saputo che tutto passa attraverso Maria. Infatti don Giussani, negli ultimi anni, ripeteva sempre: “Maria, tu sei la certezza della nostra speranza”. E proprio questa frase era stata posta anche da padre Pio sopra la porta della sua cella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto nelle vostre mail ci sono decine e decine di testimonianze sulla forza della preghiera e sul soccorso che la Regina del Cielo corre a dare ai suoi figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io prego che il Signore guardi quanti cuori – anche di tantissimi giovani – si sono aperti a Lui in questa drammatica circostanza, per una commozione per Caterina che solo Lui può aver suscitato. E che guardando l’attesa e il grido di tanti cuori, Lui li voglia consolare, rafforzando la loro fede: accogliendo la loro implorazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ la Chiesa stessa che ci esorta a implorare la Regina che ha le chiavi del cuore di Dio e dei suoi tesori di grazie. Paolo VI diceva: “Dobbiamo pregare e invocare di più la Madonna. Ella, come nel Vangelo, interviene presso il Figlio e ottiene da Lui miracoli”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora io non mi stanco di mendicare ai piedi della nostra Regina. Anche perché Suo Figlio ci ha insegnato a “svegliarlo anche di notte” (come dice una sua parabola) e a essere seccatori e petulanti con Lui….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Socci&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-529077549730529407?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/529077549730529407'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/529077549730529407'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/10/cari-amici.html' title='Cari amici'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-5571440841143215873</id><published>2009-09-28T09:23:00.001+02:00</published><updated>2009-09-28T09:23:53.024+02:00</updated><title type='text'>Assolutismo della tecnocrazia?</title><content type='html'>Cardinale Carlo Caffarra&lt;br /&gt;Arcivescovo di Bologna&lt;br /&gt;25 settembre 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                    Che cosa significa “assolutismo della tecnocrazia”? Una cosa molto semplice: se qualcosa è fattibile ed io desidero che si faccia, nessuno – almeno in linea di principio – deve impedirmi di averla e al tecnico di compiere, su richiesta, la prestazione ... Se non esiste una verità circa il bene della persona: se la carità non è nella verità, l’uomo è esposto ad ogni pericolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Lezione Magistrale per la presentazione dell'Enciclica di Benedetto XVI "Caritas in veritate"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La carità nella verità di cui Gesù Cristo s’è fatto testimone con la sua vita e, soprattutto con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera»&lt;br /&gt;L’incipit dell’Enciclica ne è la fondamentale chiave interpretativa. Il mio compito questa sera è di aiutarvi a leggerla con questa chiave interpretativa; non di sostituirmi alla sua lettura attenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. A modo di premessa al mio discorso parto da una domanda: di chi, di che cosa parla l’Enciclica? E quindi a chi si rivolge?&lt;br /&gt;Per rispondere parto da due testi singolarmente sintonici: uno di G. Leopardi, e uno di S. Ambrogio.&lt;br /&gt;Il testo leopardiano è desunto da una Operetta morale, Dialogo di un fisico e di un metafisico. In esso il grande poeta immagina che un fisico [oggi potremmo dire un biologo, un economista] abbia finalmente scoperto la modalità per tutti di vivere lungamente: di questa scoperta si mostra molto fiero. Il metafisico [oggi diremmo: uno che non si accontenta di usare la sua ragione in modo limitato] gli risponde di secretare subito la scoperta, fino a «quando sarà trovata l’arte di vivere felicemente». E aggiunge: «se la vita non è felice …… meglio ci torna averla breve che lunga» dal momento che «la vita debb’essere viva, cioè vera vita; o la morte la supera incomparabilmente di pregio».&lt;br /&gt;Questa ultima affermazione sembra risuonare e quasi ripetere una pagina di S. Ambrogio, citata da Benedetto XVI nell’Enc. Spe salvi [Cf. n. 10]. Dice dunque il grande Vescovo di Milano: «A causa della trasgressione, la vita degli uomini cominciò ad essere miserevole nella fatica quotidiana e nel pianto insopportabile. Doveva essere posto un termine al male, affinché la morte restituisse ciò che la vita aveva perduto. L’immortalità è un peso piuttosto che un vantaggio, se non la illumina la grazia».&lt;br /&gt;I due testi narrano una quotidiana esperienza di ogni uomo: questi non desidera, non vuole semplicemente vivere: desidera, vuole vivere bene; vivere una buona vita.&lt;br /&gt;Faccio una breve parentesi. In realtà l’Enciclica non usa questa terminologia. Parla di «vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera». Le due parole – «buona/vera vita – vero sviluppo» - denotano la stessa realtà. La seconda ha il vantaggio di sottolineare una proprietà essenziale della persona vivente: il suo sviluppo; il suo dinamismo intrinseco.&lt;br /&gt;E’ dunque in questo contesto che l’Enciclica afferma che la «forza propulsiva» che sviluppa e la persona e la società; la «forza propulsiva» che fa vivere e alla persona e alla società una buona, una vera vita: che dà origine ad una buona vita ed a una buona società, è la carità nella verità. La qualità della vita personale e la qualità della vita associata dipende dalla messa in atto della «carità nella verità».&lt;br /&gt;Abbiamo trovato la risposta alle due domande da cui siamo partiti. Prima domanda: di che cosa parla l’Enciclica? Parla di come e spiega perché la «carità nella verità» “produca” una buona vita associata [= produca il vero sviluppo]. Seconda domanda: a chi si rivolge l’Enciclica? Ad ogni uomo di buona volontà, cioè a chi vuole vivere una vita associata buona, e quindi “amare nella verità”.&lt;br /&gt;Ne deriva che la comprensione di ciò che significa «carità nella verità» o “amore nella verità” è la conditio sine qua non per comprendere il testo pontificio.&lt;br /&gt;Nel secondo punto della mia riflessione cercherò di darvi un aiuto in questo senso. Prima però devo fare alcune considerazioni preliminari, molto semplici.&lt;br /&gt;L’Enciclica non parla genericamente di “vita umana”, ma di “vita umana associata”: più semplicemente, di società umana. E’ quindi un discorso di dottrina della società, di dottrina sociale. Intendendo tutte le espressioni della socialità umana [escluse matrimonio e famiglia]: le società economiche, la società politica, la società internazionale. Per usare un’espressione molto cara al Magistero della Chiesa: parla della famiglia umana.&lt;br /&gt;L’Enciclica quindi intende insegnare perché e come la carità nella verità è la principale forza costruttiva di una buona vita associata. Per usare l’espressione pontificia: l’Enciclica tratta della caritas in veritate in re sociali. E’ di questo che parla.&lt;br /&gt;L’Enciclica fa perciò un’affermazione di grande importanza epistemica all’interno dell’enciclopedia del sapere teologico. La Dottrina sociale della Chiesa è la caritas in veritate - in re sociali – in quanto essa [la caritas in veritate] diventa dottrina, cioè pensiero sociale, economico, politico,……….. ma di questo non è il caso ora di parlare. Dico solo: che è un’affermazione di grande importanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. In questo secondo punto vorrei aiutarvi a capire che cosa significa nell’Enciclica «caritas in veritate».&lt;br /&gt;Quando la Dottrina sociale parla della carità, parla di una elevazione, di una capacitazione della nostra volontà che la rende capace di amare, cioè di volere il bene dell’altro nel modo con cui Dio stesso ha voluto e vuole in Cristo il bene dell’uomo. La carità è la forza divina creatrice e redentiva dell’uomo, che viene comunicata all’uomo che crede.&lt;br /&gt;Proviamo ora a rispondere alla seguente domanda: che cosa produce, cementa e solidifica i rapporti sociali? Non possiamo ora dare una risposta molto articolata. Semplificando un poco, possiamo dire che noi rispondiamo a questa domanda a seconda che riteniamo o no che la persona umana sia originariamente, per natura sociale, oppure che ciascuno sia per natura un individuo isolato.&lt;br /&gt;Partiamo da questa seconda ipotesi. Se ciascuno di noi è per natura un individuo a se stante, ciò che spinge ciascuno ad entrare in società con l’altro è l’utilità che può venirgli dal rapporto sociale. La società quindi si costruisce sulla base dello scambio di equivalenti. È in sostanza la contrattazione fra individui separati originariamente, che sono alla ricerca del proprio bene individuale in con-correnza con gli altri individui. Possiamo dire che “la principale forza propulsiva” di una società così pensata sia la carità? Non sembra. La principale forza propulsiva è che ……. alla fine i conti tornino: che cioè il “peso del vivere associato” sia almeno equivalentemente ricompensato dai vantaggi.&lt;br /&gt;Se, al contrario, parto dalla certezza, generata dall’esperienza, che la persona umana è originariamente, per natura, relazionata ad ogni altra persona umana; che ogni uomo è il prossimo di ogni uomo, la società è edificata da relazioni istituite per il bene umano comune. Ritorneremo su questo concetto centrale nella Enciclica.&lt;br /&gt;La forza propulsiva che produce, aumenta e solidifica i rapporto sociali non è principalmente la ricerca del mio bene a prescindere dal, o contro il tuo bene. È la ricerca del bene che è mio e tuo perché è il bene umano comune. Questa forza è la carità. L’Enciclica quindi dice che essa «è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, famigliari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici» [2,1].&lt;br /&gt;Il primo modello di società mira a creare una società di uguali; il secondo, una società di fratelli. Si può essere uguali senza essere fratelli; non si può essere fratelli se non si è uguali nella diversità e diversi nell’uguaglianza.&lt;br /&gt;La “cifra” del primo modello è lo scambio di equivalenti, e quindi l’assenza della gratuità; la cifra del secondo, è il principio di gratuità [Cf. 34,2].&lt;br /&gt;Tutto questo non deve mai farci dimenticare che esiste ed opera dentro alla società umana una forza disgregatrice, «conseguente alla chiusura egoistica in se stessi, che discende – per dirla in termini di fede – dal peccato delle origini. La sapienza della Chiesa ha sempre proposto di tener presente il peccato originale anche nell’interpretazione di fatti sociali e della costruzione della società» [34,1].&lt;br /&gt;L’Enciclica però non dice semplicemente che la carità è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. Ma insegna che tale è la carità nella verità. E’ il punto centrale del documento pontificio. Che cosa significa?&lt;br /&gt;Potrei rispondere molto semplicemente e molto brevemente: significa che la carità non radicata nella verità «diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente» [3]; significa che la carità «va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità» [2,2].&lt;br /&gt;Ma per capire e capirci, di quale verità si parla? Insomma di che cosa parliamo quando in questo contesto parliamo di verità? Parliamo di ciò che è bene per l’uomo; di ciò che è bene per l’uomo in quanto esso – il bene dell’uomo e per l’uomo – è indicato, è suggerito dalle fondamentali esigenze della persona umana come tale.&lt;br /&gt;Faccio qualche esempio. Se un uomo ha fame, non è difficile capire ciò che è bene per quell’uomo: mangiare. Non è difficile sapere che cosa è il bene di quell’uomo: il cibo in quantità sufficiente. Vedete? Alla domanda circa il bene dell’uomo ho risposto con certezza: è il cibo. Ho detto la verità circa il bene dell’uomo. Se di fronte ad un affamato, ritenessi che il suo bene fosse il vestito, e gli donassi un vestito, e non il cibo, non lo amerei in verità: non vorrei il suo bene. La «carità nella verità» significa volere il bene reale, vero dell’altro.&lt;br /&gt;Ho fatto di proposito un esempio assai semplice. Ma le cose purtroppo non lo sono, o comunque non lo sono sempre così chiaramente. Per due motivi.&lt;br /&gt;Il primo. I fenomeni, i fatti sociali sono complessi. L’Enciclica, per esempio, parlando del mercato scrive: «E’ certamente vero che il mercato può essere orientato in modo negativo, non perché questo sia la sua natura, ma perché una certa ideologia lo può indirizzare in tal senso» [36,2].&lt;br /&gt;Il mercato è un fatto sociale imprescindibile. L’Enciclica fa su di esso una riflessione cha da una parte non può dimenticare che «il mercato non esiste allo stato puro ….. (ma) trae forma dalle configurazioni culturali che lo specificano e lo orientano»; ma dall’altra parte, l’Enciclica afferma che o il mercato è ispirato, governato anche dal principio di gratuità o altrimenti va contro al bene dell’uomo.&lt;br /&gt;Potete costatare che è messo in atto lo stesso uso della ragione. Quale è il bene per chi ha fame? Il cibo. Quale è il mercato che risponde alle esigenze dell’uomo? Quello in cui trova posto il principio di gratuità e la logica del dono. Se  tu a chi ha fame doni un vestito, non lo ami in verità; se tu costruisci un mercato dal quale escludi per principio gratuità e dono, non ami l’uomo in verità: non favorisci il vero sviluppo.&lt;br /&gt;Il secondo fatto che complica la questione. Oggi è comune il pensiero che non esista una verità universalmente condivisibile circa ciò che è bene / male per l’uomo, ma tutto dipende esclusivamente dal consenso sociale. Non si dice più: “questo è bene; questo è male”; ma si preferisce: “oggi si ritiene che questo sia bene, che questo sia male”.&lt;br /&gt;Spero di aver chiarito che cosa significa «nella verità». Se ci sono riuscito, non vi sarà difficile comprendere e sottoscrivere, alcune gravi affermazioni; e dedurre due conseguenze.&lt;br /&gt;Gravi affermazioni. Il Papa dice: «Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. E’ il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità» [3]. Alla fine, se la comunità cristiana si lascia assoggettare dalla tirannia del relativismo, essa riduce la sua forza più grande, la carità, ad un fatto marginale nella società, relegato in un ambito privato e ristretto.&lt;br /&gt;La prima conseguenza. Se non esiste una verità circa ciò che è bene / male per l’uomo, la ricerca e lo sforzo per edificare una vita associata non può non diventare e continuare ad essere uno scontro per imporre i propri interessi. Dice il S. Padre: «Senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c’è coscienza e responsabilità sociale, e l’agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società, tanto più in una società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali» [5,2; cf. anche 4].&lt;br /&gt;La seconda conseguenza. Possiamo comprendere meglio che cosa è la Dottrina sociale della Chiesa, e quale è la sua funzione. Essa è costituita dal Magistero della Chiesa che insegna quali sono le esigenze vere della persona umana e della vita associata; che cosa è chiesto alla carità per volere e promuovere il vero bene della persona umana.&lt;br /&gt;La Dottrina sociale non intende offrire soluzioni tecniche ai problemi sociali, né ancor meno programmi politici concorrenziali con altri programmi politici nella vita democratica della società politica. Si pone su un altro piano. Indica quella verità circa il bene da compiere per una società a misura della dignità dell’uomo. Potrei dire: la Dottrina sociale è “caritas quaerens intellectum”; è la carità che diventa pensiero.&lt;br /&gt;Ecco ho spiegato – spero di esserci riuscito – quale è la «vera forza propulsiva per il vero sviluppo»: la caritas in veritate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Giunti a questo punto della nostra riflessione possiamo individuare con una certa facilità la domanda fondamentale a cui l’Enciclica cerca di rispondere.&lt;br /&gt;Se è la carità che costruisce i rapporti sociali; se la carità chiede quali sia in verità una buona società [caritas in veritate], la domanda fondamentale allora è: quale è il vero sviluppo della persona, della società, dell’umanità intera? E quindi, come contro–domanda fondamentale: quali sono i principali errori, e quindi le insidie più gravi circa lo sviluppo della persona, della società, dell’umanità intera?&lt;br /&gt;Se voi verificate semplicemente l’indice dell’Enciclica, potete rendervi conto che questa è la sua “filigrana teoretica”. Una filigrana in cui s’intrecciano i due fili, le due risposte a domanda e contro–domanda, non limitandosi ad affermazioni generiche, ma analizzando i momenti costitutivi della vita umana associata. Ovviamente non ne faccio l’analisi completa; vi dicevo all’inizio, che non intendo sostituirmi alla lettura personale. Mi limito a due richiami di fondo. L’uno all’interno della risposta alla domanda, l’altro, della risposta alla contro– domanda.&lt;br /&gt;Il primo. Partiamo da un’esperienza semplice, quotidiana, ma stupenda. Nella comunità famigliare la fraternità – l’essere in più figli degli stessi genitori – mostra e fa vivere il fatto che lo stesso amore – quello dei genitori, appunto – è condiviso senza essere spartito, è comunicato senza essere diminuito, è moltiplicato senza essere raffreddato. È la sublime esperienza della fraternità dove ciascuno è se stesso nella sua diversità, ma ugualmente riconosciuto nella sua dignità.&lt;br /&gt;L’Enciclica insiste varie volte nell’affermare che il vero sviluppo della società si fonda sulla fraternità. Ma l’esperienza della fraternità può sorgere solo dall’esperienza della stessa paternità. Scrive l’Enciclica: «Dio è il garante del vero sviluppo dell’uomo, in quanto, avendolo creato a sua immagine, ne fonda altresì la trascendente dignità e ne alimenta il costitutivo anelito ad “essere di più”» [29].&lt;br /&gt;Il secondo. Uno dei rischi e delle insidie più gravi oggi al vero sviluppo dell’uomo è la tecnocrazia o, come lo chiama il S. Padre, «l’assolutismo della tecnicità».&lt;br /&gt;Ho parlato recentemente di questo tema, e non è tempo di riprenderlo ora. Che cosa significa “assolutismo della tecnocrazia”? Una cosa molto semplice: se qualcosa è fattibile ed io desidero che si faccia, nessuno – almeno in linea di principio – deve impedirmi di averla e al tecnico di compiere, su richiesta, la prestazione. In breve: l’unica domanda sensata di fronte ad un possibile corso d’azione, è se essa è tecnicamente possibile. Ogni altra domanda – è bene? è male? promuove il bene comune? – non ha senso. Si legga il n. 68. Assolutismo tecnocratico significa far coincidere il vero col fattibile [Cf. 70].&lt;br /&gt;Siamo così ritornati al punto di partenza. Se non esiste una verità circa il bene della persona: se la carità non è nella verità, l’uomo è esposto ad ogni pericolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Sono così giunto alla conclusione. Mi faccio ancora una domanda: questa Enciclica riguarda tutti, o solo chi ha responsabilità politiche, sociali, economiche, finanziarie?&lt;br /&gt;Riguarda tutti noi, almeno per due ragioni connesse. Essa ci aiuta a capire il fatto sociale nelle sue espressioni fondamentali, alla luce congiunta della ragione e della fede. In una situazione come quella attuale di grave incertezza, fare luce è la prima necessità.&lt;br /&gt;L’Enciclica poi, e di conseguenza, ci educa a quel discernimento o giudizio della fede mediante il quale impariamo non solo a capire, ma anche a valutare ciò che accade nella società di oggi. Senza essere schiavi delle mode imperanti.&lt;br /&gt;Ma soprattutto chi a vario titolo ha responsabilità sociali non può ignorare questo documento. Va letto tenendo sempre presente che esso si pone al di sopra della sviante distinzione fra “destra” e “sinistra” correggendo l’una con apporti dell’altra. L’Enciclica si pone oltre. Essa affronta ed offre soluzioni a questioni assai concrete ed ancora oggi irrisolte, relative alla vita personale e sociale: le domande che ogni uomo, di “destra” o “sinistra” che sia, ma veramente appassionato al suo destino, non può non avere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-5571440841143215873?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/5571440841143215873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/5571440841143215873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/09/assolutismo-della-tecnocrazia.html' title='Assolutismo della tecnocrazia?'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-4990516339495635312</id><published>2009-09-28T09:10:00.000+02:00</published><updated>2009-09-28T09:11:29.974+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francesco Agnoli'/><title type='text'>Moratoria contro i nuovi pagani</title><content type='html'>Il Foglio 29-7-2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Moratoria contro i nuovi pagani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Francesco Agnoli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro di Harry Wu "Strage di innocenti. La politica del figlio unico in Cina" dimostra come oggi, nel XXI secolo, in quel paese migliaia e migliaia di bambini vengono uccisi nel grembo della madre, in qualsiasi periodo della gestazione, oppure vengono affogati, strozzati, lasciati morire di freddo, una volta nati. Cose simili avvengono anche in India.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, chi ama la storia sa che quello che succede oggi in questi due grandi paesi, che insieme costituiscono quasi un terzo della popolazione mondiale, è sempre accaduto, in passato, anche nella vecchia Europa o nel nuovo Mondo. Sino all'avvento del cristianesimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle idee che più ricorrono negli scritti dei primi cristiani, è infatti il loro desidero di ribadire sovente un concetto: noi cristiani siamo diversi dai pagani, anche perché non uccidiamo i nostri figli, né nel grembo delle nostre donne, né fuori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Minucio Felice, un apologeta del II secolo, nel suo "Ottavio", al capitolo XXX, paragrafo 2,  paragonando l'insegnamento di Cristo con quello degli dei pagani, scrive: "Voi esponete i vostri figli appena nati alle fiere e agli uccelli, o strangolandoli li sopprimete con misera morte; vi sono quelle che ingurgitando dei medicamenti soffocano ancora nelle proprie viscere il germe destinato a divenir creatura umana e commettono un infanticidio prima di aver partorito. E questo apprendete dai vostri Dei, Saturno infatti non espose i propri figli, ma addirittura li divorò".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A sua volta, il grande Tertulliano, nel suo "Apologetico", cap. IX, ribadisce: "A noi cristiani l'omicidio è espressamente vietato, e quindi non ci è permesso neppure di sopprimere il feto nell'utero materno. Impedire la nascita è un omicidio anticipato. Nulla importa che si sopprima una vita già nata o la si stronchi sul nascere: è già essere umano quello che sta per nascere. Ogni frutto è già nel suo seme".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro documento molto importante del cristianesimo del II secolo, proveniente dall'Asia Minore, la Lettera a Diogneto, ribadisce gli stessi ideali in questo modo assai sintetico: "i cristiani si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio su questo tema dell'infanticidio lo storico A. Baudrillart ha scritto: "Non vi è forse materia, in cui tra la società antica e pagana e la società cristiana e moderna, l'opposizione sia più accentuata che i loro modi rispettivi di considerare il fanciullo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti, se guardiamo al mondo antico, notiamo che l'aborto e l'infanticidio  sono assai diffusi. "Seneca – ricorda il sociologo americano Rodney Stark, in 'Ascesa e affermazione del cristianesimo' – riteneva l'annegamento dei bambini alla nascita un evento ordinario e ragionevole. Tacito accusava i giudei ai quali 'è proibito sopprimere uno dei figli dopo il primogenito', ritenendola un'altra delle loro usanze 'sinistre e laide'. Era comune abbandonare un figlio indesiderato in un luogo in cui, in linea di principio, chi voleva crescerlo avrebbe potuto raccoglierlo, anche se solitamente veniva lasciato in balia delle intemperie e di animali e uccelli".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I bambini, a Roma come in Grecia, vengono dunque tranquillamente uccisi, oppure venduti, oppure esposti e lasciati morire di fame e di freddo, quando non vi è qualcuno a salvarli, solitamente per farne schiavi. Sappiamo di ritrovamenti, nelle fognature romane, di ammassi di ossa appartenute a  neonati, abbandonati e poi gettati via come residui e immondizie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vittime dell'infanticidio sono più spesso le bambine, come nella Cina e nell'India di oggi, mentre l'aborto comporta, oltre alla morte del feto, non di rado anche il decesso, oppure la sterilità, della madre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rifiuto dei primi cristiani di ricorrere all'aborto e all'infanticidio, connesso dunque a una loro alta fecondità, non è soltanto una grande conquista dell'umanità, ma anche uno degli elementi che permettono ai primi cristiani, insieme alle conversioni, di crescere sempre di più, sino a superare numericamente i pagani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l'infanticidio non è praticato soltanto a Roma, come testimoniato anche dalla leggenda di Romolo e Remo, o in Grecia, ma in tutto il mondo antico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il celebre bioeticista e animalista Peter Singer sostiene con forza l'idea che tale antica consuetudine sia da riscoprire anche oggi, assieme all'aborto legale. Infatti, se è vero che solo i cristiani la respinsero con forza – argomenta Singer –, perché mai dovremmo credere che essi siano stati gli unici ad aver ragione, mentre tutti gli altri popoli e religioni del passato, avrebbero avuto torto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"L'uccisione dei neonati indesiderati – scrive Singer nel suo libro 'Ripensare la vita' – è stata prassi normale in moltissime società, in tutto il corso della preistoria e della storia. La troviamo per esempio nell'antica Grecia, dove i bambini handicappati venivano esposti sui pendii delle montagne. La troviamo in tribù nomadi, come quella dei Kung del deserto del Kalahari, dove le donne uccidono i bambini nati quando ci sia un figlio più grande non ancora in grado di camminare. L'infanticidio era prassi corrente anche su isole polinesiane come Tikopia, dove l'equilibrio tra risorse alimentari e popolazione veniva mantenuto soffocando i bambini indesiderati dopo la nascita. In Giappone, prima dell'occidentalizzazione, il 'mabiki', parola nata dalla prassi di sfoltire le piantine di riso per consentire a tutte quelle restanti di fiorire, ma che finì per indicare anche l'infanticidio, era ampiamente praticato non solo dai contadini, che potevano contare su modesti appezzamenti di terreno, ma anche dai benestanti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la diffusione del cristianesimo in buona parte del mondo, aborto e infanticidio divengono fenomeni molto più rari e circoscritti, mentre le legislazioni, a partire da Costantino, intervengono nella tutela degli infanti e si sviluppano opere di carità e di assistenza per i bambini abbandonati e per le famiglie in difficoltà. Sino al ritorno dell'aborto nelle legislazioni comuniste e naziste, nel Novecento, e dell'infanticidio, con la nuova legge sull'eutanasia dei bambini fino ai dodici anni, in Olanda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se torniamo ora con la mente ai due grandi paesi in cui l'aborto, anche forzato, e l'infanticidio sono fenomeni di massa, è facile, dopo questo breve excursus, capire il perché di tutto ciò: Cina e India sono tra i paesi in cui il Vangelo di Cristo è penetrato di meno, e con esso anche la cultura occidentale, portatrice, consapevole o no, di questo messaggio o almeno di parte di esso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando i primi missionari gesuiti raggiungono la Cina, rimangono piuttosto ammirati da questa grande civiltà. Quello che però colpisce negativamente il grande Matteo Ricci, allorché nel 1583 mette piede nel Celeste Impero, è la prostituzione dilagante, la grande corruzione, la frenesia per il denaro e, soprattutto, la diffusione della pratica dell'infanticidio. Il regime comunista, capace di pianificare milioni di aborti forzati, sterilizzazioni di massa, uccisione in serie di neonati, ha ancora lontano da venire, ma il rispetto dei fanciulli, in quel paese per altri aspetti ammirevole, manca del tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come scriverà J. J. Matignon ai primi del Novecento in "Superstition, crime e misère en Chine", i cinesi sovente vendono le loro figlie come prostitute, oppure le uccidono, per la povertà ma anche a causa delle loro superstizioni magiche, del loro ossessivo culto degli antenati: "Come sempre in Cina la superstizione gioca un ruolo chiave: infatti gli occhi, il naso, la lingua, la bocca, il cervello dei bambini sono reputati materie organiche dotate di una grande virtù terapeutica. Succede che dopo il parto la puerpera cada ammalata, e allora, per ingraziarsi gli spiriti, le bimbe o in certi casi i bimbi sono soppressi. Esistono delle donne che hanno il preciso compito di procurare la morte alle neonate… I neonati sono soppressi o buttandoli in un angolo dell'abitazione o in una cassa dei rifiuti; dove la polvere e le immondizie non tarderanno ad ostruirne le vie respiratorie". Altre volte i bambini vengono annegati o soffocati con dei cuscini, anche se l'influenza degli europei, conclude Matignon, sembra avere qualche effetto limitante nei confronti di queste consuetudini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quasi negli stessi anni di Matignon, due missionari raccontano sulla Cina le medesime cose. Il primo è un gesuita, sant'Alberto Crescitelli, poi decapitato e sventrato, a 37 anni, il 21 luglio 1900, durante la rivoluzione dei Boxer. Il secondo è un missionario verbita della Val Badia, in Trentino Alto Adige, san Giovanni Freinademetz. Giunto nel paese che amerà per tutta la vita, sino a morirvi di tifo, egli scrive ai suoi cari, in più occasioni, che i cinesi hanno il "costume di esporre il proprio bambino o semplicemente scambiarlo oppure venderlo... Uno dei nostri migliori cristiani, prima della sua conversione, aveva ucciso la sua bambina scagliandola contro le pietre semplicemente perché piangeva troppo" (Sepp Hollweck, "Il cinese dal Tirolo", Athesia, 2003).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un'altra lettera, scritta da Hong Kong il 28 aprile 1879, Freinademetz racconta  come le monache cattoliche abbiano costruito due orfanatrofi, in cui raccolgono più di mille bambini all'anno. I cinesi "li danno per niente o per alcuni centesimi, e non se ne curano altro".&lt;br /&gt;I missionari dunque – scrive da Puoli il 2 luglio 1882 – girano per le strade a raccoglierli, ne trovano a migliaia in fin di vita e si limitano a battezzarli, mentre quelli che possono li salvano: "Molte anime furono già salvate dopo che siam arrivati qui, molti bambini di pagani battezzati che poi se ne morirono ed ancora ieri abbiamo fatto una sepoltura solenne con una piccola bambina di più di un anno, che se ne morì. La sua propria madre voleva strangolarla per poter allattare un bambino altrui e guadagnare denari, essa poi sentì che noi accettiamo ogni sorta di bambini e li alleviamo bene; dunque ce la portò avanti più di due mesi, si ammalò e morì dopo essere stata confermata da noi mezz'ora prima di morire. Noi volevamo fare la sepoltura con tutta pompa per dimostrare ai pagani come onoriamo loro creature che essi gettano via. I pagani qui non usano scrigni da morte per piccoli bambini ma appena morti fanno un buco e lo gettano dentro. Noi gli facemmo a quella bambina un bel vascello tinto a rosso, la vestimmo con una bella veste azzurra, la portavamo in chiesa, noi tutti missionari accompagnati dai cristiani, che non avevano mai visto così. Molti pagani vennero a vedere…" (G. Freinademetz, "Lettere di un santo", Imprexa).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come in Cina, dove l'infanticidio è oggi addirittura affare di Stato, analogamente in India. Anche nel grande paese dominato dalla religione induista l'uccisione, soprattutto delle bambine, è largamente diffusa, per motivi economici e non solo. L'agenzia missionaria "Asia News" riportava recentemente questa notizia: "Presso molte popolazioni tribali le figlie femmine sono considerate solo un peso e la mentalità sociale ne ammette sia il feticidio che l'infanticidio. Nel 2006 in un piccolo villaggio del distretto di Ranga Reddy, a 80 chilometri da Hyderabad, undici neonate sono state lasciate morire di fame dai genitori. Molti tribali sono soliti avvolgere la bambina non voluta dentro stracci e lasciarla morire. Secondo la stampa locale, Jarpula Peerya Nayak, padre di 27 anni, ha detto che 'mia moglie per la terza volta ha avuto una bambina. Una figlia femmina è un peso e abbiamo deciso di non darle da mangiare. Così è morta. È troppo difficile crescere una bambina e trovarle marito'. Il 25 febbraio anche suo cugino J. Ravi e la moglie hanno lasciato morire di fame la loro neonata. 'Mia figlia – racconta Ravi – è morta due giorni dopo la nascita, perché non l'abbiamo nutrita. Abbiamo già due figlie, non possiamo permetterci di averne un'altra'. Un tribale spiega che quale dote della figlia dovrà fornire 'uno scooter, fino a 70 grammi d'oro e 50 mila rupie, per avere un buon marito'. Dopo la morte, i tribali scavano una fossa e vi seppelliscono la neonata, con sopra una pietra. I cani hanno scavato la fossa e mangiato parte del corpo della figlia di Ravi, così l'hanno seppellita di nuovo. La maggior parte delle quaranta famiglie del villaggio hanno assistito a simili episodi o li hanno commessi, dopo avere già avuto due o più figlie femmine. Jarpula Lokya Nayak ha fatto morire di fame due figlie".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in India l'impegno dei missionari e delle minoranze cristiane è votato, oltre che al tentativo di infrangere il muro delle caste e delle diseguaglianze sociali, alla difesa della vita nascente e dell'infanzia, in nome del Dio che si è fatto  bambino. Basti un solo esempio: quello di Madre Teresa di Calcutta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti sanno che la missione di questa donna è stata quella di aiutare i poveri dell'India, gli emarginati, i deboli, gli ultimi. Tra costoro Madre Teresa non ha mai dimenticato di citare i bambini nel grembo materno, definiti da lei, i "più poveri tra i poveri". Nel libro "Dateli a me. Madre Teresa e l'impegno per la vita", Pier Giorgio Liverani riporta il pensiero della santa, espresso in mille circostanze, con una grande forza, come in queste sue frasi: "L'aborto è ciò che distrugge la pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio bambino, che cosa impedisce a me di uccidere voi o a voi di uccidere me? Niente. Ecco quello che io domando in India, che chiedo ovunque: che abbiamo fatto per i bambini? Noi combattiamo l'aborto con l'adozione. Così salviamo migliaia di vite. Abbiamo diffuso la voce in tutte le cliniche, gli ospedali, i posti di polizia: Vi preghiamo di non uccidere i bambini, di loro ci prenderemo cura noi" .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lotta a favore dei bambini contro l'aborto e l'infanticidio è stata condotta da Madre Teresa e dalle sue suore, talora sino al martirio, con grande forza, scontrandosi con una cultura ignara della sacralità della vita sin dalla sua origine. Per gli induisti ad esempio, i bambini abbandonati o rifiutati dai genitori, se sopravvivono, sono e rimangono dei paria, dei sotto-casta, che scontano colpe precedenti. Le donne, in generale, e tanto più le bambine, sono costose, a causa della dote, e sono considerate inferiori al maschio, "fino al punto, non raramente, di avvelenarle al seno, cospargendolo di veleno, mentre succhiano il latte materno".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così succede che vi sia talvolta un numero di nascite molto alto, per la ricerca del maschio a tutti i costi e per il conseguente alto numero di infanticidi femminili: si abortisce selettivamente, sino a quando non si ottiene il figlio desiderato, di sesso maschile. Madre Teresa e le sue suore hanno fondato numerose case della carità, scuole ed orfanotrofi, ottenendo grande apprezzamento, ma anche l'opposizione del primo ministro Morarij Desai, che nel 1979 le accusò di aiutare i bambini con le scuole e gli orfanatrofi al solo fine di battezzarli e di convertirli. Madre Teresa gli rispose: "Mi pare che lei non si renda conto del male che l'aborto sta provocando al suo popolo. L'immoralità è in aumento, si stanno disgregando molte famiglie, sono in allarmante aumento i casi di pazzia nelle madri che hanno ucciso i propri figli innocenti. Signor Desai: forse, tra poco lei si troverà faccia  faccia con Dio. Non so quale spiegazione potrà dargli per aver distrutto le vite di tanti bambini non nati, ma sicuramente innocenti, quando si troverà davanti al tribunale di Dio, che la giudicherà per il bene fatto e per il male provocato dall'alto della sua carica di governo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Madre Teresa aggiungeva come nei 102 centri di Calcutta gestiti da lei fossero passate, nell'ultimo anno, 11.701 famiglie indù, 5.568 famiglie musulmane e 4.341 famiglie cristiane, a cui si era insegnato il senso della famiglia, il rispetto della vita, la necessità di una procreazione responsabile, arrivando a determinare la riduzione delle nascite, ma senza il ricorso né all'aborto né all'infanticidio! Il grido dei bambini non nati, degli infanti uccisi, diceva Madre Teresa, ripetendo in altro modo i concetti espressi secoli e secoli prima da Minucio Felice, Tertulliano e tanti altri, "ferisce l'orecchio di Dio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Harry Wu, "Strage di innocenti. La politica del figlio unico in Cina", Guerini e Associati, Milano, 2009, pp. 192, euro 21,50.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-4990516339495635312?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4990516339495635312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4990516339495635312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/09/moratoria-contro-i-nuovi-pagani.html' title='Moratoria contro i nuovi pagani'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-7423659776195023266</id><published>2009-09-27T19:35:00.002+02:00</published><updated>2009-09-27T19:36:40.070+02:00</updated><title type='text'>Cate ha dato un segno, ma ha bisogno di aiuto</title><content type='html'>Cate ha dato un segno, ma ha bisogno di aiuto&lt;br /&gt;26 settembre 2009 / In Articoli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono stato incerto se riferire questa cosa sul blog, ma penso possa essere utile per chiedere a tutti voi, amici miei, un aiuto particolare. Nel tardo pomeriggio del 24 settembre qualcosa è accaduto. E qualcosa di importante. Vi racconto istante per istante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io e Alessandra eravamo stati alla messa che si celebra ogni giorno alla 17 nella cappellina sottostante il reparto di Caterina, dove avevamo pregato con una certa angoscia nel cuore. La messa era iniziata con questa antifona d’ingresso: “Io sono la salvezza del popolo – dice il Signore – in qualunque prova mi invocheranno, li esaudirò e sarò il loro Signore per sempre”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando siamo entrati nella sua cameretta abbiamo cominciato a carezzarla e parlarle dei suoi amici e di noi e di lei e il suo respiro si è fatto sempre più intenso, il cuore ha cominciato a galoppare, gli occhi non sembravano persi nel vuoto come qualche ora prima, lei appariva molto emozionata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le macchine stesse che fanno il monitoraggio del battito, della pressione sanguigna e del respiro hanno cominciato a suonare e ci siamo resi conto, con l’infermiere, che Caterina aveva riconosciuto le voci della mamma e del babbo e che capiva quello che le stavamo dicendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così – ricordando che il passo fondamentale per l’uscita dal coma si ha quando il malato esegue un gesto richiesto – abbiamo cominciato a chiederle di stringere la mano di sua mamma che le teneva la destra. Abbiamo assistito a un enorme sforzo di concentrazione di Caterina, che è diventata rossa in volto, e con un’ulteriore intensificazione del battito cardiaco e del respiro, facendo enorme fatica ha infine eseguito quello che le avevamo richiesto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Commossi, abbiamo esultato tantissimo, poi le abbiamo detto che era stata bravissima e di calmarsi e di lasciare e così lei ha fatto. Dopo mezzo minuto circa abbiamo riprovato – per verificare – e Caterina ha di nuovo ripetuto tutto. Così pure all’altra mano, la sinistra, che tenevo io.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stessa cosa è accaduta un’oretta dopo con Stefano e Maria e anche loro hanno notato dall’espressione dei suoi occhi che proprio c’era Caterina, che era presente e si sforzava con grande fatica di farci capire che ci riconosceva e ci stava capendo. Addirittura commovente è stato il momento in cui è entrata una sua amica del coro che ha cominciato a cantarle una loro canzone “Give me Jesus” (Dammi Gesù) e ogni volta che cominciava a cantare Caterina si emozionava tanto che le macchine di misurazione cominciavano a suonare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo poi saputo dal medici che tutto questo si chiama “stati minimi di coscienza”, che è una cosa molto importante, ma che – per essere decisiva – dovrebbe stabilizzarsi e diventare ripetibile così da segnare l’uscita dal coma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per noi è un segno emozionante che la nostra bambina c’è, è presente e vuol riemergere. Allora vi chiediamo – con le mani giunte – se potete e volete, di pregare particolarmente con questa intenzione: che la Santa Vergine non lasci che sprofondi di nuovo, ma che torni prestissimo a riemergere quella coscienza e l’aiuti a stabilizzarsi almeno in quel livello, dal quale poi possiamo aiutarla con la riabilitazione a recuperare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non importa il tempo che ci vorrà a recuperare, con tutto l’amore l’aiuteremo. Ma questo passo è fondamentale. Noi continuiamo a chiedere al Signore il miracolo del risveglio e della guarigione completa subito, ma se quello che Lui vuole da noi è un lungo e paziente cammino di riabilitazione e un lungo abbraccio d’amore per arrivare alla guarigione completa, va bene. Però è necessario non fare passi indietro. Perciò abbiamo bisogno ancora una volta, come mendicanti (e ce ne scusiamo), del vostro aiuto, certi che le vostre e nostre preghiere, i vostri e nostri sacrifici, già stanno aiutando Caterina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare voglio trascrivere qui una segnalazione di Roberto Zandomeneghi che mi ha mandato alcuni brani sull’efficacia della preghiera di Don Didimo Mantiero che don Giussani ci ha fatto conoscere. Eccoli qua:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Dio nella sua infinita perfezione ha quasi una debolezza: non sa resistere a chi fortemente prega”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Quando pregate, vi scongiuro, fatelo con fede vivisima”…”non importa che non vediamo i frutti della nostra preghiera, Dio è con noi e ci esaudirà”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il tutto fate con la più grande confidenza, come se aveste già ottenuto ciò che domandate”…”non resterete ingannati, ve lo assicuro”…”anche quando ci sembra di non essere esauditi, è allora che Dio ci sta preparando i più grandi favori”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Citando San Giovanni): “Dinanzi a Lui è questa la sicurezza che noi abbiamo: qualunque cosa gli chiediamo conforme alla volontà Sua egli ci esaudisce. E se sappiamo che ci concede qualunque cosa gli domandiamo, sappiamo di avere già da lui quanto abbiamo richiesto”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E inoltre:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Gesù ci insegna a pregare fino a diventare seccatori. Come il richiesto finisce con il cedere [...] così Dio finisce per esaudire. [...] Dio cui parlate è lì e Vi ascolta. DiteGli tante cose. [...]. Non dubitate mai; una volta pregato, già ottenuto. Era così che i santi facevano miracoli”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; ”La preghiera che scaturisce dalla fede incrollabile è la forza più grande a disposizione dell’uomo per cambiare il mondo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da La “Dieci” di Don Didimo Mantiero a cura di Ludmila Grygiel, pp. 52-56).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forza, amici miei !!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le tante testimonianze che mi mandate dimostrano che quelle parole di don Didimo, che poi sono identiche a quelle pronunciate dalla Madonna a Medjugorje e da tanti santi, sono vere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Me lo dimostra per esempio questa struggente testimonianza di una madre con cui ci identifichiamo totalmente:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Antonio, oggi ho letto Libero e subito mi sono letteralmente inginocchiata: ho detto un rosario per Caterina e ho aspettato pregando che si facessero le ore 15 per recitare la coroncina della Divina Misericordia per lei, nell’ora in cui la Divina Misericordia ama di più essere contemplata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo fermamente che non sia “magia”, ma richiesta di miracolo e compassione al nostro Dio misericordioso  e alla nostra Madre, che è Consolatrice degli afflitti e Speranza di chi dispera. Anche io ho tre figli dell’età della tua e nel 1999 ho avuto in fin di vita la mia piccola…, ora ventenne. finita in rianimazione intubata per una conseguenza di una brutta influenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ha avuto un arresto cardiaco e un blocco renale e i dottori hanno comunicato a me e a mio marito che non c’era speranza, mi sono strappata letteralmente i capelli dalla testa dal dolore, poi ho cominciato a pregare e con me tutti quelli che ci conoscevano, sino in America… I suoi compagni di 5a elementare entravano in chiesa e poi in classe!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ho fatto dare l’unzione del malato e ho iniziato a rendermi conto che forse il Signore la rivoleva davvero con sé. Credo di essere diventata “adulta”  nel momento che mi sono arresa e affidata totalmente a Lui e a Maria e riuscendo a dire “Sia fatta la Tua volontà” e questo l’ho detto non perché sono pazza, ma per Grazia, come se le cose vere che nella vita mi erano state dette, fossero ritornate a galla nel mio cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è magia: dall’estrema unzione in poi la mia bimba ha ripreso piano piano a vivere. E’ guarita, per miracolo non ha riportato danni cerebrali nonostante la mancanza di ossigeno (pensa che ancora porta le cicatrici sulla carne di dove i tessuti stavano andando in necrosi – stava veramente morendo..).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora frequenta l’università e spesso, quando la guardo, penso alla nostra pochezza e a quanto siamo “dimentichi” della Misericordia nelle nostre giornate. Continuerò a pregare in ginocchio Maria e Gesù per Caterina e per te e tua moglie. Vicina nella fede.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed ecco un’altra bellissima testimonianza, di un’altra mamma:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Carissimo Antonio,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;purtroppo ho saputo solo oggi, da Radio Maria, di Caterina. Ho provato tanta compassione e dolore. Ho pensato a quando,  due anni fa, io e mio marito eravamo nella stessa situazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro figlio, allora di 18 anni, era ricoverato in rianimazione, dopo un terribile schianto con lo scooter. Era in coma, con il dente dell’epistrofeo rotto (fa parte della prima vertebra, quella che noi persone comuni chiamiamo ‘l’osso del collo’), un trauma cranico frontale, la mandibola divisa in due, una gamba rotta, oltre a tanti altri traumi in tutto il corpo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per lui non c’erano speranze: era praticamente morto, ma se fosse sopravvissuto per lui ci sarebbe stata una paralisi totale ed il respiratore. Quella notte è stata l’inferno, ma grazie al Signore, la fede ha immediatamente illuminato la disperazione. Ho affidato al Padre, per mezzo della Madonna, Suo figlio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli ho detto che è una sua creatura, che Lui ha dato a noi per crescerlo e curarlo. L’ho ringraziato per aver avuto in dono questo Suo figlio. Gli ho detto che per me, prima di tutto, veniva la Sua volontà: se il Padre avesse voluto portarlo in Cielo, chiedevo per noi il dono della Fede, per poter continuare a vivere e per crescere l’altra nostra bambina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è stata una enorme catena di preghiera che ha avvolto tutto il mondo, proprio quasi come sta avvenendo per Caterina. Gli amici stazionavano fuori dalla Rianimazione giorno e notte: a noi il compito di trasmettere loro la fiducia nel Padre che ci ama e ci salva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eravamo sempre sorridenti e fiduciosi nella disperazione: grazie a Dio abbiamo vissuto questa grazia enorme. Ci siamo sentiti amati, accolti e curati da tanti Buoni Samaritani! Io sentivo Maria e Gesù sempre di fianco a me, come non mai: la loro Presenza è stata fonte di gioia nel buio di quelle giornate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai medici disperati io rispondevo con una totale fiducia nel loro lavoro, li incoraggiavo dicendo che stavo pregando per loro, per le loro mani, perché il Signore li guidasse nel far rivivere nostro figlio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non voglio dilungarmi: potrei stare qui ore a parlare!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nostro figlio è stato operato, il neurochirurgo gli ha messo una vite di alcuni cm nel collo, il maxillofacciale gli ha sistemato la mandibola, il cervello appare alle lastre con tutti i danni subiti… ma LUI E’ PERFETTAMENTE GUARITO!!! Dopo soli due mesi dall’incidente è stato dimesso anche dalla Riabilitazione Intensiva, anche se pensavano che sarebbe stato un periodo lunghissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ perfettamente normale in tutto e per tutto, e bellissimo come prima!!!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre era ancora in coma, avevo mandato tramite una conoscente che stava venendo a Firenze per un incontro con Marjia, una sua foto, che è stata benedetta dalla Madonna durante l’apparizione, insieme alla foto della ragazza che era nella sua stanza, in coma stazionario, per cui non c’erano speranze di ripresa essendo ormai così da oltre due mesi. I genitori della ragazza avevano perso le speranze e la fede… Ebbene, il mattino presto, dopo l’apparizione, mentre ero lì a vegliare, la ragazza si è svegliata e mi ha parlato!!!!  Ora anche lei sta bene!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio, non so perché ho sentito subito di doverti scrivere, così, di getto, senza pensarci troppo… forse perché ho provato il dolore indescrivibile tuo e di tua moglie, ho provato cosa significa dire “Signore, eccomi, prendi me!”. Forse perché desidero trasmettervi quanto è stata importante per me la certezza dell’amore del Signore, sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prego anche io per Caterina ogni momento, perché il Signore, Dio della vita, sia glorificato per tutto ciò che compie. Con tanto affetto e commozione,…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ringrazio dal profondo dell’anima chi mi manda queste testimonianze così confortanti e tutti voi per quello avete fatto e per quello che vorrete e potrete fare per aiutarmi a ottenere dalla Madonna la grazia per Caterina. Certi che Lei, Salus infirmorum, che ha fatto accadere quel segno il giorno dopo la Sua visita, alla stessa ora, ascolta, protegge e soccorre i suoi figli!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Socci&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-7423659776195023266?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7423659776195023266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7423659776195023266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/09/cate-ha-dato-un-segno-ma-ha-bisogno-di.html' title='Cate ha dato un segno, ma ha bisogno di aiuto'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-4388468747375532944</id><published>2009-09-27T19:35:00.001+02:00</published><updated>2009-09-27T19:35:43.639+02:00</updated><title type='text'>Marija da Caterina con la Regina del Cielo</title><content type='html'>Marija da Caterina con la Regina del Cielo&lt;br /&gt;24 settembre 2009 / In Articoli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, nel primo pomeriggio, Caterina avrebbe dovuto laurearsi in Architettura. Aveva passato tutta l’estate sulla tesi…. Ma non è il momento dello struggimento. Siamo in battaglia e come soldati bisogna stare all’istante presente, senza nostalgie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo combattere con e per Caterina. Come lei sta facendo: ieri è stato evidente. Ha fatto altri “piccoli” passi che in realtà sono grandi scalate, come il fatto di respirare da sola…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri era anche la festa di padre Pio: avevo chiesto al Padre un bel regalo per Caterina. Ne è arrivato uno inimmaginabile e grandioso: la visita della Regina del Cielo. Sì, sono certo che la Madonna è sempre lì con lei, ma ieri in modo speciale quegli “ojos de cielo” che Caterina canta con tanta passione (l’avete sentita), l’hanno teneramente abbracciata…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In breve: in mattinata mi telefona Marija Pavlovic (una dei sei veggenti di Medjugorje), nostra grande amica che già da giorni prega per Caterina, e mi dice che – per una serie di circostanze – può venire a Firenze e vorrebbe far visita a Cate proprio nell’ora della quotidiana apparizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ arrivata, abbiamo partecipato alla messa e poi è andata da mia figlia con mia moglie, mentre noi, con gli amici di Cate, recitavamo il rosario fuori. La Madonna è venuta, stava in cima al letto, dietro la testa di Caterina. L’ha benedetta e ha benedetto Alessandra e Marija che ha chiesto il miracolo della guarigione per Caterina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Madonna ha ascoltato e ha iniziato a pregare. Ci ha fatto capire col suo gesto che bisogna affidarsi totalmente a Lei e pregare ancora. E noi instancabilmente continuiamo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ce l’hanno insegnato i santi. San Francesco di Paola ha detto: “E’ cosa certa quel che vi dico: tutto ciò che chiedete nella preghiera abbiate certezza che è già vostro perché così dovrà avvenire per volere della Madonna”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E alla mistica Maria Valtorta – che fra l’altro è sepolta proprio alla S.S. Annunziata, a Firenze – è stato detto: “Io vi dico: abbiate una fede sconfinata nel Signore. Continuate ad averla nonostante ogni insinuazione e ogni evento, e vedrete grandi cose quando il vostro cuore non avrà più motivo di sperare di vederle…”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che in questi giorni ci stia facendo capire molte cose preziose. Anzitutto che la vera malattia è quella di noi sani quando siamo lontani da Dio. Gesù ha bisogno che qualcuno lo aiuti a portare su di sé il male degli uomini. Per sanarli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi cristiani che siamo parte del Suo Corpo, offrendoGli le nostre sofferenze e le nostre vite lo aiutiamo in questo. Io sono pieno di stupore e commozione per le tante persone che mi hanno scritto che offrono le sofferenze delle loro diverse prove e malattie… E’ stupore e commozione per l’abbraccio del popolo cristiano…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una mail che ho ricevuto dice:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Caterina senza fare nulla muove il mondo. Tutto quello che ci comunichi è un grande miracolo che accade davanti ai nostri occhi. Gesù è qui ora e possiamo vedere la Sua Gloria attraverso la fede del suo popolo. Caterina è i nostri figli e tu e Alessandra siete noi. Continuiamo a Pregare Maria perché Gesù guarisca la vostra e nostra Caterina. Un grande abbraccio.  A. T. ”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso anche io che attraverso la sofferenza muta di Caterina, che commuove tanti cuori, la Regina del Cielo stia guarendo tante persone e sono certo che, con l’aiuto delle nostre preghiere e dei nostri digiuni, stia facendo grandi cose. Guarirà anche Caterina, facendola svegliare dal coma e facendola tornare a cantare la bellezza di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra le migliaia (letteralmente) di mail che mi arrivano e a cui tento di rispondere come posso, ne trascrivo una, di una mamma, che dice tutte queste cose:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cara famiglia che stai soffrendo in un modo tanto simile alla mia, nelle due settimane di coma profondo della mia piccola Elena, una città intera ha pregato per lei. Amici e conoscenti, miscredenti e persone lontane da Dio si sono inginocchiate nelle tante veglie notturne organizzate per la mia piccina. Hanno strappato a Dio una promessa che ora si sta compiendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi, in sala rianimazione, abbiamo sollecitato continuamente Elena pregando su di lei a voce alta, cantando i canti della messa domenicale che lei, anche se piccolissima, aveva ascoltato, facendole ascoltare tanto Mozart.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un cervello che dorme va risvegliato! Le ho raccontato tutto quello che avevamo fatto insieme e le ho descritto tutte le cose belle che avremmo fatto ancora e tutte le meraviglie del creato che avrebbero visto i suoi occhi una volta guarita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si é svegliata. A dispetto delle sue condizioni definite gravissime. Il Signore ci ascolta. Anche Caterina vi sta sentendo come la mia piccolina. Anche la miocardiopatia dilatativa gravissima, di origine non virale e ancora oggi inspiegabile, si è risolta e il cuoricino di Elena batte senza bisogno di aiuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coraggio, non pensate al domani, vivete giorno per giorno la vostra battaglia e il Signore vi darà forza e pace proprio come a noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Continuiamo a pregare per Caterina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste sono le bellissime testimonianze che mi state dando e che trascrivo qui perché penso possano essere di aiuto per molti. Mentre vi abbraccio tutti ringraziandovi per tutto quello che fate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanti sono rimasti commossi nell’ascoltare “Ojos de cielo” cantata da Caterina con il coro Foné, degli universitari di CL. Nei prossimi giorni cercherò di mettere qui nel blog altri loro canti. Spero che sentire la sua voce e quella dei suoi amici sia un piccolo ringraziamento per le vostre preghiere e le vostre offerte di digiuni. Ma sono certo che la più grande ricompensa vi arriverà dal Cielo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Socci&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-4388468747375532944?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4388468747375532944'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4388468747375532944'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/09/marija-da-caterina-con-la-regina-del.html' title='Marija da Caterina con la Regina del Cielo'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-968441444510647586</id><published>2009-09-27T19:33:00.000+02:00</published><updated>2009-09-27T19:34:28.027+02:00</updated><title type='text'>Maria spiega come guarire Caterina e noi</title><content type='html'>Maria spiega come guarire Caterina e noi&lt;br /&gt;20 settembre 2009 / In Articoli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari amici,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;anzitutto ancora un immenso grazie per le vostre preghiere e la vostra vicinanza. Vi abbraccio uno ad uno. Ieri abbiamo appreso che anche l’ipotesi di miocardite di origine virale, come causa dell’arresto cardiaco del 12 settembre, è venuta meno dalle analisi. Quindi non c’è praticamente alcuna causa (si parla di aritmia fatale) ed è come se davvero il Nemico avesse potuto stritolarle il cuore. Per questo c’è bisogno dell’aiuto del Cielo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io penso sia già un miracolo della nostra buona Madre, per le nostre preghiere, che dopo un po’ il cuore abbia ripreso a battere. Ma adesso, per vincere la notte del coma, permetterle di risvegliarsi e tornare sana fra noi, c’è bisogno di aiutare la Santa Vergine a completare il suo miracolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ stata la Madonna stessa, a Medjugorje, a spiegarci come fare:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Voi avete dimenticato che con la preghiera e il digiuno si possono allontanare anche le guerre e sospendere le leggi naturali. Il digiuno migliore è quello a pane e acqua” (21 luglio 1982).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci ha insegnato come ricevere tutte le grazie con queste parole:&lt;br /&gt;“Pregate! Pregate! Quando vi dico questa parola voi non la comprendete. Tutte le grazie sono a vostra disposizione, ma potete riceverle solo attraverso la preghiera” (12 agosto 1982).&lt;br /&gt;E come ottenere la guarigione dei malati:&lt;br /&gt;“Per la guarigione dei malati è necessario una fede salda, una preghiera perseverante, accompagnata dall’offerta di digiuno e sacrifici. Non posso aiutare coloro che non pregano e non fanno sacrifici” (18 agosto 1982).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io abbraccio con decisione ed entusiasmo questa strada, implorando la Madonna di permettere a Caterina di tornare a cantare le sue lodi, con la sua bellissima voce e di permettere a me di raccontare in tutto il mondo le Sue meraviglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se potete aiutatemi, convertiamoci! Così, chiedendo la guarigione di Caterina otterremo anche la nostra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie. Vi voglio bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-968441444510647586?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/968441444510647586'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/968441444510647586'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/09/maria-spiega-come-guarire-caterina-e.html' title='Maria spiega come guarire Caterina e noi'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-5556820680604668532</id><published>2009-09-27T19:32:00.001+02:00</published><updated>2009-09-27T19:32:51.493+02:00</updated><title type='text'>Caterina (3) : c’è un mistero…</title><content type='html'>Caterina (3) : c’è un mistero…&lt;br /&gt;18 settembre 2009 / In Articoli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari amici, fratelli miei,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;i prossimi giorni per Caterina saranno quelli cruciali: la verifica neurologica ci darà qualche risposta che potrebbe essere terribile sull’esito del coma. Per questo vi prego in ginocchio di intensificare il vostro aiuto di preghiera…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto voglio confidarvi una cosa. Stamani sono andato alla S.S. Annunziata. Forse qualcuno di voi sa perché… Nel settembre 2004, quando ho accompagnato a Firenze Caterina diciannovenne a fare l’esame di ammissione ad Architettura, accadde…. Beh, trascrivo qui sotto l’articolo che scrissi sul “Foglio” su quel giorno per me struggente …&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; .. ieri è accaduto un evento insignificante per voi, ma non per me. Mia figlia primogenita fu una bambina riccioluta, oggi diciannovenne è una scura bellezza da profetessa biblica, una voce superba quando – al pianoforte – canta “Bring me to life” degli Evanescence o, a due voci con sua sorella, “Nothing else matters” dei Metallica. Ieri mattina l’ho accompagnata a Firenze dove inizia l’università e dove quindi vivrà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E mentre correvamo sul crinale delle colline di San Donato, la dolce valle di San Gimignano ai nostri piedi, pensavo: “ma quando e come e perché sei cresciuta così? Eri piccola ieri e stamani ti sei alzata e sei una principessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un imbroglio! Non mi hai dato il tempo neanche di trattenerti, di fermare il tempo come un Faust innamorato e incatenarti alla tua adolescenza. Neanche mi sono accorto che diventavi grande, bestia che sono”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, ho pensato: l’ho già persa. Sì, tornerà a casa (anche spesso, spero), ma ha la sua vita, soprattutto ha il suo destino e non sono io, non è casa mia. Dice mia moglie: “che pizza che sei! Mica è morto nessuno. E poi Firenze è dietro l’angolo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è vero, non è questione di chilometri: la vita se ne va. Ogni giorno tutto se ne va. Anche se non ce lo diciamo: “Ma chi ci ha rigirati così/ che qualsia quel che facciamo/ è sempre come fossimo nell’atto di partire? Come/ colui che sull’ultimo colle che gli prospetta per una volta ancora/ tutta la sua valle, si volta, si ferma, indugia,/ così viviamo per dir sempre addio” (Rilke).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’est la vie. E, nella malinconia, lo struggimento dei quarantenni, quello che Péguy definiva “il loro segreto”: desiderare la felicità dei figli e sperare che l’impossibile per loro avvenga. Così arrivo a Firenze: i viali, via Capponi, di colpo una quantità di ricordi che si affastellano fra quelle strade. Le avventure e le facce dei tanti amici dei miei 20 anni che tutte assieme stanno sotto il nome “Comunione e liberazione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad aspettare Caterina ci sono altre facce giovani che accolgono le matricole organizzando per loro dei preziosi precorsi per i test di ammissione. Altre facce, ma la stessa storia, lo stesso timbro umano, la stessa cordialità, lo stesso nome e la stessa avventura. Quando chiedo a mia figlia se è persuasa, lei mi risponde con una disarmante felicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io che sto fuori dall’ “organizzazione” e tiro sassi alle finestre credo che siano la meglio gioventù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giro l’angolo e mi trovo in piazza della Santissima Annunziata. Vado ad “affidare” mia figlia e il suo destino alla Regina del cielo: che la tenga lei sotto il suo mantello. Mi accorgo solo allora che quei ragazzi sono la sua risposta, sono come il concretissimo lembo del mantello di Maria, il suo abbraccio materno che raggiunge mia figlia. La sua tenerezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi mi colpisce una coincidenza. Esco dalla SS Annunziata e mi trovo davanti l’immensa cupola del Brunelleschi che – secondo Irving Lavin – rappresenta il grembo di Maria gravido di Dio: “nel ventre tuo si raccese l’Amore…”. Poi mi volto ancora e trovo San Marco, il convento domenicano dove è vissuto La Pira che faceva uno strano sillogismo: “Firenze è il centro del mondo, San Marco è il cuore di Firenze e il cuore di san Marco è l’Annunciazione del Beato Angelico. Dunque l’Annunciazione è il cuore del mondo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma dovunque la gloriosa bellezza di Firenze mi parla di Colui che sta per arrivare e di Colei che lo porta in grembo. Non di un passato …gli amici di mia figlia sono sedotti da Qualcuno che è già tra loro come “il più bello tra i figli dell’uomo”. Vuoi vedere la faccia di un cristiano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sta in un altro verso di Rilke: “Così sempre distratto d’attesa,/ come se tutto t’annunciasse un’amata”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre ci penso, lunedì mattina, mi arriva un sms di padre Tiboni, missionario (ciellino) in Uganda, che dice: “oggi è san Giovanni Battista. Come lui il nostro unico lavoro è testimoniare la presenza di Cristo”. Coincidenza. San Giovanni è il protettore di Firenze: riconobbe Colui che stava arrivando fin dal seno di sua madre. Gli bastò sentire la voce di Maria che lo portava in sé. Era Lui “il mondo nuovo che sta iniziando” (Agostino). E Giovanni se ne accorse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi sembra una piccola cosa quella che ho visto ieri, in poche facce di giovani fiorentini? Beh, tutto cominciò a Nazaret, un borgo sperduto, in un povero tugurio abitato da una sconosciuta fanciulla…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo scrivevo in quel settembre 2004… Ora capite perché stamani sono andato alla S.S. Annunziata e in lacrime le ho chiesto di ridarmi la nostra principessa guarita… L’avevo affidata alle Sue mani di Madre, al Suo mantello…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;So che Lei non abbandona mai i suoi figli, ma so che in questo momento, per qualche misterioso motivo, devo implorare con tutte le mie forze e con tutti i miei amici il Suo soccorso…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un ultimo dettaglio. La Chiesa della S.S. Annunziata è quella dove ogni anno Caterina, con il coro degli universitari di Comunione e Liberazione, faceva il concerto di canti per le tende di Natale dell’Avsi. Sono venuta a sentirla anche lo scorso Natale. Lei andava pazza per il canto e per il coro e ci teneva tantissimo che andassi a sentirla. Ha una voce bellissima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anno scorso ha cantato da solista, durante la Via Crucis di Cl la laude “Voi ch’amate lo Criatore”, che è il pianto di Maria sul Figlio morto… Ha cmmosso tutti per la sua intensità. Io ho implorato la Vergine Santa di far risuonare ancora a lungo il canto di Caterina che dà voce al suo pianto di Madre…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine ricordavo in particolare un canto che Cate interpretava da solista all’ultimo concerto. E’ un canto bellissimo, spagnolo, che cantato da lei incantava tutti… Io non conoscevo la sua traduzione. Oggi, con mia moglie, per caso l’abbiamo letta e siamo scoppiati in lacrime. Eccola:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Riu riu chiu, canta l’allodola: Dio protesse dal lupo la nostra agnellina; il lupo rabbioso la volle sbranare, ma Dio onnipotente la seppe difendere….”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho come la sensazione che quel lupo rabbioso (che è il Nemico di Dio) avesse un conto aperto con me e mi abbia voluto annientare colpendo Caterina, il mio stesso cuore.  Signore Gesù, tu che sei buono e puoi tutto, ti imploro, difendila tu la mia fanciulla, manda Tua Madre a guarirla, pronuncia ancora una volta per la mia Caterina, il tuo “Talita Kum”, “agnellino, alzati!”…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Socci&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-5556820680604668532?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/5556820680604668532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/5556820680604668532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/09/caterina-3-ce-un-mistero.html' title='Caterina (3) : c’è un mistero…'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-5077226097450231796</id><published>2009-09-27T19:26:00.000+02:00</published><updated>2009-09-27T19:27:16.822+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Socci'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div id="post-1122" class="post-1122 post hentry category-articoli post"&gt;    &lt;h2&gt;&lt;a href="http://www.antoniosocci.com/2009/09/qualche-notizia-su-caterina/" rel="bookmark" title="Qualche notizia su Caterina"&gt;Qualche notizia su Caterina&lt;/a&gt;&lt;/h2&gt;    &lt;div class="meta"&gt;     17 settembre 2009 /       In &lt;a href="http://www.antoniosocci.com/category/articoli/" title="Visualizza tutti gli articoli in Articoli" rel="category tag"&gt;Articoli&lt;/a&gt;       &lt;/div&gt;   &lt;div class="content clear"&gt;     &lt;p&gt;Amici carissimi,&lt;/p&gt; &lt;p&gt;mi arrivano centinaia di mail ogni giorno a cui, come potrete capire, faccio fatica a rispondere, travolti come siamo dalla vicenda della nostra dolce Principessa. Posso aprire la posta solo raramente e a notte fonda.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Quindi mi scuso con tutti coloro a cui non potrò rispondere e soprattutto ringrazio dal profondo del cuore per le tantissime preghiere che un popolo intero, in Italia e nel mondo , nei posti più lontani, in queste ore sta alzando al Cielo. E’ un popolo bellissimo e davvero commovente.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ne abbiamo immenso bisogno perché in queste ore Caterina è stabile, sul piano fisico generale, ma in una situazione drammatica e delicatissima dal punto di vista neurologico.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dobbiamo pregare ardentemente perché riesca a svegliarsi e possa tornare fra noi senza avere gravi danni cerebrali. Vi imploro ancora di pregare con noi per questo, convinto che si debba fare come si ha insegnato la Madonna a Cana, lei che per prima “vinse” la volontà di suo Figlio, “forzandolo” a soccorrere quella povera gente.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A Rue du Bac, rispondendo a santa Caterina Labouré su alcuni anelli alle sue mani che non emettevano raggi spiegò: sono le tante grazie che mio Figlio è pronto a concedervi, ma che voi non chiedete. In un’altra apparizione ha ripetuto: “il Cuore di mio Figlio si lascia commuovere”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Vi assicuro che lo spettacolo di fede e amore che mi stanno dando in queste ore gli amici di Caterina, sempre in preghiera lì da lei, e tantissimi di voi, contutte le vostre testimonianze, con l’amore che avete per mia figlia anche senza averla mai incotrata, commuove perfino me che sono cattivo, dunque è sicuro che commuoverà Gesù che è la Bontà.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Del resto lui stesso ci ha insegnato a chiedere insistentemente, senza stancarci mai, senza mai perdere la fiducia perché – dice in un passo del Vangelo, parlando della “donna importuna” – se non altro per la sua insistenza verrà accontentata. E dice anche che “Il regno dei Cieli appartiene ai violenti” che ne saccheggiano i tesori: ecco noi vogliamo farGli questa dolce violenza con le nostre lacrime e le nostre preghiere, accompagnati da tutti i santi che abbiamo avuto anche la grazia di avere come amici sulla terra.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Poi, un giorno, quando potrò, racconterò quante persone che si dicono atee o agnostiche, per tenerezza verso Caterina, in queste ore, hanno ricominciato a pregare. Ma siamo anzitutto noi, io, Alessandra, i nostri amici che in queste ore ci stiamo convertendo. Ed è una conversione veramente definitiva E per questo ancor più insistentemente chiediamo al Signore la consolazione della guarigione di Caterina.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Amici cari, vi imploro di continuare con noi in queste implorazione continua che ci sta già cambiando e ci fa capire – perché è il Signore che ci illumina così – quanto dipendiamo totalmente dalla Sua Grazia. Totalmente.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Vi abbraccio uno ad uno&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Antonio Socci&lt;/p&gt;        &lt;/div&gt;      &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-5077226097450231796?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/5077226097450231796'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/5077226097450231796'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/09/qualche-notizia-su-caterina-17.html' title=''/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-7214628457717837606</id><published>2009-09-27T19:12:00.001+02:00</published><updated>2009-09-27T19:23:11.278+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Socci'/><title type='text'>Stiamo lottando per Caterina</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.antoniosocci.com/2009/09/stialo-lottando-per-caterina/"&gt;Stiamo lottando per Caterina &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;13 settembre 2009 / In News&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voglio condividere con tutti coloro che hanno saputo questa notizia di questo dramma che sta vivendo il nostro "AMICO" Antonio. Cercherò di pubblicare le lettere del suo blog affinchè sempre più persone conoscano meglio la bellezza d'animo di questo figlio della Chiesa.&lt;br /&gt;Antonio, con gli amici del Timone "Deus Caritas" ti siamo vicini nella preghiera.&lt;br /&gt;Carmelo Lo Bue&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Veni Sancte Spiritus Veni Per Mariam&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ringrazio immensamente tutti coloro che in queste ore pregano per mia figlia, Caterina, 24 anni, che si trova in coma all’ospedale di Firenze per un inspiegabile arresto cardiaco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è una cosa importantissima e preziosissima che si può fare: pregare! Far celebrare messe e recitare rosari per la sua guarigione  è, in questo momento, la speranza più grande. Noi e gli amici lo stiamo facendo instancabilmente, anche con la recita della preghiera per ottenere l’intercessione di don Giussani (ve la copio qua sotto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io e tutta le mia famiglia ve ne siamo grati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che Dio vi benedica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Socci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signore Gesù, tu che ci hai donato don Giussani come padre e ci hai insegnato, attraverso di lui, la gioia di riconoscere la nostra esistenza come offerta a te gradita, concedici per sua intercessione la grazia della guarigione di Caterina. Te lo chiediamo per la sua glorificazione e per la nostra consolazione. Amen."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-7214628457717837606?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7214628457717837606'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7214628457717837606'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/09/stiamo-lottando-per-caterina-lo.html' title='Stiamo lottando per Caterina'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-300161690825554740</id><published>2009-04-06T16:35:00.002+02:00</published><updated>2009-04-06T16:38:22.541+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Benedetto XVI'/><title type='text'>Benedetto XVI: La cultura sociale dominante non vi aiuta a vivere la Parola di Gesù</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.totustuus.net/modules.php?name=Content&amp;amp;pa=showpage&amp;amp;pid=33"&gt;Totus tuus network - Content&lt;/a&gt;: "Benedetto XVI: La cultura sociale dominante non vi aiuta a vivere la Parola di Gesù&lt;br /&gt;Osate decisioni definitive, perché in verità queste sono le sole che non distruggono la libertà, ma ne creano la giusta direzione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VIAGGIO APOSTOLICO DEL&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SANTO PADRE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BENEDETTO XVI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IN CAMERUN E ANGOLA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(17-23 MARZO 2009) (XIV)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21.03.2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carissimi amici!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siete venuti in gran numero, in rappresentanza di molti altri spiritualmente a voi uniti, per incontrare il Successore di Pietro e, insieme a me, proclamare davanti a tutti la gioia di credere in Gesù Cristo e rinnovare l’impegno di essere suoi fedeli discepoli in questo nostro tempo. Un identico incontro ha avuto luogo in questa stessa città, in data 7 giugno 1992, con l’amato Papa Giovanni Paolo II. Con lineamenti un po’ diversi, ma con lo stesso amore nel cuore, ecco davanti a voi l’attuale Successore di Pietro, che vi abbraccia tutti in Gesù Cristo, che 'è lo stesso ieri, oggi e per sempre' (Eb 13,8).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di tutto, voglio ringraziarvi per questa festa che voi mi fate, per questa festa che voi siete, per la vostra presenza e la vostra gioia. Rivolgo un saluto affettuoso ai venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio e ai vostri animatori. Di cuore ringrazio"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-300161690825554740?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/300161690825554740'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/300161690825554740'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/04/totus-tuus-network-content.html' title='Benedetto XVI: La cultura sociale dominante non vi aiuta a vivere la Parola di Gesù'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-2530105519420691993</id><published>2009-03-22T07:54:00.001+01:00</published><updated>2009-03-22T07:54:50.494+01:00</updated><title type='text'>Aids: il preservativo non preserva</title><content type='html'>Aids: il preservativo non preserva&lt;br /&gt; di J.P.M. Lelkens&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Documentazione di una truffa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Da "Studi cattolici" n. 405, novembre 1994]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello sconcerto causato dall’imperversare dell’epidemia di Aids i corifei della «libertà sessuale» si aggrappano al preservativo come ultima ancora di salvezza per salvare la loro ideologia dal naufragio. «I preservativi vi augurano buone vacanze», si leggeva quest’estate su parecchi cartelloni pubblicitari giganteggianti negli angoli d’Europa. Allo stesso tempo, con un’insistenza crescente, si ritorce la colpa dell’epidemia su chi, come il Magistero cattolico, non è disposto a raccomandare l’uso di questo mezzo profilattico, la cui diffusione è un’ulteriore spinta verso la degradazione della sessualità. Ma questo articolo del prof. Joannes P.M. Lelkens, emerito di anestesiologia all’Università di Maastricht e attualmente docente di fisiologia all’Istituto «Medo» di Kerkrade (Paesi Bassi) per la famiglia e l’educazione e membro del direttivo della fondazione «Medische Ethiek», mostra il volto sconosciuto di una campagna mondiale che, dietro gli enormi interessi economici in gioco, nasconde gravi limiti scientifici, in conseguenza dei quali il «magico» preservativo si rivelerebbe come la più grande bufala del secolo.&lt;br /&gt;Ci scusiamo con i lettori per la crudezza di certi dettagli, ma, per smontare un mito, a volte non c’è altro mezzo che il nudo realismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il governo olandese promuove fin dal 1987 campagne pubblicitarie intese a raccomandare ai giovani il «sesso sicuro», cioè l’uso del preservativo. A prescindere dalla valutazione morale che merita un govemo che si comporta così, è legittimo il sospetto che questo nmedio sia piuttosto un veicolo del contagio che un profilattico.&lt;br /&gt;Come «sesso sicuro», oggigiomo, s’intendono gli atti sessuali compiuti in modo da impedire che diano luogo alla trasmissione dello Hiv (Human Immunodeficiency Virus), un virus che provoca l’Aids. L’Aids a sua volta non è propriamente una malattia, ma, come dice il nome (Acquired Immune Deficiency Syndrome) una sindrome. La vera malatti è l’infezione da Hiv, di cui l’Aids costituisce lo stadio finale. Chi ne è affetto ne resta per tutta la vita portatore; e risulta sempre più confermato che nella grande maggioranza dei casi questa infezione è mortale (la ricerca attualmente colloca la percentuale di mortalità accertata attomo all'80%). Pertanto i sieropositivi, cioè coloro nel cui sangue un apposito test rivela l’esistenza dello Hiv, anche se non mostrano ancora sintomi della malattia, non si possono dire «portatori sani»: sono «morituri», e rappresentano per giunta un pericolo mortale per i loro partner sessuali.&lt;br /&gt;Adesso che in Olanda, oltre alla Commissione Nazionale Aids, sempre più organizzazioni, alcune addirittura cattoliche, si mettono a far propaganda del preservativo come toccasana per evitare l’infezione da Hiv, è urgente porsi la questione: «Il preservativo perde o non perde? E se perde, che cos’è che lascia o non lascia passare?». Sia chiaro che è una questione di vitale importanza quando ci sono di mezzo malattie veneree come un’infezione da Hiv, contro la quale in dodici anni di ricerca non è stata trovata alcuna terapia, e che, lungi dall’essere un pericolo esciusivo per gli omosessuali, ormai si diffonde rapidamente anche tra gli eterosessuali e fa sempre più vittime tra donne e bambini. &lt;br /&gt;Fino al 1960 il preservativo veniva usato come il più importante anticoncezionale, accanto al «coitus interruptus», ma nel 1960 fu soppiantato dalla «pillola», grazie a una propaganda massiccia che strombazzò a dritta e a manca l’inaffidabilità del preservativo. Una propaganda tutt’altro che infondata, dal momento che la letteratura denuncia una probabilità di insuccesso dal 9% al 14%. Il che è come dire che su 100 coppie che per un anno come anticoncezionale usano esciusivamente il preservativo, circa 12 donne rimangono incinte. A proposito di questi «insuccessi», però, bisogna tener conto del fatto che anche senza preservativo la probabilità di contrarre gravidanza non è del 100%, ma dell’89%. Quindi 89 gravidanze su 100 coppie in un anno. Il rapporto 0,12/0,89 (=0,13) indica pertanto una probabilità di insuccesso del 13%, o, in altre parole, un’efficacia dell’87% nella prevenzione della gravidanza per mezzo di preservativi (1). E il 13% è una percentuale di insuccesso molto alta, se si tiene conto del fatto che una donna è feconda soltanto da 3 a 6 giorni a! mese (da 36 a 72 giorni all’anno), il che è come dire: dal 10% al 20% del tempo. Per quanto sia difficile immaginarselo, il preservativo è permeabile agli spermatozoi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La «cortina di gomma»&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Eppure — incredibile ma vero! — negli anni Ottanta, infierendo già l’epidemia di Aids, il preservativo tapino e vilipeso si vide proclamato rimedio per antonomasia contro la diffusione del virus; grazie a lui il sesso da allora in poi poteva dirsi «safe». Grande fu lo stupore e la preoccupazione degli «insiders», perché sapevano bene che il virus dell’Aids e più piccolo degli spermatozoi, e pertanto capace di superare ancor più facilmente la «cortina di gomma». Ma grande fu pure il sollievo di chi aveva temuto che l’Aids avrebbe messo il punto finale alla conquistata libertà sessuale e che adesso si sentiva dire, addirittura da fonti governative, che i preservativi sono sicuri. Giacché è questo che ci insegnano oggi in Olanda manifesti e spot televisivi: «Faccio l’amore sicuro o non lo faccio per niente», strategicamente piazzati dalla Fondazione «Affezioni a trasmissione sessuale» (Soa, «Sexueel Overdraagbare Aandoeningen») sovvenzionata dallo Stato. Il messaggio è chiaro: si fa vedere un uorno, impegnato in un atto sessuale, con in mano un pacchetto di preservativi che, stando al testo, dovrebbero offrire una difesa sicura contro la trasmissione dello Hiv. &lt;br /&gt;A parte l’offesa che questa pubblicità comporta per alcuni settori della popolazione, viene da domandarsi se con l’illusione di diffondere un consiglio salutare non si stiano sperperando soldi dello Stato in una propaganda dagli effetti micidiali.&lt;br /&gt;Nel frattempo in altri Paesi non si dà tanto per scontata la sicurezza dei preservativi. La Federal Drugs Administration (Fda), per esempio, l'ente che negli Stati Uniti controlla i medicinali, nota che il preservativo di gomma può fare qualcosa per prevenire le malattie veneree, ma non elimina il rischio (2).&lt;br /&gt;Il contatto diretto con sperma infetto è la causa principale della trasmissione per via sessuale del virus dell’Aids. In una eiaculazione vengono emessi circa 3,5 milliuitri di sperma, e il liquido seminale di un uomo sieropositivo contiene più o meno 100.000 particelle di virus per microlitro (0,001 millilitri). Una caratteristica dei virus è proprio la loro dimensione incredibilmente ridotta. Al microscopio elettronico si è potuto costatare che ii virus Hiv è una pallina del diametro di appena 100 nm (nanometri), cioè 0,1 micron (1 micron = 0,001 mm e 1 nanometro è un miliardesimo di metro). Ciò significa che il diametro della parte più grossa dello spermatozoo, la testa, che è di 3 micron, è trenta volte più grande dello Hiv (3). Il che è come dire che, se lo spermatozoo ce la fa a oltrepassare la parete del preservativo, il transito è trenta volte più comodo per il virus. «Sì, però... i preservativi, non vengono testati?». Certo; e in Olanda si continua a pensare — ci credono pure il govemo e la Commissione Nazionale Aids — che si possa star sicuri di come vengono controllati prima di essere messi in vendita. Che siano impermeabili — si dice — basterebbe a dimostrarlo il fatto che non lasciano passare nemmeno una molecola d’acqua: «Figuriamoci se passa uno Hiv!».&lt;br /&gt;Ma siamo proprio tanto sicuri che i preservativi non presentino pori abbastanza larghi (più di un 0,1 micron) da lasciar passare lo Hiv, e allo stesso tempo abbastanza piccoli da sfuggire al controllo dei test? Per rispondere a questa domanda la bibliografia medica ci aiuta poco. Dobbiamo rivolgerci ai manuali e alle nviste dell’industria della gomma.&lt;br /&gt;La permeabilità dei preservativi viene valutata con il cosiddetto «test di permeabilità», noto con la sigla Astm D 3492-89. Questo test è basato sullo standard originale Astm, consistente nella percezione visiva di perdite (gocce d’acqua) su un preservativo appeso e riempito con 300 ml di acqua; altro elemento del test è il metodo, usato dalla Fda, di far rototare il preservativo su carta, in modo da scoprire più facilmente gocce d’acqua fuoriuscite. Se più dello 0,4% (4 per mille) della partita di preservativi esaminata mostra delle perdite, si scarta tutta la partita. È noto l’esito di un esperimento che fu fatto per scoprire se fosse possibile che, nonostante questa prova, piccole perdite passassero inosservate. Furono aperti, con l’aiuto di un microscopio elettronico, dei forellini di 1 micron in preservativi nuovi, di marche diverse, che avevano già superato il test (4). Di questi preservativi, con forellini dieci voile più grandi dello Hiv, il 90% (!) superò un secondo test, cioè non mostrò alcuna perdita di acqua.&lt;br /&gt;In un altro esperimento vennero introdotte, in preservativi che avevano superato il test di permeabilità, microsfere fluorescenti di polistirene del diametro di 0,1 micron, cioè dello stesso diametro dello Hiv (5). Una volta riempiti, questi preservativi vennero esposti a variazioni fisiologiche di pressione, analoghe a quelle che si verificano durante un coito; dopodiché vennero contate le microsfere fuoriuscite. Risultò che un terzo di questi preservativi, pur testati e approvati, mostrava perdite di liquido di un volume tra gli 0,4 e gli 1,6 nanolitri. Si noti che la quantità di liquido minima percepibile a occhio nudo è di 1 microlitro (1 milionesimo di litro, pari a 1000 nanolitri). Il che è come dire che, se questo microlitro di liquido fosse di sperma di un uomo infetto da Hiv, ben centomila particelle di virus sfuggirebbero alla nostra osservazione. E questa è proprio la quantità media di particelle di virus che presenta per microlitro lo sperma infetto. Supponiamo che un coito duri in media 2 minuti, con un preservativo che perde 1 nanolitro per secondo. Il calcolo (1/1000 x 100.000 x 120) ci dà un prodotto pari a 12.000 virus che attaccano il partner, quando uno solo basta a infettarlo. Se, per ipotesi, un coito durasse 30 minuti arriveremmo a (15 x 12.000 =) 180.000 particelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il test elettrico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quanto pare dunque il test di permeabilità in uso per i preservativi non è abbastanza sensibile da rintracciare quei pori minimi che bastano a far passare i virus. L’apertura minima percepibile con il test di permeabilità è tra i 10 e i 12 micron, quindi cento volte piü grande del virus Hiv. Oltre al test di permeabilità ne esiste un altro, anch’esso di uso frequente: è un test elettrico, basato sulle capacità isolanti della gomma. Un preservativo viene infilato su una forma di metallo. Se gli viene avvicinato un elettrodo, dovrebbe passare corrente elettrica per quei punti in cui il preservativo presenta dei fori. Ma soltanto se ci sono aperture di una certa grandezza la resistenza non impedisce che si formi questa corrente; il che è escluso nel caso dei micropori. Anche questo test non è abbastanza sensibile e non serve quindi a rintracciare fori piccolissimi.&lt;br /&gt;Costatato che i test in uso non riescono a scoprire aperture inferiori a 10 micron di larghezza, è importante studiare la natura di questi fori che si possono osservare nei preservativi e vedere se siano difetti inerenti al materiale usato, il latice. I preservativi di latice dell’albero della gomma hanno infatti da lungo tempo soppiantato quelli, piü cari, di intestino animale. È possibile produrli anche in gomma sintetica; ma non accade di frequente, perché la minore elasticità e altre caratteristiche li rendono meno attraenti per il consumatore.&lt;br /&gt;La fabbricazione di preservativi di latice di gomma è abbastanza semplice. Si immerge una forma cilindrica di vetro in un serbatoio di latice liquido, che è una sospensione di particelle di gomma con un diametro variabile tra gli 0,1 e i 5 micron. Lo spessore dello strato di gomma che aderisce alla forma è determinato dalle sostanze solide contenute nella soluzione e dal tempo di immersione (generalmente si compiono due immersioni successive). Poi la forma viene tirata fuori e asciugata e vulcanizzata. La vulcanizzazione è un procedimento chimico durante il quale il latice di gomma, con l’aggiunta di zolfo e additivi minerali in soluzione, viene sottoposto a una temperatura di circa 140 °C per quattro o cinque ore. Da termoplastica la gomma diventa così elastica; la sua capacità di trazione aumenta e migliora la resistenza al calore. Successivamente il materiale viene lisciviato, in modo da eliminare sostanze idrosolubili. Alla fine il preservativo viene sfilato dalla forma. In pratica attualmente abbiamo fabbriche pressoché interamente automatizzate che immergono allo stesso tempo moltissime forme in enormi contenitori pieni di latice.&lt;br /&gt;L’integrità strutturale del materiale di latice dipende dalla formazione di una pellicola di particelle di gomma saldate fra loro. Il materiale deve soddisfare a requisiti severissimi, se si vuole che formi una barriera per i virus, che sono incredibilmente piccoli. È possibile che talora la saldatura delle particelle di gomma sia impedita dalla presenza di sostanze idrosolubili, dando luogo, dope la lisciviatura, a strutture capillari. Per quanto l’intenzione dei produttori sia che queste strutture capillari dopo l’asciugatura della pehhicola si saldino tra loro, l’osservazione al microscopio elettronico dimostra che di fatto la pellicola continua a presentare, alla fine del processo, una grande quantità di pori.&lt;br /&gt;Descrivendo questa ricerca in un articolo nella rivista specializzata Rubber World del 1993 (6), C.M. Roland, Capo della sezione «Proprietà dei polimeri» del Naval Research Laboratory di Washington, scrive: «Sulla superficie del preservativo la struttura onginale appare al microscopio come un insieme di crateri e pori. I crateri hanno un diametro di circa 15 micron e sono profondi 30 micron. Più importante per la trasmissione dei virus è la scoperta di canali del diametro medio di 5 micron, che trapassano la parete da parte a parte. Ciò significa un collegamento diretto tra l’interno e l’esterno del preservativo attraverso un condotto grande 50 voile il virus».&lt;br /&gt;Questa scoperta portö Roland a scrivere una lettera allo Washington Post (7), nella quale raccomandava, come profilassi contro lo Hiv, di usare due preservatiVi, l’uno sopra l’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La legge di Poisseulle&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla luce della scoperta di questi canali fatta da Roland si può anche capire meglio perché mai questo test di permeabilità non sia affidabile. Infatti il test di permeabilità ha per oggetto il flusso di una certa quantità di liquido che, nel caso del preservativo, scorre attraverso un tubo breve e molto stretto. La legge di Poisseulle dice che la quantità «q» di liquido che fuoriesce è direttamente proporzionale alla quarta potenza del raggio «r» del tubo.&lt;br /&gt;Se la differenza di pressione tra le estremità del tubo nmane uguale, come pure la viscosità del liquido e la lunghezza del tubo, è chiaro che se il tubo si restringe (=diminuzione del raggio «r») la sensibilità del test (=la quantità di liquido «q») diminuisce rapidissimamente (alla quarta potenza di «r») in tubetti dalle misure capillari, che cioè raggiungono rapidamente valori minori di 1 microlitro, che e il limite della percepibilità visiva. L’applicazione del test di permeabilità ai preservativi si fonda sulla supposizione erronea che preservativi che non lasciano passare l’acqua — per lo meno non in quantità visibili — impediranno anche il passaggio dello Hiv, dal momento che le molecole d’acqua sono più piccole del virus.&lt;br /&gt;Il test di permeabilità, come lo si applica attualmente, riesce a rintracciare soltanto quelle perdite e rotture che sono così grandi che l’acqua fuoriuscitane è visibile a occhio nudo. A quanto pare l’hanno già capito i Centers for Disease Control (Cdc) americani, che hanno commissionato all’Università di Atlanta lo studio di un nuovo test per i preservativi. I canaletti individuati nelle pareti di preservativi e guanti di gomma sono vasi capillari; e nel passaggio di liquidi nei vasi capillari non agisce solo la pressione idrostatica, ma anche la tensione superficiale. Se si usano mezzi che riducono questa tensione superficiale, la permeabilità non farà che aumentare. È quello che succede quando i preservativi vengono bagnati con lubrificanti e spermicidi, che spesso sono composti di oli e grassi. Ecco perché alcuni produttori di preservativi raccomandano di usare per questo trattamento solo prodotti a base di acqua. Si sente talora obiettare che il virus Hiv non circola libero nello sperma ma si trattiene nei globuli bianchi (cellule «helper» Cd4); tutto dipenderebbe allora dalla risposta alla questione se queste cellule o linfociti, che sono piü grandi del virus, possano o no oltrepassare la parete del preservativo. La risposta è duplice. In primo luogo è vero che i virus contenuti nello sperma si trovano per lo più, come avviene pure nel sangue, rinchiusi in questi linfociti e non negli spermatozoi; ma solo per un tempo limitato. A un certo momento, infatti, le cellule ospitanti scoppiano e i virus si diffondono nel liquido seminale. In secondo luogo le cellule helper Cd4 sono fatte in modo tale da poter raggiungere qualsiasi punto del corpo, come i globuli rossi. Il loro diametro varia da 5 a 20 micron e possono quindi essere più grandi del diametro dei canaletti individuati in preservativi e guanti. Ma sono deformabili e possono passare pertanto attraverso le ramificazioni più sottili del sistema circolatorio, cioè vasi di diametro tra i 5 e i 10 micron; tali condizioni possono benissimo verificarsi pure nei preservativi.&lt;br /&gt;Sara bene tener presente che tutte queste ricerche sono state eseguite su guanti e preservativi di recente fabbricazione, senza tener conto dello scadimento di qualità che sopravviene col passare del tempo. Per esempio la possibilità di lacerazioni aumenta dal 3,6% per i preservativi nuovi al 18,6% per i preservativi che hanno già un po’ di anni (8), e aumenta pure in ragione dell’aumento della temperatura ambientale; sbaglia pertanto chi pensa di combattere l’Aids in Africa stimolando l’uso del preservativo, dato che in molti Paesi di questo continente funestato dall’epidemia il clima è molto caldo.&lt;br /&gt;Com’è la situazione di fatto? Questi risultati di ricerche di laboratorio trovano riscontro nel fallimento della prevenzione dell’Aids? Su questo argomento sono già state pubblicate molte statistiche e segnalate percentuali di insuccesso. Ma la maniera migliore per testare nella realtà la sicurezza offerta dai preservativi è lo studio della frequenza della trasmissione del virus tra coppie eterosessuali Hiv-discordi, cioè le coppie di marito e moglie nelle quali uno solo dei due è sieropositivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una probabilità del 30% &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una sola ncerca (9) è stata fatta partendo da questo requisito e allo stesso tempo soddisfacendo alle condizioni che la sieropositività fosse stata costatata in base all’esame del sangue (test Elisa e Western Blot) e che i preservativi si usassero regolarmente nel corso di un anno. Furono esclusi dall’esperimento soggetti che si drogavano per via endovenosa e soggetti che avevano subito trasfusioni di sangue. I risultati hanno dimostrato che l’uso del preservativo diminuisce del 69% la probabilità di contrarre l’infezione da Hiv. Ma nei casi in cui entravano in gioco fattori come una notevole gravità delle condizioni del paziente, la pratica del coito anale, l’essere stati affetti da malattie a trasmissione sessuale, rapporti sessuali con un gran numero di partner diversi e l’uso della «spirale», non si poteva piü parlare di una diminuzione significativa del rischio per chi usava i preservativi (10). Quindi il preservativo diminuisce la possibilità di contrarre l’infezione da Hiv, ma non la esciude affatto. Quello che rende particolarmente significativa una tale ricerca, condotta su coppie di marito e moglie Hiv-discordi, è la certezza che due coniugi che sanno chi dei due è sieropositivo, il preservativo lo useranno con regolarità, per evitare che l’altro partner venga infettato.&lt;br /&gt;Sara un caso, ma la probabilità di infezione del 30% che risulta da questa ricerca coincide con l’esito della prova anteriormente descritta fatta con le microsfere fluorescenti, in cui la terza parte dei preservativi esaminati risultò permeabile per queste palline delle stesse dimensioni del virus Hiv.&lt;br /&gt;Di che sicurezza gode, allora, chi segue il consiglio dello slogan olandese «Faccio l’amore sicuro o non lo faccio per niente» o obbedisce al più secco e imperativo «Mettitelo!» della campagna pubblicitaria dei nostri vicini belgi? Vediamo un po’ di pareri autorevoli.&lt;br /&gt;La Dr. Helen Singer Kaplan, sessuologa e direttrice dello «Human Sexuality Program» del Medical Center della Cornell University di New York, dcrive nel suo libro The Real Truth about Women and Aids (Simon and Schuster, 1987): «Counting on condoms is flirting with death» («Contare sui preservativi è far la corte alla morte»).&lt;br /&gt;La «Rivista Medica Olandese», 135 (1991), n. 41: «La pratica dimostra che c’è un grande bisogno di un mezzo che prevenga tanto lo Hiv quanto la gravidanza. Purtroppo la gente non si è ancora resa ben conto che questo mezzo non può essere il preservativo».&lt;br /&gt;In una lettera di un medico del Ministero della Sanità olandese, datata 26 maggio 1993 e indirizzata a un cittadino che aveva manifestato la sua preoccupazione, si legge: «Le norme qualitative in Olanda sono esigenti. Le ricerche effettuate hanno dimostrato che la probabilità di perdite e lacerazioni è tra l’1% e il 13%. Ciò significa che il preservativo diminuisce notevolmente la possibilità di contrarre per via sessuale un’infezione da Hiv».&lt;br /&gt;Un fax del 14 giugno 1993 di una fabbrica danese a un importatore olandese dice che i consumatori di preservativi possono aspettarsi nei prossimi anni «uno scadimento di qualità pari al 36%, come conseguenza dell’equiparazione delle direttive di fabbricazion in ambito Cee: i requisiti sono infatti molto meno severi in Paesi come la Spagna, il Portogallo e l’Italia che da noi».&lt;br /&gt;Si potrà a questo punto obiettare che l’insuccesso del preservativo nella prevenzione della gravidanza e dell’infezione da Hiv non è dovuto esclusivamente a perdite. Ci sono infatti anche altre cause come le lacerazioni, l’uso sconsiderato, lo sfilamento, ecc. Ma con tutto ciò sarebbe irragionevole prescindere dai risultati delle ricerche sulle perdite dei preservativi, condotte da esperti nel campo della gomma. Tanto più che la pubblicazione delle loro conclusioni è prova della loro obiettività, dal momento che tali risultati non si può certo dire che depongano a favore dei prodotti della loro stessa industria. Al contrario, voci maliziose insinuano che, pubblicando questi risultati, l’industria della gomma cerchi di mettere le mani avanti per prevenire eventuali richieste di risarcimento di danni da parte di consumatori di preservativi che abbiano contratto l’infezione da Hiv.&lt;br /&gt;In netto contrasto con quesste dichiarazioni e pubblicazioni, il Consiglio olandese per la pubblicità (Nederlandse Reclameraad), interpellato da un esposto che sosteneva il carattere mistificatorio e scandaloso dello slogan «Faccio l’amore sicuro o non lo faccio per niente» ha emesso l’11 agosto 1993 una decisione che suona così: «A giudizio del Consiglio la frase “faccio l’amore sicuro” non può essere intesa nel senso assoluto che questa parola ha secondo l’autore dell’esposto e secondo il “Grande vocabolario Van Dale della lingua neerlandese”. La sicurezza assoluta in pratica non esiste. [...] Nel contesto in cui viene usata, la parola “sicuro” (“veilig”) non la si può intendere altrimenti che nel senso che un preservativo offre un grado elevato di sicurezza, per cui il pericolo di infezione da virus dell’Aids viene notevolmente ridotto».&lt;br /&gt;Ma a prescindere dalla presunzione del Reclameraad di ritenersi piü autorevole del Van Dale come interprete della lingua neerlandese, lo slogan contro cui si è sporto il reclamo, alla luce delle ricerche di cui abbiamo parlato, risulta essere tutt’altro che un consiglio sicuro.&lt;br /&gt;Soprattutto per i giovani, che non pare si preoccupino tanto di che cosa ci sia di vero in questa millantata sicurezza, un simile consiglio può essere piuttosto uno stimolo a «provarci» ogni tanto. proprio perché invogliati da questa propaganda del preservativo. Un’infezione da Hiv è tuttora una malattia mortale, ma a chi mette in giro questa pubblicità col finanziamento, in questo caso, del Ministero della Sanità non pare che importi molto di avere cadaveri sulla coscienza. Sarebbe ora che non solo queste persone, ma tutti noi cominciassimo a capire che soltanto il recupero di una visione cristiana della vita e della concezione monogamica della sessualità garantiscono una difesa contro la diffusione dello Hiv. La vera causa delI’Aids sta infatti nella «Acquired “Integrity” Deficiency Syndrome», cioè nella perdita di integrità morale che ci ha regalato l’ideologia della «libertà» sessuale. Chi non arriva a capirlo o fa finta di non vederlo sappia per lo meno che di sicurezza, il preservativo, ne offre tanta quanta il tamburo di un revolver nella roulette russa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Joannes P.M. Lelkens&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1) J. TRUSSEL - K. KOST, Contraceptive Failure in the United States: a Critical Review of the Literature, in «Studies of Family» 18 (1987), pp. 237-283.&lt;br /&gt;(2) FDA, Letter to U.S. Condom Manufacturers, 7 aprile 1987.&lt;br /&gt;(3) JOHN HOPKINS UNIVERSITY, «Population Reports», vol. XVIII, n. 3, serie H, n. 8, 1990; «American Journal of Nursing», ottobre 1987, p. 1306.&lt;br /&gt;(4) G.B. DAVIS - L.W. SCHROEDER, in «Journal of Testing and Evaluation», 18 (1990) 352.&lt;br /&gt;(5) R.F. CAREY e altri, Sexually transmitted Diseases, 19 (1992), p. 230.&lt;br /&gt;(6) C.M. ROLAND, The Barrier Performance of Latex Rubber, in «Rubber World», giugno 1993, p. 15.&lt;br /&gt;(7) «Washington Post», 39 (1992), 3 luglio, p. 22.&lt;br /&gt;(8) M. STEINER e altri, Contracception, 1992. pp. 46,279. &lt;br /&gt;(9) SUSAN C. WELLER, A Meta-Analysis of Condom Effectiveness in reducing sexually transmitted Hiv, in «Soc. Sci. Med.», vol. 36 (1993), n. 12, pp. 1635-1644.&lt;br /&gt;(10) EUROPEAN STUDY GROUP, Risk Factors for Male to Female Transmission of Hiv, in «British Medical Journal», 298 (1989), pp.411-415.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© Studi cattolici, Edizioni Ares&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-2530105519420691993?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/2530105519420691993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/2530105519420691993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/aids-il-preservativo-non-preserva.html' title='Aids: il preservativo non preserva'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-7173294571163009816</id><published>2009-03-22T07:53:00.001+01:00</published><updated>2009-03-22T07:53:37.104+01:00</updated><title type='text'>Aids, l'Onu si arrende alla Chiesa</title><content type='html'>Aids, l'Onu si arrende alla Chiesa&lt;br /&gt; di Riccardo Cascioli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fallimento della “politica del preservativo” spinge le agenzie internazionali a guardare ai successi delle organizzazioni cattoliche, basati sulla presenza e sull’educazione. Il caso dell’Uganda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Da «il Timone» n. 35 - anno VI - Luglio/Agosto 2004]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La Chiesa cattolica e la Caritas sono risorse chiave a livello dei singoli Paesi. Quindi per favore contattate e cercate una collaborazione attiva con loro attraverso le Conferenze episcopali cattoliche e gli uffici nazionali della Caritas, e facilitate il loro inserimento negli appropriati progetti di cooperazione nel Paese». Questo ordine è stato impartito ai coordinaton nazionali dell’UNAIDS (l’agenzia dell’Onu che si occupa di lotta all’Aids) da parte del Direttore del Country &amp; Regional Support Department, Michel Sidibe. La data del memorandum è il 31 marzo 2004 e rappresenta una svolta nell’atteggiamento dell’agenzia dell’Onu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finora, infatti, da UNAIDS e da altre agenzie internazionali erano venute solo velenose polemiche contro la Chiesa cattolica, accusata essenzialmente di ostacolare l’uso dei preservativi come forma di prevenzione dell’Aids. Addirittura quando nell’autunno scorso ii cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, affermò alla BBC che il preservativo è permeabile al virus Hiv chiedendo che ciò venisse scritto su tutte le confezioni di profilattici (come si usa per le sigarette), fu oggetto di un linciaggio mediatico senza precedenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UNAIDS ora invece riconosce in questa lettera che «la Chiesa cattolica è responsabile del 26% di tutti i servizi sanitari nel mondo» e che in 38 Paesi in via di Sviluppo (che vengono tutti elencati nel memorandum) ha in corso importanti programmi per la prevenzione e cura dell’Aids. Non si fa ancora marcia indietro sul preservativo, ma indirettamente si riconosce che questa forma di prevenzione — l’unica sostenuta a livello di agenzie internazionali — non dà i risultati previsti. In realtà, alcuni ricercatori si spingono più in là. Edward Green, scienziato di forrnazione liberale dell’Harvard’s Center for Population and Development Studies, nel 2002 affermava in uno studio che «dopo 20 anni di pandemia non c’è al cuna evidenza che piü preservativi portino a meno Aids». E nel 2003 lo stesso Green ha pubblicato un libro dal titolo significativo - Rethinking AIDS Prevention (Ripensare la prevenzione dell’Aids), Greenwood Press — in cui, partendo dall’esperienza sul campo e dai dati raccolti, sostiene che l’unico approccio che risulta efficace nella prevenzione deIl’Aids è quello basato sull’educazione all’astinenza e alla fedeltà coniugale. Insomma, ciò che la Chiesa cattolica ha sempre fatto e che anche l’arnministrazione Bush sta ora cercando di fare sostenendo le organizzazioni religiose che operano nei Paesi in via di Sviluppo. Per inciso, vale la pena ricordare che ii 24 maggio scorso proprio a Edward Green è stato assegnato l’importante Premio Philly Bongole Lutaaya per il suo lavoro sull’Aids in Africa.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il caso che meglio spiega queste posizioni é quello dell’Uganda, l’unico Paese dove ci sia stata una reale diminuzione nel tasso di infezioni da HIV: secondo i dati offerti da uno studio di USAID (l’agenzia per lo sviluppo internazionale che fa capo al governo americano) c’è stata una riduzione del 75% nel gruppo di età tra i 15 e i 19 anni, del 60% tra i 20 e i 24 e del 54% nel suo complesso. E questo perché è stato ridotto del 65% ii sesso con partner casuali, grazie all’azione del governo che ha puntato soprattutto sull’educazione all’astinenza e alla fedeltà coniugale, nconoscendo al contempo il lavoro di chi già sul campo lavorava in questa direzione. Al contrario, l’arcivescovo di Nairobi, Raphael Ndingi Nzeki, ha denunciato che negli altri Paesi «l’Aids è cresciuto cosìI rapidamente a causa della disponibilità dei preservativi». Non sembn un’affermazione provocatoria: il 29 gennaio 2000 la rivista scientifica The Lancet, a proposito dell’incentivo alI’uso dei profilattici, avvertiva del pericolo di "una falsa percezione di protezione" che "induce ad aumentare i comportamenti a rischio". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E lecito a questo punto porsi una domanda: come è accaduto che la Chiesa avesse ragione mentre a livello internazionale c’e stato un abbaglio collettivo? Sostanzialmente perché mentre le agenzie Onu si sono sempre mosse sulla base di schemi ideologici, la Chiesa è presenza, la Chiesa vive il metodo della condivisione. Giuliano Rizzardini, primario di malattie infettive all’ospedale di Busto Arsizio ma con una lunga esperienza in Africa nella lotta all’Aids e consulente della Santa Sede, spiega che «la presenza permette di cogliere i reali bisogni, di creare un contesto educativo che solo permette a prevenzione e terapie di essere efficaci, di inventare modalità di intervento, di essere credibili e autorevoli nel suggerire soluzioni». Non sono parole, é un fatto, corroborato da alcuni dati: le organizzazioni cattoliche che in tutto il mondo lavorano a vario titolo per la salute sonc 110.954 e gestiscono 6.038 ospedali, 17.189 dispensari, 799 lebbrosari, 13.238 case di cura per anziani e cronici, 64.979 centri di riabilitazione, counselling, assistenza pediatnca. E nell’Uganda diventata esempio per il resto del mondo in fatto di lotta all’Aids la sanità gestita dalla Chiesa cattolica — secondo le cifre fornite dal Journal of Medicine and the Person — conta 27 ospedali (un quarto del totale) 220 unità sanitarie di primo livello e le scuole infermieri, mantenendo “un ruolo decisivo neIl’erogazione sia dei servizi di base che di alta specializzazione traman dando un prezioso ethos professionale una cultura di servizio”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una seconda questione importante è nella specificità di questa presenza della Chiesa: essa, infatti, nell’offrire un servizio, punta all’eclucazione della persona. I governi occidentali e le agenzie internazionali pensano che basti rendere disponibili le medicine per avere terapie di successo, e invece questo non basta. Ancora l’esperienza del dottor Rizzardini: «Le terapie hanno successo soltanto se sono inserite in un contesto educativo». Vale a dire che l’astinenza e la fedeltà coniugale, ad esempio, non sono imposizioni di morale o di igiene, ma — come nel caso dell’Uganda — sono inserite nella prospettiva di un’educazione aIl’affettività, alla responsabilità personale e al rispetto verso gli altri.&lt;br /&gt;Non dobbiamo pensare che le agenzie Onu abbiano già imparato la lezione, ma la svolta dell’UNAIDS indica almeno che un primo passo nella giusta direzione è stato fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricorda &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La vera educazione deve promuovere la formazlone della persona umana sia in vista del suo fine ultimo sia per il bene delle varie socletà, di cuii l’uomo è membro ed in cui, divenuto adulto, avrà misslonl da svolgere”. (Gravissimum Educatlonis, Dichiarazione conciliare sulI’educazione cristiana, 28 ottobre 1965, n. 1°). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angelo Scola, La Buona Salute e i luoghi della cura, Cantagalli 2002.&lt;br /&gt;Gina Bramucci, Avsi e HIV/AIDS, pamphlet ordinabile solo via Internet scrlvendo a milano@avsi.org&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© il Timone&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-7173294571163009816?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7173294571163009816'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7173294571163009816'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/aids-lonu-si-arrende-alla-chiesa.html' title='Aids, l&apos;Onu si arrende alla Chiesa'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-838188342590639952</id><published>2009-03-20T17:21:00.000+01:00</published><updated>2009-03-20T17:21:11.408+01:00</updated><title type='text'>Meglio di un lieto fine - [ Il Foglio.it › Solo qui ]</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/2046"&gt;Meglio di un lieto fine - [ Il Foglio.it › Solo qui ]&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-838188342590639952?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilfoglio.it/soloqui/2046' title='Meglio di un lieto fine - [ Il Foglio.it › Solo qui ]'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/838188342590639952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/838188342590639952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/meglio-di-un-lieto-fine-il-foglioit.html' title='Meglio di un lieto fine - [ Il Foglio.it › Solo qui ]'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-6668228167887500000</id><published>2009-03-20T17:19:00.000+01:00</published><updated>2009-03-20T17:19:45.122+01:00</updated><title type='text'>L’aggressione a B-XVI - [ Il Foglio.it › Solo qui ]</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/2055"&gt;L’aggressione a B-XVI - [ Il Foglio.it › Solo qui ]&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-6668228167887500000?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilfoglio.it/soloqui/2055' title='L’aggressione a B-XVI - [ Il Foglio.it › Solo qui ]'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6668228167887500000'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6668228167887500000'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/laggressione-b-xvi-il-foglioit-solo-qui.html' title='L’aggressione a B-XVI - [ Il Foglio.it › Solo qui ]'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-2559774915277104610</id><published>2009-03-20T17:18:00.000+01:00</published><updated>2009-03-20T17:18:10.826+01:00</updated><title type='text'>Il laico Blair contro il laicismo aggressivo - [ Il Foglio.it › Solo qui ]</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/2063"&gt;Il laico Blair contro il laicismo aggressivo - [ Il Foglio.it › Solo qui ]&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-2559774915277104610?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilfoglio.it/soloqui/2063' title='Il laico Blair contro il laicismo aggressivo - [ Il Foglio.it › Solo qui ]'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/2559774915277104610'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/2559774915277104610'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/il-laico-blair-contro-il-laicismo.html' title='Il laico Blair contro il laicismo aggressivo - [ Il Foglio.it › Solo qui ]'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-5648780955079870023</id><published>2009-03-20T17:13:00.002+01:00</published><updated>2009-03-20T17:16:12.776+01:00</updated><title type='text'>Così l’Uganda sta vincendo la lotta all’Aids senza preservativi - [ Il Foglio.it › Solo qui ]</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/2059"&gt;Così l’Uganda sta vincendo la lotta all’Aids senza preservativi&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-5648780955079870023?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/5648780955079870023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/5648780955079870023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/cosi-luganda-sta-vincendo-la-lotta.html' title='Così l’Uganda sta vincendo la lotta all’Aids senza preservativi - [ Il Foglio.it › Solo qui ]'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-3004195577224703314</id><published>2009-03-14T13:07:00.002+01:00</published><updated>2009-03-14T13:10:43.125+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Benedetto XVI'/><title type='text'>Benedetto XVI: anche cattolici hanno pensato di dovermi colpire Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero ...</title><content type='html'>Benedetto XVI: anche cattolici hanno pensato di dovermi colpire&lt;br /&gt;Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LETTERA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RIGUARDO ALLA REMISSIONE DELLA SCOMUNICA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DEI QUATTRO VESCOVI CONSACRATI DALL’ARCIVESCOVO LEFEBVRE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12.03.2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Cari Confratelli nel ministero episcopale!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La remissione della scomunica ai quattro Vescovi, consacrati nell’anno 1988 dall’Arcivescovo Lefebvre senza mandato della Santa Sede, per molteplici ragioni ha suscitato all’interno e fuori della Chiesa Cattolica una discussione di una tale veemenza quale da molto tempo non si era più sperimentata. Molti Vescovi si sono sentiti perplessi davanti a un avvenimento verificatosi inaspettatamente e difficile da inquadrare positivamente nelle questioni e nei compiti della Chiesa di oggi. Anche se molti Vescovi e fedeli in linea di principio erano disposti a valutare in modo positivo la disposizione del Papa alla riconciliazione, a ciò tuttavia si contrapponeva la questione circa la convenienza di un simile gesto a fronte delle vere urgenze di una vita di fede nel nostro tempo. Alcuni gruppi, invece, accusavano apertamente il Papa di voler tornare indietro, a prima del Concilio: si scatenava così una valanga di proteste, la cui amarezza rivelava ferite risalenti al di là del momento. Mi sento perciò spinto a rivolgere a voi, cari Confratelli, una parola chiarificatrice, che deve aiutare a comprendere le intenzioni che in questo passo hanno guidato me e gli organi competenti della Santa Sede. Spero di contribuire in questo modo alla pace nella Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una disavventura per me imprevedibile è stata il fatto che il caso Williamson si è sovrapposto alla remissione della scomunica. Il gesto discreto di misericordia verso quattro Vescovi, ordinati validamente ma non legittimamente, è apparso all’improvviso come una cosa totalmente diversa: come la smentita della riconciliazione tra cristiani ed ebrei, e quindi come la revoca di ciò che in questa materia il Concilio aveva chiarito per il cammino della Chiesa. Un invito alla riconciliazione con un gruppo ecclesiale implicato in un processo di separazione si trasformò così nel suo contrario: un apparente ritorno indietro rispetto a tutti i passi di riconciliazione tra cristiani ed ebrei fatti a partire dal Concilio – passi la cui condivisione e promozione fin dall’inizio era stato un obiettivo del mio personale lavoro teologico. Che questo sovrapporsi di due processi contrapposti sia successo e per un momento abbia disturbato la pace tra cristiani ed ebrei come pure la pace all’interno della Chiesa, è cosa che posso soltanto deplorare profondamente. Mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l’internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie. Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco. Proprio per questo ringrazio tanto più gli amici ebrei che hanno aiutato a togliere di mezzo prontamente il malinteso e a ristabilire l’atmosfera di amicizia e di fiducia, che – come nel tempo di Papa Giovanni Paolo II – anche durante tutto il periodo del mio pontificato è esistita e, grazie a Dio, continua ad esistere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro sbaglio, per il quale mi rammarico sinceramente, consiste nel fatto che la portata e i limiti del provvedimento del 21 gennaio 2009 non sono stati illustrati in modo sufficientemente chiaro al momento della sua pubblicazione. La scomunica colpisce persone, non istituzioni. Un’Ordinazione episcopale senza il mandato pontificio significa il pericolo di uno scisma, perché mette in questione l’unità del collegio episcopale con il Papa. Perciò la Chiesa deve reagire con la punizione più dura, la scomunica, al fine di richiamare le persone punite in questo modo al pentimento e al ritorno all’unità. A vent’anni dalle Ordinazioni, questo obiettivo purtroppo non è stato ancora raggiunto. La remissione della scomunica mira allo stesso scopo a cui serve la punizione: invitare i quattro Vescovi ancora una volta al ritorno. Questo gesto era possibile dopo che gli interessati avevano espresso il loro riconoscimento in linea di principio del Papa e della sua potestà di Pastore, anche se con delle riserve in materia di obbedienza alla sua autorità dottrinale e a quella del Concilio. Con ciò ritorno alla distinzione tra persona ed istituzione. La remissione della scomunica era un provvedimento nell’ambito della disciplina ecclesiastica: le persone venivano liberate dal peso di coscienza costituito dalla punizione ecclesiastica più grave. Occorre distinguere questo livello disciplinare dall’ambito dottrinale. Il fatto che la Fraternità San Pio X non possieda una posizione canonica nella Chiesa, non si basa in fin dei conti su ragioni disciplinari ma dottrinali. Finché la Fraternità non ha una posizione canonica nella Chiesa, anche i suoi ministri non esercitano ministeri legittimi nella Chiesa. Bisogna quindi distinguere tra il livello disciplinare, che concerne le persone come tali, e il livello dottrinale in cui sono in questione il ministero e l’istituzione. Per precisarlo ancora una volta: finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa, e i suoi ministri – anche se sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica – non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla luce di questa situazione è mia intenzione di collegare in futuro la Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" – istituzione dal 1988 competente per quelle comunità e persone che, provenendo dalla Fraternità San Pio X o da simili raggruppamenti, vogliono tornare nella piena comunione col Papa – con la Congregazione per la Dottrina della Fede. Con ciò viene chiarito che i problemi che devono ora essere trattati sono di natura essenzialmente dottrinale e riguardano soprattutto l’accettazione del Concilio Vaticano II e del magistero post-conciliare dei Papi. Gli organismi collegiali con i quali la Congregazione studia le questioni che si presentano (specialmente la consueta adunanza dei Cardinali al mercoledì e la Plenaria annuale o biennale) garantiscono il coinvolgimento dei Prefetti di varie Congregazioni romane e dei rappresentanti dell’Episcopato mondiale nelle decisioni da prendere. Non si può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962 – ciò deve essere ben chiaro alla Fraternità. Ma ad alcuni di coloro che si segnalano come grandi difensori del Concilio deve essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta in sé l’intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spero, cari Confratelli, che con ciò sia chiarito il significato positivo come anche il limite del provvedimento del 21 gennaio 2009. Ora però rimane la questione: Era tale provvedimento necessario? Costituiva veramente una priorità? Non ci sono forse cose molto più importanti? Certamente ci sono delle cose più importanti e più urgenti. Penso di aver evidenziato le priorità del mio Pontificato nei discorsi da me pronunciati al suo inizio. Ciò che ho detto allora rimane in modo inalterato la mia linea direttiva. La prima priorità per il Successore di Pietro è stata fissata dal Signore nel Cenacolo in modo inequivocabile: "Tu … conferma i tuoi fratelli" (Lc 22, 32). Pietro stesso ha formulato in modo nuovo questa priorità nella sua prima Lettera: "Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1 Pt 3, 15). Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non ad un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore spinto sino alla fine (cfr Gv 13, 1) – in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini e che con lo spegnersi della luce proveniente da Dio l’umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Condurre gli uomini verso Dio, verso il Dio che parla nella Bibbia: questa è la priorità suprema e fondamentale della Chiesa e del Successore di Pietro in questo tempo. Da qui deriva come logica conseguenza che dobbiamo avere a cuore l’unità dei credenti. La loro discordia, infatti, la loro contrapposizione interna mette in dubbio la credibilità del loro parlare di Dio. Per questo lo sforzo per la comune testimonianza di fede dei cristiani – per l’ecumenismo – è incluso nella priorità suprema. A ciò si aggiunge la necessità che tutti coloro che credono in Dio cerchino insieme la pace, tentino di avvicinarsi gli uni agli altri, per andare insieme, pur nella diversità delle loro immagini di Dio, verso la fonte della Luce – è questo il dialogo interreligioso. Chi annuncia Dio come Amore "sino alla fine" deve dare la testimonianza dell’amore: dedicarsi con amore ai sofferenti, respingere l’odio e l’inimicizia – è la dimensione sociale della fede cristiana, di cui ho parlato nell’Enciclica Deus caritas est.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se dunque l’impegno faticoso per la fede, per la speranza e per l’amore nel mondo costituisce in questo momento (e, in forme diverse, sempre) la vera priorità per la Chiesa, allora ne fanno parte anche le riconciliazioni piccole e medie. Che il sommesso gesto di una mano tesa abbia dato origine ad un grande chiasso, trasformandosi proprio così nel contrario di una riconciliazione, è un fatto di cui dobbiamo prendere atto. Ma ora domando: Era ed è veramente sbagliato andare anche in questo caso incontro al fratello che "ha qualche cosa contro di te" (cfr Mt 5, 23s) e cercare la riconciliazione? Non deve forse anche la società civile tentare di prevenire le radicalizzazioni e di reintegrare i loro eventuali aderenti – per quanto possibile – nelle grandi forze che plasmano la vita sociale, per evitarne la segregazione con tutte le sue conseguenze? Può essere totalmente errato l’impegnarsi per lo scioglimento di irrigidimenti e di restringimenti, così da far spazio a ciò che vi è di positivo e di ricuperabile per l’insieme? Io stesso ho visto, negli anni dopo il 1988, come mediante il ritorno di comunità prima separate da Roma sia cambiato il loro clima interno; come il ritorno nella grande ed ampia Chiesa comune abbia fatto superare posizioni unilaterali e sciolto irrigidimenti così che poi ne sono emerse forze positive per l’insieme. Può lasciarci totalmente indifferenti una comunità nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 Istituti universitari, 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli? Dobbiamo davvero tranquillamente lasciarli andare alla deriva lontani dalla Chiesa? Penso ad esempio ai 491 sacerdoti. Non possiamo conoscere l’intreccio delle loro motivazioni. Penso tuttavia che non si sarebbero decisi per il sacerdozio se, accanto a diversi elementi distorti e malati, non ci fosse stato l’amore per Cristo e la volontà di annunciare Lui e con Lui il Dio vivente. Possiamo noi semplicemente escluderli, come rappresentanti di un gruppo marginale radicale, dalla ricerca della riconciliazione e dell’unità? Che ne sarà poi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente, da molto tempo e poi di nuovo in quest’occasione concreta abbiamo sentito da rappresentanti di quella comunità molte cose stonate – superbia e saccenteria, fissazione su unilateralismi ecc. Per amore della verità devo aggiungere che ho ricevuto anche una serie di testimonianze commoventi di gratitudine, nelle quali si rendeva percepibile un’apertura dei cuori. Ma non dovrebbe la grande Chiesa permettersi di essere anche generosa nella consapevolezza del lungo respiro che possiede; nella consapevolezza della promessa che le è stata data? Non dovremmo come buoni educatori essere capaci anche di non badare a diverse cose non buone e premurarci di condurre fuori dalle strettezze? E non dobbiamo forse ammettere che anche nell’ambiente ecclesiale è emersa qualche stonatura? A volte si ha l’impressione che la nostra società abbia bisogno di un gruppo almeno, al quale non riservare alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio. E se qualcuno osa avvicinarglisi – in questo caso il Papa – perde anche lui il diritto alla tolleranza e può pure lui essere trattato con odio senza timore e riserbo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari Confratelli, nei giorni in cui mi è venuto in mente di scrivere questa lettera, è capitato per caso che nel Seminario Romano ho dovuto interpretare e commentare il brano di Gal 5, 13 – 15. Ho notato con sorpresa l’immediatezza con cui queste frasi ci parlano del momento attuale: "Che la libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!" Sono stato sempre incline a considerare questa frase come una delle esagerazioni retoriche che a volte si trovano in san Paolo. Sotto certi aspetti può essere anche così. Ma purtroppo questo "mordere e divorare" esiste anche oggi nella Chiesa come espressione di una libertà mal interpretata. È forse motivo di sorpresa che anche noi non siamo migliori dei Galati? Che almeno siamo minacciati dalle stesse tentazioni? Che dobbiamo imparare sempre di nuovo l’uso giusto della libertà? E che sempre di nuovo dobbiamo imparare la priorità suprema: l’amore? Nel giorno in cui ho parlato di ciò nel Seminario maggiore, a Roma si celebrava la festa della Madonna della Fiducia. Di fatto: Maria ci insegna la fiducia. Ella ci conduce al Figlio, di cui noi tutti possiamo fidarci. Egli ci guiderà – anche in tempi turbolenti. Vorrei così ringraziare di cuore tutti quei numerosi Vescovi, che in questo tempo mi hanno donato segni commoventi di fiducia e di affetto e soprattutto mi hanno assicurato la loro preghiera. Questo ringraziamento vale anche per tutti i fedeli che in questo tempo mi hanno dato testimonianza della loro fedeltà immutata verso il Successore di san Pietro. Il Signore protegga tutti noi e ci conduca sulla via della pace. È un augurio che mi sgorga spontaneo dal cuore in questo inizio di Quaresima, che è tempo liturgico particolarmente favorevole alla purificazione interiore e che tutti ci invita a guardare con speranza rinnovata al traguardo luminoso della Pasqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con una speciale Benedizione Apostolica mi confermo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vostro nel Signore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BENEDICTUS PP. XVI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal Vaticano, 10 Marzo 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-3004195577224703314?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/3004195577224703314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/3004195577224703314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/benedetto-xvi-anche-cattolici-hanno.html' title='Benedetto XVI: anche cattolici hanno pensato di dovermi colpire Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero ...'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-269028703896918840</id><published>2009-03-12T14:43:00.001+01:00</published><updated>2009-03-12T14:45:34.126+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia &apos;900'/><title type='text'>Katyn un sussidiario per le scuole</title><content type='html'>Katyn un sussidiario per le scuole&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Novecento - mer 11 mar&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Domenico Bonvegna&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdì scorso ho assistito alla proiezione a Milano del film Katyn di Andrzej Wajda presso il cinema Palestrina , sala strapiena, c'era gente in piedi ad assistere alla seconda (ed ultima!) proiezione. Centinaia di persone, dopo aver fatto inutilmente la fila al botteghino, sono tornate a casa senza averlo potuto vedere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La proiezione del film, voluta da "Sentieri del Cinema" e dal Centro Culturale di Milano è stato presentato dal console polacco Krzysztof Strzalka e da Luigi Geninazzi redattore di Avvenire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Katyn sono 117 minuti intensi, trepidanti, drammatici, "un pugno nello stomaco"come lo fu The Passion o Apocalypto di Mel Gibson. Il regista polacco ha il gran merito di evidenziare senza distorsioni la follia ideologica dei due totalitarismi del 900: il socialcomunismo staliniano e il nazionalsocialismo hitleriano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Wajda rievoca la strage di 22 mila soldati polacchi uccisi dalla polizia sovietica (NKVD) il 5 marzo 1940 nella foresta di Katyn, situata vicino Smolensk, in Russia. Il massacro fu rivelato dai nazisti in chiave antisovietica al momento dell'invasione della Russia nel '41, ma Mosca rigettò ogni responsabilità sull'esercito di Hitler. E in mezzo ci fu il silenzio dell'Occidente, incapace di denunciare le responsabilità di Stalin, divenuto un indispensabile alleato contro la Germania. Solo nel 1990 l'allora presidente dell'Urss Gorbaciov ha riconosciuto la verità storica sull'eccidio di Katyn. E poi nel 1992 il presidente russo Boris Eltsin, consegnando alla Polonia i documenti che attestavano la piena responsabilità dell'Unione Sovietica nel massacro di Katyn, disse: «Perdonateci, se potete» .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con Katyn il grande regista polacco (autore di L'uomo di marmo , L'uomo di ferro , Danton ), ha rinnovato in patria il dolore di un intero popolo narrando con stile secco e incalzante - e inserendo anche immagini di documenti d'epoca - una tragedia storica che ha segnato il suo Paese per decenni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel film si vedono, militari nazisti e sovietici insieme, in nome dell'ideologia pronti a qualsiasi crimine, in mezzo gli ufficiali polacchi, soldati d'altri tempi, come dei cavalieri medievali, legati alla divisa, all'identità, alla patria cattolica, alla lealtà militare, speranzosi di farcela nonostante tutto, ma che alla fine sono tutti sacrificati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi è anche un risvolto personale che ha portato Wajda a completare questo lungometraggio - ambientato tra il 1939 e il 1950 - visto che suo padre, Jakub, fu una delle vittime del massacro di Katyn. Per questo motivo, sotto il titolo del suo film, il regista premio Oscar alla carriera nel 2000 ha apposto un'eloquente dedica: «Ai miei genitori». «Mia madre si è nutrita di illusione fino alla fine della sua vita perché il nome di mio padre figurava sulla lista dei soldati massacrati con un appellativo sbagliato» ha ricordato Wajda durante la presentazione ufficiale di Katyn, svoltasi a Varsavia il 17 settembre dell'anno scorso, proprio 68 anni dopo l'invasione sovietica. Wajda, che nella strage, rievoca non solo la dignità e il coraggio delle vittime, ma anche la tenacia nel cercare la verità e la speranza incrollabile delle donne che li aspettano a casa. Così vediamo madri, mogli, figlie attendere, invano, il ritorno degli amati; come Anna , moglie di Andrzej , capitano dell'8° reggimento dell'esercito, che con la figlia Nika aspetta con sempre minor speranza di rivederlo. Le prime scene del film sono quelle di due folle che percorrono una medesima strada ma a senso inverso: vi è chi fugge dall'occupazione Armata rossa e chi scappa dall'oppressione della Wermacht . E le ultime inquadrature del film ritraggono proprio le fucilazioni su 22.000 inermi ufficiali polacchi, uccisi con un colpo alla nuca tra Katyn e altre località limitrofe, per poi essere sepolti in fosse comuni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Katyn è un film bellissimo si scrive nella presentazione del film sul sito di "Sentieri del Cinema"(un anno fa candidato all'Oscar per il miglior film straniero) e da non perdere, è anche la testimonianza di un popolo orgoglioso delle proprie radici e saldo nella propria fede, con i militari polacchi che vanno incontro alla morte a testa alta e recitando il Padre Nostro mentre uomini stravolti da odio e ideologia li ammazzano come bestie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cineasta polacco ha riconosciuto che «nessun regista sano di mente avrebbe potuto girare un film così durante il periodo comunista, se non presentando la versione ufficiale. Nel mio Paese non c'è stato interesse su questo argomento». Wajda si è avvalso della collaborazione di Pawel Edelman per il montaggio (già all'opera ne "Il pianista"di Roman Polanski) e delle musiche del grande compositore Krzysztof Penderecki.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"'Katyn' viene proiettato in pochissimi cinematografi, 12 in tutt'Italia. Com'è possibile che un simile capolavoro non trovi spazio se non in circuiti ristretti o nei cinema d'essai? Non è certo colpa della società di distribuzione 'Movimento Film' il cui responsabile, Mario Mazzarotto, ammette sconsolato che «di 'Katyn' in versione italiana sono disponibili molte più copie di quante ne circolano attualmente, ma sembra che si stia facendo di tutto per boicottarne la visibilità». Censurato e avvolto nella menzogna di regime per oltre mezzo secolo, Katyn è stato un nome difficile da pronunciare ad alta voce anche qui da noi. Nell'immediato dopoguerra ci fu chi venne sottoposto ad un vero e proprio linciaggio morale da parte del Pci di Togliatti per aver sollevato i veli sull'eccidio che porta il marchio sovietico". (Luigi Geninazzi, Un film che spaventa, 8.3.09 Avvenire).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Movimento Film (http://www.movimentotv.it), in collaborazione con l'Associazione dei Polacchi a Milano consiglia fortemente, per il suo valore di documento storico e didattico, di far vedere il film agli studenti delle scuole. Ci sarà qualcuno che lo farà? "'Katyn' è un film che dovrebbe essere proiettato in tutte le scuole, - scrive Geninazzi - un contributo al recupero di quella 'memoria storica' che politici ed educatori sottolineano sempre con grande enfasi. Invece in Italia viene relegato, ignorato e sottilmente boicottato. C'è di che vergognarsi: dopo i sovietici, siamo riusciti a censurare Katyn una seconda volta".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rozzano MI, 9 marzo 2009&lt;br /&gt;Festa di S. Francesca Romana&lt;br /&gt;Domenico Bonvegna&lt;br /&gt;domenicobonvegna[chiocciola]alice.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-269028703896918840?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/269028703896918840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/269028703896918840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/katyn-un-sussidiario-per-le-scuole.html' title='Katyn un sussidiario per le scuole'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-6023186656622109608</id><published>2009-03-12T14:24:00.000+01:00</published><updated>2009-03-12T14:25:29.778+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Socci'/><title type='text'>il giudizio del Papa ci riporta dalla virtualità al mondo reale</title><content type='html'>Socci: il giudizio del Papa ci riporta dalla virtualità al mondo reale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Socci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mercoledì 8 ottobre 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Sulla sabbia costruisce chi costruisce solo sulle cose visibili e tangibili, sul successo, sulla carriera, sui soldi. Apparentemente queste sono le vere realtà. Ma tutto questo un giorno passerà. Lo vediamo adesso nel crollo delle grandi banche: questi soldi scompaiono, sono niente». Erano parole non scritte nel discorso; eppure Benedetto XVI, introducendo i lavori del Sinodo dei Vescovi, ha voluto inserire, improvvisando, questo passaggio sulla stringente attualità della crisi finanziaria, che proprio lunedì, mentre il Papa parlava, stava vivendo uno dei giorni più bui. Un riferimento brevissimo, quasi «fulmineo», ma che è bastato, secondo Antonio Socci, per esprime «un giudizio culturale dirompente».&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Socci, qual è la portata culturale di queste brevi parole che il Papa ha voluto dedicare al tema dell’attuale crisi finanziaria?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giudizio espresso dal Papa colpisce innanzitutto per la fulmineità: in poche e quasi scarne parole ha espresso un concetto che per semplicità di sguardo si impone al buon senso comune, ma al tempo stesso ne rovescia i criteri. Si tratta cioè di uno sguardo sulla realtà che è in qualche modo rivelativo, tipico della tradizione cristiana. Ciò che il Santo Padre ha fatto comprendere è che, sia nella prosperità che nelle circostanze nefaste, tutto passa, e l’unica cosa che resta è il rapporto con Cristo. Questo fa impressione, perché anche chi non è cristiano percepisce l’effimero della vita, il lato per così dire “leopardiano” dell’esistenza. È quindi un giudizio che magari può irritare o far polemizzare, ma va a cogliere una cosa che tutti possono constatare.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In cosa allora questo giudizio si differenzia dal normale “senso comune”?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa positiva è il fatto che quello del Papa non è il grido disperato del nichilista, per cui tutto passa e quindi non vale la pena vivere; tutto passa, dice Benedetto XVI, ma una cosa resta, e quello che resta è la roccia, è Cristo. Questo libera dalla schiavitù delle circostanze, della storia e della cronaca, che sbattono le persone qua e là, come foglie al vento. È l’origine di una grande liberazione, perché indica qual è l’ancora grazie alla quale l’io può trovare la propria consistenza. Nel piccolo di una breve affermazione, emerge dunque un giudizio culturale dirompente. Nessuno può indicare una sola cosa al mondo che resta; ma questa rimane una constatazione con cui solitamente non si fanno i conti, se non in termini nichilisti, come invito al carpe diem.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benedetto XVI non è il primo che rileva la profonda spaccatura culturale che questa crisi finanziaria sta aprendo. Qualche giorno fa, sul Corriere della Sera, André Glucksmann ipotizzava addirittura la fine del post-moderno, con la sua ideologia secondo cui «una cosa diventa vera per il solo fatto che la diciamo»: cosa ne pensa di questo giudizio?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Direi che è troppo bello per essere vero. Non credo che questa crisi possa portare alla fine di questa ideologia. Certo, sarebbe bello se si arrivasse al superamento di una concezione della vita come pura virtualità. Ma il vero problema è che questa virtualità in cui noi tutti viviamo, prima che nell’economia – che pure ne è la struttura portante – si manifesta soprattutto nel circo mediatico: televisioni, internet, giornali. E questo mondo non è in crisi, e continuerà a dominare le nostre esistenze. Tutti viviamo in questo surrealismo di massa.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Surrealismo di massa” è una strana espressione: che cosa significa?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franco Fortini, in una bellissima introduzione a un libro sui poeti surrealisti francesi, diceva che la situazione in cui vivono soprattutto i giovani è proprio questo surrealismo di massa. Quello che negli anni Venti-Trenta era l’esperienza di alcune élites – si pensi ad esempio alla dimensione delle droghe – è diventata una situazione di massa. È la peste del nostro tempo, e gli effetti di questo li vediamo noi stessi nella fatica che facciamo nel ricapitolare i termini esatti della nostra esperienza. Parlando con qualcuno, soprattutto con i giovani (ma anche con gli adulti), basta chiedere un’opinione su una cosa qualsiasi: rispondendo esprimono uno sdoppiamento forte tra quello che pensano e quella che è la loro esperienza. Mentre la loro esperienza dice una cosa, la loro testa ne dice un’altra, proprio perché la testa è imbottita di questo mondo virtuale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se è la caratteristica fondamentale del mondo in cui tutti viviamo, significa che questa condizione riguarda anche i cristiani.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la mentalità dominante, è l’aria in cui tutti noi viviamo, anche i cristiani. Il cardinale Ratzinger, in un libro su Origene, disse che le “potenze dell’aria” di una volta, cioè le divinità pagane, ora non sono altro che l’opinione pubblica. I nostri figli ci nascono, e noi pure ci siamo dentro completamente. Questo effettivamente rende difficile anche vivere l’esperienza cristiana e fare un cammino. Poi ci sono momenti in cui la realtà butta in faccia tutto, e si torna a toccare terra coi piedi e a riaprire gli occhi; poi però immediatamente si ritorna alla tentazione di costruire un’identità fittizia o di fuggire in altri mondi. È un meccanismo molto complesso e difficilmente scardinabile. E questo accade anche perché l’uomo ha bisogno di fuggire: l’uomo riconosce l’esperienza vera, la realtà vera soltanto quando questa si presenta con un significato, con un ordine e con una sua bellezza. Altrimenti l’uomo di per sé ha come un automatismo che lo porta a fuggire, perché ha paura della morte e dell’effimero della vita, e non può dire in maniera indolore, come se nulla fosse, che tutto passa e tutto è niente.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro intervento significativo sul tema delle cause culturali della crisi finanziaria è stato un recente editoriale del direttore di Repubblica Ezio Mauro, in cui l’autore introduceva un’immagine significativa: il broker per strada con lo scatolone in mano «esce dall'indistinto virtuale del paesaggio elettronico per tornare ad essere una figura sociale». Non si salta però il passaggio che quel broker era ed è, prima che figura sociale, figura umana, persona?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il punto è che siamo sempre alla ricerca di identità, di categorie e di schemi dentro cui collocare i fatti che accadono. Se si guarda all’accadere in sé del fatto, se ne coglie la drammaticità, e questo spaventa. Un conto è fare l’analisi sociologica, un conto è incontrare la persona per strada che ti chiede di aiutarla. Rispetto all’immagine del broker, mi viene in mente che il medesimo giudizio del Papa io l’ho sentito dire una volta da don Giussani, in una circostanza esattamente opposta. Ed è quella che illumina e fa capire ancora di più la profonda verità delle parole di Benedetto XVI. Giussani parlava con persone a lui vicine, in un momento di forte entusiasmo al termine di un Meeting di Rimini andato particolarmente bene. Nel mezzo dell’entusiasmo lui se ne uscì con una frase impressionante e vertiginosa: «tutto passa, l’unica cosa che resta è il tuo faccia a faccia con Cristo». E questo è anche il giudizio finale su tutta la nostra esistenza. Ma la cosa veramente impressionante è che egli lo disse in circostanze opposte a quelle attuali: quando tutto crolla questo è più evidente, ma il punto è saperlo affermare quando tutto va a gonfie vele. Ed è questo che permette di capire l’immenso valore di questo giudizio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-6023186656622109608?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6023186656622109608'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6023186656622109608'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/il-giudizio-del-papa-ci-riporta-dalla.html' title='il giudizio del Papa ci riporta dalla virtualità al mondo reale'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-3613642361527608088</id><published>2009-03-12T14:22:00.001+01:00</published><updated>2009-03-12T14:22:53.749+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Socci'/><title type='text'>DIVAMPA LA CRISI, AUMENTA LA FAME E… CRESCONO LE SPESE PER ARMAMENTI. LA CHIESA SOLA GRIDA!</title><content type='html'>DIVAMPA LA CRISI, AUMENTA LA FAME E… CRESCONO LE SPESE PER ARMAMENTI. LA CHIESA SOLA GRIDA! &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;10.03.2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immaginiamo che in una nostra città vi sia un quartiere dove sta accadendo una cosa inaudita.&lt;br /&gt;Imperversa la crisi, chiudono le attività, le famiglie si riempiono di disoccupati e di debiti, le vie di mendicanti, non si arriva alla quarta e neanche alla terza settimana, ma incredibilmente – in questo quartiere – invece di rimboccarsi le maniche e lavorare, d’improvviso tutti si mettono a dar fondo ai risparmi, facendo enormi spese, per comprare fucili, pistole, bombe a mano, sistemi computerizzati di sicurezza, per installare campi minati nei giardini, razzi, cariche di tritolo, ognuno per essere più armato del vicino e poterlo minacciare. Con il risultato infine che si sono svuotati i portafogli, ma la sicurezza di tutti è diminuita e il rischio complessivo è enormemente aumentato perché basterà un piccolo incidente, o un gatto che salta su una mina, per far esplodere tutto demolendo l’intero quartiere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, si direbbe che tutto questo è pazzesco, roba da matti. Eppure questo quartiere esiste ed è il mondo attuale. Dove la realtà è perfino peggiore. Proprio in questi mesi in cui esplode la più colossale crisi finanziaria ed economia dal 1929 e addirittura interi stati rischiano la bancarotta e la fame cresce in molte parti del mondo, le spese per armamenti, già ingentissime, sono in folle aumento. Anche negli Stati più poveri dove la gente letteralmente sopravvive – anzi muore - con un dollaro al giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le spese militari stanno aumentando dal 2001, ma, scrive “La Civiltà cattolica” nel numero in uscita, a crisi economica esplosa l’assurda tendenza continua e si accentua: “la spesa mondiale per le armi — sempre difensive, si capisce! — nel 2007 è aumentata del 6% con punte del 15% negli Stati dell’Europa orientale, raggiungendo 1.339 miliardi di dollari, e c’è il rischio che nel 2008 abbia raggiunto 1.500 miliardi”. Così “nel 2007 ogni abitante del pianeta — anche quelli che vivono con un dollaro al giorno — ha speso per le armi 202 dollari, il 2,5% del Pil di tutti i Paesi messi insieme”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è assurdo? Considerato che siamo sull’orlo del baratro economico, non sarebbe il caso di mettere fine a questa follia collettiva? Oltretutto la crisi mondiale ha ormai portato a un miliardo il numero delle persone che rischiano la morte per fame ed è sconvolgente accorgersi che tre quarti di essi risiede in sette Paesi alcuni dei quali (come la Cina) sono quelli in cui più cresce la spesa per il riarmo. Facendo crescere l’insicurezza (non a caso nel 2007 abbiamo trovato il modo di fare 14 guerre).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ difficile capire cosa si può fare, ma almeno bisogna cominciare a rifletterci, a ragionare, a immaginare iniziative. Lunedì prossimo la Fondazione Farefuturo con Charta Minuta ha chiamato il ministro Frattini a discutere con Giuliano Amato e Adolfo Urso sulla “governance mondiale” facendo un bilancio del cammino “che va dai G20 di Washington e Londra al summit che il nostro paese ospiterà a luglio alla Maddalena”. La domanda che si pongono è: “Quale sarà il ruolo dell’Italia nei nuovi assetti mondiali?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sembra che si voglia mettere a tema lo scandalo del riarmo nel tempo della grande crisi. E invece si potrebbe approfittare proprio del G8 della Maddalena, quello in cui si tenterà una strategia coordinata contro il crollo dell’economia mondiale, per sollevare il caso. E l’Italia potrebbe trovare proprio un suo ruolo importante. Il premier italiano sarebbe infatti titolatissimo per lanciare l’allarme: perché è l’ospite del vertice, perché si è sempre distinto per una politica di distensione fra Est e Ovest, anche con scelte coraggiose e storiche (vedi il vertice di Pratica di Mare), perché subito dopo l’elezione del nuovo presidente americano ha esortato Obama e i leader russi a incontrarsi presto rinsaldando il dialogo e perché tutta la sua politica estera (vedi anche la recente chiusura dell’antica controversia con la Libia o l’intervento su Gaza e la ricostruzione del Medio Oriente) è improntata al dialogo e alla pace che sono le vere condizioni per il benessere economico. Certo, sarebbe velleitario sopravvalutare il peso dell’Italia. Non siamo una grande potenza e nessun premier può fare miracoli. Ma abbiamo comunque voce in capitolo e Berlusconi ci ha abituato alle sorprese, a quei gesti di coraggio “visionario” che ogni tanto occorrono per interrompere la corsa verso il baratro. Anche se può sembrare utopico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma facciamo un passo indietro e guardiamo in faccia le cifre incredibili della situazione attuale. Le ha squadernate come dicevo il numero in uscita della “Civiltà cattolica” con un articolo intitolato “La corsa agli armamenti rovina i poveri”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzitutto c’è il riarmo dei Paesi maggiori (dati 2007): Stati Uniti 547 miliardi di dollari, Gran Bretagna 59,7, Cina 58,3, Francia 53,6, Giappone 46,6, Germania 36,9, Russia 35,4, Arabia Saudita 33,8, Italia 33,1, India 24,2, Corea del Sud 22,2; Brasile 15,3.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se, sottolinea la rivista, “è probabile che queste cifre — che provengono da fonti ufficiali — debbano essere raddoppiate, come quella russa, o triplicate come quella cinese” perché “non si deve dimenticare che le spese militari fanno parte dei segreti che tutti gli Stati custodiscono più gelosamente”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma stupefacente è la corsa al riarmo in un’area come l’America latina, dove i problemi sociali sono tantissimi: obiettivamente non si comprende quale minaccia militare strategica gravi su quell’area. Eppure nel 2008, questi paesi hanno speso più di 47 miliardi di dollari in armamenti, “con un incremento di spesa del 91% rispetto al 2003, quando si erano spesi 24,7 miliardi”. E scopriamo che il Brasile – governato dalla sinistra di Lula – il Brasile della grande povertà delle favelas è “la vera potenza militare del continente”. Fra i grandi acquirenti di armi oltre al Brasile, ci sono “la Colombia (5,5 miliardi) e il Venezuela di Chávez (6,7 miliardi) che ha acquistato armi dalla Russia e dalla Bielorussia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una folle corsa che “si alimenta da se stessa”, perché una volta innescata ognuno vuole evitare di sentirsi minacciato dal vicino (è la dinamica della corsa al riarmo fra Pakistan e India). Ma “il caso più triste” sottolinea la rivista dei Gesuiti “è quello dell’Africa, la quale spende gran parte delle sue scarse risorse per l’acquisto di armi, che stanno insanguinando il continente in guerre e guerriglie senza fine, con la conseguenza della crescita della povertà, della fame, delle malattie e del sottosviluppo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E – in via secondaria – con la crescita dell’immigrazione selvaggia e disperata verso l’Europa e delle organizzazioni criminali che ci lucrano. E’ possibile che solo la Chiesa, con il Papa, alzi la sua voce contro questo scandaloso e pericolosissimo dispendio di risorse, soprattutto oggi, nel tempo della grande crisi e della fame galoppante? E l’America di Obama? Non doveva ispirarsi a Martin Luther King e alla sua predicazione evangelica? E non sono proprio gli Stati Uniti l’epicentro della crisi finanziaria ed economica che sta diventando dramma sociale? E l’Unione europea dov’è? Esiste ancora? Ha una qualche dimensione politica e morale? O dobbiamo sprofondare nella crisi economica, magari nell’attesa di saltare tutti per aria per l’enorme apparato di armamenti nucleari allestiti sul pianeta e perennemente a rischio di incidente che solo la Provvidenza finora ha scongiurato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Socci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Libero, 7 marzo 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-3613642361527608088?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/3613642361527608088'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/3613642361527608088'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/divampa-la-crisi-aumenta-la-fame-e.html' title='DIVAMPA LA CRISI, AUMENTA LA FAME E… CRESCONO LE SPESE PER ARMAMENTI. LA CHIESA SOLA GRIDA!'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-7115488401007560441</id><published>2009-03-12T14:21:00.001+01:00</published><updated>2009-03-12T14:21:49.281+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Socci'/><title type='text'>Quaresima 2009 – Parla la Madre di Dio</title><content type='html'>Quaresima 2009 – Parla la Madre di Dio   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;01.03.2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Cari figli,&lt;br /&gt;in questo tempo di rinuncia, preghiera e penitenza vi invito di nuovo: andate a confessare i vostri peccati affinché la grazia possa aprire i vostri cuori e permettete che essa vi cambi. Convertitevi, figlioli, apritevi a Dio e al suo piano per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Messaggio da Medjugorje, 25 febbraio 2009)&lt;br /&gt;UNA SINISTRA DELL’ODIO CHE DEVE FAR PAGARE AI CRISTIANI PERFINO LA QUARESIMA…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia circa l’80-90 per cento della popolazione si definisce cattolica, mentre il 5 per cento circa si dichiara atea. I giornali però ragionano e informano come se la proporzione fosse esattamente inversa. Ignorano così anche la tendenza rilevata dalle indagini sociologiche, pure fra i più giovani: per esempio i “non credenti” fra i 18 e i 30 anni sono passati dal 17,2 per cento del 1981, al 5,8 per cento del 2000. E la fiducia nella Chiesa da parte degli italiani è cresciuta dal 57 per cento del 1981 al 67 per cento di questi anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i giornali sembrano rappresentare più il mondo delle redazioni che quello reale, il quale infatti poi si schiera agli antipodi dei media: vedi il referendum sulla legge 40 e le elezioni. I giornali sono totalmente disinteressati al cattolicesimo. Anzi, sono vistosamente ostili. I “cattolici” a cui danno voce sono solo quelli che picchiano sulla Chiesa e sul Papa: ieri, fra gli altri, c’era Hans Kung sulla “Stampa” che se n’è uscito con l’evocazione del “Concilio di Nizza del 325”. Temo si sia confuso col famoso Concilio di Nicea del 325, ma nei giornali non se ne accorge nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuna parola si è letta ieri sul fatto che era il mercoledì della ceneri e l’inizio della Quaresima per la quale il Papa ha scritto un Messaggio stupendo. Capita di essere informati dai giornali dell’inizio del Ramadan (il periodo di digiuno islamico), ma non dell’inizio della Quaresima. L’unico articolo che ne parlava è uscito sulla Repubblica e mi pare un esempio di faziosità ideologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque è accaduto che per le mense scolastiche del Comune di Roma, nel periodo di Quaresima, ovvero per sei venerdì, siano stati scambiati i menù fra il giovedì e il venerdì, cosicché il filetto di manzo va al giovedì e il pesce alla mugnaia va al venerdì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spalancati cielo. La Repubblica è insorta con un’intera pagina: “Scuole, è quaresima anche nel piatto, fino a Pasqua in mensa niente carne”. Già questo titolo è sbagliato e fuorviante, perché la carne è sostituita dal pesce solo al venerdì. Ma oltretutto è davvero pretestuoso perché l’alimentazione dei bambini non cambia: fra le pietanze stabilite dai dietologi c’è sia la carne che il pesce. Collocare il pesce al venerdì anziché al giovedì in questo periodo è, oltreché una nostra antica tradizione (perfino molto salutare), un semplice accorgimento pratico per evitare che tante famiglie cattoliche debbano fare la domanda di variazione nei diversi municipi. Non toglie niente a nessuno. Ma contro questa scelta di buon senso si è scatenata la solita “guerra di irreligione” del giornale di Ezio Mauro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con il contorno di politici, come Paolo Masini del Pd, che si lancia all’attacco dell’assessore capitolino Laura Marsilio: “Il suo è un pretesto pericoloso e irresponsabile” tuona Masini. “Imporre a tutti i bambini una scelta dettata da motivi religiosi rischia di acuire i problemi specie in una città come Roma, dove le difficoltà di integrazione sono ogni giorno più evidenti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me pretestuosa sembra la faziosità della sinistra giacobina che puntualmente cerca di usare l’argomento musulmani per dare sfogo al suo pregiudizio anticristiano. Come ha fatto in Gran Bretagna, per fare un esempio, il comune di Oxford quando ha cancellato il Natale chiamando quella del 25 dicembre “Festività della luce invernale”. A protestare contro la ridicola decisione non sono stati solo cattolici e anglicani, ma anche ebrei e musulmani. “I fedeli islamici e di altre confessioni – ha affermato il Consiglio musulmano di Oxford – “aspettano con trepidazione il Natale”, una festa che “non può essere cancellata con un tratto di penna”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel caso di Roma non risulta che abbiano protestato i musulmani. Ma la loro presenza viene usata come pretesto da altri in funzione anticattolica. Secondo una certa Sinistra, infatti l’integrazione non è solo il riconoscere e garantire gli usi e costumi delle minoranze, ma anche la cancellazione della millenaria tradizione della stragrande maggioranza degli italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coloro che si scatenano contro il Comune di Roma per il semplice scambio di menù del giovedì e del venerdì, non risulta che siano insorti quando un istituto scolastico piemontese ha addirittura sospeso le lezioni nel giorno di inizio del Ramadan e nel giorno di conclusione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E neanche quando, nel 2006, il Comune di Milano ha preso una iniziativa ancor più esplicita e importante per il Ramadan islamico diffondendo nelle scuole una specie di decalogo dove si espongono i valori alla base di questa tradizione religiosa, aiutando gli insegnanti a valorizzare i ragazzi che desiderano avvicinarsi a questa pratica. Il Comune ha pure esortato gli insegnanti che hanno studenti musulmani a spiegare a tutta la classe il significato del Ramadan facendo un paragone con la Quaresima cristiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una professoressa milanese ha riportato su internet (condividendoli) alcuni contenuti di una circolare (probabilmente è la stessa) sul Ramadan: “Le linee guida di questa circolare suggeriscono al punto 2: ‘Sono molti i valori positivi che stanno alla base di questo precetto (ramadan ndr). Esso è innanzitutto rispettato per uniformarsi alla volontà di Dio, educa a dominare i propri desideri, rende partecipe della sorte di chi è povero, allena alla pazienza…’. Tra i suggerimenti pratici leggiamo: ‘la rinuncia alla merenda o a dolci e caramelle durante il giorno (eventualmente partecipata da chi volesse, anche se non musulmano) andrebbe incoraggiata al posto della rinuncia al pasto’ ”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può immaginare cosa sarebbe successo se ad essere così valorizzata dalle pubbliche autorità fosse stata la Quaresima dei cristiani. Allora sì che Repubblica e i “politici democratici” sarebbero insorti in difesa della “laicità della scuola” e contro quello che avrebbero definito vero e proprio indottrinamento confessionale. Ovviamente pericoloso e irresponsabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ infatti la stessa scuola italica dove ogni anno tanti insegnanti “progressisti” (e pure i libri di testo) inventano mille modi per trasformare la festa del Natale in festa dell’inverno e della neve e quella di Pasqua in festa della primavera o della “colomba della Pace”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto Repubblica si compiace che si venga incontro con sollecitudine alle necessità del Ramadan islamico perfino per i detenuti. Titolo del 4 luglio 2005: “Col ramadan dietro le sbarre cambia tutto per pasti e orari”. E perché allora dobbiamo cancellare la nostra millenaria tradizione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vera integrazione non è prodotta dalla cancellazione della nostra antica cultura popolare e cattolica, come vorrebbe questa sinistra, ma dalla sua conoscenza e dallo scambio sereno fra diverse culture e diverse fedi, anche nell’ambito della scuola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voglio raccontare un aneddoto significativo. Ho frequentato la facoltà di lettere e filosofia dell’università di Siena dove mi sono laureato e dove ho seguito per anni le lezioni di un grande professore di “critica letteraria”, il famoso Franco Fortini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le sue idee marxiste erano note (scriveva peraltro sul Corriere della sera). Lui era oltretutto di origini ebraiche, non certo cattoliche. Ebbene, un giorno di febbraio, inizio di Quaresima, arrivato in aula, cominciò a declamare (magistralmente) un poema. Solo alcuni di noi – ciellini - sapevano che era “Il mercoledì delle ceneri” di Thomas S. Eliot e seppero spiegare cosa significa questo giorno cristiano. L’altra parte degli studenti (di sinistra) lo ignorava. A loro Fortini si rivolse spiegando (energicamente) che non è ammissibile vivere in Italia e addirittura studiare letteratura, storia e arte italiane senza conoscere tutto del cattolicesimo. “Qualunque idea politica o convinzione si abbia” disse “dovete conoscere a menadito la tradizione cristiana”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Socci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Libero, 26 febbraio 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Post scriptum&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una breve osservazione supplementare. Considerate quante volte sui quotidiani trovate un punto di vista cattolico, una delle tantissime storie del popolo cristiano, un articolo sulla Chiesa o la fede non pregiudizialmente ostile. A me pare che non accada quasi mai. Clamoroso fu quello che si verificò durante il referendum sulla legge 40: tutti, dico tutti, i media da una parte e la stragrande parte del popolo italiano dall’altra. Infatti guardate come quegli stessi media hanno poi totalmente rimosso quella vicenda. Non un solo editoriale autocritico. Mai un ricordo, una menzione. Com’è che quella ristretta minoranza (5 per cento) che si definisce atea impronta alla sua visione del mondo tutti i media? E tutto questo non somiglia a un soffocante regime ideologico monocolore?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-7115488401007560441?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7115488401007560441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7115488401007560441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/quaresima-2009-parla-la-madre-di-dio.html' title='Quaresima 2009 – Parla la Madre di Dio'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-2081138698844685564</id><published>2009-03-12T14:19:00.000+01:00</published><updated>2009-03-12T14:20:17.096+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Socci'/><title type='text'>LA NOTTE E’ OSCURA, MA LA MADONNA VIENE IN NOSTRO SOCCORSO: RIFLETTANO GLI ECCLESIASTICI</title><content type='html'>LA NOTTE E’ OSCURA, MA LA MADONNA VIENE IN NOSTRO SOCCORSO: RIFLETTANO GLI ECCLESIASTICI   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23.02.2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una storia emblematica. Come Paolo Brosio è andato a Medjugorje….&lt;br /&gt;Pronto, Paolo? Sto cercando Paolo Brosio, uno dei volti più noti della televisione. Dall’altra parte del telefono si sentono forti folate di vento e un respiro affannoso. Infine un lontano: “Pronto, chi è?”. Dico il mio nome e chiedo dove mai si trovi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sono a Palermo” mi spiega “per una puntata di Stranamore, ma in questo momento sto salendo il Monte Pellegrino col rosario in mano alla ricerca del santuario di santa Rosalia”.&lt;br /&gt;Ma che ti è successo? Si dice di una folgorazione sulla via di Damasco.&lt;br /&gt;“Ma io sono stato a Medjugorje”, dice ridendo. “Ero provato da una grande sofferenza; ora però vivo un’immensa gioia, Antonio, perché ho trovato Gesù”.&lt;br /&gt;Puoi raccontarmi come è successo o – visto il fiatone che hai – rischi di stramazzare a terra?&lt;br /&gt;“No, ce la faccio. Ti dico subito. La mia vita, fino ai 50 anni era trascorsa spensierata, con un certo connotato ludico da eterno ragazzo, anche se molto dedita al lavoro. Certamente senza problemi di fede o di coscienza. Ma cominciamo dall’inizio della storia: venti anni fa ho conosciuto una ragazza e me ne sono innamorato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi cosa è successo?&lt;br /&gt;“Per raggiungere lei, che lavorava a Milano, dalla Liguria, dove ero giornalista del Secolo XIX, nel 1990 sono andato al Tg di Emilio Fede. Avevo già fatto alcune cose buone, come la Moby Prince, ma con Mani Pulite cominciò la mia notorietà televisiva. Tuttavia già lì feci il primo naufragio. Io dico sempre – scherzando – che il mio primo matrimonio finì perché mi ‘misi’ con Fede e lasciai mia moglie”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In senso professionale…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sì, si lavorava tutto il giorno, praticamente la mia vita coincideva col lavoro. Sia chiaro, sono grato a Fede che mi ha permesso di crescere professionalmente. Ma ho fatto veramente 900 giorni sul marciapiede, come poi ho titolato il mio libro”.&lt;br /&gt;Il marciapiede davanti al Palazzo di giustizia da dove facevi i collegamenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Esatto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi nel 1996 approdi al salotto di “Quelli che il calcio…” e fai l’inviato per Fabio Fazio.&lt;br /&gt;“Sì, le cose vanno a gonfie vele. Scrivo libri che vendono un sacco di copie, faccio fior di programmi in Rai, dal Giro d’Italia a Domenica in, da Linea verde all’Isola dei famosi. Poi torno a Mediaset con lo sport, le prime serate, Stranamore. Insomma una carriera fortunatissima, durante la quale incontro un’altra ragazza che mi fa innamorare e che diventa mia moglie”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stavolta una storia felice?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“In realtà seguono quattro anni di scontri familiari. Nel frattempo era morto mio padre. E’ stato un dolore fortissimo. Era una persona meravigliosa, al contrario del figlio scellerato che sono io. Era il mio punto di equilibrio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche tua mamma è una persona straordinaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sì, un carattere forte, combattente, toscana verace, donna simpatica e sincera, di grande fede. Ma, come tutti quelli che hanno una forte personalità, non è facile starle vicino. Io ci ho litigato di continuo. Mio padre però era perfetto per lei, calmo, buono, umile pur essendo molto colto, un grande esperto di letteratura inglese antica. Era il pilastro della mia vita”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua perdita è stata una mazzata per te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Terribile. Ma poi è arrivata l’altra, il naufragio con mia moglie. Ognuno per la sua strada. Per me un dolore infinito. A cui ho reagito nel modo peggiore”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cioè?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Con la logica mondana che dice ‘chiodo scaccia chiodo’, cose contrarie al cammino con Gesù”.&lt;br /&gt;Era un tentativo di dimenticare, di lenire il dolore?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sì, accusavo un grande vuoto, sempre più grande. Io sono andato in crisi su tutto. Quell’abbandono mi ha spaccato il cuore. Oggi però ho capito che proprio da quella mia disperazione sono sbocciate sulle mia labbra quelle parole che mi hanno salvato: Ave Maria”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eri religioso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ma figurati. Ogni tanto capitavo distrattamente in chiesa, ma la mia vita era altrove. Ricordavo a fatica tre preghiere. Neanche il Gloria al Padre. Il Credo lo sto imparando ora. Ma quelle “Ave Maria” ripetute fra le lacrime, tante e tante volte, mi hanno salvato perché stavo percorrendo sentieri scuri, veramente brutti, credimi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di che tipo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Beh, sentieri brutti per dimenticare mia moglie. In realtà però, in quel modo, le cose per me andavano sempre peggio e l’angoscia era sempre più dilaniante”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sai che ci sarà qualche sciocco che ironizzerà?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Guarda, io non sono nessuno e non ho da insegnare niente, ma spero che raccontare questa mia vicenda possa servire anche ad altri, perché quando precipiti nel dolore sei più vulnerabile e rischi di più di finire a fare cose brutte e irrecuperabili”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicevi di quelle Ave Maria gridate nel pianto…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sì, mi è venuto naturale cercare la sua protezione perché di Gesù, di Dio avevo timore, invece sentivo lei come una mamma buona. La sua natura umana la sentiamo più vicina a noi, alle nostre sofferenze. Lei ha una pena infinita per chi soffre”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti eri raccomandato a lei altre volte?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Io non avevo mai pregato. Ho cominciato a pregare continuamente la Madonna perché stavo male da piangere, non riuscivo più a lavorare e più cercavo di dimenticare più combinavo guai e stavo peggio. Non avere più mio padre e mia moglie al mio fianco mi aveva fatto smarrire me stesso…”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi cosa è successo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“E’ successo che, pregando, ho sentito il bisogno fortissimo di incontrare la Madonna. E dov’è che si può incontrare? In un posto solo: a Medjugorje”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Medjugorje è il villaggio della Bosnia Erzegovina dove dal 24 giugno 1981 la Madre di Gesù appare ogni giorno a sei ragazzi. Milioni di persone vi si recano).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel tuo “bisogno di incontrarla” che hai avvertito – secondo chi è più esperto di Medjugorje – è la sua chiamata. Dunque colei che hai invocato fra le lacrime ti ha risposto, come una madre che prontamente tende le braccia al figlio caduto a terra e ferito…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sì. Prima di partire mi sono procurato dei libri su Medjugorje e ho letto tutto, subito, con un’avidità che ho provato solo da bambino quando leggevo Salgari”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti iniziava un’avventura tutta nuova…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Infatti mi sono detto: questa è la mia strada. Ho perfino rimandato di sei giorni l’inizio delle puntate di Stranamore”. E Mediaset?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“ (Ridendo) Quando alla riunione ho detto: ‘no fermi, io il 3 ho un appuntamento con la Madonna a Medjugorje’, tutti mi hanno guardato chiedendosi se ero impazzito. Ma alla fine hanno dovuto cedere”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Medjugorje cosa è successo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Là, guidato da Milenko e Mirella, una quantità inimmaginabile di emozioni, di incontri, di storie. Non so come sia stato possibile in così pochi giorni. Un’esperienza fortissima della presenza della Madonna. Una pace, un silenzio, una gioia… Ho conosciuto anche Vicka (una dei veggenti). E poi i tanti ragazzi ex tossicodipendenti che là sono stati recuperati. I bimbi orfani di suor Cornelia. Insomma non ci sono parole umane per una cosa tanto sconvolgente. Appena sono tornato l’ho raccontato al mio amico Andrea Bocelli perché lui mi poteva capire: c’è stato anche lui e lì ha pure cantato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il luogo che più ti ha colpito?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Tutti, ma davanti al crocifisso di bronzo che sta dietro la chiesina, davanti a quelle gocce d’acqua, quelle lacrime, che inspiegabilmente scendono da Lui, ho abbracciato le gambe di Gesù e piangendo non l’ho più mollato. Io mi ero affidato a Maria e lei mi ha portato a stringermi a suo Figlio. E lì, Antonio, ho trovato la pace”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E cos’hai fatto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ho ricevuto i sacramenti e ho scritto su un foglio tutti i nomi delle persone amiche e dei malati che gli raccomandavo e l’ho dato a Vicka perché la Madonna li benedicesse durante l’apparizione. E l’ha fatto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ora?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ora voglio fare tutto quello che posso per quella terra che mi ha salvato. Anzi, tramite te lancio questo appello: a maggio farò un aereo per portare più gente possibile a Medjugorje. Il prezzo del viaggio organizzato, seppure basso, sarà maggiorato di un po’ di euro che verranno donati all’orfanotrofio di suor Cornelia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ti ferma più nessuno… E tua madre? Chissà quanto avrà pregato quando tu stavi male?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Oh sì, lei sente sempre Radio Maria. Da anni mi parlava di Medjugorje: guarda quanto tempo ho perso…”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Socci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Libero, 22 febbraio 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-2081138698844685564?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/2081138698844685564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/2081138698844685564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/la-notte-e-oscura-ma-la-madonna-viene.html' title='LA NOTTE E’ OSCURA, MA LA MADONNA VIENE IN NOSTRO SOCCORSO: RIFLETTANO GLI ECCLESIASTICI'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-4613710770035981488</id><published>2009-03-12T14:17:00.000+01:00</published><updated>2009-03-12T14:18:37.046+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Socci'/><title type='text'>GLI OCCHI DI DON GIUSSANI</title><content type='html'>GLI OCCHI DI DON GIUSSANI   &lt;br /&gt;21.02.2009   22 FEBBRAIO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quattro anni dalla morte&lt;br /&gt;Spesso ai miei figli ho desiderato parlare degli occhi di don Giussani. Del suo sguardo. Perché gli amici di Gesù finiscono per somigliargli, per avere lo stesso cuore e lo stesso sguardo. Noi abbiamo potuto accorgercene. La nostra generazione ha avuto questa sfacciata fortuna. Questa Grazia. Noi che abbiamo potuto ascoltare don Giussani, conoscerlo, parlarci. Guardarlo parlare. Noi che ci siamo sentiti guardare, uno per uno, ognuno – anche fra altri diecimila – in una maniera esclusiva, che abbracciava la mia anima, la tua anima. Con una stima indomabile in noi che stava insieme a una infinita misericordia. Il suo sguardo diceva a ciascuno di noi: “io sono con te!”. Era veramente con me, più di me stesso. Mi avrebbe difeso contro il mondo intero. Anzi, mi ha difeso contro il mondo intero. Ha scommesso su di me anche dopo mille miei errori. Mi ha abbracciato dopo mille cadute. (E come lui anche i suoi figli, i miei fratelli, lo fanno). Questo è quello che si percepiva. E che abbiamo visto con i nostri occhi. E che continua ad accadere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E pensando al suo sguardo e al suo volto mi viene in mente quando raccontava certi episodi del Vangelo. Li avevi letti tante volte, li avevi sentiti una miriade di volte, ma con lui succedeva una cosa strana: li faceva accadere. Lì, davanti ai tuoi occhi. Ti sembrava di vederli, ti sembrava di sentirli per la prima volta. Ti sembrava che lui li avesse visti. Che lui ci fosse quel giorno con Gesù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viene in mente, pensando a don Giussani, ciò che Hauviette – nel “Mistero della carità” di Péguy – diceva a Giovanna d’Arco: “Tu vedi. Tu vedi. Quello che sappiamo, noi altri, tu lo vedi. Quello che c’insegnano, a noi altri, tu lo vedi. Il catechismo, tutto il catechismo, e la chiesa, e la messa, tu non lo sai, tu lo vedi, e la tua preghiera non la dici, non la dici soltanto, tu la vedi. Per te non ci sono settimane. E non ci sono giorni. Non ci sono giorni nella settimana; e non ore nella giornata. Tutte le ore per te suonano come la campana dell’Angelus. Tutti i giorni sono domeniche e più che domeniche e le domeniche più che domeniche”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La generazione dei nostri figli non ha visto lo sguardo che ha incantato e fatto fiorire la nostra giovinezza. Io mi sono sentito dire: “beati voi”. E’ vero. Beati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche la Giovanna d’Arco di Péguy, pensando a coloro che poterono vedere Gesù, dice così: “Felici coloro che bevevano lo sguardo dei tuoi occhi”. E dice ancora: “Voi avete visto il colore dei suoi occhi; avete udito il suono delle sue parole. Voi avete udito il suono stesso della sua voce. Come dei fratelli minori vi siete rifugiati nel calore, nel tepore del suo sguardo. Vi siete riparati, vi siete messi al coperto al riparo della bontà del suo sguardo. Di voi stessi ebbe pietà davanti a quella folla. Gesù, Gesù, ci sarai mai così presente”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Egli è qui”, così Madre Garvaise risponde a questo grido di Giovanna. E anche attraverso il volto dei santi Gesù raggiunge ogni generazione. Nei secoli. Attraverso lo sguardo, il volto, la voce di don Giussani ci ha raggiunto lo sguardo, il volto, la voce di Gesù. E si vive per questo. Per vedere ogni giorno, di nuovo, il suo sguardo che “ebbe pietà di noi”. Per risentirlo parlare e accadere. Oggi proprio come allora. Come don Gius ripeteva sempre, con le parole di Moelher: “Io credo che non potrei più vivere se non lo sentissi più parlare”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma “Egli è qui”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Socci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo mio ricordo di don Giussani compare anche sul giornale online il sussidiario.net&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-4613710770035981488?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4613710770035981488'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4613710770035981488'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/gli-occhi-di-don-giussani.html' title='GLI OCCHI DI DON GIUSSANI'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-4045909566007839967</id><published>2009-03-12T14:15:00.002+01:00</published><updated>2009-03-12T14:17:43.816+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Socci'/><title type='text'>TUTTAVIA PER LA CHIESA LA VITA TERRENA NON E’ UN BENE ASSOLUTO. LO SONO INVECE LA SALUTE DELL’ANIMA E LA VITA ETERNA</title><content type='html'>TUTTAVIA PER LA CHIESA LA VITA TERRENA NON E’ UN BENE ASSOLUTO. LO SONO INVECE LA SALUTE DELL’ANIMA E LA VITA ETERNA   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17.02.2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adriano Sofri mi ha fatto riflettere. Sabato sulla Repubblica e sul Foglio ha messo in discussione, con argomenti seri, la mozione del Pdl approvata in Parlamento sul “fine vita” (a proposito della legge in discussione sul cosiddetto “testamento biologico”). Può uno Stato disporre “la nutrizione dei suoi sudditi umani”? O ancora: “riuscite a immaginare che qualcuno, a voi maggiorenni e capaci di intendere, venga a intimare di mangiare e bere?”.&lt;br /&gt;Questa domanda già posta da Gad Lerner, da Emma Bonino e da Pier Luigi Bersani, secondo Sofri, non ha avuto risposta. In effetti anche a me è sembrato di non sentire risposte totalmente esaurienti. E’ sensato allora, in vista della legge (contro cui già si annuncia un referendum), continuare a difendere un principio simile che sembra ledere la libertà personale e, a prima vista, pure il buon senso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pare di no. Sennonché lo stesso Sofri indica intanto un’eccezione: l’ “alimentazione forzata” si può disporre solo “in casi di accertata necessità psichiatrica… come sa chi fa i conti con la tragedia dell’anoressia nervosa”. E’ vero. Ma perché allora non potrebbe valere lo stesso, poniamo, per una persona malata di Alzheimer? Ci sono casi in cui questi malati rifiutano anche le medicine: ebbene, i familiari che premurosamente inseriscono le rifiutate pasticche nel cibo per curare i propri cari commettono reato? Si badi bene, è sacrosanto il diritto di rifiuto delle cure, ma in casi come questo? O per i minori? La vita concreta è più problematica dell’astrazione giuridica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo al cibo. Nella concretezza quanti sono coloro che rifiutano alimentazione e idratazione? Casomai una persona gravemente ammalata e molto sofferente che vuole farla finita potrà arrivare a chiedere l’eutanasia, ma non credo che chieda la cessazione di alimentazione e idratazione perché ciò da solo non rappresenterebbe certo la fine delle sofferenze. Anzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora sembra una questione solo ideologica che non ha riscontri nella pratica e che si solleva solo perché non si osa proporre l’eutanasia. Peraltro anche le richieste di eutanasia (cioè l’idea di una morte veloce e indolore che metta fine alle sofferenze) sono pochissime fra i malati terminali, contrariamente a quanto si pensa, perché le cure palliative che cancellano il dolore (insieme al soccorso dell’amore umano) spesso danno ai pazienti molta forza per affrontare il decorso della malattia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi accosto in punta di piedi a questi drammi ben conoscendo la mia personale fragilità di fronte alla malattia e al dolore fisico, davanti al quale – senza l’aiuto del Cielo – mi smarrirei completamente. Quindi propongo queste considerazioni con umiltà, assoluto rispetto e comprensione verso chi pensa diversamente. Rispetto reciproco che talora nella vicenda recente non si è avuto (per inciso, io trovo ammirevole la dignità con cui il signor Englaro ha difeso la figlia dalla spettacolarizzazione del dolore anche rifiutando la proposta di un fotografo di ritrarre il suo volto sofferente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo alla legge. Secondo Sofri se uno non può più fare della propria vita ciò che vuole, si configura all’orizzonte il profilo mostruoso dello “Stato etico” che ci obbliga pure a mangiare. C’è di che riflettere. E’ un timore serio. Tuttavia constato che i veri “stati etici” del Novecento (i totalitarismi), hanno sempre legiferato contro la vita umana. E noto che il principio per cui il bene della vita è indisponibile anche a se stessi è da sempre uno dei principi della nostra laica legislazione democratica (non è affatto un’idea clericale che oggi verrebbe “imposta” dalla Chiesa).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ per questo che lo Stato democratico e repubblicano mi obbliga, per esempio, a mettere le cinture di sicurezza quando salgo in macchina o a indossare il casco se vado in moto o nel caso in cui lavori come muratore in un cantiere. Cioè non mi dà la libertà di farmi del male. Chi pensa che ognuno deve poter disporre della sua vita a piacimento, doveva insorgere anche per queste norme che invece ha condiviso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si dirà che lo Stato impone tali norme di sicurezza per risparmiare sull’eventuale costo di cure mediche e assistenza. Ma la risposta non convince e appare francamente meschina. Anzitutto perché il principio di libertà, se è affermato come assoluto, prevale sull’obiettivo di limitazione della spesa (altrimenti, per la stessa ragione economica, si potrebbero abolire le elezioni e pure il Parlamento), in secondo luogo perché spesso con incidenti di auto o sul lavoro si provoca la propria morte (quindi non c’è problema di assistenza), in terzo luogo perché in tante regioni ben poche sono le spese di assistenza che si accolla l’ente pubblico, in quarto luogo se quella economica fosse stata la ragione di tali norme, si sarebbe potuto, più fondatamente, riconoscere il diritto alle cure pagate dal sistema pubblico solo laddove si sono osservate le regole di sicurezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma invece la legge qua impone “sic et simpliciter” l’obbligo della cintura e del casco, cioè ci impone di proteggere la nostra vita. Se ne deduce che per la nostra laica legislazione la vita umana è indisponibile anche a se stessi, tanto è vero che un cittadino che riesce a scongiurare un suicidio, che io sappia, non viene incriminato per violenza privata. Ma anzi è ritenuto un benemerito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo. Lo Stato impone varie altre cose – come l’istruzione obbligatoria dei nostri figli – che di per sé rappresentano un costo per la comunità. Così si tutela il nostro bene anche contro la nostra volontà. Sarà discutibile quanto volete, ma questa è la filosofia del nostro sistema costituzionale e repubblicano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al punto che l’Italia – su idea dei Radicali - si è fatta promotrice della moratoria internazionale per la pena di morte, in base al principio dell’intangibilità assoluta della vita umana (anche la vita dei criminali), e non mi risulta sia stata prevista l’eccezione in cui un condannato – per desiderio di espiazione – chieda lui stesso di subire la condanna a morte. Vi parrà una fattispecie astratta, inesistente nella pratica (se non nei romanzi di Dostoevskij), ma, fino a prova contraria, si può ritenere astratto pure il rifiuto lucido e consapevole di alimentazione e idratazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo fa pensare che il principio dell’indisponibilità assoluta della vita umana sia un principio laico, della nostra legislazione, non della Chiesa. Chè, anzi, nella dottrina cattolica la vita biologica non è affatto un bene assoluto. La salute dell’anima è più importante della salute fisica, tanto quanto la vita eterna vale più della vita terrena. Infatti la Bibbia proclama: “La Tua Grazia vale più della vita” (Salmo 62).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non a caso padre Kolbe ha donato la sua stessa vita per amore di Dio e del prossimo e così è stato fatto santo e ha conquistato la vita eterna. Non a caso Gesù ci mette in guardia dall’assolutizzare i beni terreni con queste parole: “chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. Che giova infatti al’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?” (Mc 8,35-36).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Chiesa in questi anni ha accentuato il richiamo al rispetto della vita umana, come bene sacro e inviolabile, per le tragedie storiche che nel Novecento hanno portato a una tremenda sua svalorizzazione. La Chiesa così si oppone alle ideologie. Ma il cardine dell’annuncio cristiano – che forse a volte viene dimenticato – è anzitutto (e deve essere sempre) la salvezza dell’anima e la vita eterna. Il male assoluto, per la Chiesa, è il rifiuto di Cristo (il peccato), non la morte fisica. E il bene supremo non è la vita terrena, ma la salvezza dell’anima e la conseguente risurrezione del corpo che finalmente non sarà più sottoposto alla malattia, al dolore e alla morte. Allora “la carezza del Nazareno” – come dice l’Apocalisse – “tergerà ogni lacrima dai nostri occhi” e avremo l’eterna giovinezza e una felicità inimmaginabile, che non passa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Socci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da “Libero”15 febbraio 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-4045909566007839967?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4045909566007839967'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4045909566007839967'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/tuttavia-per-la-chiesa-la-vita-terrena.html' title='TUTTAVIA PER LA CHIESA LA VITA TERRENA NON E’ UN BENE ASSOLUTO. LO SONO INVECE LA SALUTE DELL’ANIMA E LA VITA ETERNA'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-7971627824857580090</id><published>2009-03-12T14:12:00.001+01:00</published><updated>2009-03-12T14:12:55.356+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Socci'/><title type='text'>ELUANA E NOI…</title><content type='html'>ELUANA E NOI…   12.02.2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una cosa è certa: abbiamo bisogno della “carezza del Nazareno”, come ha detto Enzo Jannacci. Senza di Lui siamo perduti, disperati… E preghiamo che Eluana sia stata abbracciata dalla Nostra Madre&lt;br /&gt;Il signor Beppino Englaro a “El Pais” aveva dichiarato: “la Chiesa non mi può imporre i suoi valori”. Ma la Chiesa non imponeva niente, esortava semmai a non imporre la morte a Eluana. Nessuno fino a ieri sera ha potuto affermare che l’ordinamento italiano, a partire dalla Costituzione, permetteva – come dice brutalmente Giuliano Ferrara – “l’eliminazione fisica di una disabile”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno. E’ noto infatti che la legge punisce addirittura chi fa morire di fame e di sete un gatto o un cane (lo si è visto proprio in un caso dell’estate scorsa).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora però, a un essere umano, questa morte orribile è stata inflitta. Per legge? No. Non c’è nessuna legge che lo consenta. Meno che mai la Costituzione. E nessuno – dicasi nessuno – dei progetti di legge in discussione finora (neppure i più estremisti) prevede che un caso come Eluana possa finire con la morte per fame e per sete. Non solo, ma il disegno di legge del governo che salvava espressamente Eluana in Parlamento aveva una enorme maggioranza, più grande dello schieramento di centrodestra. E allora come è potuto accadere? Per un pronunciamento della magistratura? Tutto sembra surreale. Ognuno ha le sue responsabilità (compreso il Parlamento che ha aspettato fino all’ultimo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma che spettacolo tragicomico quello di intellettuali che, mentre una giovane donna stava morendo, si sono messi a strillare contro il presunto attentato alla Costituzione da parte di Berlusconi. Qua si rovescia la frittata in modo plateale. A noi sembra che Berlusconi, coraggiosamente e generosamente, abbia cercato di rimettere le cose al loro posto, restituendo all’esecutivo le sue prerogative, derivanti dal mandato popolare e a Eluana i suoi diritti. Ci sembra che l’anomalia sia il ruolo assunto in questo caso dalla sentenza magistratura, diventata, per il veto pronunciato contro il governo dal presidente Napolitano, intangibile più del Corano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quale Napolitano – detto per inciso – ha manifestato la sensibilità alla vita che può avere chi come lui viene dalla storia comunista, di dirigente del comunismo internazionale del Novecento. Questa tragedia però impone adesso una svolta alla politica italiana. E speriamo che Berlusconi non si fermi. Bisogna restituire la sovranità al popolo italiano e al governo eletto dagli italiani, per restituire a tutti i propri diritti: è questione vitale per questo Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, tornando alla tragica storia di Eluana, in quell’intervista il signor Englaro ha aggiunto, sempre in riferimento alla Chiesa: “non mi sono rivolto alla Chiesa, ma ai tribunali di giustizia. A loro non ho chiesto niente, né glielo chiederò”. Qui sorge una domanda: è proprio sicuro il signor Englaro di non aver chiesto niente alla Chiesa? Vorremmo capire meglio. La figlia Eluana non è stata forse accudita per circa 17 anni dalle affettuose e delicate suore misericordie di Lecco?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so se il signor Englaro le abbia mai ringraziate pubblicamente. Le suore che hanno amato Eluana come una sorella e una figlia sono state sempre silenziose, ma - sommessamente e umilmente – quando la situazione si è fatta pesante hanno chiesto che Eluana fosse lasciata a loro, che avrebbero continuato ad accudirla con tenerezza come hanno fatto per anni. Non so se siano state ritenute meritevoli di una risposta pubblica (io non ne ho viste). Queste suore sono testimoni importantissimi fra l’altro della situazione di Eluana, il cui stato era un mistero per la medicina. Infatti nessuno può dire fino a che punto veramente la giovane donna fosse assente, fino a che punto non abbia capito tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una di queste suore ha rivelato che la ragazza sembrava avere un respiro più affannoso e un battito più veloce quando nella sua stanza si parlava della controversia relativa a lei. Ci sono poi dei fatti strani accaduti in concomitanza con quel suo trasferimento che da Lecco, dove aveva vissuto per anni con le suore, l’ha portata alla casa di cura di Udine dove dovrebbe morire. Pare che chi ha viaggiato con lei sia rimasto molto impressionato dalla sua improvvisa e persistente tosse. La domanda che sorge spontanea è la seguente: Eluana ha cercato di comunicarci qualcosa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sospetto non è affatto campato per aria. Ormai la medicina si interroga seriamente sulla condizione di queste persone. Tempo fa il “Sunday Times” riferiva di un nuovo studio medico secondo cui “il 40 per cento dei pazienti in coma in ‘stato vegetativo’ possono essere mal diagnosticati”. Cioè possono avere una certa coscienza di sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà alcuni esperimenti lo hanno già dimostrato. La “Risonanza magnetica funzionale” del neurologo Adrian Owen dell’università di Cambridge, con Steven Laureys, del’università di Liegi, ha spalancato alla medicina nuovi orizzonti (vedi “Science”, settembre 2006) facendo clamore in tutto il mondo. Il professor Owen ha monitorato le parti del cervello che si attivano quando si rievocano certi ricordi o si chiedono certe azioni. Lo ha fatto in una ragazza di 23 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale in cui aveva riportato un grave trauma cranico. Con uno scanner per la risonanza ha scoperto che in lei vi era un’attivazione delle aree cerebrali identica a quella che accade in una donna in perfetta salute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha dimostrato così che il cervello del paziente in “stato vegetativo”, finora ritenuto completamente disattivato, in realtà funziona. L’eccezionale scoperta di Owen prospetta addirittura la possibilità di mettersi in contatto con queste persone che continuano a mantenere un certo livello di coscienza, ma non riescono a dare ordini al corpo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finora la medicina aveva brancolato nel buio, perché resta misterioso il luogo in cui veramente risieda la coscienza. Adesso scopriamo che in realtà la coscienza può permanere (e la cosa è dimostrabile con l’attivazione del cervello), ma non riesce a comunicare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ la Chiesa che – contrariamente ai luoghi comuni – esorta la scienza ad andare avanti in queste ricerche. Un primo passo è stato fatto quando, è cosa recente, la medicina ha deciso di non definire più “irreversibile” lo stato vegetativo. E in effetti sono tanti coloro che si sono risvegliati sconvolgendo le previsioni infauste. Che finora la medicina abbia sottovalutato quella condizione è provato anche da diverse testimonianze di persone che – pure in ospedali italiani (parlo per conoscenza diretta) - trovatesi in coma, in una condizione nella quale secondo i medici non potevano assolutamente sentire cosa veniva detto, hanno ascoltato precisamente i discorsi che intercorrevano fra i diversi dottori durante quelle ore e li hanno poi riferiti (al loro risveglio) per filo e per segno lasciando sconvolti quegli stessi medici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Sartori, ordinario di Neuroscienze cognitive all’Università di Padova, tempo fa ha dichiarato: “Da quando è stato dimostrato che i pazienti in stato vegetativo possono mantenere qualche forma nascosta di consapevolezza dovrebbe valere il principio di precauzione: non possiamo far morire una persona che forse ci sta sentendo e capisce che cosa accade a lei e intorno a lei”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Probabilmente Eluana in queste ore ha sopportato una sofferenza fisica enorme (tanto che si è dovuto sedarla), ma – se aveva un certo grado di coscienza (come i nuovi studi dicono) – chi può dire la sofferenza morale che ha vissuto? Ora la tragedia si è consumata. La Chiesa tanto vilipesa, la Chiesa che ha abbracciato Eluana in questi 17 anni con l’amore materno delle suore, ora invoca per lei “la carezza del Nazareno”, come diceva poeticamente Enzo Jannacci. Una ricompensa eterna alle sue sofferenze. Ma il nostro Paese? Un brivido ci corre nella schiena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Socci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Libero, 10 febbraio 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-7971627824857580090?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7971627824857580090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7971627824857580090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/eluana-e-noi.html' title='ELUANA E NOI…'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-7141266586271573244</id><published>2009-03-12T14:06:00.001+01:00</published><updated>2009-03-12T14:07:46.059+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Etica'/><title type='text'>L'attuale crisi è solo finanziaria ? No! E' soprattutto una crisi di valori...</title><content type='html'>Domenica 01 Marzo 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(www.alessandropagano.it)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanti, specie tra i giovani, chiedono spiegazioni su questa crisi economica. Ci proveremo, e sulla scia del nostro Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, premettiamo che questa è una crisi diversa dalle solite. Una crisi che è determinata dall’ingordigia della Finanza internazionale che, da un certo momento in poi, ha ritenuto opportuno abbandonare la cosiddetta economia reale (quella che produce, per intenderci), semplicemente perché i guadagni non erano più adeguati alle aspettative. Da qui la ricerca di nuovi businnes spregiudicati e immorali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma qual è stato il percorso che ci ha portati a questo disastro?  Con parole semplici proveremo a spiegare le cose partendo da lontano…..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel dopoguerra i mercati crebbero grazie “all’economia da ricostruzione ”. Interi Paesi dovendo ricostruire le loro economie consentirono, legittimamente, agli Enti che li finanziavano di lucrare rendimenti consistenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano gli anni in cui l’Occidente vedeva crescere il PIL in maniera entusiasmante e con queste crescite si sostennero anche i rendimenti della Finanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finita la ricostruzione, siamo già agli anni ’70/80 del XX° secolo, il Capitalismo fece ricorso alle logiche consumistiche. Il cosiddetto Consumismo fu, ed è tutt’oggi, quanto di più innaturale, gradasso e offensivo si potesse immaginare. E non solo nei confronti  delle popolazioni più povere del pianeta, ma anche nei confronti degli stessi consumatori che non si accorgevano di quanto questo stile di vita li stesse impoverendo, sia umanamente che moralmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi tutti potremmo elencare centinaia di esempi di sprechi individuali e collettivi; sprechi che hanno “dopato” i consumi facendoli crescere in modo abnorme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma alla fine del XX° secolo il Capitalismo d’assalto cambia di nuovo strategia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Approfittando della caduta del muro di Berlino e della conseguente apertura di nuovi mercati, e favorita dalle nuove regole del commercio internazionale, l’America di Clinton spostò il baricentro economico verso l’Asia, basandosi su un patto semplice quanto scellerato: l’Asia avrebbe prodotto merci a basso costo e l’America li avrebbe comprati a debito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come dice il nostro lucidissimo Tremonti: “negli USA tutto veniva comprato con il debito” (mutui ipotecari concessi anche a non meritevoli e sproporzionato indebitamento con carte di credito). Quindi, non solo si sprecava ma addirittura si comprava a debito. Sull’esempio degli USA quasi tutto l’Occidente ha fatto la stessa cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così da un lato, i popoli in maniera drogata, tenevano alto il tenore della loro vita, dall’altro la Finanza internazionale macinava utili provenienti, non più da una sana economia reale, bensì derivanti da crediti fittizi o inesigibili. I Governi di tutto il mondo, di fronte a questo disastro annunciato, dovevano prendere due soluzioni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.       Spiegare ai loro popoli che dovevano diminuire il tenore di vita e ricominciare a costruire la propria economia su elementari quanto fondamentali principi: la responsabilità, la laboriosità, il senso del dovere, il senso del sacrificio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.     Affrontare la globalizzazione senza faciloneria e senza buonismo rispetto a quanti baravano; in altre parole, dovevano emarginare quanti traevano profitti dalle vergognose disuguaglianze dei sistemi sociali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo i Governi dell’Occidente non hanno avuto questo senso di Responsabilità e non hanno fatto nulla di tutto questo. Piuttosto che regolamentare la globalizzazione selvaggia hanno preferito non prendere decisioni e hanno consentito agli speculatori di fare ciò che volevano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutto questo, a giudizio di tutto il mondo, l’Italia è il Paese messo meglio perché non ha abbandonato l’economia reale (il sistema manifatturiero per intenderci) e perché le famiglie, bene o male, hanno continuato a risparmiare. Non così si è comportato il nostro settore pubblico, vera palla al piede del sistema Italia, che invece, dagli anni ’70 fino alla fine del secolo, è cresciuto fino a diventare il 3° debito pubblico del mondo. Un indebitamento pubblico che sconteranno purtroppo le generazioni future. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ha scritto il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti “prima la lotta era fra i popoli, adesso rischia di essere fra le generazioni ” (Enrico Zanetti, Press, febbraio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Debito Pubblico a parte dobbiamo però concludere che la soluzione c’è. La fornisce il solito Giulio Tremonti, ormai sempre più  punto di riferimento fra i Grandi del mondo grazie alle sue intuizioni: “Il mondo deve immediatamente realizzare il LEGAL STANDARD ”, che altro non è che un nuovo sistema economico, finanziario e quindi sociale fatto di legalità, correttezza ed etica e con regole internazionali che devono essere riscritte. (Alessandro Pagano)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-7141266586271573244?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7141266586271573244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7141266586271573244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/lattuale-crisi-e-solo-finanziaria-no-e.html' title='L&apos;attuale crisi è solo finanziaria ? No! E&apos; soprattutto una crisi di valori...'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-6280546979211928816</id><published>2009-03-12T14:03:00.001+01:00</published><updated>2009-03-12T14:05:02.280+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Famiglia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Divorzio'/><title type='text'>La fabbrica dei divorzi</title><content type='html'>Articoli CR - Recensioni Librarie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CR n.1073 del 27/12/2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella presentazione all’agile e sostanzioso volumetto, il noto psicoterapeuta Claudio Risé si chiede: «Dopo quasi quarant’anni dall’approvazione della legge Fortuna-Baslini, fino a che punto il divorzio ha trasformato la società italiana?» (p. 7). Grazie alla fatica del Fiorin possiamo ben dire, purtroppo, che la legge sul divorzio, votata nel 1970 e approvata da un referendum iniquo 4 anni dopo, ha scardinato la famiglia tradizionale di impianto cristiano e ha favorito ogni sorta di disagio sociale come le separazioni, le convivenze, le infinite liti coniugali con annessi oceani di dolore presso figli o contesi o abbandonati o educati nel cattivo esempio e “viziati”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essendo poi la società una famiglia di famiglie e l’indissolubilità coniugale qualcosa di conforme alla ragione, oltre che al Vangelo, la legge che ha abolito di fatto e di diritto il matrimonio indissolubile, ha ferito a morte la stessa società civile la cui armonia e stabilità riposa infatti sull’ordine naturale e il senso religioso, e non sulla volontà mutevole e artificiale di effimere maggioranze indottrinate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi siamo assai edotti sulle conseguenze di tutto ciò e nelle recenti statistiche registriamo un calo spaventoso sia del numero dei matrimoni che della natalità, a fronte di un aumento costante dei fallimenti coniugali (fino al 25% del totale), dei figli senza padre e per finire di ridicole invenzioni pseudo-matrimoniali come i PACS, i DICO et similia, vere e proprie parodie del matrimonio autentico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Merito raro dell’autore è quello di aver fatto luce su due punti a cui si pensa poco, perfino da parte degli oppositori del divorzio.&lt;br /&gt;Anzitutto la legge del 1970 è di sua natura illiberale e totalitaria: infatti sarebbe stato possibile, nel contesto del liberalismo (pur deprecabile) dei giorni nostri, ipotizzare due forme matrimoniali diverse, una dissolubile e una indissolubile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che appare strano a prima vista è stato realizzato, magari imperfettamente, negli stati della Louisiana, dell’Arkansas e dell’Arizona e avrebbe così preservato la coscienza del cattolico in armonia colla Parola di Dio (cfr. Mt 19, 3-9). Secondariamente l’avvocato Fiorin spende parole coraggiose sulle conseguenze della rivoluzione femminista in ambito matrimoniale e nel diritto di famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe lungo e triste passare in rassegna le pagine drammatiche dedicate al tema e raccontate mediante tanti esempi concreti, e per far breve, ci limitiamo a dire che all’autorità morale e giuridica del capofamiglia, fondata in radice sull’autorità divina di Dio Padre, si è sostituita a poco a poco la crudele tirannia femminista. La donna in questo contesto può tutto: può fare e disfare una famiglia, cacciare di casa l’ex-marito innocente (col cosiddetto divorzio senza colpa o no-fault divorce), decidere se i suoi figli appartengono anche al padre naturale, abortire contro la volontà di chi ha contribuito a generare, etc. etc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’orizzonte nero rappresentato dalle più recenti conquiste del “progresso” in materia di famiglia mostra una decadenza culturale forse senza precedenti. Senza alcun pessimismo, dobbiamo ribadire con Giovanni Paolo II la «necessaria conformità della legge civile con la legge morale» (Evangelium vitae, 72): la legge sul divorzio, come quelle sull’aborto o sull’eutanasia, non è «una vera legge civile, moralmente obbligante» (ibid.).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua inesistenza, o inconsistenza morale e giuridica, dobbiamo testimoniarla nella vita di ogni giorno, sapendo bene di stare dalla parte della ragione, della giustizia e della civiltà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-6280546979211928816?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6280546979211928816'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6280546979211928816'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/la-fabbrica-dei-divorzi.html' title='La fabbrica dei divorzi'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-1461690487453322047</id><published>2009-03-12T13:48:00.000+01:00</published><updated>2009-03-12T13:52:09.939+01:00</updated><title type='text'>Udine, il sovvertimento della realtà Il nichilismo in armi non risparmia le suore</title><content type='html'>Avvenire 3 Marzo 2009&lt;br /&gt;Udine, il sovvertimento della realtà&lt;br /&gt;Il nichilismo in armi non risparmia le suore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Repubblica, intervista a Maria Marion, una delle infermiere ac­canto a Eluana negli ultimi giorni. Il giornalista: «Qualcuno pensa che lei ab­bia concorso a un’eutanasia » . La Ma­rion: « Un termine che rifiuto, anzi per me nei confronti di questa ragazza c’è stato un accanimento terapeutico » . Dunque le suore che per tanti anni han­no dato a Eluana nutrimento e acqua, che l’hanno lavata e mille e mille volte voltata nel letto a evitare il decubito, si sono accanite su quel corpo. Si sono ac­canite, anche, ad aiutare Eluana a libe­rarsi dalla saliva che le ostacolava il re­spiro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quindici anni a Lecco c’è sta­to un pervicace, cocciuto accanimen­to: a una malata assente hanno dato nientemeno che da bere, e mangiare. Le han liberato la gola dalle secrezioni, cosa del tutto normale in pazienti im­mobili e incoscienti. Da una intervista della stessa Marion al Corriere emerge che quando Eluana è arrivata a Udine, nessuno sapeva a che servissero quelle pile di bavaglini mandati da Lecco. E sì che una che fa l’infermiera da 35 anni certe cose dovrebbe averle viste. Stu­pore invece: a che serviranno mai i ba­vaglini? La saliva fa tossire Eluana, la tosse espelle il sondino. Quando Avve­nire scrisse di quei colpi di tosse, alcu­ni scrissero: favole. E invece la verità delle ultime ore della Englaro dice di volontari colti di sorpresa dalla donna che stenta a respirare. Penosissima ve­rità: Eluana ha passato i suoi ultimi gior­ni nell’abbandono di quelle mani che conosceva e la amavano, che sapevano mantenerne limpido il respiro. Quan­do la disidratazione ha fatto il suo la­voro – « Chiazze rosse sulla pelle, tem­peratura alta » – l’équipe è rimasta a os­servare il precipitoso decorso di una morte « naturale » .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non basta ancora. Non è eutanasia, si afferma, quel tagliare acqua e cibo, ma è « accanimento » , invece, l’averlo per anni dispensato. Al partito della morte non basta di avere sepolto Elua­na; l’obiettivo è più ambizioso, è il ro­vesciamento, la sovversione anzi, della realtà. Dare acqua e cibo e lavare un ma­lato inerte, si chiama « accanimento » . Non è una questione linguistica. È im­portante, il nome che si dà alle cose. Hannah Arendt nella Banalità del ma­le spiega come il nazismo abbia evita­to accuratamente di usare la parola « sterminio » circa la eliminazione degli ebrei. L’ordine era di parlare di « solu­zione finale » . Suonava meglio, e qual­cuno poteva fare finta anche di non a­ver capito. Le parole, sono importanti. Attribuire alle suore di Lecco un « acca­nimento terapeutico» – ma il padre, per­ché tanto a lungo ha lasciato loro la fi­glia? – è sovvertire la realtà di ciò che è stato. Dire che a Udine « non è stata eu­tanasia » è altrettanto mendace – se non per il fatto che eutanasia è soppressio­ne del consenziente, e Eluana non ha mai espresso un positivo consenso alla sua morte. A Udine la morte è stata data attiva­mente, sopprimendo ciò che è vitale al­l’uomo. Giuliano Ferrara ha scritto che allora un’iniezione sarebbe stata un ge­sto più franco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già, ma un’iniezione sa­rebbe stato aperto omicidio, e questo oltre a essere illegale avrebbe mostrato a tutti come la fine di Eluana « natura­le » non fosse per niente. E invece « na­turalmente » doveva morire: di fame e sete, naturalissima morte. Manca la per­fezione dell’opera: convincerci che ac­canimento è stato quello delle mani di tre suore, per quindici anni, a lavare e vestire e carezzare. Ogni giorno, ogni o­ra, ogni minuto. Il darsi più totale e gratuito si vuol chia­mare « accanimento terapeutico » , in questa Italia a forza liberata. Ma perché il rivoltarsi contro chi ha solamente da­to? Si direbbe che il pensiero unico ni­chilista non tollera il bene gratuito. Pro­prio non lo sopporta. Forse perché lo avverte, della sua ansia di nulla, radi­calmente nemico.&lt;br /&gt;Marina Corradi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-1461690487453322047?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/1461690487453322047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/1461690487453322047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2009/03/udine-il-sovvertimento-della-realta-il.html' title='Udine, il sovvertimento della realtà Il nichilismo in armi non risparmia le suore'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-6477121623216171163</id><published>2008-12-02T00:16:00.001+01:00</published><updated>2008-12-02T00:19:56.363+01:00</updated><title type='text'>L’Europa nella crisi delle culture</title><content type='html'>L’Europa nella crisi delle culture&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conferenza tenuta la sera di venerdì 1 aprile 2005 a Subiaco, al Monastero di Santa Scolastica, in occasione della consegna all’autore del Premio San Benedetto “per la promozione della vita e della famiglia in Europa”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Joseph Ratzinger&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RIFLESSIONI SU CULTURE CHE OGGI SI CONTRAPPONGONO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viviamo un momento di grandi pericoli e di grandi opportunità per l’uomo e per il mondo, un momento che è anche di grande responsabilità per tutti noi. Durante il secolo passato le possibilità dell’uomo e il suo dominio sulla materia sono cresciuti in misura davvero impensabile. Ma il suo poter disporre del mondo ha anche fatto sì che il suo potere di distruzione abbia raggiunto delle dimensioni che, a volte, ci fanno inorridire. A tale proposito viene spontaneo pensare alla minaccia del terrorismo, questa nuova guerra senza confini e senza fronti. Il timore che esso possa presto impossessarsi delle armi nucleari e biologiche non è infondato e ha fatto sì che, all’interno degli Stati di diritto, si sia dovuti ricorrere a sistemi di sicurezza simili a quelli che prima esistevano soltanto nelle dittature; ma rimane comunque la sensazione che tutte queste precauzioni in realtà non possano mai bastare, non essendo possibile né desiderabile un controllo globale. Meno visibili, ma non per questo meno inquietanti, sono le possibilità di automanipolazione che l’uomo ha acquisito. Egli ha scandagliato i recessi dell’essere, ha decifrato le componenti dell’essere umano, e ora è in grado, per così dire, di “costruire” da sé l’uomo, che così non viene più al mondo come dono del Creatore, ma come prodotto del nostro agire, prodotto che, pertanto, può anche essere selezionato secondo le esigenze da noi stessi fissate. Così, su quest’uomo non brilla più lo splendore del suo essere immagine di Dio, che è ciò che gli conferisce la sua dignità e la sua inviolabilità, ma soltanto il potere delle capacità umane. Egli non è più altro che immagine dell’uomo – di quale uomo? A questo si aggiungono i grandi problemi planetari: la disuguaglianza nella ripartizione dei beni della terra, la crescente povertà, anzi l’impoverimento, lo sfruttamento della terra e delle sue risorse, la fame, le malattie che minacciano tutto il mondo, lo scontro delle culture. Tutto ciò mostra che al crescere delle nostre possibilità non corrisponde un uguale sviluppo della nostra energia morale. La forza morale non è cresciuta assieme allo sviluppo della scienza, anzi, piuttosto è diminuita, perché la mentalità tecnica confina la morale nell’ambito soggettivo, mentre noi abbiamo bisogno proprio di una morale pubblica, una morale che sappia rispondere alle minacce che gravano sull’esistenza di tutti noi. Il vero, più grave pericolo di questo momento sta proprio in questo squilibrio tra possibilità tecniche ed energia morale. La sicurezza, di cui abbiamo bisogno come presupposto della nostra libertà e della nostra dignità, non può venire in ultima analisi da sistemi tecnici di controllo, ma può, appunto, scaturire soltanto dalla forza morale dell’uomo: laddove essa manca o non è sufficiente, il potere che l’uomo ha si trasformerà sempre di più in un potere di distruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È vero che oggi esiste un nuovo moralismo le cui parole-chiave sono giustizia, pace, conservazione del creato, parole che richiamano dei valori morali essenziali di cui abbiamo davvero bisogno. Ma questo moralismo rimane vago e scivola così, quasi inevitabilmente, nella sfera politico-partitica. Esso è anzitutto una pretesa rivolta agli altri, e troppo poco un dovere personale della nostra vita quotidiana. Infatti, cosa significa giustizia? Chi lo definisce? Che cosa serve alla pace? Negli ultimi decenni abbiamo visto ampiamente nelle nostre strade e sulle nostre piazze come il pacifismo possa deviare verso un anarchismo distruttivo e verso il terrorismo. Il moralismo politico degli anni Settanta, le cui radici non sono affatto morte, fu un moralismo che riuscì ad affascinare anche dei giovani pieni di ideali. Ma era un moralismo con indirizzo sbagliato in quanto privo di serena razionalità, e perché, in ultima analisi, metteva l’utopia politica al di sopra della dignità del singolo uomo, mostrando persino di poter arrivare, in nome di grandi obbiettivi, a disprezzare l’uomo. Il moralismo politico, come l’abbiamo vissuto e come lo viviamo ancora, non solo non apre la strada a una rigenerazione, ma la blocca. Lo stesso vale, di conseguenza, anche per un cristianesimo e per una teologia che riducono il nocciolo del messaggio di Gesù, il “Regno di Dio”, ai “valori del Regno”, identificando questi valori con le grandi parole d’ordine del moralismo politico, e proclamandole, nello stesso tempo, come sintesi delle religioni. Dimenticandosi però, così, di Dio, nonostante sia proprio Lui il soggetto e la causa del Regno di Dio. Al suo posto rimangono grandi parole (e valori) che si prestano a qualsiasi tipo di abuso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo breve sguardo sulla situazione del mondo ci porta a riflettere sull’odierna situazione del cristianesimo, e perciò anche sulle basi dell’Europa; quell’Europa che un tempo, possiamo dire, è stata il continente cristiano, ma che è stata anche il punto di partenza di quella nuova razionalità scientifica che ci ha regalato grandi possibilità e altrettanto grandi minacce. Il cristianesimo non è certo partito dall’Europa, e dunque non può essere neanche classificato come una religione europea, la religione dell’ambito culturale europeo. Ma proprio in Europa ha ricevuto la sua impronta culturale e intellettuale storicamente più efficace e resta pertanto intrecciato in modo speciale all’Europa. D’altra parte è anche vero che quest’Europa, sin dai tempi del Rinascimento, e in forma compiuta dai tempi dell’illuminismo, ha sviluppato proprio quella razionalità scientifica che non solo nell’epoca delle scoperte portò all’unità geografica del mondo, all’incontro dei continenti e delle culture, ma che adesso, molto più profondamente, grazie alla cultura tecnica resa possibile dalla scienza, impronta di sé veramente tutto il mondo, anzi, in un certo senso lo uniforma. E sulla scia di questa forma di razionalità, l’Europa ha sviluppato una cultura che, in un modo sconosciuto prima d’ora all’umanità, esclude Dio dalla coscienza pubblica, sia che venga negato del tutto, sia che la sua esistenza venga giudicata non dimostrabile, incerta, e dunque appartenente all’ambito delle scelte soggettive, un qualcosa comunque irrilevante per la vita pubblica. Questa razionalità puramente funzionale, per così dire, ha comportato uno sconvolgimento della coscienza morale altrettanto nuovo per le culture finora esistite, poiché sostiene che razionale è soltanto ciò che si può provare con degli esperimenti. Siccome la morale appartiene ad una sfera del tutto diversa, essa, come categoria a sé, sparisce e deve essere rintracciata in altro modo, in quanto bisogna ammettere che comunque la morale, in qualche modo, ci vuole. In un mondo basato sul calcolo, è il calcolo delle conseguenze che determina cosa bisogna considerare morale oppure no. E così la categoria di bene, come era stata evidenziata chiaramente da Kant, sparisce. Niente in sé è bene o male, tutto dipende dalle conseguenze che un’azione lascia prevedere. Se il cristianesimo, da una parte, ha trovato la sua forma più efficace in Europa, bisogna d’altra parte anche dire che in Europa si è sviluppata una cultura che costituisce la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell’umanità. Da qui si capisce che l’Europa sta sperimentando una vera e propria “prova di trazione”; da qui si capisce anche la radicalità delle tensioni alle quali il nostro continente deve far fronte. Ma qui emerge anche e soprattutto la responsabilità che noi europei dobbiamo assumerci in questo momento storico: nel dibattito intorno alla definizione dell’Europa, intorno alla sua nuova forma politica, non si gioca una qualche nostalgica battaglia “di retroguardia” della storia, ma piuttosto una grande responsabilità per l’umanità di oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diamo uno sguardo più accurato a questa contrapposizione tra le due culture che hanno contrassegnato l’Europa. Nel dibattito sul preambolo della Costituzione europea, tale contrapposizione si è evidenziata in due punti controversi: la questione del riferimento a Dio nella Costituzione e quella della menzione delle radici cristiane dell’Europa. Visto che nell’articolo 52 della Costituzione sono garantiti i diritti istituzionali delle Chiese, possiamo stare tranquilli, si dice. Ma ciò significa che esse, nella vita dell’Europa, trovano posto nell’ambito del compromesso politico, mentre, nell’ambito delle basi dell’Europa, l’impronta del loro contenuto non trova alcuno spazio. Le ragioni che si danno nel dibattito pubblico per questo netto “no” sono superficiali, ed è evidente che più che indicare la vera motivazione, la coprono. L’affermazione che la menzione delle radici cristiane dell’Europa ferisce i sentimenti dei molti non-cristiani che ci sono in Europa, è poco convincente, visto che si tratta prima di tutto di un fatto storico che nessuno può seriamente negare. Naturalmente questo cenno storico contiene anche un riferimento al presente, dal momento che, con la menzione delle radici, si indicano le fonti residue di orientamento morale, e cioè un fattore d’identità di questa formazione che è l’Europa. Chi verrebbe offeso? L’identità di chi viene minacciata? I musulmani, che a tale riguardo spesso e volentieri vengono tirati in ballo, non si sentono minacciati dalle nostre basi morali cristiane, ma dal cinismo di una cultura secolarizzata che nega le proprie basi. E anche i nostri concittadini ebrei non vengono offesi dal riferimento alle radici cristiane dell’Europa, in quanto queste radici risalgono fino al monte Sinai: portano l’impronta della voce che si fece sentire sul monte di Dio e ci uniscono nei grandi orientamenti fondamentali che il decalogo ha donato all’umanità. Lo stesso vale per il riferimento a Dio: non è la menzione di Dio che offende gli appartenenti ad altre religioni, ma piuttosto il tentativo di costruire la comunità umana assolutamente senza Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le motivazioni per questo duplice “no” sono più profonde di quel che lasciano pensare le motivazioni avanzate. Presuppongono l’idea che soltanto la cultura illuminista radicale, la quale ha raggiunto il suo pieno sviluppo nel nostro tempo, potrebbe essere costitutiva per l’identità europea. Accanto ad essa possono dunque coesistere differenti culture religiose con i loro rispettivi diritti, a condizione che e nella misura in cui rispettino i criteri della cultura illuminista e si subordinino ad essa. Questa cultura illuminista sostanzialmente è definita dai diritti di libertà; essa parte dalla libertà come un valore fondamentale che misura tutto: la libertà della scelta religiosa, che include la neutralità religiosa dello Stato; la libertà di esprimere la propria opinione, a condizione che non metta in dubbio proprio questo canone; l’ordinamento democratico dello Stato, e cioè il controllo parlamentare sugli organismi statali; la libera formazione di partiti; l’indipendenza della magistratura; e infine la tutela dei diritti dell’uomo ed il divieto di discriminazioni. Qui il canone è ancora in via di formazione, visto che ci sono anche diritti dell’uomo contrastanti, come per esempio nel caso del contrasto tra la voglia di libertà della donna e il diritto alla vita del nascituro. Il concetto di discriminazione viene sempre più allargato, e così il divieto di discriminazione può trasformarsi sempre di più in una limitazione della libertà di opinione e della libertà religiosa. Ben presto non si potrà più affermare che l’omosessualità, come insegna la Chiesa cattolica, costituisce un obiettivo disordine nello strutturarsi dell’esistenza umana. Ed il fatto che la Chiesa è convinta di non avere il diritto di dare l’ordinazione sacerdotale alle donne viene considerato, da alcuni, fin d’ora inconciliabile con lo spirito della Costituzione europea. È evidente che questo canone della cultura illuminista, tutt’altro che definitivo, contiene valori importanti dei quali noi, proprio come cristiani, non vogliamo e non possiamo fare a meno; ma è altrettanto evidente che la concezione mal definita o non definita affatto di libertà, che sta alla base di questa cultura, inevitabilmente comporta contraddizioni; ed è evidente che proprio per via del suo uso (un uso che sembra radicale) comporta limitazioni della libertà che una generazione fa non riuscivamo neanche ad immaginarci. Una confusa ideologia della libertà conduce ad un dogmatismo che si sta rivelando sempre più ostile verso la libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dovremo senz’altro tornare ancora sulla questione delle contraddizioni interne alla forma attuale della cultura illuminista. Ma prima dobbiamo finire di descriverla. Fa parte della sua natura, in quanto cultura di una ragione che ha finalmente completa coscienza di se stessa, vantare una pretesa universale e concepirsi come compiuta in sé stessa, non bisognosa di alcun completamento attraverso altri fattori culturali. Entrambe queste caratteristiche si vedono chiaramente quando si pone la questione su chi possa diventare membro della Comunità europea, e soprattutto nel dibattito circa l’ingresso della Turchia in questa Comunità. Si tratta di uno Stato, o forse meglio, di un ambito culturale, che non ha radici cristiane, ma che è stato influenzato dalla cultura islamica. Ataturk ha poi cercato di trasformare la Turchia in uno Stato laicista, tentando di impiantare il laicismo maturato nel mondo cristiano dell’Europa su un terreno musulmano. Ci si può chiedere se ciò sia possibile: secondo la tesi della cultura illuminista e laicista dell’Europa, soltanto le norme e i contenuti della stessa cultura illuminista potranno determinare l’identità dell’Europa e, di conseguenza, ogni Stato che fa suoi questi criteri, potrà appartenere all’Europa. Non importa, alla fine, su quale intreccio di radici questa cultura della libertà e della democrazia viene impiantata. È proprio per questo, si afferma, che le radici non possono entrare nella definizione dei fondamenti dell’Europa, trattandosi di radici morte che non fanno parte dell’identità attuale. Di conseguenza, questa nuova identità, determinata esclusivamente dalla cultura illuminista, comporta anche che Dio non c’entri niente con la vita pubblica e con le basi dello Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così tutto diventa logico, e anche plausibile in qualche modo. Infatti, che cosa potremmo augurarci di più bello se non che dappertutto vengano rispettati la democrazia e i diritti umani? Ma qui si impone comunque la domanda se questa cultura illuminista laicista sia davvero la cultura, scoperta come finalmente universale, di una ragione comune a tutti gli uomini; cultura che dovrebbe avere accesso dappertutto, seppure su di un humus storicamente e culturalmente differenziato. E ci si chiede anche se è davvero compiuta in sé stessa, tanto da non avere bisogno di alcuna radice al di fuori di sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SIGNIFICATO E LIMITI DELLA ATTUALE CULTURA RAZIONALISTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo ora affrontare queste ultime due domande. Alla prima, e cioè alla domanda se si sia raggiunta la filosofia universalmente valida e finalmente diventata del tutto scientifica, nella quale si esprimerebbe la ragione comune a tutti gli uomini, bisogna rispondere che indubbiamente si è arrivati a delle acquisizioni importanti che possono pretendere una validità generale: l’acquisizione che la religione non può essere imposta dallo Stato, ma che può essere accolta soltanto nella libertà; il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo uguali per tutti; la separazione dei poteri e il controllo del potere. Non si può pensare, comunque, che questi valori fondamentali, riconosciuti da noi come generalmente validi, possano essere realizzati nello stesso modo in ogni contesto storico. Non in tutte le società ci sono i presupposti sociologici per una democrazia basata su partiti, come si dà in Occidente; così, la completa neutralità religiosa dello Stato, nella maggior parte dei contesti storici, è da considerarsi un’illusione. E con ciò veniamo ai problemi sollevati dalla seconda domanda. Ma chiariamo prima la questione se le moderne filosofie illuministe, complessivamente considerate, si possano ritenere l’ultima parola della ragione comune a tutti gli uomini. Queste filosofie sono caratterizzate dal fatto che sono positivistiche, e perciò antimetafisiche, tanto che, alla fine, Dio non può avere in esse alcun posto. Esse sono basate su una autolimitazione della ragione positiva, che è adeguata nell’ambito tecnico, ma che, laddove viene generalizzata, comporta invece una mutilazione dell’uomo. Ne consegue che l’uomo non ammette più alcuna istanza morale al di fuori dei suoi calcoli e, come abbiamo visto, anche che il concetto di libertà, che a tutta prima potrebbe sembrare espandersi in modo illimitato, alla fine porta all’autodistruzione della libertà. È vero che le filosofie positivistiche contengono importanti elementi di verità. Questi sono però basati su un’autolimitazione della ragione tipica di una determinata situazione culturale – quella dell’Occidente moderno –, non potendo di certo essere come tali l’ultima parola della ragione. Nonostante sembrino totalmente razionali, non sono la voce della ragione stessa, ma sono anch’esse vincolate culturalmente, vincolate cioè alla situazione dell’Occidente di oggi. Perciò non sono affatto quella filosofia che un giorno dovrebbe essere valida in tutto il mondo. Ma soprattutto bisogna dire che questa filosofia illuminista e la sua rispettiva cultura sono incomplete. Essa taglia coscientemente le proprie radici storiche privandosi delle forze sorgive dalle quali essa stessa è scaturita, quella memoria fondamentale dell’umanità, per così dire, senza la quale la ragione perde l’orientamento. Infatti adesso vale il principio che la capacità dell’uomo sia la misura del suo agire. Ciò che si sa fare, si può anche fare. Un saper fare separato dal poter fare non esiste più, perché sarebbe contro la libertà, che è il valore supremo in assoluto. Ma l’uomo sa fare tanto, e sa fare sempre di più; e se questo saper fare non trova la sua misura in una norma morale, diventa, come possiamo già vedere, potere di distruzione. L’uomo sa clonare uomini, e perciò lo fa. L’uomo sa usare uomini come “magazzino” di organi per altri uomini, e perciò lo fa; lo fa perché sembrerebbe essere questa una esigenza della sua libertà. L’uomo sa costruire bombe atomiche, e perciò le fa, essendo, in linea di principio, anche disposto ad usarle. Anche il terrorismo, alla fine, si basa su questa modalità di “auto-autorizzazione” dell’uomo, e non sugli insegnamenti del Corano. Il radicale distacco della filosofia illuminista dalle sue radici diventa, in ultima analisi, un fare a meno dell’uomo. L’uomo, in fondo, non ha alcuna libertà, ci dicono i portavoce delle scienze naturali, in totale contraddizione col punto di partenza di tutta la questione. Egli non deve credere di essere qualcos’altro rispetto a tutti gli altri esseri viventi, e perciò dovrebbe anche essere trattato come loro, ci dicono persino i portavoce più avanzati di una filosofia nettamente separata dalle radici della memoria storica dell’umanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci eravamo posti due domande: se la filosofia razionalista (positivistica) sia strettamente razionale, e di conseguenza universalmente valida, e se sia completa. Basta a se stessa? Può, o addirittura deve, relegare le sue radici storiche nell’ambito del puro passato, e quindi nell’ambito di ciò che può essere valido soltanto soggettivamente? Dobbiamo rispondere a tutte due le domande con un netto “no”. Questa filosofia non esprime la compiuta ragione dell’uomo, ma soltanto una parte di essa, e per via di questa mutilazione della ragione non la si può considerare affatto razionale. Per questo è anche incompleta, e può guarire soltanto ristabilendo di nuovo il contatto con le sue radici. Un albero senza radici si secca…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Affermando questo non si nega tutto ciò che questa filosofia dice di positivo e importante, ma si afferma piuttosto il suo bisogno di compiutezza, la sua profonda incompiutezza. E così ci troviamo di nuovo a parlare dei due punti controversi del preambolo della Costituzione europea. L’accantonamento delle radici cristiane non si rivela espressione di una superiore tolleranza che rispetta tutte le culture allo stesso modo, non volendo privilegiarne alcuna, bensì come l’assolutizzazione di un pensare e di un vivere che si contrappongono radicalmente, fra l’altro, alle altre culture storiche dell’umanità. La vera contrapposizione che caratterizza il mondo di oggi non è quella tra diverse culture religiose, ma quella tra la radicale emancipazione dell’uomo da Dio, dalle radici della vita, da una parte, e le grandi culture religiose dall’altra. Se si arriverà ad uno scontro delle culture, non sarà per lo scontro delle grandi religioni – da sempre in lotta le une contro le altre ma che, alla fine, hanno anche sempre saputo vivere le une con le altre –, ma sarà per lo scontro tra questa radicale emancipazione dell’uomo e le grandi culture storiche. Così, anche il rifiuto del riferimento a Dio, non è espressione di una tolleranza che vuole proteggere le religioni non teistiche e la dignità degli atei e degli agnostici, ma piuttosto espressione di una coscienza che vorrebbe vedere Dio cancellato definitivamente dalla vita pubblica dell’umanità e accantonato nell’ambito soggettivo di residue culture del passato. Il relativismo, che costituisce il punto di partenza di tutto questo, diventa così un dogmatismo che si crede in possesso della definitiva conoscenza della ragione, ed in diritto di considerare tutto il resto soltanto come uno stadio dell’umanità in fondo superato e che può essere adeguatamente relativizzato. In realtà ciò significa che abbiamo bisogno di radici per sopravvivere e che non dobbiamo perdere Dio di vista, se vogliamo che la dignità umana non sparisca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL SIGNIFICATO PERMANENTE DELLA FEDE CRISTIANA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è un semplice rifiuto dell’illuminismo e della modernità? Assolutamente no. Il cristianesimo, fin dal principio, ha compreso se stesso come la religione del logos, come la religione secondo ragione. Non ha individuato i suoi precursori in primo luogo nelle altre religioni, ma in quell’illuminismo filosofico che ha sgombrato la strada dalle tradizioni per volgersi alla ricerca della verità e verso il bene, verso l’unico Dio che sta al di sopra di tutti gli dèi. In quanto religione dei perseguitati, in quanto religione universale, al di là dei diversi Stati e popoli, ha negato allo Stato il diritto di considerare la religione come una parte dell’ordinamento statale, postulando così la libertà della fede. Ha sempre definito gli uomini, tutti gli uomini senza distinzione, creature di Dio e immagine di Dio, proclamandone in termini di principio, seppure nei limiti imprescindibili degli ordinamenti sociali, la stessa dignità. In questo senso l’illuminismo è di origine cristiana ed è nato non a caso proprio ed esclusivamente nell’ambito della fede cristiana. Laddove il cristianesimo, contro la sua natura, era purtroppo diventato tradizione e religione di Stato. Nonostante la filosofia, in quanto ricerca di razionalità - anche della nostra fede - sia sempre stata appannaggio del cristianesimo, la voce della ragione era stata troppo addomesticata. É stato ed è merito dell’illuminismo aver riproposto questi valori originali del cristianesimo e aver ridato alla ragione la sua propria voce. Il Concilio Vaticano II, nella costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, ha nuovamente evidenziato questa profonda corrispondenza tra cristianesimo ed illuminismo, cercando di arrivare ad una vera conciliazione tra Chiesa e modernità, che è il grande patrimonio da tutelare da entrambe le parti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con tutto ciò, bisogna che tutte e due le parti riflettano su se stesse e siano pronte a correggersi. Il cristianesimo deve ricordarsi sempre che è la religione del logos. Esso è fede nel Creator spiritus, nello Spirito creatore, dal quale proviene tutto il reale. Proprio questa dovrebbe essere oggi la sua forza filosofica, in quanto il problema è se il mondo provenga dall’irrazionale, e la ragione non sia dunque altro che un “sottoprodotto”, magari pure dannoso, del suo sviluppo, o se il mondo provenga dalla ragione, ed essa sia di conseguenza il suo criterio e la sua meta. La fede cristiana propende per questa seconda tesi, avendo così, dal punto di vista puramente filosofico, davvero delle buone carte da giocare, nonostante sia la prima tesi ad essere considerata oggi da tanti la sola “razionale” e moderna. Ma una ragione scaturita dall’irrazionale, e che è, alla fin fine, essa stessa irrazionale, non costituisce una soluzione ai nostri problemi. Soltanto la ragione creatrice, e che nel Dio crocifisso si è manifestata come amore, può veramente mostrarci la via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel dialogo, così necessario, tra laici e cattolici, noi cristiani dobbiamo stare molto attenti a restare fedeli a questa linea di fondo: a vivere una fede che proviene dal logos, dalla ragione creatrice, e che è perciò anche aperta a tutto ciò che è veramente razionale. Ma a questo punto vorrei, nella mia qualità di credente, fare una proposta ai laici. Nell’epoca dell’illuminismo si è tentato di intendere e definire le norme morali essenziali dicendo che esse sarebbero valide etsi Deus non daretur, anche nel caso che Dio non esistesse. Nella contrapposizione delle confessioni e nella crisi incombente dell’immagine di Dio, si tentò di tenere i valori essenziali della morale fuori dalle contraddizioni e di cercare per loro un’evidenza che li rendesse indipendenti dalle molteplici divisioni e incertezze delle varie filosofie e confessioni. Così si vollero assicurare le basi della convivenza e, più in generale, le basi dell’umanità. A quell’epoca sembrò possibile, in quanto le grandi convinzioni di fondo create dal cristianesimo in gran parte resistevano e sembravano innegabili. Ma non è più così. La ricerca di una tale rassicurante certezza, che potesse rimanere incontestata al di là di tutte le differenze, è fallita. Neppure lo sforzo, davvero grandioso, di Kant è stato in grado di creare la necessaria certezza condivisa. Kant aveva negato che Dio possa essere conoscibile nell’ambito della pura ragione, ma nello stesso tempo aveva rappresentato Dio, la libertà e l’immortalità come postulati della ragione pratica, senza la quale, coerentemente, per lui non era possibile alcun agire morale. La situazione odierna del mondo non ci fa forse pensare di nuovo che egli possa aver ragione? Vorrei dirlo con altre parole: il tentativo, portato all’estremo, di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio ci conduce sempre di più sull’orlo dell’abisso, verso l’accantonamento totale dell’uomo. Dovremmo, allora, capovolgere l’assioma degli illuministi e dire: anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita veluti si Deus daretur, come se Dio ci fosse. Questo è il consiglio che già Pascal dava agli amici non credenti; è il consiglio che vorremmo dare anche oggi ai nostri amici che non credono. Così nessuno viene limitato nella sua libertà, ma tutte le nostre cose trovano un sostegno e un criterio di cui hanno urgentemente bisogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. La testimonianza negativa di cristiani che parlavano di Dio e vivevano contro di Lui, ha oscurato l’immagine di Dio e ha aperto la porta all’incredulità. Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini. Abbiamo bisogno di uomini come Benedetto da Norcia il quale, in un tempo di dissipazione e di decadenza, si sprofondò nella solitudine più estrema, riuscendo, dopo tutte le purificazioni che dovette subire, a risalire alla luce, a ritornare e a fondare a Montecassino, la città sul monte che, con tante rovine, mise insieme le forze dalle quali si formò un mondo nuovo. Così Benedetto, come Abramo, diventò padre di molti popoli. Le raccomandazioni ai suoi monaci poste alla fine della sua regola, sono indicazioni che mostrano anche a noi la via che conduce in alto, fuori dalle crisi e dalle macerie. “Come c’è uno zelo amaro che allontana da Dio e conduce all’inferno, così c’è uno zelo buono che allontana dai vizi e conduce a Dio e alla vita eterna. È a questo zelo che i monaci devono esercitarsi con ardentissimo amore: si prevengano l’un l’altro nel rendersi onore, sopportino con somma pazienza a vicenda le loro infermità fisiche e morali… Si vogliano bene l’un l’altro con affetto fraterno… Temano Dio nell’amore… Nulla assolutamente antepongano a Cristo il quale ci potrà condurre tutti alla vita eterna” (capitolo 72).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-6477121623216171163?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6477121623216171163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6477121623216171163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/12/leuropa-nella-crisi-delle-culture.html' title='L’Europa nella crisi delle culture'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-2132191742100617460</id><published>2008-12-01T23:55:00.000+01:00</published><updated>2008-12-01T23:56:28.227+01:00</updated><title type='text'>L’EREDITÀ DEL MAGISTERO DI PIO XII</title><content type='html'>BENEDETTO XVI: L’EREDITÀ DEL MAGISTERO DI PIO XII&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Sua Santità Papa Benedetto XVI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pio XII, dono del Signore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Discorso del Santo Padre Benedetto XVI ai partecipanti al congresso su "l’eredità del magistero di Pio XII e il Concilio Vaticano II".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signori Cardinali, Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, cari fratelli e sorelle!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono lieto di accogliervi in occasione del Congresso su "L’eredità del Magistero di Pio XII e il Concilio Vaticano II", promosso dalla Pontificia Università Lateranense insieme con la Pontificia Università Gregoriana. E’ un Congresso importante per il tema che affronta e per le persone erudite, provenienti da varie Nazioni, che vi prendono parte. Nel rivolgere a ciascuno il mio cordiale saluto, ringrazio in particolare Mons. Rino Fisichella, Rettore dell’Università Lateranense, e P. Gianfranco Ghirlanda, Rettore dell’Università Gregoriana, per le espressioni gentili con cui hanno interpretato i comuni sentimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho apprezzato l’impegnativo tema sul quale avete concentrato la vostra attenzione. Negli ultimi anni, quando si è parlato di Pio XII, l’attenzione si è concentrata in modo eccessivo su una sola problematica, trattata per di più in maniera piuttosto unilaterale. A parte ogni altra considerazione, ciò ha impedito un approccio adeguato ad una figura di grande spessore storico-teologico qual è quella del Papa Pio XII. L’insieme della imponente attività svolta da questo Pontefice e, in modo del tutto speciale, il suo magistero sul quale vi siete soffermati in questi giorni, sono una prova eloquente di quanto ho appena affermato. Il suo magistero si qualifica infatti per la vasta e benefica ampiezza, come anche per la sua eccezionale qualità, così che può ben dirsi che esso costituisca una preziosa eredità di cui la Chiesa ha fatto e continua a fare tesoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho parlato di "vasta e benefica ampiezza" di questo magistero. Basti ricordare, al riguardo, le Encicliche e i moltissimi discorsi e radiomessaggi contenuti nei venti volumi dei suoi "Insegnamenti". Sono più di quaranta le Encicliche da lui pubblicate. Tra esse spicca la "Mystici Corporis", nella quale il Papa affronta il tema della vera ed intima natura della Chiesa. Con ampiezza di indagine egli mette in luce la nostra profonda unione ontologica con Cristo e - in Lui, per Lui e con Lui - con tutti gli altri fedeli animati dal suo Spirito, che si nutrono del suo Corpo e, trasformati in Lui, gli danno modo di continuare ed estendere nel mondo la sua opera salvifica. Intimamente connesse con la "Mystici Corporis" sono altre due Encicliche: la "Divino afflante Spiritu" sulla Sacra Scrittura e la "Mediator Dei" sulla sacra Liturgia, nelle quali vengono presentate le due sorgenti a cui devono sempre attingere coloro che appartengono a Cristo, Capo di quel mistico Corpo che è la Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo contesto di ampio respiro Pio XII ha trattato delle varie categorie di persone che, per volere del Signore, fanno parte della Chiesa, pur con vocazioni e compiti differenziati: i sacerdoti, i religiosi ed i laici. Così egli ha emanato sagge norme sulla formazione dei sacerdoti, che si devono distinguere per l'amore personale a Cristo, la semplicità e la sobrietà di vita, la lealtà verso i loro Vescovi e la disponibilità verso coloro che sono affidati alle loro cure pastorali. Nell’Enciclica "Sacra Virginitas" poi e in altri documenti sulla vita religiosa Pio XII ha messo in chiara luce l’eccellenza del "dono" che Dio concede a certe persone invitandole a consacrarsi totalmente al servizio suo e del prossimo nella Chiesa. In tale prospettiva il Papa insiste fortemente sul ritorno al Vangelo ed all’autentico carisma dei Fondatori e delle Fondatrici dei vari Ordini e Congregazioni religiose, prospettando anche la necessità di alcune sane riforme. Numerose sono state poi le occasioni in cui Pio XII ha trattato della responsabilità dei laici nella Chiesa, profittando in particolare dei grandi Congressi internazionali dedicati a queste tematiche. Volentieri egli affrontava i problemi delle singole professioni, indicando, ad esempio, i doveri dei giudici, degli avvocati, degli operatori sociali, dei medici: a questi ultimi il Sommo Pontefice dedicò numerosi discorsi illustrando le norme deontologiche che essi devono rispettare nella loro attività. Nell’Enciclica "Miranda prorsus", poi, il Papa si soffermò sulla grande impoMiranda prorsusrtanza dei moderni mezzi di comunicazione, che in modo sempre più incisivo andavano influenzando l’opinione pubblica. Proprio per questo il Sommo Pontefice, che valorizzò al massimo la nuova invenzione della Radio, sottolineava il dovere dei giornalisti di fornire informazioni veritiere e rispettose delle norme morali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche alle scienze e agli straordinari progressi da esse compiuti Pio XII rivolse la sua attenzione. Pur ammirando le conquiste raggiunte in tali campi, il Papa non mancava di mettere in guardia dai rischi che una ricerca non attenta ai valori morali poteva comportare. Basti un solo esempio: restò famoso il discorso da lui pronunciato sulla raggiunta scissione degli atomi; con straordinaria lungimiranza, però, il Papa ammoniva circa la necessità di impedire ad ogni costo che questi geniali progressi scientifici venissero utilizzati per la costruzione di armi micidiali che avrebbero potuto provocare catastrofi immani e perfino la totale distruzione dell'umanità. Come non ricordare poi i lunghi ed ispirati discorsi concernenti l’auspicato riordinamento della società civile, nazionale ed internazionale, per il quale egli indicava come fondamento imprescindibile la giustizia, vero presupposto per una convivenza pacifica fra i popoli: "opus iustitiae pax!". Ugualmente meritevole di speciale menzione è l'insegnamento mariologico di Pio XII, che ebbe il suo culmine nella proclamazione del dogma dell'Assunzione di Maria Santissima, per mezzo del quale il Santo Padre intendeva sottolineare la dimensione escatologica della nostra esistenza ed esaltare altresì la dignità della donna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che dire della qualità dell’insegnamento di Pio XII? Egli era contrario alle improvvisazioni: scriveva con la massima cura ogni discorso, soppesando ogni frase ed ogni parola prima di pronunciarla in pubblico. Studiava attentamente le varie questioni ed aveva l'abitudine di chiedere consiglio ad eminenti specialisti, quando si trattava di temi che richiedevano una competenza particolare. Per natura ed indole Pio XII era un uomo misurato e realista, alieno da facili ottimismi, ma era altresì immune dal pericolo di quel pessimismo che non si addice ad un credente. Aborriva le sterili polemiche ed era profondamente diffidente nei confronti del fanatismo e del sentimentalismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi suoi atteggiamenti interiori rendono ragione del valore e della profondità, come anche dell’affidabilità del suo insegnamento, e spiegano l’adesione fiduciosa ad esso riservata non solo dai fedeli, ma anche da tante persone non appartenenti alla Chiesa. Considerando la grande ampiezza e l’alta qualità del magistero di Pio XII, viene da chiedersi come egli sia riuscito a fare tanto, pur dovendo dedicarsi ai numerosi altri compiti connessi col suo ufficio di Sommo Pontefice: il governo quotidiano della Chiesa, le nomine e le visite dei Vescovi, le visite di Capi di Stato e di diplomatici, le innumerevoli udienze concesse a persone private ed a gruppi molto diversificati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti riconoscono a Pio XII un’intelligenza non comune, una memoria di ferro, una singolare dimestichezza con le lingue straniere ed una notevole sensibilità. Si è detto che egli era un diplomatico compito, un eminente giurista, un ottimo teologo. Tutto questo è vero, ma ciò non spiega tutto. Vi era altresì in lui il continuo sforzo e la ferma volontà di donare se stesso a Dio senza risparmio e senza riguardo per la sua salute cagionevole. Questo è stato il vero movente del suo comportamento: tutto nasceva dall’amore per il suo Signore Gesù Cristo e dall’amore per la Chiesa e per l’umanità. Egli infatti era innanzitutto il sacerdote in costante ed intima unione con Dio, il sacerdote che trovava la forza per il suo immane lavoro in lunghe soste di preghiera davanti al Santissimo Sacramento, in colloquio silenzioso con il suo Creatore e Redentore. Da lì traeva origine e slancio il suo magistero, come d’altronde ogni altra sua attività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non deve pertanto stupire che il suo insegnamento continui anche oggi a diffondere luce nella Chiesa. Sono ormai trascorsi cinquant’anni dalla sua morte, ma il suo poliedrico e fecondo magistero resta anche per i cristiani di oggi di un valore inestimabile. Certamente la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, è un organismo vivo e vitale, non arroccato immobilmente su ciò che era cinquant’anni fa. Ma lo sviluppo avviene nella coerenza. Per questo l’eredità del magistero di Pio XII è stata raccolta dal Concilio Vaticano II e riproposta alle generazioni cristiane successive. E’ noto che negli interventi orali e scritti presentati dai Padri del Concilio Vaticano II si riscontrano ben più di mille riferimenti al magistero di Pio XII. Non tutti i documenti del Concilio hanno un apparato di Note, ma in quei documenti che lo hanno, il nome di Pio XII ricorre oltre duecento volte. Ciò vuol dire che, fatta eccezione per la Sacra Scrittura, questo Papa è la fonte autorevole più frequentemente citata. Si sa inoltre che le note apposte a tali documenti non sono, in genere, semplici rimandi esplicativi, ma costituiscono spesso vere e proprie parti integranti dei testi conciliari; non forniscono solo giustificazioni a supporto di quanto affermato nel testo, ma ne offrono una chiave interpretativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possiamo dunque ben dire che, nella persona del Sommo Pontefice Pio XII, il Signore ha fatto alla sua Chiesa un eccezionale dono, per il quale noi tutti dobbiamo esserGli grati. Rinnovo, pertanto, l’espressione del mio apprezzamento per l'importante lavoro da voi svolto nella preparazione e nello svolgimento di questo Simposio Internazionale sul Magistero di Pio XII ed auspico che si continui a riflettere sulla preziosa eredità lasciata alla Chiesa dall’immortale Pontefice, per trarne proficue applicazioni alle problematiche oggi emergenti. Con questo augurio, mentre invoco sul vostro impegno l’aiuto del Signore, di cuore imparto a ciascuno la mia Benedizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sua Santità Papa Benedetto XVI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 novembre 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-2132191742100617460?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/2132191742100617460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/2132191742100617460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/12/leredit-del-magistero-di-pio-xii.html' title='L’EREDITÀ DEL MAGISTERO DI PIO XII'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-6223964502198788465</id><published>2008-11-26T23:49:00.000+01:00</published><updated>2008-11-26T23:51:14.492+01:00</updated><title type='text'>Si sono presi mio marito. E io, signora Coletta, ora aiuto i loro figli</title><content type='html'>Si sono presi mio marito. E io, signora Coletta, ora aiuto i loro figli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Lucia Bellaspiga&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cinque anni fa stupì l’Italia perdonando i terroristi che a Nasiriyah le avevano portato via Giuseppe. Oggi porta avanti la missione di pace del “brigadiere dei bambini” nel mondo. A cominciare dall’Iraq&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Se amate quelli che vi amano che merito avete? Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori». Chi pronunciava queste parole davanti alle telecamere dei giornalisti che affollavano la sua casa di San Vitaliano (Napoli) a poche ore dalla strage di Nasiriyah era Margherita Coletta. Era il 12 novembre del 2003. In braccio teneva Maria, 2 anni appena, e da poche ore aveva saputo che suo marito, il vicebrigadiere dei Carabinieri Giuseppe Coletta, era tra i morti del sanguinoso attentato in Iraq. L’abisso le si leggeva in faccia, il suo era il volto del dolore, palpabile, disumano, ma in quel momento la sua fede di granito, più forte dei trecento chili di tritolo che avevano squassato la sua esistenza e quella di altre diciotto famiglie italiane, reggeva di fronte alla prova: «La nostra vita è tutta qua dentro», diceva a se stessa e ai giornalisti indicando il Vangelo.&lt;br /&gt;Una prova che Margherita, 33 anni soltanto, aveva già dovuto affrontare: poco tempo prima il loro bambino, Paolo, era morto di leucemia. Giuseppe allora era arrabbiato con Dio, per un anno non era più entrato in chiesa, Margherita no, lei anche in quei giorni era la più forte: «Noi non possiamo conoscere i disegni di Dio, ma abbiamo un’unica grande certezza ed è che Dio ci ama. Lui non può volere il nostro male, dunque se ha permesso questo è per darci un giorno un bene maggiore. Io non posso capire, ma mi fido e mi affido».&lt;br /&gt;Le stesse parole che, con strazio ancora più grande, piegata dal dolore ma mai spezzata, mi ha ripetuto quei giorni di cinque anni fa: «Credevo di aver già dato abbastanza al Signore. Mi sentivo sicura, pensavo che non mi avrebbe più chiesto altro dopo la morte di Paolo, ma non funziona così», mi ha detto sorridendo della sua ingenuità. «Il Signore più ci ama e più esige, e non chiede mai più di quanto ciascuno può dargli. Da me sapeva che poteva chiedere tanto, evidentemente…». E poi un’altra certezza, fondata sulla prima: «Noi non ci siamo divisi, nemmeno la morte ha potuto farlo. Giuseppe è salito al cielo da Paolo e io sono rimasta qui con Maria, ma un giorno saremo ancora tutti insieme. Vorrà dire che avrei dovuto attendere quattro mesi di missione in Iraq prima di rivederlo, invece aspetterò qualche anno».&lt;br /&gt;Così diceva e così dice. Ma soprattutto così vive: non predica da uno scranno né teorizza da una cattedra, ma con semplicità estrema e disarmante riferisce ciò che vive sulla sua pelle. Da questa consapevolezza discende il suo diritto di parlare.&lt;br /&gt;L’immagine di quella ragazza con il Vangelo in mano allora fece il giro d’Italia e non solo, entrò nelle nostre case e scosse le nostre coscienze. A chi le chiedeva come potesse perdonare lei opponeva la sua logica rigorosa e ineluttabile, anch’essa fondata sulla fede: «Gesù ci ha lasciato il comandamento di perdonare settanta volte sette, cioè sempre… Non vedo allora perché debba sembrare così eccezionale se un cristiano perdona: per un credente semmai dovrebbe essere strano il contrario».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Tutta la sua vita è stata eroica»&lt;br /&gt;E Giuseppe? Chi c’era dietro l’uniforme del giovane vicebrigadiere? Quale motivazione lo aveva spinto a partire per le missioni di pace all’estero? Ed era un eroe? Il fatto di morire dilaniato da un’autobomba basta per essere definito tale? Nella retorica delle cerimonie spesso è così.&lt;br /&gt;Ma Giuseppe era un uomo degno di essere amato e scelto da una donna come Margherita. Lascio a lei le parole per spiegarlo: «Io penso che mio marito non ha fatto nulla di straordinario il giorno che l’hanno ucciso, la sua straordinarietà è nei 38 anni vissuti al servizio degli ultimi, non certo in una bomba che gli è scoppiata addosso. Anzi, quel giorno in fondo, come direbbe lui, si è lasciato fregare. È un’intera esistenza che ti fa eroe, non la sfortuna di un evento… Se proprio dobbiamo usare questo termine, preferirei dire che mio marito ha fatto della sua vita un atto eroico».&lt;br /&gt;Un eroismo che per concretizzarsi non ha scelto la guerra ma la via dell’amore per il prossimo, in primo luogo i bambini. La svolta è avvenuta il giorno in cui Paolo è morto e in suo padre è nata l’esigenza di andare ovunque miseria, violenza e malattia mettessero a repentaglio la vita di tanti bambini come il suo. Per Paolo non c’era più nulla da fare, ma molto invece si poteva per milioni di altri figli sparsi nel mondo e in ognuno vedeva quello che aveva perduto. Sono centinaia le foto che lo ritraggono circondato da bambini in Albania, Kosovo, Bosnia e poi Iraq, decine le testimonianze che raccontano di quel Carabiniere che, cascasse il mondo, riusciva a fare arrivare dall’Italia container di giocattoli, cioccolato, medicinali, attrezzi per la scuola, omogeneizzati, latte in polvere, soluzione fisiologica per neonati… E proprio a Nasiriyah quelle incubatrici che mancavano: «Non è accettabile che bambini sani mi muoiano in braccio solo perché qui gli ospedali sono così poveri che non c’è un’incubatrice, che manca il cibo per nutrirli», telefonava alla moglie. E Margherita dall’Italia provvedeva, seguiva le sue istruzioni, bussava alle porte che lui, con la sua contagiosa voglia di fare e una vitalità che spaccava le montagne, era riuscito a guadagnare alla sua causa. A Nasiriyah lo chiamavano “il brigadiere dei bambini” e quando spariva sapevano tutti dov’era, nell’ospedale pediatrico a dare una mano, a spendersi fino all’ultima energia, sempre con quel suo sorriso di ragazzone ironico e contento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’abbraccio di Giovanni Paolo II&lt;br /&gt;La sua prima “missione all’estero”, in fondo, era stata però sotto casa, in un altro ospedale pediatrico, il Santobono di Napoli in cui era morto suo figlio: dopo il funerale, Giuseppe si fece forza e tornò tante volte tra i piccoli malati oncologici anche se ciò gli costava un dolore insopportabile. In seguito andò a cercarli altrove, i bambini, dove soffrono di più, dove infuria la guerra, in terre lontane. Lì ritrovò la sua pace e quel Dio da cui in fondo non si era mai allontanato. In Albania addirittura, senza rivelare nulla a Margherita, esaudì il suo più grande desiderio, si preparò al sacramento della Cresima e, in combutta con il suo comandante, organizzò a sorpresa il viaggio affinché lei lo raggiungesse in missione: «Sei una moglie eccezionale – le ha scritto quel giorno – e, non potendoti risposare, ti ho scelto come madrina».&lt;br /&gt;Il 15 novembre del 2003, dopo quattro mesi di Iraq, lui e i suoi compagni sarebbero tornati a casa. Ma il 12 novembre, tre giorni prima, un camion carico di tritolo si avventa sulla caserma dei Carabinieri a Nasiriyah e uccide diciannove italiani: la più grave perdita di nostri uomini dalla Seconda guerra mondiale. Paradossalmente proprio il 15 novembre i ragazzi tornano, ma nella stiva di un aereo militare, avvolti nei tricolore. Quello stesso giorno Margherita riceve l’abbraccio di Giovanni Paolo II: è andata in incognito in Sala Nervi, confusa tra gli ottomila dell’Unitalsi ricevuti dal Papa, ma la gente l’ha riconosciuta, è la vedova che due giorni prima alla televisione aveva scioccato tutti parlando di perdono, e l’applauso è lunghissimo. Al Papa sussurra di pregare perché Gesù continui a darle quella forza di cui ha bisogno, lui, già molto malato, le risponde con una carezza e la sua silenziosa benedizione.&lt;br /&gt;Il seme di Nasiriyah, titolo che io e Margherita oggi abbiamo dato al libro che racconta tutto questo, è il grano che deve morire per dar vita alla pianta. È Paolo che muore ma è anche la folla di bambini che vivono grazie a Giuseppe e senza di lui oggi non sarebbero al mondo. È Giuseppe che muore ma è anche l’associazione subito dopo fondata da sua moglie per continuare le sue missioni nel mondo. “Giuseppe e Margherita Coletta – Bussate e vi sarà aperto”, si chiama. I primi che hanno bussato sono proprio i figli degli iracheni: di chi le aveva preso tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La commozione di Ritanna Armeni&lt;br /&gt;Nella prefazione al libro, scritta dall’inviato del Tg5 Toni Capuozzo, la morale: «C’è molto male, in giro, ma anche il bene sa essere contagioso». Nella postfazione di Ritanna Armeni, giornalista non credente, la più bella gratificazione: «Nella vicenda di Giuseppe e di Margherita c’è una risposta alla guerra che non conoscevo, che non smentisce quello che di peggio si pensa di essa, ma afferma una capacità per me non immaginabile di trascenderlo e superarlo… Giuseppe Coletta era andato in Iraq in missione di pace. E mai definizione appare più vera… Nel carabiniere Coletta c’è una normalità nell’abnegazione e una semplicità nel dono della vita che supera l’eroismo, o meglio lo riconduce alla normalità della vita. Margherita, sua moglie, è una donna cui la fede ha dato una saggezza che è, per chi scrive, inspiegabile, e quindi specialissima… Dalla guerra – ci dicono – si può uscire migliori, si può trovare la ragione per fare del bene. Ecco, questo non lo sapevo e neppure lo immaginavo. E questo mi sembra davvero un miracolo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tempi 3 Novembre 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-6223964502198788465?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6223964502198788465'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6223964502198788465'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/11/si-sono-presi-mio-marito-e-io-signora.html' title='Si sono presi mio marito. E io, signora Coletta, ora aiuto i loro figli'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-8469256072977166766</id><published>2008-11-26T22:58:00.001+01:00</published><updated>2008-11-26T23:05:38.633+01:00</updated><title type='text'>Articoli vari Novembre 2008</title><content type='html'>10 novembre 2008&lt;br /&gt;Martini non sa quando comincia e finisce la vita (anche lui)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sentite qui. “Siccome credo nella vita eterna, su quella temporale, fisica, di questa terra, posso transigere, sfumare, variare a seconda dei tempi e della storia e delle culture, e alla fine nascere e morire sono misteri sui quali ciascuno può e deve giudicare secondo la propria sensibilità. Contro un’etica non negoziabile della vita, dal concepimento alla morte naturale, c’è il relativismo cristiano della libertà che decide”. L’altro giorno ho letto queste cose, che mi sono permesso di parafrasare e mettere tra virgolette, in una pagina di giornale. E ho visto che erano firmate dal cardinal Martini. Sabato prossimo devo parlare del “concepito” a una riunione di medici cattolici che mi hanno gentilmente invitato. Dovrò dire che il concepito è un essere misterioso di cui è difficile stabilire lo status di “persona” o “individuo”, come dice il cardinale? E se dirò il contrario, se dirò di sapere perfettamente che cosa sia un concepito, e che è una persona, un individuo, andrò contro il pensiero di un principe della chiesa? Sarò giudicato un oltraggioso ateo devoto che predica una religione civile, non sa niente della vita eterna, e vuole ridurre il cristianesimo a una banale teoria etica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carlo Maria Martini è un esegeta, teologo e pastore universalmente rispettato, e con suo merito. Il celebre gesuita viene proposto da alcuni ambienti come una specie di “altro Papa”, insomma un’autorità di immenso rilievo, e una personalità venerabile, nel cattolicesimo mondiale. La sua idea delle cose, in molti aspetti essenziali, differisce da quella considerata prevalente nei magisteri di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Il dissenso particolare, a parte grandi questioni sospese che secondo Martini dovrebbero utilmente essere ridefinite in un Concilio Vaticano III, verte sull’etica del nostro tempo, specie sul controverso rapporto tra la nostra mentalità, l’insieme delle nostre conoscenze scientifiche, la nostra capacità di sperimentare e operare nel campo della medicina e della biogenetica, e la vita umana. Ma anche sul resto, su materie decisive come la liturgia, la concezione moderna del clero e del laicato, il metodo di lettura e interpetazione delle scritture e del messaggio di Gesù Cristo, Martini ha un punto di vista spiccatamente personale, che arricchisce la chiesa e la cultura di un’opinione e di un’esperienza culturale e teologica molto pesanti, e influenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da banditore laico del valore assoluto, non negoziabile, non relativizzabile, della vita umana, mi è capitato e mi capita di convergere, talvolta entusiasticamente ma in genere abbastanza sobriamente, con le posizioni dei Papi, e di Benedetto in particolare. Ci ho messo del mio, nel bene e nel male, in questi conflitti che oppongono chiesa e mondo, dall’aborto all’eutanasia alla procreazione assistita alla contraccezione eccetera. Il mio punto di vista non è strettamente religioso né magisteriale né dogmatico. E’ o cerca di essere un orientamento genericamente umanistico e razionale, secolare, che però non si lascia intimidire e tacitare dalla versione ideologicamente secolarizzata del conformismo nichilista corrente, quello per cui niente è vero e stabile, tutto è sfuggente e storico, e dunque la vita di questa particella della natura che è l’uomo va considerata con il beneficio dell’inventario tecno-scientifico. La vita sarebbe per così dire a disposizione di chi la voglia o debba manipolare per il bene supremo della causa della conoscenza e del benessere umano materialisticamente inteso, la fitness senza buonumore e senza una anche minima scintilla di felicità e di bene a cui, per dirla corta, ci siamo banalmente ridotti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi ha dunque molto deluso e irritato il testo del cardinal Martini pubblicato dal Corriere della Sera di martedì 5 novembre, tratto da una pubblicazione dell’Università di don Verzè, e intitolato: “Inizio e fine, i due misteri della vita – Carlo Maria Martini: difficile stabilire quando un essere si possa chiamare ‘persona’ o ‘individuo’”. Martini spende molte parole per argomentare una tesi corta e chiara, la stessa, più o meno, esposta sulle pagine del Foglio dal teologo laico Vito Mancuso, il coraggioso scrittore e pensatore che si batte per la rifondazione della fede cristiana, per la scrematura dalla fede cristiana di ciò che in essa a suo giudizio è morto e sepolto (e non si tratta di poca cosa, si tratta di un corpo di dottrina piuttosto ingombrante). Mancuso dice che il cristianesimo non deve essere ridotto a materialismo volgare, a bios, come tende a fare un certo magistero cattolico, e che nella considerazione del valore della vita la parte del leone la fa il suo carattere spirituale. Perciò, almeno nella questione del testamento biologico inteso come legge dello stato, l’opinione di Mancuso, che per il resto è un chiaro antiabortista, è che deve prevalere la libertà dell’anima individuale su ogni altra considerazione. Ho riassunto e semplificato, ma nella sostanza è così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martini la pensa come Mancuso. Ma ho l’impressione che vada molto oltre, sia pure senza dichiararlo, sia pure nell’esitazione e nel tremore che ogni persona capace di speranza prova parlando di queste faccende decisive. Ho avuto l’impressione che il risultato sia un certo grigiore gesuitico, un argomentare ambiguo e intriso di negatività, una prova di relativismo cristiano, ma non nel senso ovvio e buono che si potrebbe addebitare alla teoria relativistica, per esempio, del minor danno. A leggere il testo viene fuori un elemento ovvio per un cristiano che abbia letto e meditato i vangeli: la vita vera è l’altra, quella emancipata dal peccato e dalla morte che la resurrezione garantisce per l’eterno a chi ha creduto. Ma da questa verità di fede, con un movimento del pensiero che a me sembra integralistico, poco rispettoso dei termini dell’alleanza di fede e ragione, Martini conclude che la vita fisica è relativizzabile, ché “non è facile stabilire il momento preciso della morte” e “non è facile stabilire quando cominci esattamente una vita umana, soprattutto quando un essere possa essere chiamato ‘persona’ o ‘individuo’ e sia soggetto di diritti e doveri”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse a Martini era sfuggito, ma Barack Obama, nella peggiore delle sue risposte ai problemi del nostro tempo, quando un pastore evangelico gli aveva domandato a che punto cominci la vita umana, aveva risposto che “la domanda è al di sopra delle mie competenze”, e poi aveva impapocchiato una di quelle solite tiritere parascientifiche con le quali si usa offuscare ciò che abbiamo di più chiaro sotto gli occhi, e anche sotto a lente del microscopio: che un atto d’amore genera un figlio, cioè una vita umana unica e irripetibile, e che il concepito è il frutto immediato del concepimento, il concepito è il nome naturalistico dell’individuo prodotto dall’amore. Tutto il testo di Martini è la negazione radicale delle ragioni profonde che avevano condotto una parte della società secolare a battersi con la chiesa contro il tentativo di sfondare ogni confine e ogni pudore nella legge sulla fecondazione artificiale. La fede nella vera vita è il punto di partenza, nonostante espressioni prudenziali e di convenienza, per un ragionamento che nega l’indisponibilità assoluta della vita umana nell’epoca degli aborti forzati e di stato in Asia, della pianificazione familiare culturalmente coatta in tutto l’occidente, dell’aborto seriale, selettivo ed eugenetico protetto dall’indifferenza morale della società e dei governi, dell’eutanasia - anche infantile - secondo il modello venuto dall’Olanda. La curiosità verso la vita e verso le questioni etiche generalmente presenti a un punto di vista umano mi ha portato alla viva curiosità verso la “vita vera” e la fede dei cristiani. Ma se un cardinale di così vasta influenza brandisce la fede nella resurrezione e nella vera vita per svalutare e relativizzare la vita umana, e di questi tempi, allora mi sfugge il senso della sua fede. La sequela di Gesù non è una teoria etica, questo lo so bene; ma non voglio che dalla sequela del Risorto siano tratte idee etiche relativistiche buone per opacizzare i chiari confini che definiscono il nostro inizio, la nostra vita e la nostra morte. Mi sembra troppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuliano Ferrara&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Novembre 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo Mancuso e Martini qualche dubbio&lt;br /&gt;ci assale, ma l`umanità è sempre relazione&lt;br /&gt;VITA BIOLOGICA, UNA DIFESA&lt;br /&gt;SENZA RIDUZIONISMI&lt;br /&gt;Dalle colonne del Foglio di domenica 2 novembre il teologo Vito Mancuso lancia un allarme: le radicali posizioni della Chiesa in difesa della vita sarebbero la conseguenza di una visione antropologica cattolica malata di biologismo. È personale convincimento di Mancuso che si stia verificando una “strana convergenza”, naturalmente inavvertita, tra neodarwinisti e gerarchie ecclesiastiche su un comune assunto: la vita umana coincide con la vita biologica.&lt;br /&gt;Un argomento su tutti sostiene questa tesi: dal momento che la Chiesa ritiene intoccabile la vita in qualsiasi condizione e al di là delle deliberazioni dell’individuo sul proprio destino, la vita umana risulta valutata come puro bios, trascurando la sua natura spirituale a vantaggio della sua natura prettamente vegetativa. La Chiesa sacrificherebbe lo spirito, la più alta forma dell’esistenza umana, alle ragioni del corpo. Non diversamente dai darwinisti, che addirittura negano l’esistenza dello spirito, al punto da ricondurre tutti i fenomeni umani alle trasformazioni della materia viva.&lt;br /&gt;Sul Corriere della Sera del 5 novembre il cardinale Martini, con delicatezza di toni e riflessioni meditate, sottolinea un problema affine a quello evidenziato da Mancuso, sostenendo che “... sarebbe errato il trarre tutte le conclusioni (etiche ndr) solo dal valore assoluto della vita fisica”.&lt;br /&gt;Cosa accade? Dal corpo della Chiesa e da credenti arrivano allarmi importanti. La questione va considerata con attenzione, perché pone interrogativi centrali soprattutto intorno al tema dell`eutanasia. Un individuo in una condizione di malattia presumibilmente irreversibile ha il diritto di mettere fine alla propria esistenza? Per la Chiesa, se lo fa, sbaglia. Ma limitare questa libertà, in nome del valore assoluto della vita, non significa svilire il significato stesso della vita, togliere senso alla sua natura libera? La Chiesa risponde "no", anzi essa stessa si schiera contro la cosificazione della vita umana e invoca la libertà tra i valori essenziali del Cristianesimo e del rapporto dell’uomo con Dio.&lt;br /&gt;Diventa così necessario argomentare perché la difesa della vita biologica alla fine dell`esistenza non dimostra necessariamente un riduzionismo antropologico cattolico. Non intendiamo ribadire i motivi del no all’eutanasia, ma spiegare perché questa posizione non significa svalutazione della natura spirituale dell’uomo. Proviamo a farlo con ragioni che possano essere comprese, se non condivise, da credenti e non credenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ragioniamo sui casi più dolenti e controversi: un malato privo di autonomia motoria, artificialmente alimentato o ventilato, cosciente, che chiede la somministrazione di una sostanza letale o la sospensione delle cure vitali. Il malato è costretto a chiedere la collaborazione di un altro individuo, ed è questa la principale controversia della situazione, perché le libertà individuali, come sempre, si sovrappongono. La Chiesa sostiene che il desiderio di porre fine all`esistenza sia un esercizio della libertà, non assecondabile, però, perché non rivolto al bene. É un male non perché la vita fisica è sentita come la più compiuta forma dell`esistere, ma per almeno altre due ragioni: la vita biologica artificialmente sostenuta è sofferta, ma ancora permette l`esercizio delle facoltà della coscienza (e la coscienza, come per i sani, serve per entrare in relazione con gli altri, non per fungere da tribunale unico); la malattia di un individuo suscita in chi sta intorno l`impegno e la carità della cura, tra le massime espressioni dello spirito umano. Non per questo la malattia è augurabile, ma, se c`è, ha un suo senso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difendendo la vita biologica si mantiene attiva una relazione, quella tra malato e curante, in cui lo spirito ha modo di manifestarsi. Un rapporto quasi dialettico che non esclude il dramma, anzi lo incarna. La sofferenza del malato può trovare lenimento, ma è il cuore del curante che è chiamato ad una testimonianza radicale di amore, ad un superamento di sé. Se il nostro diritto dovesse sancire che la risoluzione del paziente di scegliere la morte diventa vincolante per il curante, costretto a procurargliela, risulterebbe troncato un dialogo che coinvolge senz`altro l`anima spirituale più di quella vegetativa, per usare, in modo descrittivo, definizioni condivise sia dal professor Mancuso sia dal cardinal Martini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si potrebbe obiettare che procurare la soddisfazione del malato, esercitando un “libero atto pietoso” per assecondarne il desiderio di morire è comunque manifestazione umanissima di spiriti che si incontrano: un po` quello che è accaduto tra Welby e il dottor Riccio. In tal caso per la Chiesa si tratta sicuramente di esercizio di libertà, coscienza viva, ma non rivolta al bene. Questo giudizio negativo non significa disconoscere il valore della libertà. Più grave sarebbe una legge che definisse tempi e modalità di esecuzione del desiderio di morte del sofferente. Così il malato muore, ma con lui svanisce anche il curante, che da spirito agente si riduce ad esecutore. Mi sembra che ci sia in gioco qualcosa di più prezioso della sola natura biologica della vita.&lt;br /&gt;Anche nel caso di un malato assistito artificialmente, ma non cosciente, il discorso può essere riproposto. Chiedere che nessuna legge imponga come obbligatoria la sospensione delle cure in base alla sola volontà del paziente, precedentemente espressa o presunta, significa sì preservare un`esistenza biologica, la sua natura vegetativa e forse ancora minimamente sensitiva, ma significa soprattutto preservare il cuore degli uomini dalla disperazione e dall`indifferenza verso il malato. In questo caso la relazione spirituale resta attiva e feconda finché c`è un essere umano disposto ad offrire cura. Il malato svolge un ruolo sociale insostituibile, insopprimibile: ci ricorda la nostra fragile caducità e ci impone lo sforzo della cura, non solo medica. Ce lo ricordano le profonde pagine sulla sofferenza di Teilhard de Chardin, nel suo libro L`energia umana. La Chiesa, in questo caso, difende la vita biologica del malato per un valore riconsciuto come intrinseco, ma si premura soprattutto della salute spirituale del curante. Un buon curante non diventerà tiranno, la qualità del suo spirito è la prima assicurazione contro l’accanimento terapeutico.&lt;br /&gt;Lo stesso professore Mancuso sostiene qualcosa del genere nei suoi testi sui bambini gravemente colpiti da quelle disabilità che impediscono lo sviluppo delle facoltà intellettuali e spirituali: alcuni bambini restano anime vegetative e sensitive che non accederanno mai alla luce della ragione e dello spirito. Sarebbero perciò privi di dignità? No, perché vivono attraverso le cure e l`amore di chi sta loro intorno, il loro accesso allo spirito si completa attraverso la fioritura spirituale di chi li ama. Sarà per qualcuno disturbante che la sofferenza di un uomo, attraverso la sua cura, edifichi lo spirito di un altro, ma in fondo è questo lo scandalo del Cristianesimo. La difesa della vita biologica prelude dunque ad altro, abbastanza, forse, per negare l’accusa di un`antropologia cattolica contagiata dal biologismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 novembre 2008&lt;br /&gt;Una lettera delicata di saluto a don Sandro, che sapeva come salare il sale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al direttore - Se ne è andato mons. Maggiolini, che da sempre – senza se e senza ma – ha sostenuto la nostra battaglia e la nostra testimonianza per la vita. Innamorato del Vangelo di Gesù Cristo, era attratto dal suo fascino ruvido e controcorrente, aborrendone ogni interpretazione dolciastra e buonista. Eppure, anzi proprio per questo, a tu per tu era dolcissimo con tutti. Ripeteva spesso, con Maritain, che i cristiani devono avere testa dura e cuore tenero, lamentando che spesso facciano l’opposto. Ho avuto il grande dono di conoscerlo personalmente, di averlo vicino nelle mie scelte decisive (l’amore, la fede, la famiglia, il movimento per la vita). Dovrei dunque sentirne il vuoto. Invece, pur con un bel magone, ne sento ancora più sicura e consolante la gran carezza, che ora si confonde con quella del Padre. Lo prendevo volentieri in giro per certi suoi manierismi stilistici, cui talora si affezionava con trasporto degno di miglior causa. Proprio per qualcuno di questi tic, credo fui il primo a capire da subito che dietro lo pseudonimo di Zeta (usato per un certo numero di interventi su Avvenire) si celava proprio lui. Naturalmente mi ripagava della stessa moneta: “Morirai vecchissimo come il purista Puoti, esclamando: ‘Me ne vo’, ma si può anche dire ‘Me ne vado’”. Un tratto costante del suo stile fu la paratassi, con quelle frasi brevi spezzettate da punti fermi. Era per far prima, mi diceva, e per arrivare all’essenziale. Ecco, mi accorgo che anch’io in questa letterina sono piuttosto paratattico: non per far prima, ma per far compagnia a don Sandro dinanzi all’essenzialità suprema della morte. Quasi sorella morte, come scrisse. Dove tempo ed eterno coincidono.&lt;br /&gt;    Gianni Mussini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS. “…in realtà con la nostra posizione stiamo solo cercando di salvare la logica della donazione corporea. Vicendevole. Insomma, stiamo salvando quello che si definisce l’amore autentico. Diversamente io non vedo perché non si debba arrivare a una fecondazione artificiale al di fuori, anche, dell’utero materno. Ma più di tutto vorrei fosse chiaro un concetto, a tutti: un bambino non è un diritto, bensì un dono. E lì deve fermarsi la scienza”. (Corriere della Sera, 30 aprile 2005).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quel che ho capito, io che non l’ho mai conosciuto personalmente e ne seguivo soltanto le uscite in pubblico, don Sandro Maggiolini era un eroe di Bernanos, uno di quelli che avevano letto bene il passaggio evangelico sui cristiani come sale del mondo, e non miele, e se il sale perde il suo sapore, chi mai renderà di nuovo salato il sale? Un mite di ferro come Mussini così lo saluta. Condivido. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuliano Ferrara&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 novembre 2008&lt;br /&gt;Fatele un’iniezione letale&lt;br /&gt;Spero che adesso prendano Eluana e le facciano fare una morte dolce&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spero che adesso prendano Eluana Englaro e le facciano fare una morte dolce, visto che di questo si tratta. Mi auguro che non la lascino morire di fame e di sete, per giorni e giorni. Non dovesse essere lei a soffrirne, e ne dubito, ne soffrirebbe un sacco di gente semplicemente buona. Mi sembra meno ipocrita l’idea di iniezioni di morfina fino al collasso terminale di quel corpo reso infelice dalla mancanza della coscienza vigile e della relazione con gli altri, e tuttavia vivo e vegeto, come si dice con espressione infallibilmente antieutanasica. Ma forse la morfina no. Forse questi che hanno deciso l’abbandono di una portatrice di handicap devono elevarsi al livello di civiltà dei paesi in cui si ha il coraggio di praticare senza ipocrisia la pena di morte: un’iniezione letale, credo sia il Pentothal, e la cosa voluta è cosa fatta, il principio di autodeterminazione e la libertà di coscienza sono salvi.&lt;br /&gt;Chi ieri ha parlato di pena di morte – quasi tutti – ha sbagliato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pena di morte, per quanto controversa o perfino odiosa, è un tentativo di giustizia retributiva. Qui è un abbandono, piuttosto. Qui è un uccidere per eccesso di amore o per eccesso di disamore. Fa lo stesso. Qui la giustizia non c’entra. Qui si eliminano persone vive teorizzando il loro diritto al suicidio assistito, anticipato da presunte o vere dichiarazioni. Qui non è occhio per occhio, fondamento del diritto eguale, qui è salito un gradino nella scala filosofica del nulla. Il nulla realizzato attraverso la legge e contro l’amore delle suore che avrebbero accudito Eluana com’è per altri cinquant’anni. Il perfetto rovesciamento del cristianesimo paolino: viva la legge, abbasso l’amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre la vicenda di Eluana si avvia sulla china tragica che ha già inghiottito la pietà con Terri Schiavo, dovremmo ripetere il nostro appello: acqua per Eluana. Lo ripetiamo, ma senza speranza. Il sagrato del Duomo di Milano rischia di diventare un simbolo muto e cieco. Un cardinale come Martini è incerto sui confini della vita, in entrata e in uscita. Forse le chiese cristiane un giorno insegneranno che Eluana non è una persona, come il concepito che ha una struttura cromosomica unica e irripetibile ma non ha ancora capacità di comunicazione, così dicono. Tutto è molto confuso, almeno per una coscienza laica e razionale come la nostra. Secondo alcuni bisogna privare della dignità personale anche i neonati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La via olandese è quella: si comincia con i vecchi, poi si procede con i bambini, e tutto come sappiamo nasce dalla grande eutanasia globalizzata che è lo sradicamento del concepito dal seno di sua madre o l’imminente procedura di avvelenamento dei bambini chiamata pillola RU486, tra breve anche in Italia. Domani vado a parlare a un convegno di medici cattolici a Milano. Il tema è: chi è il mio prossimo? Mi viene da piangere alla sola idea. Vorrei sapere che cosa ne pensa il professor Ratzinger, l’unico di cui mi fidi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuliano Ferrara&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 novembre 2008&lt;br /&gt;Silenzio su Eluana&lt;br /&gt;Ma non sulla condanna eutanasica che la sopprime&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silenzio stampa su Eluana Englaro. Significa che non rincorreremo i dettagli e le cronache della sua fine. I particolari della morte per disidratazione si mangiano ogni residuo di requie e di pietà. Il nostro silenzio invece non calerà sulla visione eutanasica dell’esistenza ammantata da diritti nuovi e positivi, sullo spegnimento volontario dei tanti esseri umani distesi nei letti di casa e di ospedale e la presunta “futilità” del loro accudimento, sull’ordalia della vita distrutta in nome del diritto al benessere psicologico di chi è già nato, sull’idea che la coscienza sia una lastra radiografica, sulla norma giuridica che sbianca il mistero della fine, sulla banalizzazione attraverso la serializzazione analgesica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Continueremo a ripetere che compito della medicina è mantenere viva la fiamma, non far sì che si trasformi in cenere. Fino all’ultimo il corpo in sonno, corpo che respira e pulsa, veglia e dorme, va considerato come residuo perdurante del soggetto che ha amato e che è stato amato, e come tale ha ancora diritto all’inviolabilità e alla carità. Non sarà facile combattere il silenzio che si vuole far calare su tutto, è facile identificare il male come male, ma in questo caso il male ha facce intrecciate al bene cui aneliamo: cure per i malati, sollievo dalla sofferenza, preservazione della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel luglio 1990 il celebre neuropatologo Jürgen Pfeiffer andò a rendere omaggio alle piccole vittime dell’eutanasia nazista a Tubinga. Depose questa targa. “Disperse, oppresse e maltrattate vittime del dispotismo e della giustizia cieca, trovano qui per la prima volta riposo. La scienza che non ha rispettato i loro diritti e la dignità in vita, ha cercato di usare i loro corpi dopo la morte. Questa pietra sia un monito per i vivi”. Queste parole dovrebbero entrare a far parte della deontologia medica che ha tradito il giuramento scritto da un medico pagano quattrocento anni prima del cristianesimo. Non diremo come è morta Eluana. Quando dal terzo giorno di mancata alimentazione mostrerà la bocca secca, l’aspetto minuto, i tessuti senza liquidi, il battito del cuore accelerato, la pressione sanguigna che diminuisce, lo stato di veglia che cala, il respiro irregolare, i reni impacciati e le tossine che si accumulano bloccando la respirazione. Diremo che la prossima volta sarà più facile farlo. Ma soprattutto che Eluana è morta. E che ai morti, anello della democrazia assieme ai vivi e ai non nati, si deve il sacro rispetto. Perché l’uomo è sempre qualcosa di più di quel che seppellisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 novembre 2008&lt;br /&gt;La deriva verso l’eutanasia&lt;br /&gt;La Cassazione abbatte l’ultima diga ed Eluana morirà di sete&lt;br /&gt;Ricorso inammissibile. “La vita non è un bene disponibile”. Una condanna comminata “per un vizio di procedura”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima parola pronunciata dai giudici sulla vicenda di Eluana Englaro è una parola di morte. E’ stato respinto dalle sezioni unite della Cassazione, in quanto dichiarato inammissibile “per difetto di legittimazione all’impugnazione”, il ricorso della procura di Milano contro il decreto della Corte d’Appello che autorizzava a interrompere l’alimentazione e l’idratazione della donna in stato vegetativo da sedici anni, così come chiesto ripetutamente dalla famiglia. Un vizio di procedura, quindi, rimette ormai inesorabilmente in moto un’altra, terribile procedura: quella che porterà alla morte per fame e per sete Eluana, alla quale sarà staccato il sondino che la nutre e la idrata, così come avvenne negli Stati Uniti per Terri Schiavo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2005, quando la Schiavo fu lasciata morire perché suo marito giurava che lei avrebbe preferito così, in molti dicemmo che in Italia, con le nostre regole giuridiche, quella cosa sarebbe stata impossibile. Da ieri non è più vero. Non è vero perché è stato confermato, attraverso una vicenda giudiziaria della quale ieri è stata scritta la pagina finale, che la volontà di una persona sulla propria vita e la propria morte possa essere desunta da dichiarazioni, ricordi e interpretazioni forniti da terzi. Non è vero perché è stata confermata l’invenzione del testamento biologico presunto, che si accompagna all’invenzione di un altro inesistente “diritto a morire”, e al cosiddetto “accertamento” dell’irreversibilità dello stato vegetativo, quando ormai la comunità scientifica rifiuta di definire irreversibile e permanente una situazione come quella nella quale, in Italia, versano Eluana e altri tremila come lei. Preferisce piuttosto parlare di “persistenza”, senza dedurne l’irreversibilità. E, ammesso che sia irreversibile, lo stato vegetativo non è comunque una malattia che conduce alla morte: è una fortissima disabilità del tutto compatibile con la vita. Eluana vive non grazie ad accanimento terapeutico, ma perché è semplicemente nutrita e dissetata attraverso un sondino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Cuccurullo, lo ha detto ieri con chiarezza: “Quando si sospendono idratazione e alimentazione il paziente muore di sete, e non di malattia”. Monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia Pro Vita, parlava ieri, dopo la notizia della sentenza, di “una sconfitta anche per il diritto. Questa sentenza va contro ogni forma di diritto. Il diritto, da quando esiste, difende la vita, non dà la morte. Mi sembra che in questa vicenda ci sia arroganza di interpretazione che esula dalle competenze specifiche dei giudici”, tutto in direzione dell’eutanasia. “E’ la prima volta che una cittadina italiana morirà per una sentenza”, ha detto il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella. Da qualsiasi parte la si voglia guardare, la storia è proprio questa. A crollare rumorosamente, con l’ultima decisione della Cassazione, è una diga giuridica contro l’eutanasia, e a far detonare la carica di dinamite è stato il giudice civile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giurista Alberto Gambino dice al Foglio che “fino all’ultimo abbiamo sperato che venisse riconosciuto l’evidente interesse pubblico e generale della vicenda di Eluana Englaro, a differenza di quanto sostenuto due giorni fa dal procuratore generale della Cassazione, Domenico Iannelli. Se non è pubblico e generale l’interesse relativo a un bene indisponibile come la vita di una persona, allora quale lo è? L’errore è stato commesso all’inizio. E’ stato quello di aver attribuito a un tutore il potere di mettere fine all’esistenza di una persona, mentre i poteri del tutore riguardano beni disponibili dell’incapace. E la vita non è un bene disponibile”. Ma la vera enormità, prosegue Gambino, “è che Eluana morirà per un problema di inammissibilità del ricorso, quindi un problema di procedura, evidenziato dal sostituto procuratore generale. Il quale, però, aveva anche detto che, nel merito, l’irreversibilità dello stato di Eluana non era stata sufficientemente accertata”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche il grande penalista Giuliano Vassalli, presidente emerito della Corte Costituzionale, laico e libertario, aveva dichiarato al Foglio, in un’intervista di qualche mese fa, di non trovare “né nella decisione della Corte di Cassazione (si riferiva alla prima sentenza del novembre 2007, ndr) né nel decreto esecutivo della Corte civile d’appello di Milano, la base giuridica rispetto al diritto vigente”. Si riferiva allo stesso decreto che è stato ieri definitivamente ripristinato nella sua efficacia. E che, tra l’altro, autorizzandone la sospensione, suggerisce che l’idratazione e dell’alimentazione – solo nel caso di Eluana?– non siano semplici sostegni vitali, ma terapie. E già da ieri sera al Csm è stata formalizzata, e sottoscritta da tutti i gruppi dei togati, la richiesta di un intervento a tutela dei giudici della Cassazione che si sono pronunciati sul caso Englaro, “per difendere gli alti giudici dagli attacchi che si sono levati soprattutto dalla politica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rubrica 53   11.11.2008&lt;br /&gt;NON C’E’ PIU’ IRRELIGIONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Dawkins: ho perso la battaglia per l’ateismo”. “Il sacerdote del’ateismo: ho fallito”.&lt;br /&gt;Questi due titoli del Corriere della sera (7/11) rilanciavano le dichiarazioni al Guardian del famoso ateo militante Richard Dawkins.&lt;br /&gt;Sebbene chi lo intervistava lo confortasse con notizie d’irreligione montante, il professore di Oxford, sconsolato, vede “una maggiore influenza della religione”.&lt;br /&gt;Aveva scritto un libro, “L’illusione di Dio”, che ha venduto un mare di copie, con “lo scopo dichiarato di ‘convertire’ i lettori all' ateismo”, e ora, a consuntivo, Dawkins “ammette di aver fallito”.&lt;br /&gt;Qualcuno ritiene addirittura che abbia finito per portare acqua al mulino dei “nemici”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FAMOLO STRANO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La campagna ateistica lanciata sugli autobus di Londra per esempio è stata ideata da Ariane Sherine proprio con l’appoggio di Dawkins.&lt;br /&gt;Ecco lo slogan: “Probabilmente Dio non esiste, smettete quindi di preoccuparvi e godetevi la vita”.&lt;br /&gt;Probabilmente? E’ difficile immaginare un’idea più controproducente.&lt;br /&gt;Innanzitutto da atei militanti, che pretendono di convincere gli altri, si esige che proclamino con certezza che Dio non esiste. Se neanche loro ne sono sicuri, chi pretendono di convincere?&lt;br /&gt;Chiunque ricordi la celebre “scommessa” di Pascal (un genio della matematica e del calcolo, oltreché grande pensatore cristiano) sa che quel “probabilmente” basta ed avanza per scommettere sull’esistenza di Dio. E’ assai più conveniente.&lt;br /&gt;In pratica lo slogan è un clamoroso autogol. Anzi due. Perché, in qualche modo, dà ragione a chi – con Dostoevskij – afferma “se Dio non c’è tutto è permesso”.&lt;br /&gt;Tesi aborrita proprio dal pensiero laico che rivendica un suo codice morale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fanatismo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stando a quello slogan, chi è certo che Dio non esiste e ne è ben felice, se la dovrebbe spassare. Non dovrebbe certo consumare i suoi anni in una faticosa propaganda dell’ateismo. Anche perché ritiene ovvio che Dio è una favola. Nessuno spreca i suoi giorni per convincere gli altri che i draghi non esistono.&lt;br /&gt;Dawkins dovrebbe essere il primo ad applicare lo slogan che stava scritto sui bus di Londra: “Godetevi la vita”.&lt;br /&gt;Invece ha dedicato l’esistenza a quella missione, si è fatto in quattro, con uno zelo che rasenta il fanatismo.&lt;br /&gt;Russel Stannard, un fisico che si è occupato di rapporti fra scienza e Dio, intervistandolo, anni fa, nel libro “La scienza e i miracoli”, si diceva incuriosito dalla strenua lotta di Dawkins.&lt;br /&gt;Sembra ossessionato da Dio. Ha versato fiumi di inchiostro. E’ uno degli intellettuali che più pensa a Dio. Ricorda un tipo del romanzo di Graham Greene, “La fine dell’avventura”.&lt;br /&gt;Costui stava sempre ad Hyde Park a comiziare contro il cristianesimo, con un tale impegno che la protagonista del romanzo, Sara, da sempre agnostica, sentendolo tuonare di continuo, cominciò a porsi seriamente la domanda su Dio perché non si può odiare così il nulla.&lt;br /&gt;Alla fine lei si converte e muore quasi in fama di santità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grande vecchio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il padre dell’ateismo filosofico-scientifico moderno, quello a cui tutti si sono abbeverati, da mezzo secolo, è Antony Flew, 82 anni, grande carriera accademica alle spalle fra Oxford e gli Stati Uniti, che però, nel dicembre 2004, ad un convegno a New York, ha annunciato di essersi completamente sbagliato.&lt;br /&gt;Alla luce delle ultime scoperte della biologia (specialmente il Dna) e della fisica dichiara di arrendersi all’evidenza razionale dell’esistenza di Dio.&lt;br /&gt;Il grande vecchio ha pure spazzolato sonoramente i “rampolli” del’ateismo, come Dawkins&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il suo eccezionale libro, peraltro godibilissimo, dove spiega i motivi di questa conversione, “There is God” (sottotitolo: “Come il più famoso ateo del mondo ha cambiato idea”), un libro che ha fatto scalpore in America, da noi non esce. Perché?&lt;br /&gt;Fonte: © Libero - 11 novembre 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obama Abbronzato? Sentite cosa dicevano Voltaire e Marx  07.11.2008&lt;br /&gt;“Ho detto a Medvedev che Obama ha tutto per andare d’accordo con lui: è giovane, bello e anche abbronzato”.&lt;br /&gt;Bisogna essere molto faziosi e molto prevenuti per trasformare queste parole di Berlusconi in una gaffe.&lt;br /&gt;Da due giorni si celebra l’elezione del primo presidente nero della storia americana e si esalta il suo fascino e la sua avvenenza. Ma se è Berlusconi a dirlo, allora ci si stracciano le vesti.&lt;br /&gt;E’ evidente che il premier italiano - alla sua maniera affabile e scanzonata – elogia l’aspetto del neoeletto che egli palesemente trova invidiabile. Mi pare il contrario del razzismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il razzismo è l’ideologia che inventa le razze e squalifica alcuni gruppi umani come “inferiori” o discriminabili.&lt;br /&gt;E’ comico che la stessa cultura “politically correct” che pretende di giudicare gli elogi di Berlusconi come razzismo, poi veneri come fari di progresso degli intellettuali che, proprio su questo aspetto, hanno scritto cose sconcertanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una rassegna di questi “illuminati” ci è fornita da Léon Poliakov, grande storico dell’antisemitismo. Nel volume “Il mito ariano” (pubblicato da Editori Riuniti) partiva dalla voce “Negri” che si trova nella celebre Enciclopedia di Diderot e D’Alembert.&lt;br /&gt;“Quanto esplicitamente a Diderot, gli accadeva di proclamare la superiorità bianca per bocca del suo ‘buon selvaggio’ tahitiano e di filosofare sulla razza inferiore dei lapponi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le nostre anime belle della Sinistra resterebbero di sasso nel leggere queste parole di Poliakov: “Così alcuni degli esponenti più accreditati dei Lumi ponevano le basi del razzismo scientifico del secolo successivo”.&lt;br /&gt;Con ciò intendevano combattere la Chiesa e la sua dottrina dell’ “unità del genere umano” fondata sulla Bibbia, sulla Genesi. Si credette di attaccarla in nome di “presupposti apparentemente scientifici”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voltaire – sì, proprio quello che è venerato come il maestro della tolleranza – manifesta, dice Poliakov, “un esclusivismo a cui non si saprebbe dare altra qualifica che quella di razzista e di cui i suoi scritti sono una testimonianza altrettanto valida della sua vita”.&lt;br /&gt;Egli, spiega Poliakov, situava “i Negri nel gradino più basso della scala: i Bianchi erano ‘superiori a questi negri, come i Negri alle scimmie e le scimmie alle ostriche’ ”.&lt;br /&gt;E nel suo “Essai sur les moeurs et l’esprit des nations” dopo “aver stabilito che ‘è permesso soltanto a un cieco di dubitare che i Bianchi, i Negri, gli Albini… sono razze completamente diverse’, bollava con l’epiteto di animali soprattutto i Negri”. Per non dire degli “attacchi antiebraici” vergati dallo stesso Voltaire nel Dictionnaire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E che dire del veneratissimo maestro laico David Hume? Poliakov ci ricorda certi suoi passi: “sono portato a sospettare che i Negri e in generale tutte le altre specie umane sono per natura inferiori ai bianchi”.&lt;br /&gt;Stupefacenti poi le pagine del maestro della modernità, Hegel: “Il negro rappresenta l’uomo naturale in tutta la sua barbarie; bisogna compiere un’astrazione di tutto rispetto e moralmente elevata se si vuol comprenderlo; non si può trovare niente nel suo carattere che ricordi l’uomo”.&lt;br /&gt;Ma sentiamo ancora Poliakov sui due autori del “Manifesto del partito comunista”.&lt;br /&gt;“Per Engels come per Marx, era inteso che la razza bianca, portatrice del progresso, era più dotata delle altre razze.&lt;br /&gt;Nella ‘Dialettica della natura’ per esempio, Engels scriveva che ‘selvaggi inferiori’ potevano ripiombare in ‘uno stato abbastanza vicino a quello dell’animale’; più avanti un ragionamento più preciso gli faceva concludere che i Negri erano congenitamente incapaci di capire la matematica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda “il pensiero di Marx” osserva Poliakov “restava influenzato dalle gerarchie germanomani”, si rifaceva all’ “idea dell’influenza del suolo” di Trémaux, un “determinismo geo-razziale, che fondava agli occhi di Marx l’inferiorità dei Negri e dei Russi”.&lt;br /&gt;Per non dire poi della sua prevenzione verso gli ebrei (pur essendo lui stesso ebreo).&lt;br /&gt;“Nel suo scritto ‘La questione ebraica’, questa intolleranza era ancora velata dalla dialettica hegeliana; ma nel ritratto che egli faceva del suo amico e rivale Ferdinand Lassale” scrive Poliakov “tutti i pregiudizi e tutti i furori del razzismo volgare sembravano essersi dati appuntamento”.&lt;br /&gt;Ecco cosa scriveva Marx: “Vedo ora chiaramente che egli discende, come mostrano la forma della sua testa e la sua capigliatura, dai Negri che si sono congiunti agli Ebrei al tempo della fuga dall’Egitto (a meno che non siano sua madre o sua nonna paterna che si sono incrociate con un negro)… L’importunità dell’uomo è altresì negroide”.&lt;br /&gt;Non sarebbe il caso, per il “pensiero progressista”, di fare una “piccola” revisione culturale?&lt;br /&gt;Fonte: © Libero - 7 novembre 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rubrica 52  04.11.2008&lt;br /&gt;Martin peccatore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea Galli sull’Avvenire (28/10) scrive: “E’ curioso a volte il destino. Uno aiuta gli ebrei a sfuggire alla persecuzione nazista e diventa ‘il Papa di Hitler’.&lt;br /&gt;Un altro si propone come guida filosofico-spirituale del Terzo Reich, fa sfoggio di un radicale antisemitismo (…) e diventa il più grande filosofo del XX secolo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo duro attacco polemico prende spunto da un nuovo libro di Victor Farias, storico e filosofo cileno che già venti anni fa fece scalpore mettendo a tema i rapporti fra Martin Heidegger e il nazismo e che oggi torna a occuparsi del filosofo tedesco con “L’eredità di Heidegger, nel neonazismo, nel neofascismo e nel fondamentalismo islamico” (edizioni Medusa).&lt;br /&gt;Libro che per tanti aspetti non convince.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vattimo fuggente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immediata è stata la reazione di Gianni Vattimo che Farias definisce “il più ortodosso heideggeriano italiano” (però di sinistra).&lt;br /&gt;Sulla “Stampa” (29/10) tuona contro “Avvenire”, ammettendo che il filosofo tedesco “fu nazista nel 1933”, ma nega che sia stato “un militante antisemita”.&lt;br /&gt;Secondo Vattimo “il fatto che Heidegger, come tanti intellettuali antifascisti italiani abbia continuato per anni ad avere la tessera del partito” è uno degli “indizi molto poco decisivi” citati da Farias.&lt;br /&gt;Sennonché viene da chiedersi se questo argomento sia una difesa di Heidegger o una velata critica a quegli intellettuali italiani un tempo fascisti e poi antifascisti.&lt;br /&gt;L’indulgenza di cui hanno beneficiato celebri intellettuali italiani, diventati in seguito maestri di antifascismo, può essere evocata per suggerire un analogo trattamento di Heidegger?&lt;br /&gt;Ci si può chiedere se sia stata un’indulgenza eccessiva. E anche se la presa di distanza di Heidegger dal suo passato sia stata così profonda e convincente come la loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cogli il Vattimo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vattimo cerca di demolire l’attacco di “Avvenire” affermando che è provocato dal desiderio di parte cattolica di difendere Pio XII: “sostenendo che questo Papa fu un sincero oppositore del nazismo e salvatore di ebrei, bisogna contrapporgli qualcuno che faccia risplendere meglio la sua non indiscussa virtù”.&lt;br /&gt;L’argomento di Vattimo appare assai debole, perché la difesa di Pacelli può essere fatta (ed è stata fatta) solo sugli atti da lui compiuti, senza i quali non avrebbe senso alcun paragone.&lt;br /&gt;In secondo luogo per Vattimo “Avvenire” voleva “punire” Heidegger per aver abbandonato il cattolicesimo in cui era nato. Inoltre il quotidiano della Cei – secondo il filosofo – voleva fare una difesa dell’Occidente cristiano “con tanti saluti al terzo mondo e alla teologia della liberazione”.&lt;br /&gt;Cosicchè la difesa vattimiana di Heidegger finisce insieme alla difesa della teologia della liberazione.&lt;br /&gt;A questo punto sarebbe stato sensato aspettarsi da Vattimo, più che una risposta polemica ad “Avvenire”, una seria risposta a Farias. Anche perché nel suo “Non essere Dio”, Vattimo fa una considerazione filosofica e autobiografica molto interessante: “Per quanto possa sembrare incredibile, proprio approfondendo Heidegger si può arrivare facilmente a Marx”. E il capitolo successivo del suo libro infatti inizia così: “Diventare maoista”. Probabilmente Farias potrebbe osservare: “Appunto!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anticristi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tempo fa una diversa polemica scoppiò su un altro autore un tempo innominabile, Friedrich Nietzsche.&lt;br /&gt;Fece discutere il saggio di Domenico Losurdo sulla rivista letteraria “Belfagor” (30 settembre 2002) dal titolo molto esplicito: “Come si costruisce l’innocenza di Nietzsche. Editori, traduttori e interpreti”.&lt;br /&gt;L’autore metteva sotto esame le traduzioni italiane del filosofo ottocentesco. E pure Vattimo che, a suo avviso, “immerge in un bagno purificatore anche le pagine più inquietanti del filosofo”. Nietzschiano, heideggeriano, marxista e infine pure cristiano. Forse Vattimo è solo e da sempre “vattimista”.&lt;br /&gt;Fonte: © Libero - 4 novembre 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-8469256072977166766?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/8469256072977166766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/8469256072977166766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/11/articoli-vari-novembre-2008.html' title='Articoli vari Novembre 2008'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-4440292360952685146</id><published>2008-11-23T20:50:00.000+01:00</published><updated>2008-11-23T20:51:16.085+01:00</updated><title type='text'>IL SENSO DELLA VITA NASCOSTO NELLA DEPRESSIONE…</title><content type='html'>IL SENSO DELLA VITA NASCOSTO NELLA DEPRESSIONE…   16.11.2008&lt;br /&gt;A proposito di Buffon e delle suore…&lt;br /&gt;Cosa dà senso alla vita? Cosa le dà valore e gusto? Il soldi? Il successo? La salute? Per cosa vale la pena vivere? Mi ha colpito, in questi giorni, il casuale intrecciarsi sui giornali di storie apparentemente lontanissime. Tre storie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella di Gigi Buffon, il portierone della Juventus e della Nazionale, quella di Eluana Englaro e quella di altre due donne, Maria Teresa Olivero e Caterina Giraudo, sequestrate cinque giorni fa in Kenia dove vivono come missionarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buffon ha pubblicato un libro dove racconta la sua storia: “Numero 1”. Secondo il senso comune questo allegro giovanottone ha tutto per essere felice. Cosa gli manca? E’ il più grande portiere del mondo, ha la giovinezza, la salute, la celebrità, la prestanza fisica, il successo, i soldi, gli amori, gli amici, un lavoro che è la sua passione, perfino un carattere solare, la simpatia e il buonumore. Non gli manca niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure proprio lui racconta come un giorno di dicembre del 2003 gli si è spalancato sotto i piedi l’abisso della depressione. Senza motivi particolari. Un velo scuro sempre più opprimente, uno smarrimento progressivo: “cosa mi succedeva?”. Racconta di momenti in cui si sentiva sprofondare: “ero impaurito… mi tremavano le gambe all’improvviso, un malessere continuo mi attraversava… come se fossi continuamente altrove”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello di Buffon non è un caso strano. In forme diverse è quasi la normalità per i cosiddetti “uomini di successo”. Cesare Pavese diceva: “c’è qualcosa di peggio del fallire nei propri progetti: è riuscirci”. Perché è lì, quando sei “arrivato”, quando stringi fra le mani quello che volevi possedere, che avverti il nulla e ti scopri insoddisfatto, destabilizzato. Tanto da smarrirti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per superare questo senso “di paura e insicurezza” Buffon si è fatto aiutare. E comunque un giorno, d’improvviso, il sole è tornato: paradossalmente è tornato a splendere proprio con “l’orrenda partita Italia-Danimarca 0-0”, a dimostrazione che davvero il “male di vivere” non dipende da circostanze negative. Ma sta nell’anima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’uscita del tunnel&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi il celebre calciatore racconta cosa comprese all’uscita dal tunnel: “I soldi non sono tutto. In testa mi rimbalzavano queste parole. E all’improvviso capii quanto fossero vere. Mi resi conto che in certe situazioni i soldi con la tua vita non c’entrano nulla, non c’entrano coi tuoi valori, con quello che hai imparato, che impari ogni giorno e che puoi trasmettere a chi ti sta accanto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel gorgo oscuro – che sembrerebbe solo una disgrazia – in realtà gli ha lasciato un regalo prezioso, una consapevolezza più vera della vita, di ciò per cui vale la pena vivere. Tante cose possono farci capire meglio l’esistenza e renderci più umani e più saggi. Anche circostanze dolorose. Tutto può aprirci gli occhi e rivelarsi una carezza misteriosamente amica che dà una percezione più giusta della vita, che rende più autentici. Sì, perfino il dolore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio attraverso di esso alcuni hanno fatto incontri che hanno dato senso alla loro vita, sono diventati uomini eccezionali che danno speranza agli altri. Perle preziose. E’ il caso – per citare un altro campione del calcio – di Stefano Borgonovo che, a 44 anni, dopo la gloria dei prati verdi si è scoperto ammalato di Sla, una tremenda croce che gli impedisce ogni movimento, cosicché da tre anni vive su un letto, attaccato a un respiratore. La mentalità di oggi definirebbe tutto questo “un inferno”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E invece chi ha incontrato Stefano, chi ha visto l’amore da cui è circondato dalla sua bella famiglia, chi ha potuto stupirsi dalla luce, dalla positività e dalla forza che emanano dal suo volto, come tanti amici calciatori (a partire da Roberto Baggio), commossi dalla sua umanità (due mesi fa gli hanno dedicato una partita allo stadio di Firenze, con lui a bordo campo) ebbene chi lo ha incontrato testimonia che è difficile trovare un uomo così vero, umano e appassionato alla vita. Uomini così sono la speranza del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra incredibile, ma c’è un’impressionante quantità di persone così speciali che – nella malattia – vivono una vita più piena e umana di noi che magari scoppiamo di salute, ma non sappiamo perché siamo al mondo. Si può fare a meno di tutto, ma non del senso dell’esistenza. Che è la cosa essenziale e misteriosa che ti manca quando sembra non ti manchi niente. Tutto in noi lo desidera, lo cerca. Siamo come mendicanti, senza saperlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sapere chi sei e perché stai al mondo, non percepire l’utilità della tua esistenza, non sentirsi amati e non amare: questo è l’inferno. Non la mancanza di denaro o di salute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spettro della solitudine&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soldi, successo e salute non mettono al riparo dalla solitudine, dalla tristezza e dalla disperazione. Anzi, la nostra epoca mostra il contrario. Lo prova l’uso industriale che nelle società opulente si fa di psicofarmaci, alcol e droghe, cioè di trucchi chimici per eludere il “male di vivere”. L’uso compulsivo e congestionato del sesso, che caratterizza il nostro tempo di pornomania di massa, è un’altra droga per anestetizzare la solitudine, la sensazione d’inesistenza che ci avvolge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’è sciagura più grande, diceva Teilhard de Chardin, della perdita del gusto di vivere. Questa infelicità è un’epidemia dilagante. Nel mondo si verifica un suicidio ogni 40 secondi, un milione di morti l’anno. Secondo l’Oms dal 1950 al 1995 la percentuale dei suicidi è cresciuta del 60 per cento. In Italia se ne contano 4000 ogni anno ed è molto significativo che l’area più “colpita” sia il Nord-Est (Friuli 9,8 per cento), mentre la percentuale più bassa di suicidi si registra in Campania (2,6 per cento). Prova ulteriore che davvero non è il benessere economico, né il contesto sociale degradato, né la difficoltà materiale della vita a definire l’infelicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo mi chiedo se la rappresentazione del presente che continuamente facciamo su giornali e televisione sia giusta. Non parliamo che di soldi, di bollette, di mutui, di sprechi, di tagli, di questioni sociali. Cose importanti – sia chiaro – ma la realtà è tutta qui? Noi siamo solo i nostri problemi sociali?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La risorsa della speranza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo sicuri che il benessere che inseguiamo, come meta unica e assoluta, sia veramente la felicità? Certi ripetitivi programmi di informazione fanno pensare a una battuta di Bruce Marshall: “Oggi la gente vive nel benessere senza gioia. In fondo a una lunga sfilata di bollette della luce, del telefono e del gas, non intravede altro che il conto delle Onoranze funebri”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne veda la filosofia marxisteggiante ed economicista che ci domina: le cose che rendono la vita degna di essere vissuta, per le quali si può dare tutto, di solito sono oscurate. Perché non parlarne? Perché non raccontare le tante persone che testimoniano una speranza più grande delle difficoltà e delle sofferenze?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal rapimento, cinque giorni fa, delle due suore italiane in Kenia, scopriamo che ci sono fra noi persone – di cui i media non si occupano – che sono capaci di scelte di vita eccezionali, di un eroismo quotidiano (così pure le suore che da anni assistono amorevolmente Eluana). Perché lo fanno? Da cosa sono mosse? Cos’hanno conosciuto loro che noi non sappiamo? Quale tesoro hanno trovato che sa trasformare il dolore in amore? Abbiamo bisogno di saperlo, perché scoprire la speranza, per un popolo, è più importante che scoprire il petrolio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ la risorsa più preziosa, come dimostra la nostra storia. Come c’insegnò don Giussani all’indomani di Nassiriya, davanti alla testimonianza della moglie del brigadiere Coletta. Nel dopoguerra avevamo un paese in ginocchio, uno stato a pezzi, un popolo sconfitto. Ed eravamo già prima una terra povera, senza materie prime. Eppure la nostra gente seppe esprimere un’energia inaudita che, nel giro di pochi anni, ci ha trasformato in una grande potenza economica. Da quali radici dimenticate è venuta quell’energia morale? Da quale speranza? Quale sconosciuta gioia di vivere sa ricostruire sulle macerie?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonio Socci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Libero, 16 novembre 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-4440292360952685146?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4440292360952685146'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4440292360952685146'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/11/il-senso-della-vita-nascosto-nella.html' title='IL SENSO DELLA VITA NASCOSTO NELLA DEPRESSIONE…'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-5341673396893300037</id><published>2008-08-21T19:45:00.001+02:00</published><updated>2008-08-21T19:50:01.845+02:00</updated><title type='text'>Lo strano caso degli opinionisti che negano l’esistenza dell’opinione pubblica</title><content type='html'>Lo strano caso degli opinionisti che negano l’esistenza dell’opinione pubblica&lt;br /&gt;Scalfari, Moretti,Eeco e le conseguenze dell’anti berlusconismo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da IL Foglio 21 agosto 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I due maggiori opinion makers della sinistra, Eugenio Scalfari e Nanni Moretti, hanno inventato in questi giorni una teoria allarmante e incredibile: secondo loro, in Italia l’opinione pubblica non c’è più.&lt;br /&gt;Comincio ad avere dei dubbi. Forse le star intellettuali dello schieramento elettorale sconfitto stanno impazzendo. L’antiberlusconismo ossessivo gli fa male. Ogni settimana ne inventano una grossa. Prima Asor Rosa ha cercato di lanciare l’idea che il fascismo era meglio dell’attuale governo. Ora, secondo Scalfari e Moretti, sarebbe sparita l’opinione pubblica. Siamo, mi pare, al suicidio teorico, alla negazione di sé e dell’evidenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma come? L’opinione di sinistra, o più precisamente antiberlusconiana, usa tutti i mezzi, spara tutte le sue cartucce e trionfa, ma coloro che la creano negano che esista. Qualche giorno fa, un editoriale di Scalfari sulla Repubblica annunciava proprio questo a piena voce: l’opinione pubblica non ha più voce! E la Repubblica, allora? Scalfari stesso? Non ci sono? Non parlano? Esistono o no? Non hanno lettori e seguaci devoti? Li hanno, eccome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il solo giornale italiano che fa opinione a tutti i costi, con un continuo sforzo creativo di gruppo e di squadra, è la Repubblica, solo vero partito e organo di partito della sinistra: e questo stesso giornale nega la propria esistenza, nega la propria importanza.&lt;br /&gt;Evidentemente l’eccesso di inventività critica porta all’accecamento. Io non credo che il consenso a Berlusconi sia automatico e dogmatico come loro credono. Credo anzi che grazie all’influenza del partito di Scalfari l’antiberlusconismo sia diffuso nella maggioranza degli italiani. Senza dubbio l’antiberlusconismo ha impoverito e deformato le idee della sinistra, ma dispone pur sempre delle teste più brillanti, delle voci più autorevoli e delle lingue più sciolte: Curzio Maltese e Umberto Eco, Michele Serra e Giorgio Bocca, Giovanni Sartori e Michele Santoro, Roberto Benigni e Marco Travaglio, Antonio Di Pietro e Toni Negri, Paolo Flores d’Arcais e Sabina Guzzanti, Beppe Grillo e Claudio Magris, Adriano Prosperi e Paul Ginsborg, Gustavo Zagrebelsky e Rossana Rossanda, Andrea Camilleri e Furio Colombo eccetera eccetera eccetera.&lt;br /&gt;Tutte queste voci non fanno opinione critica? Che cosa fanno allora? Quale oscuro morbo deprime questi nostri protagonisti dell’opinionismo militante, fino a spingerli a teorizzare la propria inesistenza? Oppure nessuno osa contraddire Scalfari e Moretti, rompendo quel regime unanimistico tanto amato a sinistra? Perché immaginare che Berlusconi sia un manipolatore onnipotente? Berlusconi è un sintetico esemplare di italiano di oggi, non è un demiurgo. Se fa un po’ impazzire gli intellettuali, questo non vuol dire che abbia fatto impazzire tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il compianto per la scomparsa dell’opinione pubblica in verità nasce da un equivoco. Nella sinistra si sono spesso scambiate le idee con la prassi, la critica intellettuale con l’opinione diffusa e influente. Si confonde la conquista dell’opinione pubblica con la vittoria elettorale, si confonde il senso comune con chi momentaneamente lo rappresenta in Parlamento e al governo.&lt;br /&gt;La mia modesta ipotesi intuitiva è che la maggioranza degli italiani non ama affatto Berlusconi, non ne è affatto entusiasta, non gli crede. Però alla fine lo vota, piuttosto che votare Romano Prodi, Walter Veltroni, Francesco Rutelli, Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto che Nanni Moretti sia intelligente, simpatico e piaccia sullo schermo non vuol dire che sia ritenuto un’autorità in materia di immigrati, di tasse, di ordine pubblico, di nettezza urbana, di scuola. L’opinione critica esiste, solo che alla critica intellettuale può capitare di essere impotente e impopolare. Se fosse per le mie opinioni critiche, i romanzi di Umberto Eco e il libro di filosofia di Severino potrebbero sprofondare nella pattumiera. Ma per fortuna questo non avviene. Per fortuna, le mie opinioni critiche non hanno potere e non danno ordini alla realtà. Bisogna aspettare. E spesso bisogna rassegnarsi al fatto che la critica, come la poesia, “makes nothing happen”, non fa succedere niente. Se Spinoza aveva ragione, e tutto quello che accade ha una ragione, si tratta di capire perché una sinistra di comici, di giornalisti, di universitari, di magistrati, di club esclusivi e di conventicole, che sembra abitare dentro un Palazzo senza finestre, è facile che perda le elezioni. Non si può avere tutto, glamour e potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Alfonso Berardinelli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-5341673396893300037?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/5341673396893300037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/5341673396893300037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/08/lo-strano-caso-degli-opinionisti-che.html' title='Lo strano caso degli opinionisti che negano l’esistenza dell’opinione pubblica'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-7991069614603684430</id><published>2008-08-21T18:40:00.000+02:00</published><updated>2008-08-21T18:41:38.403+02:00</updated><title type='text'>In soffitta la scuola figlia del ’68.</title><content type='html'>In soffitta la scuola figlia del ’68. &lt;br /&gt;Parla Giulio Tremonti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Libertà di educazione&lt;br /&gt;Due idee per abrogare il ’68 e chi “mangia” sulla scuola&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola italiana? È affetta, tra l'altro, da due mali specifici, che ne minano le fondamenta. Ne parla in questa intervista esclusiva per la Padania Giulio Tremonti, non come ministro dell'Economia, ma come uomo di cultura e di idee, come politico e come professore universitario. La prima questione è quella dei voti. La seconda, quella dei libri scolastici...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Professor Tremonti, iniziamo subito dal primo aspetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«I numeri sono una cosa, i giudizi sono una cosa diversa. I numeri sono una cosa precisa, i giudizi sono spesso confusi. Ci sarà del resto una ragione se tutti i fenomeni significativi sono misurati con i numeri... Un terremoto? È misurato con i numeri della scala Mercalli o Richter. Il moto marino? In base alla scala numerica della "forza". La pendenza di una parete in montagna? In base ai gradi. La temperatura del corpo umano? Ancora in base ai gradi. La mente umana è semplice e risponde a stimoli semplici. I numeri sono insieme precisi e semplici. Il messaggio che trasmettono è un messaggio diretto. Se gli stessi fenomeni - terremoto, moto marino, pendenza, temperatura corporea... - fossero espressi non con numeri, ma attraverso frasi complesse e con finalità descrittive...»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verrebbe fuori un gran casino...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esatto. Prendiamo il caso del moto marino: cosa vuol dire, se invece di parlare di "forza x", si dice "molto brutto" o "tendente al mosso"? Il messaggio che trasmetti non è chiaro. Questo è esattamente ciò che accade nei due segmenti di base, e perciò fondamentali, della nostra scuola, quello elementare e quello medio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nella scuola superiore i numeri ci sono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Certo, ma sono "grandi numeri". Si è passati dal 10 verso il 100 e più metti numeri, più fai confusione. Torniamo comunque alle elementari e alle medie e cioè ai due segmenti essenziali della formazione scolastica. Qui non troviamo più i numeri, perché al loro posto sono stati inventati i giudizi. Tra numeri e giudizi c'è una differenza profonda. Ogni valutazione deve mettere capo a una classifica. Questa è la logica della valutazione. Se non c'è una classifica, non c'è neanche una reale valutazione. Nella scuola inglese, ad esempio, gli studenti sono addirittura classificati in un ordine rigido: in ogni classe esiste un primo classificato, un secondo e così via. Mi sembra francamente un'esagerazione. Ma non mi sembra affatto un'esagerazione tornare a dare i voti come una volta: 10, 9, 8 e così via. Perché la verità è semplice: dare un giudizio senza una classifica significa non dare affatto un giudizio reale. Il voto non esprime un arbitrio, ma al contrario obbliga l'insegnante e l'alunno ad assumersi precise responsabilità, a produrre una sintesi dei diversi materiali che stanno alla base della valutazione di un allievo. Dove non c'è un voto, non viene fornita una reale informazione sul reale andamento scolastico dello studente né a quest'ultimo, né alla sua famiglia. La logica del giudizio senza vincoli numerici è troppo spesso una logica dell'irresponsabilità, dell'ambiguità, del “detto e non detto”, dell'interpretazione casuale. I numeri possono tra l'altro riflettere una "media": invece, con gli aggettivi e gli avverbi di cui sono riempiti i cosiddetti giudizi, si fa solo confusione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In che senso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente un po’ per scherzo, le farò alcuni esempi basati su "giudizi scolastici" e relative "interpretazioni autentiche". Vediamo: "Ha ottime capacità di socializzazione". Che cosa vuol dire, che fa copiare i compiti ai compagni? "Collaborativo con i docenti". Ossia non esita a fare la spia? "Molto precoce per la sua età". Insomma, beve e fuma? "Spiccate doti di leader". Capeggia forse una banda di bulli? "Molto attento all'informazione". Legge a scuola la Gazzetta dello Sport?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il numero fa chiarezza...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Esatto. C'è un numero da togliere e uno da introdurre. Quello da togliere è il numero 1968, sintetizzato in '68. È da quell'anno che inizia ciò che abbiamo convenuto di chiamare...».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Casino?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Proprio così. In sintesi: 10,9,8,7,6... L'idea che mi pare giusta, al posto dei "nuovi" giudizi, è quella di tornare a questi "vecchi" numeri».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini li sta introducendo di nuovo per la condotta...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Modestamente e sommessamente, credo che sia più giusto estendere il voto dalla condotta al profitto, come si diceva una volta. E del resto, se sei capace di dare un voto sulla condotta, allora vuol dire che sei capace di dare un voto anche sull'italiano e sulla matematica. Al quasi-voto personalmente preferirei dunque il voto a tutto tondo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E i giudizi? A suo parere devono sparire del tutto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Il giudizio può accompagnare il voto, renderlo chiaro, esplicitarlo, in una parola motivarlo, ma non può sostituirlo. Nella loro strutturale imprecisione, i giudizi da soli sono normale causa di confusione. Per come sono strutturati e "bizantinati", troppi giudizi sembrano fatti apposta per mandare fuori di testa i genitori o per stendere i ragazzi sul lettino dello psicanalista o per portarli tutti insieme da un avvocato che ti predispone il ricorso - quasi sempre vincente - davanti al Tar. Tutto questo mina gravemente un fondamento tradizionale della nostra società, che è quello del rapporto necessario di autorità e insieme di fiducia che ci deve essere tra l'allievo, la famiglia e l'insegnante. Si figuri poi quando gli insegnanti sono quattro per ogni classe!».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un ulteriore problema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Sì, ma veniamo piuttosto all'altra questione che vogliamo qui affrontare, e non è certo la sola che affligge la nostra scuola».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo male al quale vuole accennare...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«È quello dei libri di testo. Nella scuola italiana da troppo tempo (e non era così prima: forse è un effetto negativo della "modernità") i manuali cambiano con una frequenza forsennata e parossistica. Cambiano per scelta del docente, ma cambiano soprattutto perché gli editori stampano ogni anno una nuova edizione di ciascun testo, in modo che quelli dell'anno precedente diventano automaticamente vecchi - fa più fino dire obsoleti - e con ciò sostanzialmente inutilizzabili. Su questa pratica si possono dire due cose essenziali: primo, che è ingiustificata. Secondo, che è contraria agli interessi della famiglia. Questa pratica è per cominciare sbagliata e ingiustificata, innanzi tutto perché non vi è alcuna reale esigenza didattica per il cambio annuale dei manuali. Le scuole non sono dottorati di ricerca, dove si è sempre sulla frontiera del cambiamento. A livello di scuola elementare, media e superiore, la matematica è quella di sempre, quella dell'Ottocento e del Novecento. Certo, si formulano nuovi teoremi di continuo e sembra sia ancora irrisolto "l'enigma dei numeri primi"! Sappiamo bene che la frontiera della scienza non è ferma, avanza continuamente: e tuttavia sappiamo altrettanto bene che la base necessaria e sufficiente per l'apprendimento scolastico non muta e non avanza necessariamente da un anno con l'altro. La stragrande maggioranza dei contenuti di insegnamento della matematica, della storia e della letteratura resta stabile durante lunghi periodi di tempo. Sicuramente non cambia per periodi di cinque o di dieci anni. Là dove vi sono reali cambiamenti, si può piuttosto prevedere che a manuali "consolidati" vengano aggiunte delle piccole appendici che riportino i fatti nuovi, che siano davvero rilevanti, o le nuove scoperte scientifiche».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a volte l'esigenza del cambiamento di un manuale non è data da una scoperta, ma dall'invenzione di un nuovo metodo scolastico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non mi sembra che le novità di metodo abbiano funzionato granché bene, quando emerge per esempio che il 60 per cento degli alunni italiani dovrebbe essere bocciato in matematica... Se la realtà è questa, vuol dire che a essere bocciati non dovrebbero essere gli allievi, ma i loro professori. O, più in generale, la scuola nel suo insieme, metodi “avanzati” compresi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi diceva che tale pratica del cambio annuale dei manuali è anche contraria agli interessi della famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«È chiaro. Impedisce di passare i libri dai figli più grandi ai più piccoli come era una volta. O di comprare i manuali sul mercato dell'usato. Dopo essere stati utilizzati un anno solo, i testi diventano inutili. Tra l'altro questa pratica disabitua gli studenti a trattarli con cura, a considerarli oggetti di valore e dunque degni di attenzione. Ecco, io dico: i libri non possono essere un prodotto usa e getta».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ormai si parla di e-book...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Nell'agosto del 2004 mi trovavo, diciamo così, in vacanza due volte, in quanto era estate e in quanto ero stato escluso dal Governo. Ripresi allora la mia collaborazione col Corriere della Sera e scrissi un articolo intitolato "L'e-book, rivoluzione a scuola". Formulavo un'ipotesi in effetti "rivoluzionaria", che incontrò resistenze culturali, legate al culto del libro come oggetto fisico - un culto per la verità fortemente comprensibile - ma soprattutto resistenze materiali: l'interesse opposto degli editori di libri "a getto continuo". In questi termini l'ipotesi si scontrò con quel "kombinat ministerial-editorial-culturale", che basa il suo potere su una rete di "scambi" culturali, di "cambiamenti", un sistema permanente che fa il potere e la fortuna di chi c'è dentro, ma nuoce gravemente alla salute del bilancio delle famiglie».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scontrandosi contro questo doppio blocco, l'idea rivoluzionaria dell'ebook non è andata avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non solo: incontra forti resistenze anche la proposta, che abbiamo appena formulato, di creare una corsia privilegiata per i libri scaricabili dalla rete».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei però dice: è venuta l'ora di cambiare...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Viviamo in un mondo alla rovescia in cui le classi non vengono disegnate in base al numero degli alunni, ma in base a quello dei posti da insegnante che si ritiene necessario stabilire per avere "consenso sociale". Un tipo di consenso, questo, che si ritiene evidentemente più importante di quello famigliare o di quello popolare. E un mondo nel quale la cultura velleitaria del '68 è stata perfezionata con dosi massicce di “pensiero ministeriale centrale” - un caso in cui gli aggettivi cancellano il sostantivo - addizionata con logiche sindacali che sostituiscono l'asettica, secca ma responsabile e comprensibile classificazione numerica con formule di giudizio che tendono ad essere ipocrite, psicopedagogiche, bizantine, tautologiche, caramellose, offensivo-giudiziarie o presunte tali. Un mondo nel quale non è la scuola che è modellata per le famiglie, ma queste ultime a essere asservite a quel "pensiero ministeriale centrale" che l'ha finora dominata. Ancora: un mondo in cui non è la scuola a servire le famiglie, ma il "kombinat buro-scolastico" a servirsi di loro salassandole per sopravvivere esso stesso. È un "kombinat" che si nutre con le tasse e che lavora contro la famiglia: più figli hai, più sei costretto a pagare la tassa odiosa e impropria dei libri "nuovi" che ti costano ogni anno centinaia di euro. Forse anche questa, a favore dei "vecchi" voti e contro i "nuovi" libri, è una frontiera di quel cambiamento che la gente ci chiede; un cambiamento che non è un salto nel vuoto, come nel '68 o nella palude ministerial-centralburocratica che è venuta dopo, ma un ritorno al passato. Al buon senso e alla Logica, ai valori e alle tradizioni di un passato che deve tornare».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Carlo Passera&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Padania, 12 agosto 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-7991069614603684430?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7991069614603684430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7991069614603684430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/08/in-soffitta-la-scuola-figlia-del-68.html' title='In soffitta la scuola figlia del ’68.'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-1678946409504742244</id><published>2008-08-21T18:34:00.001+02:00</published><updated>2008-08-21T18:36:55.889+02:00</updated><title type='text'>Quando "Famiglia Cristiana" sfruttava noi figli dei poveri</title><content type='html'>Quando "Famiglia Cristiana" sfruttava noi figli dei poveri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siccome dal 1965 al 1971 ho consegnato a domicilio ogni settimana, gratis et amore Dei, 120 copie di Famiglia Cristiana, per un totale di oltre 6.000 l’anno, penso d’essermi guadagnato d’ufficio il diritto di dire la mia sulla deriva girotondina dell’ebdomadario della Società San Paolo, in origine Pia, oggi non più.&lt;br /&gt;Fossi don Antonio Sciortino, ci andrei molto cauto nel parlare, come ha fatto l’altrieri su Repubblica, di «prese di posizione autoritarie» (versione edulcorata del fascismo «sotto altre forme» denunciato dal suo notista politico Beppe Del Colle) e soprattutto di «enorme distanza dai problemi che si aggravano», di «povertà in aumento», di «famiglie che non arrivano alla fine del mese», di «impiegati alle mense della Caritas», il tutto attribuito al governo in carica, si capisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avendo il settimanale paolino fondato la sua prosperità sullo sfruttamento - sia pure per interposta persona (i parroci) - della manodopera minorile, e dei figli dei poveri in particolare, il suo direttore dovrebbe disinfettare con la varechina il pavimento del pulpito dal quale pretende di fare la predica.&lt;br /&gt;E visto che io ero costretto a lavorare come zelatore di Famiglia Cristiana quando lui non era neanche prete, né tantomeno giornalista, gli rinfresco la memoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quei tempi il settimanale non andava neppure in edicola, arrivava soltanto nelle parrocchie. Il motivo è semplice: in questo modo la casa editrice di Alba non pagava l’aggio agli edicolanti. Era tutto guadagno. Perciò accadeva questo. Legioni di ragazzini - non credo infatti d’essere stato l’unico reclutato, nelle 25.000 parrocchie italiane - ogni settimana dovevano prelevare in canonica il fastello di copie loro assegnato e andare a distribuirle casa per casa alle famiglie cristiane, quelle vere. Niente cassette della posta, niente ascensori. Su e giù per le scale. Porta a porta, ma non alla maniera di Bruno Vespa. Una fatica bestia. Ricompensata, capirai, solo da una gita annuale in pullman - al santuario di San Romedio, sul Pasubio, a Passo Rolle - con pranzo al sacco. A carico dei viaggiatori, ovvio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già questa attività mi rende degno del premio Pirla patinato.&lt;br /&gt;Ma v’era di peggio.&lt;br /&gt;A fine mese, armato di un cartoncino ciclostilato con tante caselle da riempire che nella mia memoria coincide con la cartella delle tasse, dovevo compiere un giro aggiuntivo per battere cassa dalle predette famiglie cristiane, nella maggioranza dei casi famiglie che non arrivavano alla fine del mese, per dirla con don Sciortino.&lt;br /&gt;Ricordo come se fosse ieri la sconsolata espressione della signora Biolo, moglie di un metronotte, che si presentava alla porta scarmigliata, le mani umide di bucato, con due o tre delle sue innumerevoli figliolette aggrappate al grembiule: ogni volta chiedeva il rinvio dell’esazione. Oppure le lacrime che trovavo da asciugare in casa Bellenzier: una vecchia di 90 anni prigioniera a letto, che m’implorava di darle da bere. Ma come poteva un bambino porgere l’acqua a una persona che giaceva supina in posizione orizzontale se la cannuccia affondata nel bicchiere era di vetro? Mica si piega, il vetro. Tragedie così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si sarà anche trattato di lettori che mai avrebbero dovuto permettersi il lusso di sfogliare Famiglia Cristiana. Ma la cruda verità è che non si mandano i figli del popolo a riscuotere la mesata nel nome del Signore o di don Renato, perché quando chi deve saldare il conto non ha neppure i soldi per il pane, quello diventa un pizzo bell’e buono, anche se serve a finanziare la cosiddetta (allora) «buona stampa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Don Sciortino dirà che questo triste passato non lo riguarda e che oggi sono soltanto le edicole e la pubblicità a pagargli lo stipendio.&lt;br /&gt;Nell’arte di svicolare è imbattibile.&lt;br /&gt;Secondo lui, quella che il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha affidato all’Ansa dopo gli ultimi stravaganti editoriali apparsi su Famiglia Cristiana, «non è una sconfessione» (la riporto per chi se la fosse persa: «Famiglia Cristiana non ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della Conferenza episcopale italiana»).&lt;br /&gt;Bisogna essere gnucchi oppure specializzati in free climbing sugli specchi per immaginare che il portavoce papale avverta il bisogno, a Ferragosto, di dettare alla più importante agenzia di stampa che quanto va scrivendo don Sciortino rappresenta la personale opinione di don Sciortino.&lt;br /&gt;Ma, anche volendo ipotizzare che nelle sacre stanze padre Lombardi sia confidenzialmente soprannominato Lapalisse, chissà come sarà venuto in mente a quei fessi di direttori dei quotidiani italiani di titolare in prima pagina che il Vaticano prende le distanze da Famiglia Cristiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il responsabile del settimanale paolino ha questa puerile capacità di chiamarsi fuori accampando pretesti risibili.&lt;br /&gt;Piccolo aneddoto.&lt;br /&gt;Sette anni fa, alla vigilia di Natale, scoprii che dentro un Cd venduto con la sua rivista a 7.000 lire, che doveva contenere l’Hodie Christus natus est di Pierluigi da Palestrina, erano incise le canzoni dei Beatles. Scrissi un articolo in punta di penna. Appena digerito il panettone, don Sciortino m’inviò una piccatissima lettera in cui, anziché rimediare - come sarebbe stato suo dovere - alla certo involontaria frode commerciale, si dispiaceva per i lettori del Giornale, «che nello spazio “occupato” dalla sua penosa e, mi permetta, maliziosa elucubrazione mentale, avrebbero potuto trovare qualcosa di più significativo da leggere, almeno alla vigilia di Natale».&lt;br /&gt;Fin qui siamo allo stile dell’uomo.&lt;br /&gt;Poi però il sacerdote aggiungeva un’insinuazione, questa sì maliziosa:&lt;br /&gt;«Solo pochissimi dischi, ci assicurano, sono usciti dalle maglie del controllo elettronico finale: uno è capitato proprio a lei. Che strana coincidenza!».&lt;br /&gt;Neanche mi fossi procurato il Cd con l’aiuto di Cosa nostra. Peccato invece che provenisse dall’edicola. Resto comunque in attesa di ascoltare il Magnificat in luogo di Lady Madonna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vogliamo parlare della diffusione di Famiglia Cristiana? Un disastro. Ma il direttore permaloso non c’entra, ci mancherebbe.&lt;br /&gt;Vent’anni fa il settimanale vendeva 1.068.000 copie. Dieci anni dopo pressappoco lo stesso: 1.013.000.&lt;br /&gt;L’anno successivo fu affidato a don Sciortino e oggi ne vende 604.000 (ultima media mobile di 12 mesi, dati dichiarati dall’editore). Un calo del 40% abbondante.&lt;br /&gt;Qualsiasi direttore laico avrebbe già fatto harakiri.&lt;br /&gt;Lui no, ha fiducia nella divina provvidenza.&lt;br /&gt;Per cui si limita a dichiarare a Repubblica: «Della crisi risentiamo come tutti gli altri giornali».&lt;br /&gt;Insomma, non c’entra, non è mai colpa sua, dunque il suo editore, o il padre Lombardi di turno, non possono sconfessarlo.&lt;br /&gt;Si dà il caso che un’altra testata cattolica, il quotidiano Avvenire, nello stesso periodo preso in esame sia passato da 85.000 a 104.000 copie. Un aumento del 22% abbondante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto quando una rivista cristiana sceglie la discoteca Alcatraz di Milano per reclamizzare un restyling all’insegna dello slogan, applaudito da Dario Fo, «Non è mica casa e chiesa», poi non bisogna chiedersi perché tanti buoni credenti la caccino di casa e una moltitudine di parrocchie la rimuovano dal bancone della chiesa e neppure lamentarsi se in giro qualcuno la chiama Fanghiglia Cristiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre a leggere La Repubblica di Ferragosto, pare che i redattori di Famiglia Cristiana, anziché prendersela con loro stessi e col direttore che li guida, abbiano «un diavolo per capello con Il Giornale e Libero», talché don Vincenzo Marras, direttore della radio dei Paolini, è potuto uscirsene con questo raffinato commento: «Figuriamoci, le accuse di un giornalista dei servizi segreti come Renato Betulla Farina».&lt;br /&gt;Bisognerebbe segnalargli, in ossequio alla correzione fraterna prescritta dal Vangelo, che il più famoso inviato speciale di Famiglia Cristiana a suo tempo fu arrestato con l’accusa d’aver compilato a scopo di lucro dossier illegali su importanti personaggi e risulta uno dei 34 indagati che un mese fa hanno ricevuto dalla Procura di Milano l’avviso di conclusione delle indagini sulla rete di spioni messa in piedi da Giuliano Tavaroli &amp; company.&lt;br /&gt;Pare che questo collega fosse in «strettissimi rapporti con Pio Pompa, l’uomo del Sismi» (fonte: agenzia Il Velino), quando si dice il caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci fu un saggio direttore, don Giuseppe Zilli, che portò Famiglia Cristiana alla tiratura record di due milioni di copie. Purtroppo morì nel 1980 in un incidente stradale. La sera, prima di addormentarsi, pregava così: «Signore, fammi stufare cinque minuti prima dei miei lettori».&lt;br /&gt;Ci provi anche lei, don Sciortino.&lt;br /&gt;Magari ottiene la grazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Stefano Lorenzetto&lt;br /&gt;Il Giornale, domenica 17 agosto 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-1678946409504742244?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/1678946409504742244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/1678946409504742244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/08/uando-famiglia-cristiana-sfruttava-noi.html' title='Quando &quot;Famiglia Cristiana&quot; sfruttava noi figli dei poveri'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-7970314430389676840</id><published>2008-07-28T23:25:00.000+02:00</published><updated>2008-07-28T23:26:36.338+02:00</updated><title type='text'>Shakespeare</title><content type='html'>Shakespeare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, è sicuro: il maggiore poeta e drammaturgo di lingua inglese di tutti i tempi (e che nella cultura anglosassone occupa il posto che ha per noi Dante) era cattolico. Un libro di Joseph Pearce (intervistato dall’agenzia Zenit.org il 14 luglio 2008) lo dimostra inequivocabilmente. The Quest for Shakespeare: the Bard of Avon and the Church of Rome (questo il titolo) non è comunque una novità, essendo stato preceduto da Shadowplay: the hidden beliefs and coded politics of Shakespeare, di Claire Asquith. «Esiste una schiera di illustri studiosi di Shakespeare che sono arrivati alla conclusione che il Poeta era cattolico», dice Pearce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la sua fede è rimasta nascosta per il semplice motivo che il cattolicesimo ai suoi tempi era fuorilegge. E lo fu praticamente fino al XIX secolo. Furono oltre settantamila i cattolici uccisi in Inghilterra per la loro fedeltà al papa. Che Shakespeare fosse cattolico lo sapeva bene anche Elisabetta I, ma la di lui discrezione le consentiva di tollerarlo. Erano del pari tollerati, benché cattolici, il compositore di corte William Byrd e il conte di Southampton, non a caso benefattore di Shakespeare. Di quest’ultimo, «la famiglia della madre era una delle famiglie cattoliche più note in Inghilterra e diverse cugine di Shakespeare erano state giustiziate per il loro coinvolgimento nei cosiddetti complotti cattolici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il padre di Shakespeare era stato multato in quanto cattolico e così anche la sorella Susanna». L’impronta cattolica è, nelle opere del Poeta, giudicata «evidente» da Pearce, anche se, date le circostanze, espressa «in modo circospetto». Strano posto l’Inghilterra protestante: tutti i suoi maggiori letterati (da Wilde a Tolkien) erano cattolici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;(C) 2003 Rino Cammilleri - Tutti i diritti riservati&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-7970314430389676840?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7970314430389676840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/7970314430389676840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/07/shakespeare.html' title='Shakespeare'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-6224086700221111476</id><published>2008-06-28T00:02:00.000+02:00</published><updated>2008-06-28T00:03:48.491+02:00</updated><title type='text'>La bandiera arcobaleno non e' il simbolo della pace</title><content type='html'>La bandiera arcobaleno non e' il simbolo della pace&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ven 27 giu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Domenico Bonvegna&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finalmente era ora: fuori dalle chiese la bandiera della pace! «La bandiera arcobaleno è New Age, non va più esposta nelle chiese».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per troppo tempo anche uomini di Chiesa hanno usato magari senza sapere che cosa rappresentasse. A fare chiarezza ci ha pensato Fides, l'agenzia della Congregazione vaticana per l'evangelizzazione dei popoli diretta da Luca De Mata, e soprattutto si è posta la domanda: "Come mai uomini di Chiesa, laici o chierici che siano, hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace? Sarebbe interessante interrogare uno per uno coloro che hanno affisso sugli altari, ingressi e campanili delle chiese lo stendardo arcobaleno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bella domanda, scrive Fausto Carioti, per anni anche nel mondo cattolico si è usato questo vessillo «sugli altari, ingressi e campanili delle chiese». Ha diritto quel simbolo di stare nelle chiese?Direbbe Di Pietro che ciazzecca con il messaggio di Cristo?E' la croce di Cristo e non la bandiera arcobaleno il vero simbolo della pace. L'agenzia di stampa vaticana 'Fides' in un lungo servizio dal titolo: 'L'arcobaleno: sincretismo o pace?', ricostruisce le ambigue radici storiche e culturali della bandiera per la pace. ''In realtà - spiega Fides - le origini vanno ricercate nelle teorie teosofiche nate alla fine dell''800. La teosofia (letteralmente 'Conoscenza di Dio') è quel sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino'', ed è corrente filosofica presente da sempre nella cultura indiana. Diverse sono le versioni sull'origine di questa bandiera. Una di queste è riconosciuta ad Aldo Capitini (fondatore del Movimento Nonviolento ) che nel 1961 la usò per aprire la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi. Un'altra segnala che la sua origine risale al racconto biblico dell'Arca di Noé e che quindi è un simbolo cristiano a tutti gli effetti. Un'altra ancora spiega che la bandiera arcobaleno è il simbolo della città di Cuzco, capitale dell'impero Incas. Fu scelta, dall'imperatore del tempo, perché in quella vallata ogni volta che pioveva si formavano degli arcobaleni brillantissimi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recentemente la bandiera è stata il simbolo, prima dei movimenti della pace poi anche di quello no-global e infine, in Italia, è comparsa di nuovo nel simbolo elettorale della sinistra radicale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà - scrive l'agenzia dopo aver ricordato che è anche il simbolo dei movimenti di liberazione omosessuali - la bandiera rappresenta un'idea secondo la quale «per esempio è possibile mettere sullo stesso piano partiti politici o gruppi culturali che rivendicano, legittimamente, la difesa della dignità della donna, e gruppi, come è accaduto recentemente in Europa, che rivendicano la depenalizzazione dei reati di pedofilia. Si tratta ovviamente di aberrazioni possibili, solo all'interno di una mentalità relativistica come quella che caratterizza le nostre società occidentali».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La bandiera, conclude «Fides», è un simbolo sincretistico, che propone l'unità New Age nella sintesi delle religioni. Introdurla nelle chiese e nelle celebrazioni è da considerarsi «un abuso».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;S. Teresa di Riva, 23 giugno 2008&lt;br /&gt;Festa di S. Giuseppe Cafasso&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-6224086700221111476?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6224086700221111476'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6224086700221111476'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/06/la-bandiera-arcobaleno-non-e-il-simbolo.html' title='La bandiera arcobaleno non e&apos; il simbolo della pace'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-4602972544906331532</id><published>2008-06-16T23:34:00.000+02:00</published><updated>2008-06-16T23:36:31.836+02:00</updated><title type='text'>BASTA BUGIE N. 33 del 06-06-2008</title><content type='html'>1- BIOCARBURANTI E FAME DEL MONDO: CHE FARE? di Riccardo Cascioli&lt;br /&gt;2- CHI CANTA UNA LACRIMA SUL VISO? VINCI 10000 EURO IN TV. MA È UNA TRUFFA!&lt;br /&gt;3- LA MADRE SALVA LE DUE GEMELLINE E LE DUE GEMELLINE SALVANO LA LORO MADRE di  Adriana Bazzi&lt;br /&gt;4- DIO PUNISCE SOLO NELL'ANTICO TESTAMENTO? di Simona Verrazzo&lt;br /&gt;5- MAGDI ALLAM: UNA CONVERSIONE OLTRE LA LOGICA DELLE CATACOMBE di Giorgio Paolucci&lt;br /&gt;6- UNA SOCIETÀ SEMPRE PIÙ FREDDA FATICA A TROVARE FELICITÀ di Giacomo Samek Lodovici&lt;br /&gt;7- LA REPUBBLICA, INTERVISTANDO UN "TEOLOGO", INSEGNA AL PAPA A FARE IL PAPA di Gianni Cardinale&lt;br /&gt;8- SOSTENERE LA FAMIGLIA FONDATA SUL MATRIMONIO TRA UN UOMO E UNA DONNA NON DISCRIMINA NESSUNO di Giacomo Samek Lodovici&lt;br /&gt;9- LA LITURGIA NELLA CHIESA CATTOLICA: TRADIZIONE SENZA CONTESTAZIONE  di Vittoria Prisciandaro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-----------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1- BIOCARBURANTI E FAME DEL MONDO: CHE FARE?&lt;br /&gt;di Riccardo Cascioli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A chi piace la fame?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è davvero un’emergenza fame su scala globale e senza precedenti? Ed è davvero iniziata – come titolava un giornale qualche settimana fa – la “guerra mondiale per il cibo”? Il tam tam mediatico cominciato alla fine di marzo ha indubbiamente fatto intravedere scenari da incubo, con possibili – se non probabili - decine di milioni di morti per fame, e con governi e agenzie umanitarie mobilitate per evitare il peggio.&lt;br /&gt;Sia ben chiaro: guai a sottovalutare la povertà e le condizioni di estrema precarietà in cui vivono ancora tante persone nel mondo; eppure tanto allarmismo fa nascere qualche sospetto, soprattutto quando si leggono la diagnosi e la cura proposta da tante fonti autorevoli. Ad esempio, il sito della britannica BBC, nello speciale appositamente dedicato al problema, afferma che la prima causa della crisi sta nell’aumento della popolazione e nel fatto che il genere umano sta consumando più risorse di quelle effettivamente disponibili. Se questo è il male si può facilmente capire quale sarà la cura: così il rischio che parte dei fondi straordinari raccolti per fronteggiare l’emergenza sia dirottato in programmi per il controllo delle nascite è tutt’altro che remoto.&lt;br /&gt;Per questo è importante capire bene i termini del problema: ciò cui stiamo assistendo in questi mesi è una crisi alimentare dovuta al rincaro dei prezzi dei prodotti agricoli – soprattutto cereali - che si sta registrando negli ultimi due anni. Ovviamente ciò colpisce soprattutto le popolazioni povere che vivono nei grandi centri urbani del Terzo mondo. Ma tale rincaro dei prezzi non ha niente a che vedere con la mancanza di cibo, che invece a livello globale c’è ed è più che sufficiente a sfamare l’attuale popolazione mondiale e anche quella prevista per i prossimi decenni. Insomma questa crisi non ha niente a che vedere con le grandi carestie del XIX secolo o con la gravissima penuria di cibo seguita alla fine della Seconda Guerra mondiale, e neanche con le emergenze fame che negli anni ’60-’70 del XX secolo hanno colpito il Biafra, il Sahel e più in generale l’Africa sub-sahariana.&lt;br /&gt;Basterebbe andare a consultare le statistiche della FAO per verificare che dal 1970 ad oggi la disponibilità di cibo pro-capite è decisamente aumentata in tutto il mondo – anche nei Paesi dell’Africa sub-sahariana - malgrado la popolazione sia quasi raddoppiata, dai poco più di 3 miliardi e mezzo del 1970 agli attuali 6,3 miliardi. Un dato che trova conferma nell’ultimo Rapporto dell’ONU sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio (2007). Qui leggiamo: “A livello mondiale, il numero di persone nei Paesi in via di sviluppo che vivono con meno di un dollaro al giorno è sceso da un miliardo e 250 milioni nel 1990 a 980 milioni nel 2004”; e questo – ripetiamo – malgrado nel frattempo la popolazione sia aumentata di circa un miliardo di persone. Infatti, in termini percentuali il progresso è ancora più evidente: “Nello stesso periodo la proporzione di persone che vivono in estrema povertà è scesa da circa il 33% al 19”. Tanto che lo&lt;br /&gt; stesso rapporto afferma che anche “i più poveri stanno diventando un po’ meno poveri in quasi tutte le regioni”.&lt;br /&gt;In tutto questo periodo il prezzo dei prodotti agricoli è rimasto abbastanza stabile, con una leggera tendenza al rialzo valutabile intorno al 3%. Poi, improvvisamente la svolta: dal marzo 2007 al marzo 2008 i prezzi hanno registrato un’impennata: il riso è salito del 74%, il grano del 130%, la soia dell’87% . E’ ovvio che non può essere stato un aumento di circa 70 milioni di persone (più o meno è questo l’incremento annuo della popolazione mondiale) ad aver provocato tale sconquasso. Sarebbe perciò una sciagura se l’attuale crisi alimentare diventasse il pretesto per rilanciare vecchie politiche anti-nataliste che hanno già provocato abbastanza disastri.&lt;br /&gt;Se si vuole evitare che si cancellino in poco tempo i progressi nella lotta alla fame fatti in tanti decenni, si deve perciò intervenire sui veri fattori all’origine della crisi, che sono diversi: le politiche agricole dei Paesi sviluppati, che si basano su un sistema di sussidi e dazi che penalizza i Paesi poveri ma anche la produzione in generale (il caso delle “quote” europee è emblematico); l’aumento del costo dei trasporti; la produttività agricola, che nei Paesi del Terzo mondo è ancora estremamente bassa (e da questo punto di vista un aiuto potrebbe venire dagli Organismi Geneticamente Modificati); le spinte speculative sul mercato dei prodotti agricoli; la riconversione delle colture per produrre i biocarburanti.&lt;br /&gt;Quest’ultimo fattore tra tutti merita un approfondimento perché è qui che si scontrano opposte visioni dello sviluppo.&lt;br /&gt;Anche all’ONU ora si alzano sempre più forti le voci che chiedono una moratoria sui biocarburanti, ovvero sull’uso di mais e barbabietole da zucchero per produrre combustibile per auto. In pratica una quantità sempre crescente di terreni agricoli vengono destinati  a coltivazioni che non hanno scopo alimentare. La distorsione del mercato che ne consegue è evidente. Già nei Paesi industrializzati si sta spendendo dai 13 ai 15 miliardi di dollari l’anno per incentivare tali coltivazioni, al punto che per ogni litro di etanolo che si produce l’Unione Europea versa un dollaro di sussidio pubblico. Il confronto con il costo dei combustibili fossili (che invece sono fonte di introiti per lo Stato) è impietoso e oltretutto per dei risultati più che modesti: la riduzione delle emissioni di gas serra dei biocarburanti (obiettivo della scelta politica) è nell’ordine del 13-18 per cento rispetto ai combustibili fossili.&lt;br /&gt;Già così – dando per vero che dalle nostre emissioni di gas serra dipende il futuro del clima - si può tranquillamente definire una follia la scelta dell’Unione Europea e dei Paesi sviluppati di puntare sui biocarburanti. Ma il fatto è che non è neanche vero l’assunto che sta alla base di queste scelte politiche. Le emissioni di gas serra sono diventate un totem della nostra società, ma non c’è alcuna evidenza scientifica del  legame tra attività umane e cambiamenti climatici, e anzi sono in costante crescita gli scienziati che si oppongono esplicitamente a questa teoria. In ogni caso, scegliere di intervenire su un fattore naturale (riduzione di gas serra) anche a scapito dello sviluppo di intere popolazioni, mette in rilievo la tipica concezione ecologista, che nel migliore dei casi considera l’uomo una variabile naturale fra le tante e nel peggiore lo vede come un pericoloso nemico della natura che va fermato in tutti i modi.&lt;br /&gt;Questo approccio, però, oltre a provocare povertà crescente fra la popolazione umana (come sta accadendo) peggiora anche lo stato della natura.&lt;br /&gt;Bloccare la proliferazione di biocarburanti sarebbe dunque soltanto un primo passo per riaffermare la concezione che pone lo sviluppo integrale dell’uomo come obiettivo vero di ogni politica economica e anche di ogni politica ambientale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riccardo Cascioli&lt;br /&gt;26-5-2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-----------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2- CHI CANTA UNA LACRIMA SUL VISO? VINCI 10000 EURO IN TV. MA È UNA TRUFFA!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà si tratta di vendite camuffate Coinvolte La 9, Rete Capri, Canale Italia e Telecupole Complessivamente comminate multe per 426mila euro.  Stop dall’Antitrust ai finti quiz televisivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giro di vite dell’Antitrust contro i finti quiz televisivi. Con due provvedimenti l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato non solo gli organizzatori delle televendite camuffate da giochi a premi ma anche le emittenti che hanno venduto loro gli spazi televisivi. I quiz finiti nel mirino dell’Autorità sono “Quiz caliente”, “Quiz on the beach” e “Summerquiz ”, già sospesi con precedenti decisioni dall’Antitrust. Ora, a chiusura delle istruttorie, sono arrivate le multe (complessivamente 426mila euro) che per la prima volta hanno coinvolto anche le televisioni (La 9, Rete Capri, Canale Italia e Telecupole). Nel corso del procedimento, come si legge nei due provvedimenti, l’Antitrust ha anche ascoltato la Federazione radio e televisioni (Frt) che ha espresso la volontà di sensibilizzare le emittenti televisive locali affinché trasmissioni come quelle sanzionate vengano chiaramente identificate per quello che&lt;br /&gt; sono, vale a dire televendite, di natura puramente pubblicitaria, e non trasmissioni di intrattenimento con giochi a quiz , inserite nel normale palinsesto televisivo. Dietro i telequiz, mandati in onda addirittura con la scritta «in diretta » per rafforzare l’idea che si trattasse di una trasmissione, si nascondevano infatti televendite che agganciavano gli inconsapevoli telespettatori con telefonate ai numeri a sovrapprezzo 899. Restando in attesa scattava automaticamente l’acquisto di loghi e suonerie. Per attirare il maggior numero di telefonate possibili il quiz proposto, con in palio premi fino a 10mila euro, era facilissimo (del tipo chi canta la canzone “Zingara” o “Una lacrima sul viso”) ma le risposte mandate in onda, risultate preregistrate, erano palesemente sbagliate. Per l’Antitrust in questi casi le emittenti erano pienamente consapevoli che si trattava di semplici telepromozioni «registrate» nonostante i messaggi si&lt;br /&gt; presentassero come programmi inseriti nel palinsesto (costantemente diffusi in determinati giorni e fasce orarie) con il meccanismo delle finte telefonate «in diretta». Solo una scritta che scorreva in modo veloce indicava che si trattava di una Televendita. Per “Quiz Caliente” l’Autorità ha condannato la società Chimera, produttrice del quiz con la finalità di vendere loghi e suonerie a una multa di 41.100 euro. Identica sanzione per l’emittente televisiva La 9. Entrambe le società sono state coinvolte anche nel secondo provvedimento dell’Autorità, relativo a “Quiz on the beach” e “Summerquiz ” con una nuova sanzione di pari importo. Identico il meccanismo dell’inganno, con la variante di un quiz relativo ad un semplice calcolo matematico. Per questo secondo caso l’Antitrust ha deciso sanzioni da 41.100 euro ciascuna, anche per la ditta individuale Alias di Greco Antonina, per la società Esperidi s.r.l., per la Television&lt;br /&gt; Broadcasting System s.p.a., proprietaria dell’emittente locale «Rete Capri», per la società Canale Italia s.r.l., per la società TeleCupole s.p.a.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25/05/08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-----------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3- LA MADRE SALVA LE DUE GEMELLINE E LE DUE GEMELLINE SALVANO LA LORO MADRE&lt;br /&gt;di  Adriana Bazzi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La madre incinta ha il cancro: le due gemelline in grembo lo spostano.&lt;br /&gt;Michelle Stepney premiata in Inghilterra con il «Women Courage Award»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Milano - Lei, la mamma, cercava di salvare la vita alle sue bambine non ancora nate, rifiutando un intervento chirurgico e la classica chemioterapia (optando per una forma leggera) che l'avrebbero costretta all'aborto. Loro, le due gemelline, hanno letteralmente «preso a calci» il tumore materno, spostandolo e impedendo che facesse danni a tutte e tre. E sono nate sane e salve alla trentatreesima settimana di gravidanza.&lt;br /&gt;Così Michelle Stepney ha avuto, da parte del Cancer Research britannico, una nomination al Women Courage Award, che vuole premiare chi fa qualcosa di veramente speciale per sé o per gli altri. E questa storia è davvero speciale, quasi incredibile. La donna, 35 anni, di Londra, era rimasta incinta ed era stata successivamente ricoverata in ospedale per un sospetto aborto. Solo allora i medici del Royal Marsden Hospital hanno scoperto che aveva un tumore alla cervice uterina. Michelle Stepney, già mamma di un bambino di cinque anni di nome Jack, ha deciso di accettare soltanto una chemioterapia leggera e nient'altro che avrebbe potuto mettere fine alla gravidanza.&lt;br /&gt;«E' stata una decisione difficile da prendere — ha detto la donna alla Bbc —. Volevo essere sicura che quello che stavo facendo fosse giusto per Jack, ma non volevo fare qualcosa di sbagliato per le bambine». E ha aggiunto: «Sentivo le mie figlie scalciare, ma non potevo certo immaginare che avrebbero "spostato" il tumore». Così Alice e Harriet sono nate con un cesareo: erano senza capelli proprio per gli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici, ma oggi stanno bene. Soltanto dopo quattro settimane dal parto, la donna si è sottoposta a un'isterectomia: fortunatamente il tumore non era diffuso ed è stato completamente asportato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 febbraio 2008&lt;br /&gt;Adriana Bazzi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-----------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4- DIO PUNISCE SOLO NELL'ANTICO TESTAMENTO?&lt;br /&gt;di Simona Verrazzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Barcellona muore solo di sete...?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Regione Autonoma della Catalogna si è distinta negli ultimi dieci anni per una proliferazione legislativa volta a costituire un Nuovo Ordine Sociale, in radicale opposizione alle profonde radici cristiane del paese (vedi articolo seguente). Questo Nuovo Ordine Sociale ha nella Torre di Agbar (sigla: Agua de Barcelona), il punto più alto della città di Barcellona, il suo simbolo più eloquente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Catalogna si trova ora a dover affrontare una crisi paurosa. A causa della scarsità di piogge che dura da ormai quattro anni un'impressionante siccità sta colpendo la Catalogna e particolarmente la sua capitale Barcellona. A poco sono servite le piogge arrivate con la Pasqua. Entro ottobre non ci sarà più acqua potabile. Lunedì 12 maggio è arrivata dalla città di Tarragona, a 80 km da Barcellona, una nave-cisterna con un carico di 19.000 metri cubici di acqua. Sono previsti, in totale, 63 viaggi mensili che riforniranno Barcellona di 1.660.000 metri cubi d'acqua al mese. L'acqua arriverà anche dalla Francia. Il costo totale del trasporto sarà di 22 milioni di euro al mese. L'apporto della nave cisterna però è poca cosa, in quanto rappresenta soltanto il 6 per cento del consumo dei 5,5 milioni di abitanti della zona metropolitana di Barcellona. Il piano d'emergenza è stato progettato dall'esecutivo spagnolo con la collaborazione del governo&lt;br /&gt; della Catalogna, a maggioranza socialista come quello nazionale, e della Aigues de Barcelona, la società che gestisce le risorse idriche nella città e che, guarda caso, ha la sua sede nella Torre di Agbar...&lt;br /&gt;LA TORRE AGBAR&lt;br /&gt;La Torre Agbar dalla caratteristica forma di «supposta» o «proiettile» lanciato verso il cielo, da circa 3 anni è il punto più alto della città di Barcellona con suoi 144 metri di altezza ed è la sede dell'Azienda per la gestione dell'Acqua "Aigues de Barcelona". "Agbar" evoca sonorità arabeggianti, invece significa più semplicemente Agua de Barcelona. La Torre infatti doveva evocare l'acqua che sgorga... ma neanche tre anni dopo la sua inaugurazione Barcellona e la Catalogna devono affrontare una paurosa mancanza di acqua. Una volta c'era la Torre di Babele oggi c'è quella di Agbar.&lt;br /&gt;Intanto il suo ideatore l'architetto francese Jean Nouvel ha vinto il Premio Pritzker 2008, massimo riconoscimento nel campo dell'architettura e il prossimo 2 giugno si appresta a riceverlo con tutta solennità a Washington. Nouvel partecipa al progetto per il World Trade Center, ma visto la sorte toccata a Barcellona forse a quelli di New York converrà pensarci bene...&lt;br /&gt;NUOVO ORDINE SOCIALE IN CATALOGNA&lt;br /&gt;In questi ultimi anni, la Regione Autonoma di Catalogna si è distinta per una politica dichiaratamente anti-famiglia, anti-vita e anti-cristiana:&lt;br /&gt;- nel 1998 il Parlamento della Catalogna approva la prima legge sulle unioni omosessuali in Spagna, è l'unica che non vieta espressamente il ricorso alla fecondazione assistita alle coppie omosessuali. Questo significa che in Catalogna due lesbiche possono ricorrere alla inseminazione artificiale attraverso le strutture pubbliche;&lt;br /&gt;- agosto 2004: il Municipio di Barcellona, per la prima volta in tutto il mondo, proclama che i cittadini, se vogliono, possono andare completamente nudi per le strade. Il sindaco afferma: "non vogliamo incentivare che la gente vada nuda per strada, ma semplicemente constatare un diritto";&lt;br /&gt;- dal 2005 le coppie omosessuali possono adottare minori;&lt;br /&gt;- ottobre 2006 scoppia lo scandalo delle cliniche abortiste di Barcellona, dove vengono effettuati aborti anche negli ultimi mesi di gestazione;&lt;br /&gt;- ottobre 2006: la Catalogna ha aperto ufficialmente il dibattito sull'eutanasia. "Dovrebbero essere depenalizzati l'eutanasia e il suicidio assistito e stabiliti dei protocolli medici per la loro realizzazione", questa è la raccomandazione del Comitato Consultivo di Bioetica del Governo Catalano. Marina Geli, consigliera de Salud della Generalitat, ha assicurato che il processo di depenalizzazione dell'eutanasia proseguirà nei successivi quattro anni;&lt;br /&gt;- dal 1 ottobre 2007 è possibile richiedere gratuitamente in farmacia, senza ricetta medica, la pillola cosiddetta "del giorno dopo", di cui fanno ampio uso le giovani e le adolescenti;&lt;br /&gt;- gennaio 2007: la Generalitat di Catalogna (ovvero il sistema amministrativo-istituzionale per il governo autonomo della comunità autonoma della Catalogna) pubblica un manuale per battezzare, celebrare matrimoni e funerali con rito prettamente laico: il Manual de Ceremonial Civil. Il Manuale, ovviamente, critica la Chiesa e polemizza sul concetto di Dio;&lt;br /&gt;- nel febbraio 2008 è stata approvata la "Legge dei Centri di Culto" che i giuristi cattolici hanno denunciato perché attenta alla libertà di culto, perché potrebbe portare, per esempio, alla proibizione di celebrare la Messa e di riunirsi per parlare di religione senza l'autorizzazione municipale;&lt;br /&gt;- dall'aprile 2008 la Generalitat prepara una norma per dare piu' protezione giuridica ai medici che praticano l'interruzione di gravidanza oltre le 22 settimane fissate dalla legge spagnola, in caso d'accertamento tardivo di malformazione del feto. Essi potranno accedere al terzo requisito, quello che consente l'interruzione di gravidanza senza un termine quando ci sia un rischio grave per la salute fisica o psichica della madre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Simona Verrazzo&lt;br /&gt;15 maggio 2008&lt;br /&gt;-----------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5- MAGDI ALLAM: UNA CONVERSIONE OLTRE LA LOGICA DELLE CATACOMBE&lt;br /&gt;di Giorgio Paolucci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quando Magdi Allam scrive un libro, fa sempre rumore. L’ha fatto con i numerosi saggi sul terrorismo islamico e le infiltrazioni dell’islam radicale in Italia, così come con la sua coraggiosa e provoca- toria dichiarazione di amicizia per lo Stato e il popolo d’Israele. Adesso è la volta di qualcosa che entra nelle pieghe dell’anima: in Grazie Gesù (Mondadori, pagine 192, euro 18) racconta la sua conversione dall’islam al cristianesimo, coronata nel battesimo ricevuto da Benedetto XVI il 22 aprile scorso.&lt;br /&gt; Come di consueto, non usa parole edulcorate e toni morbidi, va dritto con radicalità a quello che a suo giudizio è il cuore del problema: «Ho dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che attualmente registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale ». E al tempo stesso denuncia la malattia mortale dell’Occidente, quel relativismo cognitivo ed etico che gli ha fatto dimenticare i principi di libertà e sacralità della vita che lo fondano. Fino ad autocensurarsi per paura della reazione dell’establishment musulmano.&lt;br /&gt; Al taglio netto con la tradizione in cui Allam è stato educato, si accompagna la scoperta e l’adesione a una nuova dimensione che è insieme valoriale ed esistenziale. Il suo primo incontro col cristianesimo risale all’infanzia, alla frequentazione delle scuole comboniane e salesiane al Cairo, e assume nel tempo i connotati di una domanda, di una provocazione interiore che si fa strada nel cuore e nella mente. La conversione non arriva come un colpo di fulmine conseguente a un evento traumatico, gioioso o triste che sia, non è una mera adesione razionale scaturita dalla lettura di testi sacri o da un confronto intellettuale.&lt;br /&gt; Viene presentata come il frutto maturo di un percorso fatto di conoscenza delle fonti, ma soprattutto di incontri umani, di amicizie con testimoni della fede cattolica, religiosi e laici, che hanno lasciato il segno, riaperto la domanda sul significato dell’esistenza e fatto intravedere la risposta. Fino all’incontro con Benedetto XVI nella basilica di San Pietro, dal quale riceve, durante la veglia pasquale, battesimo, comunione e cresima. Alle parole pronunciate in quell’occasione dal Pontefice, che rappresentano il fil rouge del libro, fanno da contrappunto le pagine dedicate alla contestazione teorica e pratica dell’islam e alla parallela scoperta di un cristianesimo fondato sul connubio tra fede e ragione, di cui il Papa viene considerato il più lucido alfiere.&lt;br /&gt; Molte sono state le voci critiche che si sono levate, anche in ambienti cattolici, nei confronti dell’enfasi mediatica data alla conversione di Magdi Cristiano Allam. Critiche che, colpendo il diretto interessato, inevitabilmente si indirizzano anche verso colui che (certamente a ragion veduta) ha deciso di battezzarlo in una sede e in una circostanza tanto «pubbliche». È evidente che un gesto così eclatante assume il sapore di una rottura con la logica delle catacombe a cui sono costretti migliaia di «cristiani venuti dall’islam» che hanno scelto una nuova vita e rischiano di perderla, spesso costretti a vivere in clandestinità e a dissimulare la loro nuova fede per timore di rappresaglie da parte di chi li considera apostati della vera religione.&lt;br /&gt; È un segnale forte anche dentro la Chiesa, perché riafferma in maniera inequivocabile che Gesù è una proposta per tutti e che il rispetto per ogni tradizione religiosa non può rappresentare un freno o un alibi all’evangelizzazione   erga omnes. Ancora: è una sfida in nome di quella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo di cui quest’anno si celebra – spesso retoricamente – il 60° anniversario. È un’iniezione di coraggio per chi è costretto a vivere nell’ombra, a tenere sotto il moggio la fiammella che dovrebbe ardere alla vista di tutti, senza che questo sia interpretato come una provocazione.&lt;br /&gt; Ed è, last but not least, un messaggio lanciato al mondo islamico dove i molti che anelano a una vera libertà fondata sulla sacralità della persona devono fare i conti con un potere religioso e politico che usa il Corano per la propria legittimazione. La radicale presa di distanza di Allam dalla religione islamica si accompagna così alla convinzione che «si possa e si debba dialogare con tutti i musulmani che condividono, senza se e senza ma, i diritti fondamentali della persona e perseguono il traguardo di una comune civiltà dell’uomo ».&lt;br /&gt;"Per cinquantasei anni ho percepito me stesso come musulmano e, intorno a me, gli altri mi hanno individuato come un musulmano. A cinquantasei anni sono rinato da cristiano azzerando l'identità islamica, che ho consapevolmente e volutamente rinnegato. Dentro e fuori di me tutto cambierà. Nulla sarà più come prima...... Io sono un ex musulmano che ora, da cattolico, intende essere testimone di una verità storica e promotore del riscatto di valori e di un'identità senza cui l'Occidente, che affonda le sue radici nella fede e nella cultura giudaico-cristiana, non potrà affrancarsi e confrontarsi costruttivamente anche con i musulmani. Pur prendendo radicalmente e definitivamente le distanze dall'islam in quanto religione, sono assolutamente convinto che si possa e si debba dialogare con tutti i musulmani che, in partenza, condividono, senza se e senza ma, i diritti fondamentali della persona e perseguono il traguardo di una comune civiltà&lt;br /&gt; dell'uomo."&lt;br /&gt;tratto da:&lt;br /&gt;GRAZIE GESÙ di Magdi Cristiano Allam - Mondadori - 2008 - pp. 204 - € 18&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giorgio Paolucci&lt;br /&gt;21/05/08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-----------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6- UNA SOCIETÀ SEMPRE PIÙ FREDDA FATICA A TROVARE FELICITÀ&lt;br /&gt;di Giacomo Samek Lodovici&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La corsa al successo e le relazioni interpersonali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Diversi interessanti studi economicosociologici (come quelli, per fare solo qualche esempio italiano, di studiosi come Bruni, Donati, Porta, Stanca e Zamagni) si sono di recente concentrati sull’importanza capitale per l’uomo dei 'beni relazionali', come il reciproco riconoscimento e rispetto tra le persone, l’amicizia, l’amore, ecc. Sempre più spesso gli economisti si interrogano sul cosiddetto 'paradosso della felicità', per cui si registra che, nelle nostre società, mentre il reddito medio procapite e la qualità della vita aumentano, invece il livello medio di felicità diminuisce o comunque non aumenta affatto.&lt;br /&gt; Infatti, i beni più preziosi sono quelli relazionali, dunque non è un caso che esistano dei bene-stanti (ricchi di beni materiali) che non li coltivano e perciò sono infelici; mentre alcuni indigenti, che invece li coltivano, sono più felici.&lt;br /&gt; L’impegno per accrescere il reddito e la produttività, quando danneggia o impedisce le relazioni interpersonali (togliendoci il tempo per coltivarle, rendendoci affaticati e stressati, ecc.), ci rende infelici.&lt;br /&gt; Stefano Bartolini (Università di Siena), ha da poco sintetizzato sul sito benecomune.net due ricerche (condotte insieme a Ennio Bilancini e Francesco Pugno), svolte su dati americani, ed ha mostrato anche empiricamente la molto probabile correlazione tra la felicità umana e la qualità delle relazioni interpersonali. Negli ultimi trent’anni negli Usa il reddito procapite è aumentato costantemente in modo rilevante, ma la felicità media è diminuita. Infatti, inizialmente la crescita del reddito ha fatto salire anche il tasso di felicità, ma questo incremento è stato annullato da tre fattori. Primo: l’aumento anche del reddito altrui non consente ad un soggetto di cambiare la propria posizione sociale. Secondo: è vero che questa crescita del reddito ha migliorato il benessere materiale, ma non ha reso più felice l’americano medio, perché è diminuita la fiducia nelle istituzioni. Terzo, e soprattutto: in questo periodo sono peggiorate le&lt;br /&gt; sue relazioni intersoggettive, è diventato più povero di rapporti interpersonali.&lt;br /&gt; Certo, il peggioramento della qualità delle relazioni dipende da diverse cause. Bartolini ne individua una rilevante nell’aumento delle ore lavorate dagli americani, che sottrae ai rapporti interpersonali tempo ed energie (chi si esaurisce sul lavoro intrattiene facilmente poche o cattive relazioni). Inoltre, tra le cause principali del deterioramento delle relazioni, gli studi che stiamo riferendo individuano la crisi del matrimonio.&lt;br /&gt; Perciò ci forniscono delle indicazioni molto importanti, non solo dal punto di vista personale, ma anche politico-sociale: 'dovremmo adottare una grande cautela nell’intraprendere politiche finalizzate ad una crescita economica ottenuta pagando il prezzo del degrado relazionale'. Il caso americano mostra come l’aumento di felicità legato alla prosperità economica possa essere dissipato e soverchiato 'se gli individui divengono sempre più diffidenti, più opportunisti, meno solidali, più soli, [se] hanno relazioni intime più difficili ed instabili'. Un ottimo motivo (insieme a tanti altri) per promuovere politiche di sostegno alla famiglia ed al matrimonio, che è il fondamento della società - come diceva, per esempio, già Aristotele - e dove si forgiano relazioni molto significative e gratificanti. Fondamento che (aggiungiamo noi, dati alla mano), nonostante la crisi, è più stabile delle altre forme di relazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacomo Samek Lodovici&lt;br /&gt;18/05/08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-----------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7- LA REPUBBLICA, INTERVISTANDO UN "TEOLOGO", INSEGNA AL PAPA A FARE IL PAPA&lt;br /&gt;di Gianni Cardinale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hans Kung  e le riforme della chiesa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri il teologo svizzero Hans Küng ha fatto conoscere, tramite una lunga intervista su 'Repubblica', la sua delusione nei confronti dell’attuale pontefice che, tra l’altro, non avrebbe fatto le riforme necessarie per la Chiesa . Ma è proprio così? Benedetto XVI appena insediato sul soglio di Pietro ha riformato le cerimonie di beatificazione e canonizzazione, nel senso che le prime vengono ora celebrate nelle diocesi di appartenenza dei nuovi beati e da un cardinale demandato all’incarico dal Papa (di norma dal prefetto del cardinale dell’apposito dicastero pontificio), mentre le seconde rimangono riservate al Papa.&lt;br /&gt; Questa piccola ma significativa riforma implica una maggiore valorizzazione delle Chiese locali, rende più evidente che l’infallibilità pontificia non riguarda le beatificazioni, ma - secondo l’opinione teologica prevalente - le sole canonizzazioni, e - perché no - evita anche tentazioni di natura affaristica. Un altro punto in cui il Papa ha impresso una marcia in più è stato nel contrasto del fenomeno degli abusi sessuali da parte di persone consacrate. E i bene informati sanno come in questa linea particolarmente intransigente il Papa abbia dovuto superare le obiezioni 'garantiste' che pure non erano mancate nella Curia romana. A proposito della quale poi, in tre anni di pontificato papa Ratzinger ha cambiato i vertici della Segreteria di Stato, 4 prefetti e 4 segretari (su 9) di Congregazione, 4 presidenti (su 11) dei Pontifici Consigli. E lo ha fatto senza privilegiare, come avveniva in passato, personalità provenienti dalla carriera&lt;br /&gt; diplomatica (e questo dovrebbe essere particolarmente apprezzato dai pensatori alla Küng…), e garantendo una pluralità di sensibilità (tanto che in Curia oggi si possono contare figli spirituali del cardinal Siri, ma anche di padre Turoldo…). Certo non c’è stata quella riforma complessiva della Curia romana che qualcuno, soprattutto i media e non si sa con quanto fondamento reale, si aspettava. Ma forse papa Benedetto XVI non ha puntato molto il suo pontificato su massive 'riforme istituzionali', in fondo c’erano già state con Paolo VI e Giovanni Paolo II, ma sulla trasmissione dell’essenziale dei contenuti della fede cristiana attraverso i documenti solenni come le encicliche sulla carità e sulla speranza, informali come il libro su «Gesù di Nazaret », senza contare le catechesi del mercoledì e le omelie più solenni (anche se forse gli interventi più efficaci del Papa sono stati quelli in cui sollecitato dalle domande di giovani,&lt;br /&gt; seminaristi o sacerdoti, ha risposto 'a braccio'). Benedetto XVI poi ha reintrodotto la regola obbligatoria dei due terzi per l’elezione del Papa e ha innovato i regolamenti del Sinodo introducendo il dibattito. E ha proseguito il dialogo ecumenico e quello interreligioso, sempre avendo l’ermeneutica della continuità come griglia interpretativa del Concilio Vaticano. In questo senso ha emesso il 'motu proprio' che ha liberalizzato l’uso del messale pre-conciliare, ma allo stesso tempo ha detto chiaramente ai lefebvriani che sulla questione della libertà religiosa e del dialogo ecumenico e religioso, appunto, non si torna indietro. Certo, Benedetto XVI non ha fatto le riforme che piacerebbero a Küng e a chi la pensa come lui: ad esempio non ha abolito il celibato sacerdotale, non ha cambiato la dottrina morale cattolica tradizionale espressa dall’«Humanae vitae», e neanche le norme che regolano le nomine dei vescovi. Ma è difficile pensare&lt;br /&gt; che i cardinali che hanno eletto, rapidamente e per i cattolici - con l’assistenza dello Spirito Santo, Ratzinger, pensassero che queste riforme fossero necessarie per la Chiesa . È lecito poi dubitare che siano avvertite come tali dalla stragrande maggioranza dei fedeli che partecipano abitualmente alla santa messa o dei fedeli che conservano un legame, seppur flebile, con la Chiesa in cui sono stati battezzati. E soprattutto, è proprio sicuro Küng che queste riforme siano proprio quello che il buon Gesù vuole dalla Sua Chiesa ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gianni Cardinale&lt;br /&gt;23/05/08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-----------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8- SOSTENERE LA FAMIGLIA FONDATA SUL MATRIMONIO TRA UN UOMO E UNA DONNA NON DISCRIMINA NESSUNO&lt;br /&gt;di Giacomo Samek Lodovici&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coppie omosex , la discriminazione che non c’è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; «Una coppia omosessuale non è tutelata dallo Stato, sebbene paghi le tasse»: è una delle tante reazioni alla decisione del ministro Carfagna di non concedere il patrocinio del Governo al Gay Pride che si terrà prossimamente. In altri termini, ciò che (alcuni) rivendicano è l’istituzione per gli omosessuali del matrimonio o di forme di simil matrimonio (come i Pacs francesi o i defunti Dico e Cus italiani, proposti nella scorsa legislatura). La mancanza di questi istituti costituirebbe una discriminazione.&lt;br /&gt; Bisogna però replicare che una cosa sono i diritti del singolo in quanto tale, un’altra cosa i diritti delle coppie in quanto coppie.&lt;br /&gt; Al primo tipo di diritti appartengono il diritto alla vita, alla libertà, alla proprietà, alla sicurezza, quello di espressione, di associazione, di intrapresa, quello di voto, ecc. Questo primo tipo di diritti deve essere tassativamente garantito dallo Stato ad ogni persona, senza alcuna esclusione.&lt;br /&gt; Quindi sia agli omosessuali, sia ai non omosessuali, senza la minima distinzione.&lt;br /&gt; Al secondo tipo di diritti appartengono, per esempio, il diritto alla pensione di reversibilità, l’accesso alle case popolari, la possibilità di ereditare, ecc.&lt;br /&gt; Ora, perché lo Stato concede alle coppie sposate questi diritti? La ragione è semplice: si tratta di realizzare una minima compensazione al contributo che le coppie sposate forniscono alla società.&lt;br /&gt; E qual è il primo e principale contributo al bene comune di una società? Esso consiste nella procreazione-cura dei figli, senza cui una società si estingue, e nell’educazione dei nuovi esseri umani, senza cui la società rischia l’hobbesiana guerra di tutti contro tutti. In altri termini, la protezione giuridica di un rapporto di coppia non scaturisce dal vissuto soggettivo dei membri della coppia stessa, ma è legata al suo valore sociale. Se dunque lo Stato concedesse alle coppie omosessuali gli stessi (o quasi) diritti dei coniugi, realizzerebbe un atto a senso unico: concederebbe a queste coppie dei benefici, senza la contropartita che invece riceve dai coniugi, che sarebbero i veri discriminati se venisse istituito il matrimonio omosessuale.&lt;br /&gt; Peraltro, come Avvenire ha spiegato per mesi, buona parte dei diritti rivendicati da coppie conviventi e omosessuali è già garantita dal nostro ordinamento: per esempio, ognuno può fare testamento nei riguardi di chiunque, limitatamente alla quota disponibile; così come chiunque può subentrare nel contratto di locazione, purché abbia anche egli stipulato il contratto stesso con il proprietario e comunque la giurisprudenza ha stabilito che il convivente abbia diritto al subentro; similmente, ognuno può decidere da chi farsi venire a trovare in ospedale (se qualche medico e/o infermiere lo impedisce, il problema non è legislativo, ma legato ad una prevaricazione particolare, che richiede un intervento sul caso concreto), ecc. Le eventuali lacune si possono colmare di nuovo a livello privatistico, istituendo dei diritti dei singoli, non delle coppie. E, come si vede, questi (brevi) ragionamenti sono puramente laici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacomo Samek Lodovici&lt;br /&gt;23/05/08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-----------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9- LA LITURGIA NELLA CHIESA CATTOLICA: TRADIZIONE SENZA CONTESTAZIONE&lt;br /&gt;di Vittoria Prisciandaro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vetus che avanza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cardinale a capo della Pontificia commissione "Ecclesia Dei" spiega perché il Motu proprio di Benedetto XVI è una grande ricchezza spirituale per tutta la Chiesa. E il modo in cui i problemi, che sono emersi fino a oggi, verranno risolti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sua Eminenza è soddisfatto. Il telefono dell’ufficio a piano terra, nel palazzo dell’ex sant’Uffizio, vive una nuova vita. E sulle scrivanie si accumula corrispondenza da tutto il mondo. Dopo la promulgazione del Motu proprio, la Pontificia commissione "Ecclesia Dei" è infatti diventata un anello importante nell’organigramma vaticano. «Adesso ho il doppio del lavoro che avevo alla Congregazione del clero», confida il cardinale Dario Castrillon Hoyos, colombiano, 79 anni, sostenitore caloroso del ritorno a casa dei lefebvriani e dal 2000 presidente della Commissione. Nata per gestire i rapporti con la Fraternità San Pio X e i gruppi che gravitano nella galassia tradizionalista, oggi "Ecclesia Dei" è diventata un interlocutore inevitabile di diocesi e parrocchie per le controversie relative all’applicazione del rito straordinario.&lt;br /&gt;Eminenza, a pochi mesi dalla promulgazione del Motu proprio, quale bilancio trae?&lt;br /&gt;«Con il Motu proprio il Papa ha voluto donare a tutti una rinnovata opportunità di usufruire dell’enorme ricchezza spirituale, religiosa e culturale presente nella liturgia del rito gregoriano. Il Motu proprio nasce come tesoro offerto a tutti, non in primo luogo per venire incontro a lamentale e richieste di qualcuno. Non pochi di quelli che prima non erano coinvolti in questa forma straordinaria del rito romano ora ne manifestano una grande stima. Tra i fedeli distinguerei tre gruppi: coloro che sono vincolati in forma quasi organica con la Fraternità San Pio X; quelli della Fraternità San Pietro e, infine, il gruppo più importante e numeroso, formato da persone affezionate alla cultura religiosa di tutti i tempi, che oggi scoprono l’intensità spirituale del rito antico e, tra questi, numerosi giovani. In questi mesi sono nate nuove associazioni di persone appartenenti a quest’ultimo gruppo».&lt;br /&gt;A proposito della ricchezza, alcuni liturgisti sottolineano il fatto che il rito straordinario non offre la ricchezza biblica introdotta dal novus ordo...&lt;br /&gt;«Costoro non hanno letto il Motu proprio, perché il Papa afferma che le due forme si devono arricchire mutuamente. Ed è evidente che tale ricchezza liturgica non va sprecata. Nel novus ordo con gli anni si legge praticamente tutta la Bibbia, e questa è una ricchezza che non si oppone, ma va integrata nel rito straordinario».&lt;br /&gt;Un’altra obiezione è sul pericolo che celebrazioni separate e diverse possano creare comunità separate...&lt;br /&gt;«È una molteplicità che arricchisce, è una più ampia libertà culturale che il Papa introduce in una forma audace. Del resto nelle parrocchie ci sono molte differenze nelle celebrazioni, e non voglio parlare degli abusi, perché non sono gli abusi la ragione principale del Motu proprio».&lt;br /&gt;Il suo segretario, monsignor Camille Perl, ha annunciato che a breve ci sarà un documento di chiarimento sul Motu proprio. Quando uscirà?&lt;br /&gt;«È stato il cardinale Bertone ad annunciarlo, e ha il diritto a farlo. Ma io, che sono un servitore del Papa, lo annuncerò solo quando lo dirà il Papa. La nostra Commissione ha riferito al Pontefice che da ogni parte del mondo arrivano tante domande, moltissime giustificate, altre dovute a mancanza di conoscenza. Il Santo Padre, e solo lui, dirà se conviene fare un tale documento e quando».&lt;br /&gt;Quali sono le domande che vi sono arrivate e che meriterebbero una risposta?&lt;br /&gt;«La prima riguarda il latino, perché – dicono – celebrare in una lingua che non si conosce non è conveniente. Purtroppo i seminaristi, ma anche alcuni sacerdoti, non lo hanno studiato e quindi per loro è difficile celebrare nella forma straordinaria. Per farlo dovrebbero almeno conoscere il canone della Messa, la parte della consacrazione. Noi in "Ecclesia Dei" ci stiamo attrezzando e stiamo preparando incontri, corsi e comunicazione informatica per una profonda conoscenza della liturgia anteriore. Alcuni corsi già sono attivi in Francia, Germania, in Brasile, in America centrale e negli Stati Uniti. A Toledo, in Spagna, per esempio, si sta valutando se conviene fare un seminario extra per la preparazione al rito straordinario o dare corsi speciali nel seminario della diocesi. In generale si nota un interesse di ritorno per il latino nel mondo accademico. È stato triste in questi anni constatare l’abbandono non solo della lingua, ma anche di&lt;br /&gt; certi contenuti teologici collegati alla precisione semantica della lingua latina».&lt;br /&gt;Altro problema è la carenza di preti...&lt;br /&gt;«Se in una diocesi mancano sacerdoti e solo tre o quattro fedeli chiedono il rito straordinario, è una cosa di buon senso pensare che sia difficile soddisfare questa domanda. Però, poiché l’intenzione, la mens, del Papa è concedere questo tesoro per il bene della Chiesa, laddove non ci sono sacerdoti la cosa migliore sarebbe offrire una celebrazione secondo il rito straordinario in una delle Messe domenicali parrocchiali. Sarebbe una Messa per tutti, e tutti, anche le giovani generazioni, usufruirebbero della ricchezza del rito straordinario, per esempio di quei momenti di contemplazione che nel novus ordo sono spariti».&lt;br /&gt;Quindi lei sostiene che, se pure non c’è un gruppo consistente e stabile, in futuro si pensa di offrire una delle Messe domenicali nel rito straordinario?&lt;br /&gt;«Riterrei di sì. D’altra parte questa possibilità era già stata approvata all’unanimità nel 1986 da una commissione cardinalizia nella quale era presente anche il cardinale Ratzinger, ma allora non era diventata operativa. Adesso sarei sicuro che potrebbe realizzarsi».&lt;br /&gt;Un altro punto da chiarire è la definizione di "gruppo stabile e consistente". Cosa si intende esattamente?&lt;br /&gt;«È una questione di buon senso: perché fare un problema se le persone che chiedono il rito vengono da parrocchie diverse? Se si riuniscono e insieme chiedono una Messa, diventano gruppo stabile, anche se prima non si conoscevano. Anche il numero è una questione di buona volontà. In alcune parrocchie, specialmente di campagna, nei giorni feriali le persone che partecipano alla Messa ordinaria sono tre o quattro e lo stesso avviene in non poche case religiose. Perché se quelle stesse tre persone chiedono la Messa antica sarebbe pastoralmente necessario rifiutarla?».&lt;br /&gt;Quindi il futuro documento dovrebbe essere più accogliente delle richieste dei pochi?&lt;br /&gt;«Sì, ma bisogna intenderlo non come qualcosa che va a scapito degli altri, della maggioranza, ma per il loro arricchimento e sempre evitando ogni pur minima forma di contrapposizione».&lt;br /&gt;C’è poi il problema dei sacramenti: penso al rito dell’Ordinazione o a quello della Cresima, che fa riferimento a un codice di diritto canonico diverso e usa formule diverse...&lt;br /&gt;«Certamente a prima vista ci sono alcuni problemi con riguardo all’Ordine sacro, alla Cresima e anche concernenti alla diversità di calendario. Quanto all’Ordine sacro nella forma antica c’erano la tonsura, gli ordini minori e il suddiaconato. Questa forma è ancora in uso e continuerà a esserlo negli Istituti vincolati stabilmente al rito antico, come la Fraternità San Pietro, la Fraternità San Pio X e altri Istituti. Sulla Cresima, prima ancora del Motu proprio, la Congregazione per la dottrina della fede aveva già chiarito che non c’è un conflitto tra le due formule, dato che anche la formula nuova come l’antica godono di validità e lo stesso si dica per gli altri sacramenti dove la formula è diversa. Con riguardo ai calendari che non sempre coincidono, si presentano effettivamente dei problemi come nel caso delle feste dei patroni di una parrocchia, dei santuari, di congregazioni e istituti religiosi, ecc. Con prudenza e buon senso&lt;br /&gt; si faranno gli accomodamenti necessari e anche di questo si occupa la Pontificia commissione "Ecclesia Dei"».&lt;br /&gt;Che tempi prevede per la riconciliazione con la Fraternità San Pio X?&lt;br /&gt;«Ci sono segnali positivi, c’è un dialogo non interrotto. Ancora qualche giorno fa ho scritto una nuova lettera a monsignor Fellay, superiore della Fraternità, come risposta a una sua precedente. Oltre agli incontri e alla corrispondenza, ci sentiamo anche al telefono. Ritengo viabile la riconciliazione con la Fraternità San Pio X perché, come spesso abbiamo detto a "Ecclesia Dei", non si tratta di un vero scisma ma di una situazione anomala nata dopo l’"azione scismatica" di monsignor Lefebvre nel conferire l’episcopato senza mandato pontificio, anzi contro la volontà espressa del Papa. Nel mio cuore ho la grande fiducia che il Santo Padre riuscirà a ricucire il tessuto della Chiesa con l’arrivo di questi fratelli alla piena comunione. Rimarranno sempre alcune differenze, come sempre abbiamo avuto nella storia della Chiesa».&lt;br /&gt;Ma con i lefevbriani c’è anche un problema di accettazione del dialogo ecumenico...&lt;br /&gt;«Sì, in effetti ci sono difficoltà con l’interpretazione di testi del Concilio al riguardo e con alcune concrete prassi ecumeniche, ma nessun vescovo della Fraternità di San Pio X dirà che non bisogna cercare l’unità dei cristiani».&lt;br /&gt;Dopo il Motu proprio qualcuno della Fraternità San Pio X è tornato in comunione con la Chiesa di Roma?&lt;br /&gt;«Sì, e altri hanno volontà di farlo. Ma io ho la speranza che venga l’intero gruppo, non vorrei che si dividessero. Se però arriva il singolo e dice che vuole fare subito l’unità con il Papa, lo si deve accettare. Il Motu proprio ha fatto avvicinare anche altre persone. Per esempio, il 28 marzo scorso, ho ricevuto la lettera di un vescovo non cattolico, che ha deciso di entrare nella Chiesa cattolica con altri vescovi e preti che celebrano la Messa tridentina».&lt;br /&gt;I nuovi poteri di "Ecclesia Dei" non entrano in conflitto con il ministero dei vescovi?&lt;br /&gt;«Il Papa, che ha l’autorità su tutta la Chiesa, su ognuno dei fedeli e dei vescovi, ha stabilito le nuove norme nel Motu proprio, e la Pontificia commissione è solo uno strumento al servizio del Vicario di Cristo perché venga realizzata la sua decisione. "Ecclesia Dei" è attenta all’applicazione del Motu proprio in fraterna armonia, comprensione e collaborazione con i vescovi. Sono da evitare attitudini di contrasto con i pastori da parte di persone, gruppi o istituzioni a motivo del Motu proprio. Certamente i pastori, in obbedienza al Papa, avranno comprensione per quei fedeli che hanno un amore speciale per la tradizione liturgica. Con i vescovi che si sono messi in contatto con noi ho trovato sempre comprensione».&lt;br /&gt;Nell’introduzione alla ristampa del Compendio di Liturgia pratica di Trimeloni, lei scrive che il Papa si avvale della Pontificia commissione "Ecclesia Dei" perché nella diversità delle forme cultuali possa risplendere la ricchezza dei tesori di fede e spiritualità della Sposa di Cristo. In cosa consiste la differenza tra la liturgia di Giovanni XXIII e quella riformata da Paolo VI?&lt;br /&gt;«Papa Giovanni ha incorporato anche la liturgia nel suo desiderio di dialogo della Chiesa con la cultura contemporanea. Paolo VI ha dato organicità alle riforme nate da questo desiderio. Lo Spirito Santo, che sempre accompagna la Chiesa, ispira i cambiamenti necessari in ogni momento della storia, senza rottura violenta del processo di perfezionamento che Egli stesso ha ispirato nel decorso storico. Benedetto XVI, con questo Motu proprio, accomuna le ricchezze dei due momenti del processo, sanando anche, così, il disagio di quanti hanno creduto che nel campo liturgico c’era stata una rottura inaccettabile».&lt;br /&gt;Dopo la riformulazione della preghiera del Venerdì Santo si è detto che si tornava indietro di 40 anni nel dialogo ebraico-cristiano. Si aspettava queste critiche?&lt;br /&gt;«Non è cosa buona pregare per i nostri fratelli figli di Abramo? Abramo è padre della fede, ma in una catena salvifica nella quale si aspetta il Messia. E il Messia è arrivato. Negli Atti degli apostoli leggiamo che, in un giorno, si sono convertiti 5 mila ebrei. Non contesto la preghiera del novus ordo, ma considero perfetta quella attuale del rito straordinario. E prego volentieri per la conversione dei miei tanti amici ebrei, perché credo veramente che Gesù è figlio di Dio e il Salvatore di tutti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vittoria Prisciandaro&lt;br /&gt;maggio 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-----------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;Ad oggi risultano 1.125 iscritti alla newsletter di BASTABUGIE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BASTABUGIE&lt;br /&gt;Selezione di articoli per difendersi dalle bugie della cultura dominante: televisioni, giornali, internet, scuola, ecc. Non dipendiamo da partiti politici, né da lobby di potere. Soltanto vogliamo pensare con la nostra testa, senza paraocchi e senza pregiudizi!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-4602972544906331532?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4602972544906331532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4602972544906331532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/06/basta-bugie-n-33-del-06-06-2008.html' title='BASTA BUGIE N. 33 del 06-06-2008'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-4067440310322392851</id><published>2008-06-16T23:26:00.000+02:00</published><updated>2008-06-16T23:28:21.550+02:00</updated><title type='text'>Si andrà pure avanti, ma quest'unione ha un problema con i popoli</title><content type='html'>SI ANDRÀ PURE AVANTI, MA...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;QUEST'UNIONE HA UN PROBLEMA CON I POPOLI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di VITTORIO E. PARSI&lt;br /&gt;Avvenire, editoriale, 14-6-2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Murphy è un cognome piuttosto dif­fuso nella verde Irlanda. A mano a&lt;br /&gt;mano che la scadenza referendaria ir­landese si avvicinava cresceva&lt;br /&gt;l'appren­sione tra gli osservatori europei circa il suo possibile&lt;br /&gt;esito negativo. E, in osse­quio alla legge di Murphy (se qualcosa può&lt;br /&gt;andar male, allora andrà male), gli elettori irlandesi, circa l'un&lt;br /&gt;per cento del­la popolazione dell'Unione, han boccia­to il Trattato&lt;br /&gt;costituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, e giu­stamente, da un certo punto di vista, si cerca di correre&lt;br /&gt;ai ripari, a partire dal pre­sidente della Commissione, Manuel&lt;br /&gt;Barroso, sostenendo che la bocciatura rap­presenta un pessimo segnale&lt;br /&gt;ma non blocca il processo di ratifica da parte de­gli altri ventisei&lt;br /&gt;Paesi dell'Unione.&lt;br /&gt;Il che è comprensibile politicamente, ma è e­sattamente l'opposto di&lt;br /&gt;quanto veniva sostenuto dagli stessi personaggi solo po­chi giorni or&lt;br /&gt;sono, quando sottolineava­no come fosse cruciale l'esito di quello&lt;br /&gt;stesso voto che oggi minimizzano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'L'U­nione c'è': questo è il ragionamento in estrema sintesi, e deve&lt;br /&gt;pur essere in qual­che modo governata, se non si vuole che il&lt;br /&gt;meccanismo si inceppi, aprendo sce­nari che definire sciagurati non&lt;br /&gt;sarebbe per nulla eccessivo.&lt;br /&gt;Ragionamento am­piamente condivisibile, tanto più nella facile&lt;br /&gt;previsione che il collasso dell'U­nione potrebbe significare sotto&lt;br /&gt;molti punti di vista il tracollo dell'Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E però quel che colpisce è una sorta di ir­ritazione nei confronti del&lt;br /&gt;voto popola­re, cioè della manifestazione più diretta e cristallina&lt;br /&gt;della volontà di chi solo è de­tentore della sovranità nelle&lt;br /&gt;democrazie: il popolo, appunto.&lt;br /&gt;Siamo, com'è ovvio, favorevoli alla prospettiva che vengano&lt;br /&gt;individuati i possibili rimedi tecnico-le­gali affinché la bocciatura&lt;br /&gt;irlandese non si trasformi nella Waterloo dell'Unione, ma vorremmo&lt;br /&gt;anche che questo ennesi­mo segnale non finisse per essere igno­rato,&lt;br /&gt;solo perché burocrati, avvocati e tec­nocrati di varia specie saranno&lt;br /&gt;stati ca­paci di trovare 'l'inganno' con cui aggi­rare 'la legge'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il segnale politico forte che si ricava dal referendum irlandese è&lt;br /&gt;che, pratica­mente ogni volta che in questo o quel Paese è&lt;br /&gt;interpellato, il popolo vota con­tro l'Unione.&lt;br /&gt;Successe così in Francia e Olanda in occasione del referendum di&lt;br /&gt;ratifica dell'ambiziosa Costituzione.&lt;br /&gt;È successo ora con il ben più modesto Trat­tato. Neppure questa pezza&lt;br /&gt;ha convinto gli Irlandesi, che pur dall'Europa han ri­cevuto tanto, e&lt;br /&gt;ben lo sanno, visto che as­sai bene lo hanno anche speso per il lo­ro&lt;br /&gt;progresso. Sono forse ingrati gli irlan­desi, o magari un&lt;br /&gt;po' 'bifolchi', come e­rano 'protestatari' i francesi e troppo 'e­&lt;br /&gt;goisti' gli olandesi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, il punto è un al­tro. Ed è precisamente che in questi an­ni, il&lt;br /&gt;progressivo scivolamento di auto­rità e competenza verso Bruxelles ha&lt;br /&gt;si­gnificato un oggettivo spossessamento di sovranità non degli Stati&lt;br /&gt;europei (i cui responsabili han fatto subito quadrato intorno a&lt;br /&gt;Barroso), ma dei popoli euro­pei.&lt;br /&gt;Il cittadino europeo sa infatti che col suo voto può mandare a casa i&lt;br /&gt;suoi go­vernanti nazionali, ma che nulla può fa­re davvero per&lt;br /&gt;tutelarsi dalle decisioni che la tecnocrazia politico-burocratica­&lt;br /&gt;giudiziaria dell'Unione assume quoti­dianamente, al riparo di una&lt;br /&gt;sostanziale irresponsabilità politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual è il posto del popolo sovrano nella costruzione della&lt;br /&gt;postmoderna Unione?&lt;br /&gt;Dove sono i meccanismi attraverso i qua­li i governanti siano&lt;br /&gt;efficacemente fatti responsabili innanzitutto verso i gover­nati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai nostri occhi si presenta una co­struzione che sembra sempre più&lt;br /&gt;aller­gica alla presenza dell'elemento politico insostituibile per la&lt;br /&gt;legittimità di qual­siasi costruzione democratica: il popolo con la&lt;br /&gt;sua sovranità. E il popolo non per­de occasione per ribellarsi&lt;br /&gt;all'Europa dei bramini e dei grand comìs, di ribadire che non gli sta&lt;br /&gt;bene di essere in qualche mo­do governato e di ricordarci che&lt;br /&gt;il 'governo della legge' senza il corollario ne­cessario&lt;br /&gt;della 'legittimazione attraverso il consenso del popolo' è cosa ben&lt;br /&gt;di­versa dalla democrazia liberale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-4067440310322392851?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4067440310322392851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/4067440310322392851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/06/si-andr-pure-avanti-ma-questunione-ha.html' title='Si andrà pure avanti, ma quest&apos;unione ha un problema con i popoli'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-8474916318061588748</id><published>2008-04-29T07:15:00.001+02:00</published><updated>2008-04-29T07:23:30.063+02:00</updated><title type='text'>Gli intellettuali e il comunismo: il grande inganno</title><content type='html'>Intellettuali e il comunismo: il grande inganno&lt;br /&gt;da: Il Mascellaro-Cultura - lun 28 apr&lt;br /&gt;dai Media&lt;br /&gt;Civiltà )( Barbarie di Emiliano Stornelli&lt;br /&gt;Tratto da L'Occidentale il 27 aprile 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roma è davvero la “capitale della cultura”. Non solo mostre, rappresentazioni teatrali e concerti; Roma oggi può vantare ben due Festival, uno del Cinema e l’altro della Filosofia: dai tappeti rossi per le star del grande schermo di tutto il mondo alla novella scuola di Atene che l’amministrazione capitolina ha ricreato anche quest’anno nelle sale dell’Auditorium.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quarant’anni dal suo avvento, il Festival della Filosofia 2008 non poteva non essere dedicato al “Sessantotto. Tra pensiero e azione”. E così, dal 17 al 20 aprile, con la sapiente direzione scientifica di Paolo Flores D’Arcais e l’alto patronato dell'uomo ovunque di Walter Veltroni, Goffredo Bettini, l’eccellenza del pensiero contemporaneo ha “esplorato” nel corso di “tavole rotonde”, “lectio magistralis”, “incontri straordinari”, “caffè filosofici” e persino “contrappunti”, i “temi più strettamente connessi a quegli anni come la rivolta studentesca, la scelta della violenza, il confronto tra le diverse etiche della rivolta nel 1968 e nel 1989” e via dicendo, “evitando qualsiasi caduta celebrativa o nostalgica” e “con particolare attenzione ai giovani”. Tra i grandi maestri, il fondatore della Repubblica Eugenio Scalfari, Antonio Negri, professore di eversione armata contro lo Stato nazionale e imperialista, e il “filosofo e psicoanalista sloveno” Slavoj Žižek, “fra i protagonisti indiscussi del panorama filosofico e teorico internazionale”, della cui illuminante prolusione, dal titolo “Nel 1968 le strutture sono scese in piazza. Lo faranno ancora?”, vale la pena riportare brevemente la traccia pubblicata sul sito internet di questo grande evento culturale: “Se, come sostiene Alain Badiou, il Maggio 68 è stato la fine di un’epoca, segnalando (insieme alla Rivoluzione Culturale Cinese) l’esaurimento definitivo della grandiosa serie politico-rivoluzionaria che è iniziata con la Rivoluzione d’Ottobre, dove siamo oggi? Noi che ancora contiamo su un’alternativa radicale al capitalismo democratico-parlamentare, siamo costretti a ritirarci e ad agire da differenti siti di resistenza o possiamo ancora immaginare un intervento politico più radicale?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guarda caso, in quegli stessi giorni si trovava a Roma anche Paul Hollander, storico e sociologo nato settantasei anni fa in Ungheria, da tempo negli Stati Uniti dove insegna all’Università del Massachussets. Già scampato alla persecuzione nazista, dopo un iniziale accostamento il comunismo lo costrinse alla fuga nel fatidico 1956, anno in cui Budapest fu occupata dall’Armata Rossa. Riparato a Londra, Hollander rimase profondamente colpito dalla fascinazione acritica che l’intellettualismo occidentale nutriva per il comunismo. Ne rimase così colpito da dedicare successivamente la sua attività di studio alla comprensione dell’inganno psicologico e culturale che aveva indotto poeti, artisti, filosofi e letterati a schierarsi attivamente con l’Unione Sovietica, la Cina di Mao, la Cuba di Castro e Che Guevara contro la civiltà occidentale e gli Stati Uniti che ne rappresentavano l’avanguardia. Un inganno che è sopravvissuto alla storia, al fallimento di quei regimi sanguinari e domina ancora le menti e i cuori di quanti oggi, pur beneficiando dei vantaggi delle tanto vituperate democrazie liberali, in primo luogo della libertà d’espressione, all’Occidente preferiscono l’islam radicale, a George W. Bush Bin Laden. Dove sta l’inganno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’incontro del 21 aprile ospitato dalla Fondazione Magna Carta, Hollander ha illustrato i risultati della sua lunga indagine e delle sue opere fondamentali: Political Pilgrims (1988, tradotto in italiano con il titolo Pellegrini politici. Intellettuali occidentali in Unione Sovietica, Cina e Cuba), Anti-Americanism: irrational &amp; rational (1995) e The end of Commitment. Intellectuals, revolutionaries and political morality (2006).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spiega Hollander che la ricerca di modelli alternativi a quello occidentale “è solo in minima parte dovuta a motivazioni di ordine sociale ed economico”. Se è vero che la modernità offre grandi benefici in termini materiali e di libertà, essa “porta anche conseguenze negative. L’eccessivo individualismo, la perdita del sentimento religioso e dei valori tradizionali, hanno spinto alla ricerca di nuovi significati”. Il comunismo ha così potuto sfruttare al meglio la sua emozionale capacità attrattiva, fornendo un nuovo senso d’identità e giustizia e contemporaneamente un’alternativa al modello occidentale. “Gli intellettuali - dice Hollander - sono spesso ostili nei confronti delle società capitalistiche perché queste non sono in grado di soddisfare i loro bisogni di senso e di realizzazione nella vita. E ciò accade perché le loro aspettative sono irrealistiche rispetto a quanto è possibile effettivamente tradurre in realtà”. E’ questa frustrazione a scatenare la loro reazione “non lo sfruttamento o altre forme d’ingiustizia sociale”, anche se è sempre più facile “attribuire la responsabilità all’ambiente sociale”. Il forte “senso di colpa” per i difetti, o presunti tali, del modello occidentale genera quindi “un rifiuto assoluto della modernità e degli Stati Uniti che più la rappresentano”. Questa suggestione culturale e politica “ha addormentato la ragione di molti intellettuali, ha spento la loro capacità critica e di discernimento della realtà”, fino a sviluppare una pericolosa “propensione a farsi ingannare”. Gli intellettuali occidentali, guidati dalla fantasia al potere e dalla presunzione fatale di costruire una società perfetta, il paradiso sulla terra, in realtà “volevano farsi ingannare”, erano predisposti psicologicamente a cadere nell’inganno. Inganno di cui si servì con grande abilità la propaganda delle organizzazioni e dei partiti comunisti disseminati ovunque in Occidente per radicarsi, fare proseliti e prendere il potere per via democratica o rivoluzionaria (terroristica) a seconda della strategia adottata. E l'Italia ne sa qualcosa più di ogni altro paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il comunismo - nota Hollander - oggi è meno attraente rispetto alla guerra fredda, non ha più l’appeal sulle masse che aveva un tempo, anche se in Sud America il populismo nazionalista di sinistra, come quello di Chavez, è chiaramente ispirato al marxismo e ai suoi derivati”. Ciononostante, dopo il collasso dell’Unione Sovietica, in Occidente l’odio verso gli Stati Uniti è cresciuto. Questo perché “sono rimasti soltanto gli Usa a far da calamita del dissenso internazionale. Anche la politica più assertiva militarmente cui sono stati costretti dopo l’11 settembre, ha fornito nuovi pretesti a quanti già avevano un’inclinazione antiamericana”. Il paradosso è che “l’antiamericanismo è divenuto più forte proprio negli Stati Uniti. Il guru dell’antiamericanismo mondiale, Noam Chomsky, è americano, con il risultato che l’antiamericanismo interno agli Usa e quello internazionale si legittimano e si rafforzano reciprocamente”. Sono ancora molti, pertanto, gli intellettuali occidentali che “si sforzano di cercare un modello alternativo a quello in cui vivono, cioè alternativo al capitalismo e alla globalizzazione”, finendo puntualmente per abbracciare la causa dei nemici di turno degli Stati Uniti e dell’Occidente. Di qui, “il flirt della sinistra con il radicalismo islamico”. Ma attenzione, gli estremisti islamici, dice Hollander, “sono più pericolosi dei comunisti. I comunisti sono da sempre più pragmatici, attenti agli equilibri e soprattutto non hanno mai compiuto attentati suicidi; gli estremisti islamici sono spinti da fanatismo religioso, hanno il culto della morte e del martirio, e ciò li rende più violenti e una minaccia maggiore per la sicurezza". In ogni caso, vanno considerate "le responsabilità morali degli intellettuali occidentali", che non solo "non hanno mai rinnegato la loro adesione al comunismo, ma ancora oggi fanno dell'odio assoluto contro gli Stati Uniti il loro credo, e con ciò - volontariamente o involontariamente - mettono in pericolo l'esistenza delle libere società occidentali in cui continuano a vivere malgrado il loro odio". Non ci risulta, infatti, "d'intellettuali occidentali sostenitori dei movimenti radicali islamici che si siano convertiti all'islam" - e qualora ce ne fossero si tratterebbe di una percentuale trascurabile, l'eccezione che conferma la regola - “e d'intellettuali occidentali che pur continuando a fantasticare su nuove forme di liberazione e realizzazione collettive" abbiano coerentemente scelto di “vivere sotto un regime radicale islamico dove le donne vengono discriminate, gli orientamenti sessuali non convenzionali repressi e dove sono praticati i più barbari sistemi di politica criminale". Dal comunismo all'islam radicale, "l'incoerenza tra l'ideologia professata e quella vissuta" resta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Festival della Filosofia di Roma dà esattamente la misura di questa incoerenza come dell’influsso che il comunismo, grazie alle sue camaleontiche isomorfosi, continua a esercitare in Italia e in Occidente. Quei giovani che entusiasti si sono recati all’Auditorium per apprendere il verbo sono le vittime di oggi, ma saranno anche i cattivi maestri di domani.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-8474916318061588748?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/8474916318061588748'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/8474916318061588748'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/04/intellettuali-e-il-comunismo-il-grande.html' title='Gli intellettuali e il comunismo: il grande inganno'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-6703756582541433714</id><published>2008-04-11T00:05:00.000+02:00</published><updated>2008-04-11T00:06:35.328+02:00</updated><title type='text'>UNA RISPOSTA ALLE PIAGHE dell’aborto e del divorzio</title><content type='html'>UNA RISPOSTA ALLE PIAGHE&lt;br /&gt;dell’aborto e del divorzio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, 5 aprile, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i partecipanti al Congresso Internazionale "L’olio sulle ferite". Una risposta alle piaghe dell’aborto e del divorzio, promosso dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su matrimonio e famiglia, della Pontificia Università Lateranense, in collaborazione con i Knights of Columbus.&lt;br /&gt;Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha loro rivolto...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO INTERNAZIONALE PROMOSSO DAL PONTIFICIO ISTITUTO GIOVANNI PAOLO II PER STUDI SU MATRIMONIO E FAMIGLIA, DELLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ LATERANENSE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DISCORSO DEL SANTO PADRE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signori Cardinali,&lt;br /&gt;venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,&lt;br /&gt;cari fratelli e sorelle!&lt;br /&gt;E’ con grande gioia che mi incontro con voi in occasione del Congresso Internazionale "L’olio sulle ferite". Una risposta alle piaghe dell’aborto e del divorzio, promosso dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, in collaborazione con i Knights of Columbus. Mi compiaccio con voi per la tematica che è oggetto delle vostre riflessioni di questi giorni, quanto mai attuale e complessa, e in particolare per il riferimento alla parabola del buon samaritano (Lc 10, 25-37), che avete scelto come chiave per accostarvi alle piaghe dell’aborto e del divorzio, le quali tanta sofferenza comportano nella vita delle persone, delle famiglie e della società. Sì, davvero gli uomini e le donne dei nostri giorni si trovano talvolta spogliati e feriti, ai margini delle strade che percorriamo, spesso senza che nessuno ascolti il loro grido di aiuto e si accosti alla loro pena, per alleviarla e curarla. Nel dibattito, spesso puramente ideologico, si crea nei loro confronti una specie di congiura del silenzio. Solo nell’atteggiamento dell’amore misericordioso ci si può avvicinare per portare soccorso e permettere alle vittime di rialzarsi e di riprendere il cammino dell’esistenza.&lt;br /&gt;In un contesto culturale segnato da un crescente individualismo, dall’edonismo e, troppo spesso, anche da mancanza di solidarietà e di adeguato sostegno sociale, la libertà umana, di fronte alle difficoltà della vita, è portata nella sua fragilità a decisioni in contrasto con l’indissolubilità del patto coniugale o con il rispetto dovuto alla vita umana appena concepita ed ancora custodita nel seno materno. Divorzio e aborto sono scelte di natura certo differente, talvolta maturate in circostanze difficili e drammatiche, che comportano spesso traumi e sono fonte di profonde sofferenze per chi le compie. Esse colpiscono anche vittime innocenti: il bambino appena concepito e non ancora nato, i figli coinvolti nella rottura dei legami familiari. In tutti lasciano ferite che segnano la vita indelebilmente. Il giudizio etico della Chiesa a riguardo del divorzio e dell’aborto procurato è chiaro e a tutti noto: si tratta di colpe gravi che, in misura diversa e fatta salva la valutazione delle responsabilità soggettive, ledono la dignità della persona umana, implicano una profonda ingiustizia nei rapporti umani e sociali e offendono Dio stesso, garante del patto coniugale ed autore della vita. E tuttavia la Chiesa, sull’esempio del suo Divino Maestro, ha sempre di fronte le persone concrete, soprattutto quelle più deboli e innocenti, che sono vittime delle ingiustizie e dei peccati, ed anche quegli altri uomini e donne, che avendo compiuto tali atti si sono macchiati di colpe e ne portano le ferite interiori, cercando la pace e la possibilità di una ripresa.&lt;br /&gt;A queste persone la Chiesa ha il dovere primario di accostarsi con amore e delicatezza, con premura e attenzione materna, per annunciare la vicinanza misericordiosa di Dio in Gesù Cristo. E’ lui infatti, come insegnano i Padri, il vero Buon Samaritano, che si è fatto nostro prossimo, che versa l’olio e il vino sulle nostre piaghe e che ci conduce nella locanda, la Chiesa, in cui ci fa curare, affidandoci ai suoi ministri e pagando di persona in anticipo per la nostra guarigione. Sì, il vangelo dell’amore e della vita è anche sempre vangelo della misericordia, che si rivolge all’uomo concreto e peccatore che noi siamo, per risollevarlo da qualsiasi caduta, per ristabilirlo da qualsiasi ferita. Il mio amato predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, di cui abbiamo appena celebrato il terzo anniversario della morte, inaugurando il nuovo santuario della Divina Misericordia a Cracovia ebbe a dire: «Non esiste per l’uomo altra fonte di speranza, al di fuori della misericordia di Dio» (17 agosto 2002). A partire da questa misericordia la Chiesa coltiva un’indomabile fiducia nell’uomo e nella sua capacità di riprendersi. Essa sa che, con l’aiuto della grazia, la libertà umana è capace del dono di sé definitivo e fedele, che rende possibile il matrimonio di un uomo e una donna come patto indissolubile, che la libertà umana anche nelle circostanze più difficili è capace di straordinari gesti di sacrificio e di solidarietà per accogliere la vita di un nuovo essere umano. Così si può vedere che i "no" che la Chiesa pronuncia nelle sue indicazioni morali e sui quali talvolta si ferma in modo unilaterale l’attenzione dell’opinione pubblica, sono in realtà dei grandi "sì" alla dignità della persona umana, alla sua vita e alla sua capacità di amare. Sono l’espressione della fiducia costante che, nonostante le loro debolezze, gli esseri umani sono in grado di corrispondere alla altissima vocazione per cui sono stati creati: quella di amare.&lt;br /&gt;In quella stessa occasione, Giovanni Paolo II proseguiva: «Bisogna trasmettere al mondo questo fuoco della misericordia. Nella misericordia di Dio il mondo troverà la pace». Si innesta qui il grande compito dei discepoli del Signore Gesù, che si trovano compagni di cammino con tanti fratelli, uomini e donne di buona volontà. Il loro programma, il programma del buon samaritano, è «un cuore che vede. Questo cuore vede dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente» (Enc. Deus caritas est, 31). In questi giorni di riflessione e di dialogo vi siete chinati sulle vittime colpite dalle ferite del divorzio e dell’aborto. Avete innanzitutto constatato le sofferenze, talvolta traumatiche, che colpiscono i cosiddetti "figli del divorzio", segnando la loro vita fino a renderne molto più difficile il cammino. E’ infatti inevitabile che quando si spezza il patto coniugale ne soffrano soprattutto i figli, che sono il segno vivente della sua indissolubilità. L’attenzione solidale e pastorale dovrà quindi mirare a far sì che i figli non siano vittime innocenti dei conflitti tra i genitori che divorziano, che sia per quanto possibile assicurata la continuità del legame con i loro genitori ed anche quel rapporto con le proprie origini familiari e sociali che è indispensabile per una equilibrata crescita psicologica e umana.&lt;br /&gt;Avete anche volto la vostra attenzione al dramma dell’aborto procurato, che lascia segni profondi, talvolta indelebili nella donna che lo compie e nelle persone che la circondano, e che produce conseguenze devastanti sulla famiglia e sulla società, anche per la mentalità materialistica di disprezzo della vita, che favorisce. Quante egoistiche complicità stanno spesso alla radice di una decisione sofferta che tante donne hanno dovute affrontare da sole e di cui portano nell’animo una ferita non ancora rimarginata! Benché quanto compiuto rimanga una grave ingiustizia e non sia in sé rimediabile, faccio mia l’esortazione rivolta, nell’Enciclica Evangelium vitae, alle donne che hanno fatto ricorso all’aborto: "Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l'avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino" (n. 99).&lt;br /&gt;Esprimo profondo apprezzamento a tutte quelle iniziative sociali e pastorali che sono rivolte alla riconciliazione e alla cura delle persone ferite dal dramma dell’aborto e del divorzio. Esse costituiscono, insieme con tante altre forme di impegno, elementi essenziali per la costruzione di quella civiltà dell’amore, di cui mai come oggi l’umanità ha bisogno.&lt;br /&gt;Nell’implorare dal Signore Dio misericordioso che vi assimili sempre più a Gesù, Buon Samaritano, perché il suo Spirito vi insegni a guardare con occhi nuovi la realtà dei fratelli che soffrono, vi aiuti a pensare con criteri nuovi e vi spinga ad agire con slancio generoso nella prospettiva di un’autentica civiltà dell’amore e della vita, a tutti imparto una speciale Benedizione Apostolica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sala Stampa&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23490592-6703756582541433714?l=agape-carmelo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6703756582541433714'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23490592/posts/default/6703756582541433714'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agape-carmelo.blogspot.com/2008/04/una-risposta-alle-piaghe-dellaborto-e.html' title='UNA RISPOSTA ALLE PIAGHE dell’aborto e del divorzio'/><author><name>CarmeloLB</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17138189666050843860</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2374/2413/160/LBC1.jpg'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23490592.post-5644389871574903544</id><published>2008-04-07T00:02:00.000+02:00</published><updated>2008-04-07T00:12:39.625+02:00</updated><title type='text'>Elezioni 2008 : Valori non negoziabili</title><content type='html'>Sono fuori dal mondo se come Palmaro non riesco a dimenticare le sofferenze che ho dovuto patire per i continui attacchi ai valori per cui sono disponibile a dare la vita? Possibile che Il Family Day non abbia insegnato che la lotta pacifica ma ferma può allontanare lo spettro della disgregazione sociale a tutti i livelli. Vi invio alcuni articoli che mi sembrano più che evidenti quale è la posta in gioco ogni volta che si va a votare. Possibile che ancora da parte di persone a me care non sappiano ancora oggi cosa e chi andare a votare? Eppure è così.  C'è una confusione tremenda. Ancora poco tempo fa ho ricevuto una mail basata sulla questione economica. Possibile che non ci si renda conto che i soldi sono importanti ma che più importante di questi sono i Valori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;GOVERNO PRODI: PER NON DIMENTICARE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scritto da: Mario Palmaro il 19-3-2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maggio 2006: Comunisti e Radicali al potere. La formazione di Governo è sostenuta da 21 partiti, e conta 103 membri tra ministri e sottosegretari: è l'esecutivo più numeroso di sempre.&lt;br /&gt;Ma, soprattutto, è il primo governo della storia repubblicana a vedere la partecipazione diretta di Rifondazione Comunista e dei Radicali italiani, divenendo così l'unico governo sostenuto dall'intera sinistra parlamentare, cosa che non accadeva più dal 1947.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maggio 2006: la sperimentazione sugli embrioni. Non sono ancora trascorsi quindici giorni dalla nascita dell'esecutivo, che il ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi ritira, a Bruxelles, l'adesione italiana a una moratoria nell'uso degli embrioni come cavie di laboratorio, voluta dal governo Berlusconi insieme a Germania, Polonia, Slovenia, Austria e Malta. È il 30 maggio 2006. Mussi auspica apertamente «il cambiamento della legge 40».&lt;br /&gt;Infuria la polemica politica. Ma, pur di salvare la ghirba del Governo, i cattolici che sostengono la maggioranza bocciano una mozione presentata dall'opposizione, nella quale la tutela dell'embrione è affermata in maniera inequivocabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giugno 2006: l'anticamera dell'eutanasia. I partiti di governo lanciano nella mischia il senatore Ignazio Marino, "cattolico", che il 27 giugno 2006 presenta - insieme alla capogruppo dell'Ulivo al Senato Anna Finocchiaro - un disegno di legge sul "Testamento biologico", anticamera dell'eutanasia. Questa iniziativa - guardata con approvazione anche da settori dell'opposizione - sembra destinata al successo, e viene fermata solo dalla caduta del Governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Settembre 2006: al Papa ci pensino le Guardie Svizzere. Romano Prodi è a New York per intervenire all'Onu. È il 19 settembre e un giornalista gli domanda che cosa ne pensi dell'allarme lanciato da Ali Agca, che ha parlato di pericoli per il viaggio in Turchia del Papa. «Che cosa vuole che sappia, io, della sicurezza del Papa in Turchia? Non so nulla, in proposito, vedranno le sue guardie...» è la sconcertante risposta del premier.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Novembre 2006: la droga raddoppia. Il ministro della Salute Livia Turco, "cattolico", emana un decreto sul tema delle droghe: viene innalzato da 500 a 1000 milligrammi il quantitativo massimo di cannabis che può essere detenuto per uso personale. È il 13 novembre 2006. Si scatenano aspre polemiche e dopo alcuni mesi il decreto viene affondato da una decisione del TAR.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Febbraio 2007: i Dico per le unioni tra omosessuali. È la sera dell'8 febbraio 2007 quando tutti i principali telegiornali si aprono con le immagini del Ministro delle Pari opportunità Barbara Pollastrini e del Ministro della Famiglia Rosy Bindi che annunciano con toni trionfalistici il disegno di legge sui Dico. La sigla - che significa "DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi" - indica la volontà del Governo Prodi di riconoscere una serie di diritti alle coppie di fatto, anche dello stesso sesso. È il provvedimento più contestato di tutta la breve vita dell'esecutivo di centro sinistra. Il Ministro Bindi si giustifica dicendo che alla stesura del decreto «hanno collaborato molti giuristi cattolici», guidati da Renato Balduzzi (presidente del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) e da Stefano Ceccanti (ex presidente della FUCI - Federazione Universitaria Cattolica Italiana). La Chiesa e le opposizioni intervengono duramente, e ne scaturisce una mobilitazione che sfocia nel Family Day, a Roma, il 12 maggio 2007. Anche esponenti della maggioranza prendono poco alla volta le distanze dai Dico, che naufragano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rapporto con la Chiesa cattolica. La vicenda dei Dico porta il Governo al minimo storico nei rapporti fra potere politico e Chiesa in Italia. Alcuni cattolici che fanno parte dell'esecutivo tentano di far credere che i Dico siano compatibili con il Magistero, e vengono apertamente sconfessati dalla Conferenza episcopale. I partiti della sinistra al governo (comunisti, verdi, socialisti) e i radicali aprono il fuoco contro "l'ingerenza del Vaticano nella politica italiana". I rapporti con la Chiesa resteranno tesi per tutta la legislatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luglio 2007: arrivano i CUS. Di fronte al fallimento clamoroso dei Dico, la maggioranza non demorde e si inventa i CUS (Contratti di Unione Solidale). È il 12 luglio del 2007. I due conviventi, anche dello stesso sesso, ricorreranno al notaio o al giudice di pace. L'ideatore è il senatore Cesare Salvi. L'iter del provvedimento sembra più facile di quello toccato ai Dico, ma viene bruscamente interrotto dalla fine del governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luglio 2007: attacco alla legge 40 del 2004. Il Ministro della Salute Livia Turco - con l'appoggio di ampie fette della maggioranza - avvia un progetto di riforma delle Linee Guida della Legge 40 sulla fecondazione artificiale. Obiettivo: rendere più permissiva la legge in vigore, aggirando alcuni divieti in essa contenuti. Proprio quando il Ministro sta per pubblicare il regolamento, il governo cade. Ma in queste settimane la Turco potrebbe ancora emanare le nuove regole, che affosserebbero la legge vigente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gennaio 2008: il bavaglio al Papa. C'è lo zampino del Governo nella vergognosa vicenda della Sapienza: mentre monta l'ostilità contro la visita del Papa, Prodi e i suoi ministri tacciono. Parleranno soltanto quando il Pontefice annuncerà di aver rinunciato. Il Ministro degli interni Giuliano Amato - rivela Andrea Tornielli su il Giornale avrebbe consigliato il Papa di inventarsi una malattia diplomatica e restarsene a casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che fine hanno fatto i protagonisti? A futura memoria, è interessante ricordare che cosa fanno oggi i protagonisti di questi atti. Romano Prodi ha annunciato che non si ricandiderà. Fabio Mussi e Cesare Salvi sono esponenti di spicco della Sinistra Arcobaleno, che candiderà come premier Fausto Bertinotti. Livia Turco è una dirigente del nuovo Partito Democratico guidato da Walter Veltroni. Rosy Bindi è stata candidata alle primarie del Partito democratico e ne è elemento di spicco. Barbara Pollastrini è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito democratico. Del quale fanno parte anche Ignazio Marino, Giuliano Amato e Anna Finocchiaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Conclusioni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte a fatti così eloquenti, si impongono alcune considerazioni. La prima: il Governo Prodi ha progettato una serie di attentati alla legge naturale e alla libertà di parola della Chiesa, che non si sono concretizzati solamente per la sua fine prematura. Dunque, la caduta del Governo Prodi è stata provvidenziale. Secondo: è la prima volta nella storia repubblicana che è il governo (e non il Parlamento) a farsi direttamente promotore di iniziative così numerose di marca anti-cattolica. Terza e ultima considerazione: il giorno in cui ognuno di noi dovrà andare a votare, sarà bene non dimenticare questi venti mesi di autentico assedio ai valori che contano. La minaccia continua.&lt;br /&gt;Cosa vuol dire e cosa sono i valori non negoziabili a cui invece molti cattolici (Adulti Maturi) sono disposti a negoziare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedrò di farvi avere il documento possibilmente stampabile tratto dal sito Nuove onde e che Avvenire mette in giusto rilievo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;AVVENIRE - inserto è FAMIGLIA,&lt;/span&gt; 4 aprile 2008&lt;br /&gt;L'associazione Nuove Onde ha preparato un'analisi dettagliata del comportamento (dal punto di vista legislativo) che i rappresentanti dei vari schieramenti politici hanno tenuto nei confronti dei valori non negoziabili: vita umana, famiglia e libertà di educazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accanto a tale osservazione (che spazia dagli enti locali fino al Parlamento europeo) l'associazione ha ritenuto importante riflettere sul sistema elettorale e sulle conseguenze effettive che il voto avrà rispetto a tali temi sensibili. Sono stati quindi proposti i possibili scenari su temi come il testamento biologico, le unioni di fatto e la revisione della legge 40. Il tutto è stato affrontato da un punto di vista né partitico né confessionale ma, al contempo, realista e attento alla situazione politica italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chi volesse prendere visione dell'analisi politica compiuta dall'associazione Nuove Onde e sui futuri scenari legislativi in materia di valori non negoziabili ha la possibilità di scaricare tutto il materiale collegandosi al sito: www.nuoveonde.com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Prime considerazioni sulle prossime elezioni&lt;br /&gt;Lunedì 17 Marzo 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Elezioni 2008 Carissima, carissimo,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il momento storico e culturale in cui ci troviamo è critico e complesso da comprendere. Non alla leggera, in attesa di mettere a Tua disposizione l'Osservatorio politico sulle elezioni 2008, in fase di ultimazione mettiamo al centro FAMIGLIA, VITA UMANA, BIOETICA, EDUCAZIONE - Analisi di Nuove Onde www.nuoveonde.com a seguito di alcuni richieste di chiarimenti e di opinioni sulla situazione politica e sulla lista Ferrara, Ti anticipiamo alcune considerazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre alle scorse elezioni politiche vi erano solo 2 grandi coalizioni (Centrosinistra e Centrodestra) con due candidati alla Presidenza del Consiglio (Prodi e Berlusconi), questa volta ci saranno circa 7/8 liste o coalizioni in concorrenza tra loro, ciascuna con un proprio candidato alla Presidenza del Consiglio. Questo comporta la necessità di effettuare alcune osservazioni in più rispetto a quelle fatte due anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;IL SISTEMA ELETTORALE PREMIA CHI HA ANCHE UN SOLO VOTO IN PIÙ&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il sistema elettorale non è cambiato rispetto a due anni fa. È un proporzionale con premio di maggioranza, seppur pasticciato al senato. La coalizione/lista che otterrà anche un solo voto in più delle altre avrà la maggioranza assoluta dei seggi alla camera, con l'aggravante, nella prospettiva dei valori della vita e della famiglia, che se vincesse il centro sinistra con Veltroni (e i ministri che lui propone), potrebbe contare sui voti, questa volta esterni alla coalizione (e quindi in più) della Sinistra Arcobaleno per portare avanti PACS, Eutanasia e attacchi alla libertà di espressione ed educazione. Si creerebbe cioè, rispetto a questi valori, una situazione peggiore di quella di questi ultimi due anni.&lt;br /&gt;Sul punto non aggiungiamo altro. Rimandiamo, per considerazioni tecniche sul sistema elettorale all'ottima "domanda e risposta" di Massimo Introvigne (clicca qui per leggerla).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LA FUNZIONE DEL VOTO: DECIDERE CHI GOVERNA, NON ESPRIMERE IL PROPRIO IDEALISMO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Bisogna inoltre tenere presente per cosa si vota. Nell'ambito della gestione della società moderna il voto ha una funzione pratica e non idealistica. Con esso si decide quale maggioranza e quale governo avrà l'Italia per i prossimi 5 anni. È quindi importante confrontarsi con questo effetto del voto prima di decidere chi votare. Dopo le elezioni qualcuno avrà la maggioranza e governerà. La domanda è: chi? O, in altre parole, quali sono le coalizioni che hanno una ragionevole probabilità di successo?&lt;br /&gt;Dopo aver risposto a tale domanda vale la pena chiedersi: alla luce dei valori in cui credo, è per me indifferente che vinca una parte o l'altra? Non per essere petulanti, ma a queste domande se ne può aggiungere un'altra: che effetto ha il mio voto dato ad una coalizione minore?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LA VERA SFIDA: CHI GOVERNERÀ?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sembra fuor di dubbio che le uniche due coalizioni che hanno concrete possibilità di vittoria siano quella formata da Partito Democratico + Italia dei Valori e l'altra formata da Popolo della Libertà + Lega Nord + Movimento per l'Autonomia. In concreto, dunque, il dubbio è se sia per me indifferente che vinca l'una o l'altra. Tale domanda richiede una analisi di ciò che ci possiamo legittimamente e concretamente aspettare nel caso di vittoria di una o dell'altra. A questo serve il documento di analisi che stiamo elaborando (come nel 2006 - clicca qui per rileggere il documento). Ciò non per mera curiosità intellettuale, ma per orientarci ad un voto consapevole e responsabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LE LISTE MINORI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Delle varie liste minori (SINISTRA ARCOBALENO, UDC, LA DESTRA, ecc.) alcune hanno punti programmatici positivi, e, dal punto di vista dei principi, possono sembrare anche migliori delle due principali. Certamente, però, votarle non produce l'effetto di rendere programma di governo il loro programma. Il voto dato a loro svolge sì la funzione di determinare una maggioranza, la quale però non includerà al suo interno la lista da me, in ipotesi, scelta. Quindi è un voto che svolge la sua funzione (perché favorisce a determinare una maggioranza, esattamente come l'astensione o la scheda bianca), ma sicuramente non quella da me indicata. Per assurdo potrebbe ottenere un risultato ancora peggiore, se considero non equivalenti le due coalizioni principali. Per intenderci, si potrebbe avrebbe il paradosso che il mio voto a Ferrara porti la Bonino e i radicali al Ministero della Sanità. L'ipotesi non è tanto fantasiosa se si pensa al limitatissimo distacco che ha separato le due coalizioni alle ultime elezioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LA LISTA FERRARA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Per questa lista valgono le medesime considerazioni fatte per le altre liste minori. Aggiungiamo però due considerazioni:&lt;br /&gt;1 - la lista Ferrara non deve essere confusa con la Grande Moratoria per l'Aborto (sottoscritta da Nuove Onde e ancora da noi sostenuta), che ha come fine la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo;&lt;br /&gt;2 - il fatto che la lista si richiami direttamente all'opposizione all'aborto, fatto di per sé positivo, rischia però di produrre l'effetto, non secondario, di far apparire, il giorno dopo le elezioni, che i contrari all'aborto siano solo un'esigua minoranza rimettendo nell'angolo un grande movimento culturale pro-life che, da dopo il referendum sulla Legge 40, sta tornando a parlare alle coscienze delle persone, anche grazie allo stesso Giuliano Ferrara.&lt;br /&gt;Per concludere occorre poi osservare che, pur avendo un programma complessivamente molto positivo, tuttavia nemmeno la Lista Ferrara propone, se non l'abolizione, nemmeno la modifica della Legge 194 sull'aborto. Dal punto di vista squisitamente morale quindi, nemmeno questo programma rispetta integralmente la vita umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;SE CI FOSSE UN ALTRO SISTEMA ELETTORALE O UN DIVERSO SCENARIO POLITICO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente sarebbe bello che tutte le coalizioni e i partiti rispettassero i principi fondamentali della vita e della famiglia e che noi dovessimo solo orientarci fra opinabili scelte di merito sul come promuovere il bene comune. Ma così non è.&lt;br /&gt;Inoltre, sarebbe diverso se fossimo, ad esempio, alle Elezioni Europee, dove si vota con un proporzionale puro. In questo caso, non concorreremmo direttamente alla elezione di una maggioranza parlamentare e di un Governo, ma eleggeremmo dei rappresentanti in un Parlamento con criteri puramente proporzionali e quindi sarebbe corretta l'individuazione e la scelta della migliore lista e del miglior candidato da eleggere come rappresentante, indipendentemente dal fatto che la lista o il partito sia grande o piccolo. Ma così non è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fare in conti con la realtà è il compito di noi uomini di buona volontà ed intelligenti. Cerchiamo di farlo in maniera seria e responsabile, sorridendo anche di fronte ai sacrifici che la realtà (e i nostri limiti con essa) ci impongono. Il sorriso (la pace) viene dalla consapevolezza che l'uomo vale ben più di quanto il nostro tempo secolarizzato sembra volerci portare a credere e che il nostro valore non viene meno nelle avversità. Essere saggi però richiede di saper guardare alla realtà con un minimo di oggettività e distacco, lasciando da parte emozioni e sentimenti impulsivi che rischiano di offuscare la vista. Non diciamo nulla sulla prudenza, ma guardiamo alla Spagna con preoccupazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fabio Luoni e Giovanni Fenizia&lt;br /&gt;Vicepresidente e Presidente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ACNews 004-2008 — Elezioni politiche del 2008: FAQ sulla legge elettorale italiana vigente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roma, 7 marzo 2008. Un contributo di Massimo Introvigne alla comprensione dell'attuale legge elettorale, e delle conseguenze dei voti che verranno espressi in occasione delle elezioni politiche del 13-14 aprile 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi "vince" le elezioni politiche del 13-14 aprile 2008?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interpretando correttamente la legge elettorale vigente (legge 21 dicembre 2005, n. 270) si deve dire che "vince" le elezioni la coalizione che "arriva prima", ottenendo anche solo un voto in più della prima coalizione concorrente (quella che "arriva seconda"), alla Camera. In effetti chi "arriva primo" si assicura il controllo della Camera, con un vantaggio di almeno cinquanta seggi, così che la situazione non può essere rovesciata dal "tradimento" di singoli deputati o piccoli gruppi. Giustamente, quindi, chi vince alla Camera "dà le carte" e ha il compito e la responsabilità di formare un governo, ancorché - ove non abbia la maggioranza al Senato - debba venire a patti con forze di minoranza. Chi invece vincesse al Senato e non alla Camera non avrebbe davvero "vinto" le elezioni, perché al Senato come vedremo non c'è premio di maggioranza nazionale e alla Camera sì. Cioè: chi controlla la Camera la controlla con un ampio vantaggio, chi controlla il Senato - a meno di trionfi con maggioranze di voti schiaccianti - lo controlla normalmente con un vantaggio ridotto. Alla Camera i rischi di "ribaltoni" in caso di "tradimento" di singoli deputati o gruppi sono minimi, al Senato sono massimi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si parla di un possibile "pareggio": che significa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla Camera la legge elettorale rende impossibile qualunque pareggio. Chi parla di "pareggio" lo fa con riferimento a due ipotesi che sono in realtà diverse. Prima ipotesi (possibile): una delle due coalizioni maggiori (quella che ha come candidato premier l'onorevole Silvio Berlusconi oppure quella che ha come candidato premier l'onorevole Walter Veltroni) si assicura il controllo della Camera, mentre nessuna delle due coalizioni si assicura il controllo del Senato. In questa ipotesi, una delle coalizioni maggiori al Senato si avvicina alla metà più uno dei seggi ma non la raggiunge. Deve quindi (a) cercare degli alleati in singoli senatori o gruppi (e ci sono diversi candidati possibili: singoli senatori "ribaltonisti" dell'altra coalizione maggiore - la Costituzione italiana vieta il cosiddetto "mandato imperativo" e ogni deputato o senatore ha sempre il diritto di "cambiare idea" -; senatori di liste minori che nonostante l'alta soglia di sbarramento fossero riuscite a essere rappresentate in Senato; senatori eletti fra gli italiani all'estero, per cui vige un sistema speciale di elezione; senatori a vita); (b) chiedere al Presidente della Repubblica (che ha questa prerogativa) di sciogliere solo il Senato e di indire nuove elezioni solo per il Senato, lasciando la Camera com'è; (c) chiedere al Presidente della Repubblica (o subire la sua decisione) di indire nuove elezioni sia per il Senato sia per la Camera; o (d) coalizzarsi con l'altra coalizione maggiore in un "governo di larghe intese" (cosiddetta "Grande Coalizione"). Seconda ipotesi (diversa, e di fatto improbabile): delle due coalizioni maggiori una si assicura il controllo della Camera e l'altra il chiaro controllo del Senato (così che un piccolo numero di singoli senatori "ribaltonisti" che "tradissero" non sarebbero sufficienti a mutare la situazione). In questo caso la coalizione che controlla la Camera avrebbe tre possibilità: (a) chiedere al Presidente della Repubblica (che ha questa prerogativa) di sciogliere solo il Senato e di indire nuove elezioni solo per il Senato, lasciando la Camera com'è; (b) chiedere al Presidente della Repubblica (o subire la sua decisione) di indire nuove elezioni sia per il Senato sia per la Camera; o (c) coalizzarsi con l'altra coalizione maggiore in un "governo di larghe intese" (cosiddetta "Grande Coalizione").&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi "vince" alla Camera?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sistema è molto semplice. La Camera è composta di 630 seggi. 12 sono assegnati agli italiani all'estero, e uno alla Valle d'Aosta. Per gli italiani all'estero e la Valle d'Aosta vigono sistemi elettorali diversi, che mi astengo dal descrivere perché alla Camera queste circoscrizioni non possono comunque essere decisive. Esclusi gli italiani all'estero e la Valle d'Aosta rimangono 617 seggi. La legge elettorale vigente ne assegna 340 (il 55%, una maggioranza che nelle intenzioni del legislatore - e con ogni verosimiglianza anche nei fatti - non è rovesciabile dal "tradimento" di singoli e di gruppetti) alla coalizione che, sulla base di un calcolo globale su tutte le Regioni italiane esclusa la Valle d'Aosta, ha prevalso (anche per un solo voto) sulla coalizione che è arrivata seconda. È sufficiente che la coalizione che è "arrivata prima" abbia conseguito almeno il dieci per cento dei voti nazionali (sempre Valle d'Aosta esclusa: se nessuna coalizione raggiungesse il dieci per cento scatterebbe un sistema diverso, ma mi astengo dal commentare anche questa ipotesi dal momento che è meramente teorica e del tutto inverosimile).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che differenza c'è fra liste e coalizioni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le "liste" nascono da uno o più partiti o movimenti che si presentano con un unico simbolo e con un'unica lista di candidati. Il Popolo della Libertà, la Lega Nord, il Partito Democratico, l'Italia dei Valori, "Aborto? No grazie", l'UDC, la Sinistra Arcobaleno, La Destra e altri sono "liste". Il fatto che all'interno di una "lista" ci siano più "partiti" - per esempio, allo stato il Popolo della Libertà comprende Forza Italia, Alleanza Nazionale e altri; il Partito Democratico comprende il Partito Democratico stricto sensu e il Partito Radicale, e così via - è un fatto meramente privato, per la legge inesistente. Secondo la legge l'elettore vota per una "lista", non per un partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le liste possono essere coalizzate o non coalizzate. Sono "coalizzate" se convergono con altre liste designando uno stesso candidato premier. Per esempio il Popolo della Libertà, la Lega Nord e il Movimento per le Autonomie dell'onorevole Raffaele Lombardo sono liste coalizzate, perché designano lo stesso candidato premier: l'onorevole Silvio Berlusconi. Il Partito Democratico e l'Italia dei Valori sono liste coalizzate perché designano lo stesso candidato premier: l'onorevole Walter Veltroni. Invece l'UDC, La Destra, la Sinistra Arcobaleno e "Aborto? No grazie" sono liste non coalizzate, perché a un candidato premier corrisponde una sola lista e non una pluralità di liste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In pratica, alla Camera, che differenza c'è fra liste coalizzate e non coalizzate?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una differenza fondamentale. Alle liste coalizzate (se la loro coalizione nel suo insieme ha conseguito almeno il 10% dei voti) è sufficiente conseguire il 2% dei voti nazionali (esclusa sempre la Valle d'Aosta) per ottenere rappresentanti alla Camera - in qualche caso, per la verità, anche meno del 2%, grazie a un sistema di recupero all'interno delle coalizioni - e, se la loro coalizione vince, parteciperanno al premio di maggioranza. Le liste non coalizzate devono invece ottenere il 4% dei voti nazionali (Valle d'Aosta esclusa) per ottenere rappresentanti alla Camera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se voto per una lista non coalizzata alla Camera (per esempio La Destra o "Aborto? No grazie") e questa lista non raggiunge il 4% che fine fa il mio voto? Si "recupera" in qualche modo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, non si recupera. Non ci sono più i sistemi di "resti" della legge elettorale precedente. Il voto va totalmente sprecato. È come se avessi votato scheda bianca o scheda nulla (salvo il fatto - ma è una scarsa consolazione, anzi la beffa aggiunta al danno - che il mio voto contribuisce a determinare il totale dei voti validi su cui, precisamente, si calcolano il 4% e le altre soglie di sbarramento).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se voto per una lista coalizzata che alla Camera non raggiunge il 2% - per esempio, voto per la Lega Nord e questa, in (difficile) ipotesi, non raggiunge il 2% - il mio voto va ugualmente sprecato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No. Perché in ogni caso è un voto per la coalizione, e contribuisce eventualmente a far vincere la coalizione e certamente a determinare il numero dei suoi seggi. C'è poi un meccanismo di recupero che potrebbe consentire a liste coalizzate di ottenere seggi anche se non raggiungono il 2%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che succede se una coalizione alla Camera prende più del 55% dei voti nel territorio nazionale esclusa la Valle d'Aosta? Le spettano sempre 340 seggi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, gliene spettano di più. La legge premia chi vince con meno del 55% ma non punisce chi vince con più del 55%. Se una coalizione (per esempio, la coalizione che indica come premier l'onorevole Silvio Berlusconi) vince con il 60% dei voti validi prende il 60% dei 617 seggi assegnati tramite la competizione nazionale (ricordiamo che gli altri 13, che portano il totale a 630, sono assegnati uno alla Valle d'Aosta e dodici agli italiani all'estero), cioè 370 seggi (dunque non 340, ma 30 in più).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha senso dire, per esempio, "mi auguro la vittoria nazionale della coalizione Berlusconi, tuttavia alla Camera nel Lazio non voto per una lista della coalizione Berlusconi ma per una lista non coalizzata che mi è simpatica - La Destra, l'UDC o "Aborto? No grazie" - perché tanto nel Lazio i sondaggi danno alla coalizione Berlusconi alla Camera una tale maggioranza da farmi concludere che vincerà comunque, anche senza il mio voto"?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, non ha nessun senso. Il conteggio per determinare chi ha vinto è nazionale (esclude solo la Valle d'Aosta). Conta chi alla fine "arriva primo" anche con un solo voto più del secondo, e un voto dato in Emilia-Romagna e uno dato in Lombardia o nel Lazio ai fini di questa "classifica" hanno esattamente lo stesso valore e vanno a comporre la stessa somma. L'unica somma rilevante è quella nazionale, mentre le somme regionali sono squisitamente irrilevanti (tranne, per la verità, in un caso: le liste che rappresentano minoranze linguistiche non italofone, le quali - se [i.] si presentano in una sola circoscrizione e [ii.] in quella circoscrizione conseguono a
